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Gli 8 formaggi più curiosi per la nuova edizione di Cheese 2017

by venerdì, agosto 18, 2017

Formaggi a forma di spirale, ricoperti di muffa naturale o avvolti da foglie di vite imbevute di brandy alla pera. A Cheese 2017 c’è solo l’imbarazzo della scelta tra oltre 150 espositori italiani e internazionali del Mercato, affineurs e selezionatori, Presìdi Slow Food e prodotti dell’Arca del Gusto, ognuno con le proprie proposte, tutte rigorosamente a latte crudo, come vuole il regolamento della manifestazione!
Per non perdersi di fronte a tutta questa bontà abbiamo pensato di stilare una guida teorico-pratica agli 8 formaggi più curiosi da assaggiare a Bra (Cn) dal 15 al 18 settembre.

1 – Born in the Usa
Iniziamo con un bel formaggio dagli Stati Uniti, Paese al quale è dato ampio spazio in questa edizione di Cheese. Da Oltreoceano arriva il Rogue River Blue, fatto solamente d’autunno quando il latte di vacca dà il meglio di sé. Questo formaggio pluripremiato si presenta avvolto in una foglia di vite in precedenza imbevuta nel brandy alla pera. Le venature blu al suo interno conferiscono sapori di nocciole e frutta, mentre la sua pasta si cristallizza con l’invecchiamento. Per assaggiarlo è sufficiente attraversare la Via degli affineurs e selezionatori, il luogo migliore dove sperimentare nuovi gusti e conoscere storie curiose.

2 – Saudade de Cuco
Nella stessa Via troviamo altri due formaggi internazionali degni di nota: il primo di questi è il Cuco, un formaggio Dop fatto con il latte crudo delle pecore di Serpa, nell’Alentejo portoghese. Questo cacio è la gioia dei vegetariani: infatti il latte è coagulato tramite un caglio vegetale estratto dal cardo. La produzione artigianale, poi, conta su un drenaggio molto lento del latte e sulla spremitura a mano. Il Cuco ha vinto nel 2015 la medaglia d’argento ai mondiali del formaggio di Tours.

3 – Bodega: queso de volcanos y de la mar
Il secondo è il Bodega, dalle Isole Canarie, più precisamente da Lanzarote. Un latticino che tiene in alta considerazione il benessere degli animali da cui proviene il latte: sono diversi gli allevamenti in cui le capre ascoltano pure la musica! La crosta di questo formaggio è lavata con olio d’oliva e il suo sapore dolce e leggermente acido restituisce tracce di frutta secca.
Ma in quanto a stranezze, i formaggi italiani non hanno niente da invidiare. In fase di preparazione e affinamento sono diverse le elaborazioni sperimentate, che danno vita a formaggi eccentrici, curiosi e rari. È il caso dei pecorini al vino, alla salsa di pomodoro, alle erbe aromatiche.

4 – Dalle Alpi con furore
Tutti questi si concentrano al Mercato nazionale dove troviamo pure la Toma del lait brusc (Arca del Gusto), prodotta da tempi molto antichi nelle valli piemontesi di Susa, Sangone e Lanzo ma oggi sempre meno diffusa e difficilmente reperibile. Per la sua produzione si utilizza il latte della mungitura acidificato della sera prima, in sostituzione parziale del caglio. Il risultato è un formaggio dalla pasta priva di occhiatura e caratterizzata da una notevole gessosità – o friabilità – della pasta. I sapori che emergono più distintamente sono l’acido e l’amaro, presentando gradevoli sensazioni piccanti se le forme sono stagionate a lungo.

5 – Dalla Sicilia un formaggio più unico che raro
Dall’altro lato dell’Italia, i formaggi siciliani rappresentano bene la varietà della lavorazione italiana. Nella Via dei Presìdi troviamo la Vastedda della valle del Belìce, l’unico formaggio di pecora a pasta filata italiano. Lo stile di lavorazione varia a seconda delle abitudini del casaro: quelli più esperti riescono a stabilire empiricamente e manualmente l’esatta maturazione della pasta facendo delle prove di filatura. Una volta raggiunta la giusta consistenza, la pasta viene tagliata e collocata in porzioni all’interno di piatti fondi di ceramica, che in breve tempo conferiscono la tipica forma ovoidale appiattita chiamata vastedda, simile a una pagnotta piatta.

6 – Slovacchia: il formaggio dedicato alla Chiocciola
Usciamo di nuovo dai confini nazionali e spostiamoci a Est dove troviamo i Monti Tatra, un’area poco conosciuta della Slovacchia. È in questo paesaggio incontaminato che si producono tre ambasciatori dell’Arca del Gusto tra cui il Parenica, preparato con latte crudo di razze ovine locali, cotto al vapore e dalla tipica forma a spirale. Per conoscerli, l’unica è prendere parte al Laboratorio del Gusto Slovacchia: tra formaggi e birre, pascoli e fiori.

7 – L’erborinato naturale che piace
Dalla Slovacchia ci spostiamo a Sud verso la Penisola balcanica, da sempre terra di pastorizia e transumanza. Dalla Bulgaria, Cheese ospita nel Laboratorio del Gusto Balcani: pascoli e formaggi tra oriente e occidente il formaggio verde di Tcherni Vit: durante la stagionatura in alpeggio i recipienti di legno vengono aperti per consentire all’aria umida di penetrare nel formaggio e favorire la fioritura di muffe nobili, verdi, trasformando questo prodotto in uno dei pochissimi erborinati naturali presenti al mondo.

8 – L’importanza di chiamarsi Cheddar
Infine, il Cheddar, quello vero. Vi chiederete: ma è un formaggio conosciutissimo, cosa può avere di così particolare? Certo, il Cheddar oggi è uno dei formaggi più diffusi al mondo ma è anche diventato sinonimo di prodotto industriale e omologato. Oggi soltanto tre casari inglesi conservano la tecnica tradizionale, lottando per il riconoscimento del loro lavoro che prevede l’innesto del latte con fermenti lattici tradizionali provenienti dalla zona di Somerset (i cosiddetti pint starters) e l’aggiunta di caglio di vitello, elementi che contribuiscono a donare al formaggio un sapore piacevole e pulito. Nessun Cheddar è uguale all’altro e perfino formaggi prodotti dalla stessa mano in giorni diversi della settimana hanno profili aromatici distinti, altro che omologazione. Il Cheddar artigianale del Somerset, Presidio Slow Food, ha pure una crosta ricca di muffa. Insomma, non il solito Cheddar!

L’edizione 2017 di Cheese è possibile grazie all’impegno di aziende che credono nei valori e negli obiettivi della manifestazione, tra queste gli Official Partner: Cassa di Risparmio di Bra, Egea, Lurisia, Parmigiano Reggiano, Pastificio Di Martino, Quality Beer Academy, Velier. Official Sparkling Wine: Consorzio Alta Langa.

Visita www.slowfood.it per il programma completo e la possibilità di prenotare.

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Ramsay, arriva il ristorante per vivere una serata da Hell’s Kitchen

by mercoledì, agosto 16, 2017

Sono tanti i ristoranti in giro per il mondo che portano la sua firma: il Gordon Ramsay at Trianon in Francia, in quel di Versailles, il Gordon Ramsay at Conrad Tokyo, in Giappone, 14 ristoranti in UK, 5 a Las Vegas.

L’ultima novità riguarda l’apertura dell’Hell’s Kitchen, proprio a Las Vegas, il primo e unico nel suo genere perché, al suo interno, tutti gli ospiti potranno vivere un’esperienza speciale sentendosi protagonisti della famosa competizione culinaria generalmente seguita dietro al piccolo schermo. La location? Il Caesar’s Palace, hotel-casinò situato a Las Vegas Strip, dove, nel corso degli anni, si sono esibite celebrità come Céline Dion, Elton John e Mariah Carey.

L’apertura è prevista per il prossimo inverno e potrà ospitare 300 persone che, promette lo chef, saranno coinvolte in prima persona nella cucina, tra fuochi e fiamme.

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Cantine in piazza a Montepulciano

by mercoledì, agosto 16, 2017

Winelover a zonzo per la Toscana?

Se non ve lo siete già segnato in agenda, a Montepulciano (Si) è tutto pronto per il tradizionale appuntamento dell’estate “Cantine in Piazza”. Venerdì 18 agosto, a partire dalle 20, decine di cantine di Vino Nobile di Montepulciano saranno protagoniste in una delle piazze più belle d’Italia per presentare agli appassionati e ai tanti turisti il meglio delle loro produzioni in abbinamento ai prodotti tipici del territorio selezionati dal Magistrato delle Contrade del Bravìo delle Botti, titolare della sfida che si tiene a Montepulciano l’ultima domenica di agosto, storico partner della manifestazione. «Appuntamento dell’estate molto sentito che ribadisce la collaborazione stretta tra Consorzio e Magistrato delle Contrade in un periodo molto particolare per la città in clima di Bravìo delle Botti – spiega il Presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Piero Di Betto – e con A Tavola con il Nobile che parte l’indomani questa è la dimostrazione che comunicare il territorio, a partire anche dal Vino Nobile, è fondamentale per far apprezzare il valore aggiunto della nostra denominazione».

 

Il programma. A partire dalle ore 20 di venerdì 18 agosto in Piazza Grande, acropoli di Montepulciano, i produttori di Vino Nobile faranno degustare ai visitatori, agli appassionati e ai turisti le migliori produzioni vitivinicole del territorio con un sottofondo musicale che accompagnerà gli assaggi. Durante la serata, promossa dal Consorzio del Vino Nobile come detto in stretta collaborazione con il Magistrato delle Contrade, sarà possibile degustare il Vino Nobile di Montepulciano DOCG, ma anche il Rosso di Montepulciano DOC, il tutto in abbinamento a prodotti tipici del territorio. A guidare la degustazione e ad illustrare le caratteristiche delle diverse etichette e delle altre specialità locali, saranno gli stessi produttori.

 

A tavola con il Nobile. Cantine in Piazza fa come sempre da anteprima dell’altro grande appuntamento del penultimo fine settimana di agosto, ovvero A Tavola con il Nobile, il concorso enogastronomico giunto quest’anno alla quindicesima edizione in programma sabato 19 e domenica 20 agosto. A Tavola con il Nobile è la sfida ai fornelli ideata dal Consorzio del Vino Nobile con il giornalista del Tg2, Bruno Gambacorta. L’obiettivo che dovranno centrare le contrade sarà quello di sposare al meglio il Vino Nobile con il piatto proposto per questa edizione: dopo l’esperienza dei “pici”, della “nana” (anatra),  della carne di cinta senese, delle verdure dell’orto e della cacciagione, quest’anno le contrade si dovranno cimentare in primi piatti a base di formaggio “Pecorino”, il tutto rispettando la tradizione gastronomica locale. Sabato 19 agosto, in occasione della prima sessione di degustazioni, alcune contrade apriranno le porte anche al pubblico per far degustare le ricette della tradizione. I menu in concorso potranno essere assaggiati anche durante l’arco di tutta la prossima settimana, nelle contrade, mentre per l’occasione i ristoranti di Montepulciano abbineranno piatti della tradizione locale al Vino Nobile. A giudicare il lavoro delle contrade in cucina saranno venti giornalisti. Domenica 20 agosto la giuria concluderà il giro di assaggi e alle ore 16.00, presso il Teatro Poliziano, sarà svelato il vincitore in occasione anche della presentazione del panno del Bravìo.

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Milano| Contraste

by domenica, agosto 13, 2017

Ho pensato molto a quello che avrei potuto scrivere per descrivervi la mia esperienza da Matias Perdomo, chef patron di una delle mete must have di Milano e anche d'Italia, se siete gourmet scafati in cerca di qualcuno che ancora sappia stupirvi.

Meta must have, dicevo, alla faccia della Michelin che ancora non ha dato la Stella a uno degli chef più originali e capaci di mettersi in gioco che possiate trovare, almeno nei confini nazionali. Un Cappellaio Matto, considerando solo tutto quello che di geniale ci può essere nel personaggio di Caroll, che ti fa sentire Alice nel Paese delle meraviglie. O, ancora, Alice attraverso lo specchio (film del 2016 liberamente ispirato al romanzo di Caroll), perché è proprio uno specchio, posizionato in una delle appena 2 pagine del menu del Contraste, a consentirti di guardarti dentro ed esprimere qualsiasi desiderio culinario (a 6 o 10 portate). Inizia così un viaggio in cui i sogni culinari prendono forma grazie alla creatività di Perdomo, e spesso superano la fantasia.

E sei tu il protagonista, non lo chef, cosa ormai così rara…

Certo, non è un'esperienza per tutti, seppur – e questa è un'altra nota importante – la cucina di Matias non sia cervellotica, celebrale o criptica, come quella di altri chef più osannati (non so perché) di lui. Qualcuno diceva che il processo creativo va dalla complessità alla semplicità, o, per dirla con le parole del cantautore americano Pete Seeger

Qualsiasi sciocco può fare qualcosa di complesso; ci vuole un genio per fare qualcosa di semplice.

Ultima nota per la sala, perfetta. Buona anche la carta vini.


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Vacanze insolite (ma a 5 stelle)

by giovedì, agosto 10, 2017

Dormire in un’autentica tenda indiana oppure svegliarsi circondati soltanto dall’atmosfera suggestiva della savana.

Se quella che state cercando è una vacanza fuori dagli schemi, in vostro aiuto arrivano le proposte di Relais & Châteaux, associazione di 550 hotel di charme e ristoranti d’eccezione.

Dunton Hot Springs – Colorado (USA): città fantasma e tende indiane

Una sorta di città fantasma ricreata in ogni piccolo dettaglio: questa è l’unicità di Dunton Hot Spring, Dimora Relais & Châteaux nel cuore del Colorado. Vivere come in un antico villaggio di minatori ma con tutti i comfort della modernità è un’esperienza che vale la pena provare! I più avventurosi possono addirittura scegliere di dormire in una vera tenda indiana e rivivere i tempi della Corsa all’Oro, godendosi panorami mozzafiato e scenari da sogno. Inoltre, un bagno nelle acque delle sorgenti termali (i famosi hot springs) sa rigenerare i muscoli
dopo una cavalcata nella valle.

Per info e prenotazioni: https://www.relaischateaux.com/it/stati-uniti/hotsprings-dolores


Mara Plains Camp in Kenya per una vacanza da “La mia Africa”

In una grande riserva naturale, le lussuose tende del Relais & Châteaux Mara Plains Camp costeggiano il fiume Ntiakitiak e offrono agli ospiti la possibilità di soggiornare nel cuore della savana. Una dimora unica nel suo genere, che sembra uscita dal set de “La mia Africa” e disegnata appositamente per fondersi armoniosamente con l’ambiente circostante, permettendo di vedere da vicino grandi felini nel loro habitat naturale. Per completare l’esperienza, la dimora offre, inoltre, la possibilità di prendere parte ad un safari o di osservare la savana dall’alto di una mongolfiera.

Per info e prenotazioni: https://www.relaischateaux.com/it/kenia/maraplains-nairobi


Château d’Audrieu, Francia: il lusso di una casa sull’albero

Dormire in una casa sull’albero, si sa, è il sogno di molti bambini; questo desiderio diventa realtà a Chateau d’Audrieu, Dimora Relais & Châteaux che unisce fascino e lusso in un mix inimitabile: 25 m2 in cima ad un albero, con un ampio terrazzo di 46m2, dove sperimentare l’avventura di una notte unica, senza rinunciare a tutti i comfort di una struttura 5 stelle, dal Wi-Fi al mini bar. Visti dall’alto, poi, i 62 acri di parco della struttura sono ancora più spettacolari!

Per info e prenotazioni: https://www.relaischateaux.com/it/francia/audrieu-calvados-audrieu

Bushmans Kloof Wilderness Reserve & Wellness Retreat, il lato “wild” del Sud Africa

Annidato sulle Cederberg Mountains, a soli 270km da Cape Town, il Bushmans Kloof Wilderness Reserve & Wellness Retreat è un vero e proprio rifugio immerso nella natura più wild. Gli ospiti che soggiornano presso la dimora hanno la possibilità eccezionale di svegliarsi in lussuose suite o spaziosi lodge, tutti con una vista mozzafiato. Situato all’interno della Regione Floristica del Capo, dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO e famosa per la grande ricchezza di flora e per le testimonianze di arte rupestre, il Bushmans Kloof Wilderness Reserve & Wellness Retreat offre anche una bellissima piscina all’aperto, dalla quale osservare gli animali che circondano la struttura.

Per info e prenotazioni: https://www.relaischateaux.com/it/sudafrica/bushmans-western-cape-cape-town

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Tre cocktail del Gran Caffè La Caffettiera di Napoli

by martedì, agosto 8, 2017

Il bello dei blog è che si aprono dialoghi e si fanno nuove conoscenze.

A seguito di un mio recente post sui cocktail al caffè che potete leggere qui, Gianluca Campajola del Gran Caffè La Caffettiera di Napoli – salotto napoletano per eccellenza, da 35 anni famoso per le sue specialità e, da qualche anno, anche per il Ferrari Lounge Spazio Bollicine, che lo ha fatto diventare un punto di riferimento anche per il momento dell’aperitivo – ha deciso di condividere con me tre dei suoi più famosi cocktail a base di caffè. Devo dire che non vedo l’ora di poterli andare ad assaggiare da lui, ma intanto, gustiamoceli qui e magari proviamo a farli a casa.

Hendrick’s ccino
Nella tradizionale cuccuma napoletana c’è Gin Hendrick’s e sciroppo di anice e cannella, in tazza invece un velluto di caffè (Kimbo, miscela Limited Edition) con spolverata di cacao.

Tropical Good Morning
Bombay Gin, caffè miscela arabica, purea di passion fruit.

La Contessa
Rum scuro Flor de caÑa, Bitter Campari, Martini rosso, sorbetto di caffè miscela Arabica

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Festa per il Riccio a Parma

by lunedì, agosto 7, 2017

Non stiamo parlando del condottiero, Riccio da Parma appunto, uno dei 13 italiani che combatterono contro altrettanti francesi nella storica disfida di Barletta del 1503.

Qui al centro dei festeggiamenti c’è un antico pomodoro, la sua polpa è carnosa e dal sapore dolce e delicato, unico. La festa quest'anno tornerà a Traversetolo (Parma) domenica 13 agosto.

Quella del riccio è una vecchia varietà presente nel secolo scorso e quasi abbandonata negli anni Cinquanta-Sessanta del Novecento. Una mostra-mercato della biodiversità ospiterà, dalle 9 e per tutta la giornata, alcune eccellenze emiliane e toscane, come i salumi di maiale nero, le uova di gallina Romagnola, il formaggio di razza Bardigiana e Ottonese, il latte d’asina Romagnola, lo yogurt biologico di antica razza Valpadana, il formaggio Pioniere, la carne di Cinta senese, marmellate di susina Zucchella, e tanti altri prodotti unici. Ma anche vecchie specie di pomodoro di forma e dimensioni variegate e su tutte il Riccio. E non mancherà la possibilità di degustare e di acquistare i prodotti. Sarà poi a disposizione ogni mezz’ora una navetta per raggiungere il podere La Mamiana a Panocchia, dove l'agronomo parmigiano Carlo Rognoni 150 anni fa sperimentò e introdusse la coltura del pomodoro nella rotazione agraria con un sistema di coltivazione “a pieno campo”, utilizzando filari con filo di ferro e pali di sostegno per le piantine, detta "alla genovese", rimasto in uso fino agli anni Cinquanta del Novecento quando venne soppiantato dall'utilizzo di mezzi meccanici. Un luogo storico La Mamiana, sottoposta a tutela del ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, in cui oggi è stata ripresa la coltivazione dell’antico e prezioso “oro rosso” di Parma per poter ritrovare il gusto del pomodoro di una volta, più genuino. Per l’occasione verranno esposti grazie all’impegno di Laura Rognoni, documenti originali, cartoline, fotografie e cimeli d’epoca in collaborazione con la biblioteca Bizzozero di Parma e il Museo del Pomodoro della Corte di Giarola (Collecchio, Parma). Tutt’ora nel podere annesso alla villa rimane l’antica “Conservera”, dove si produceva la conserva “nera”, che le mamme davano ai bambini spalmata sul pane come marmellata. Fu Rognoni a costituire la “Società anonima dei coltivatori per la preparazione delle conserve di pomodoro” che provvedeva anche a vendere semi e piantine per diffondere la coltivazione: così da Panocchia il pomodoro si diffuse nelle zone limitrofe e poi nei vari paesi della val Parma che possedeva il terreno e il clima ideali per il Riccio. Con le sue innovazioni Rognoni riuscì a ottenere risultati produttivi senza precedenti che portarono la città ducale a essere famosa in Italia e nel mondo.
Alle 10 in Corte Agresti a Traversetolo si terrà un convegno che riguarderà gli ”Antichi pomodori di Parma” con esperti, piccoli coltivatori del pomodoro Riccio e appassionati, per scambiare idee e confrontarsi sul recupero e la valorizzazione di questo prodotto, portati avanti con tanta passione. E per completare una giornata intensa di conoscenza, la sera alle 21, nell'area verde adiacente al Prosciutto Bar di Rosa dell’Angelo, si esibirà il cantautore Gino Paoli in un concerto gratuito (fino a esaurimento posti).

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Vendemmia, si parte! Le previsioni di Franciacorta e Firriato

by giovedì, agosto 3, 2017

I primi sono stati i vigneron delle Cantine di Dolianova in Sardegna e quelli di Settesoli in Sicilia, che hanno iniziato la vendemmia il 27 luglio.

Oggi altre due importanti realtà danno inizio alla raccolta dell’uva, in un’annata certamente non semplice. E’ infatti al via in queste ore la vendemmia in Franciacorta. I primi vigneti a raggiungere la giusta maturazione sono, come ogni anno, quelli localizzati sul versante esposto a Sud del Monte Orfano grazie ad un microclima più caldo. Come è ormai noto, la vendemmia di quest’anno si prospetta piuttosto difficile, la Franciacorta è stata colpita dalla gelata di primavera che ha causato una riduzione delle rese intorno al 30%.
“Fare valutazioni ad oggi è complicato, un’idea precisa di come è andata quest’annata la avremo solo conclusa la vendemmia e fatto il consuntivo della raccolta. In primavera, all’atto della creazione degli assemblaggi, potremo avere un quadro più chiaro in termini di qualità dell’annata 2017”, spiega Silvano Brescianini, vice presidente del Consorzio Franciacorta. La vendemmia è partita come sempre ad agosto, ma per quest’anno riscontriamo una forte disomogeneità sul territorio proprio in relazione alla ripresa vegetativa delle piante dopo la gelata; molto dipende anche dalla gestione che le cantine hanno scelto di intraprendere nei mesi successivi all’evento straordinario, infatti alcune hanno scelto di potare mentre altre no, dal tipo di potatura utilizzata e soprattutto in funzione ai livelli di danno subiti.
Il recupero delle piante è stato quindi estremamente diversificato, alcune hanno infatti ripreso il loro corso vegetativo, anche se con una produzione più scarsa rispetto al normale e comunque in ritardo rispetto ai vigneti non intaccati dal freddo.
Sul piano fitosanitario la stagione è stata piuttosto tranquilla: i mesi di maggio e giugno sono stati molto più caldi nelle massime e più freddi nelle minime, con escursioni termiche mediamente maggiori al 2016. A luglio l’alternarsi del caldo e dei fenomeni piovosi ha favorito la maturazione delle uve. Le principali patologie fungine, peronospora e oidio, non hanno destato particolare preoccupazione.
Quindi, specie sui vigneti passati indenni alla gelata, sembra essere un’annata scorrevole e potenzialmente qualitativa. Anche il forte caldo degli ultimi giorni non inciderà in modo negativo sulle rese: “la vite è una pianta mediterranea che sopporta bene caldo e scarsità di piogge. Il 2015 è stato un anno più complicato per quanto riguarda le temperature, non il 2017” – sottolinea Silvano Brescianini.

Il Consorzio Franciacorta in una situazione piuttosto delicata come la vendemmia 2017, ha richiesto ufficialmente un incremento dei controlli da parte delle unità competenti, al fine di garantire il rispetto delle regole.

Nota positiva è l’entrata in vigore dal primo agosto del nuovo Disciplinare di Produzione approvato dal Ministero. Con la sesta modifica al disciplinare di produzione, la Franciacorta si avvicina a una svolta importante, che apre nuovi e interessanti scenari. Dopo molti anni di sperimentazioni condotte in sordina si è giunti finalmente all’inserimento di un nuovo vitigno nella base ampelografica, oltre allo Chardonnay, Pinot bianco e Pinot nero. Si tratta dell’Erbamat, un vecchio vitigno a bacca bianca originario della provincia di Brescia, da molto tempo dimenticato ma di cui si ha notizia fin dal ‘500. L’Erbamat entra al momento nella base ampelografica del Franciacorta nella misura massima del 10%, per tutte le tipologie ad eccezione del Satèn, così da permettere di testare le sue potenzialità in modo graduale e valutarne eventuali incrementi in futuro.
Le modifiche al disciplinare, che si riconferma il più restrittivo al mondo fra i vini rifermentati in bottiglia, restano quindi vocate all’obiettivo di perseguire l’eccellenza in ogni singolo passaggio produttivo ed aprono la strada a nuove possibilità di differenziazione. In un mondo spumantistico che prevede pressoché ovunque l’impiego di Chardonnay e Pinot Nero, infatti, l’uso dell’Erbamat può diventare un fattore di esclusività importante, capace di ripercuotersi anche sull’interesse dei consumatori internazionali.

Dalla Lombardia alla Sicilia, dove si apre oggi a Borgo Guarini, nell’agro trapanese, la vendemmia 2017 di Firriato, che come ogni anno inizia con la raccolta dello Chardonnay. Prende avvio così la vendemmia 2017 che vedrà impegnata l’azienda trapanese per circa 100 giorni, quando l’ultima raccolta dei grappoli (tra la seconda e la terza decade d’ottobre) verrà completata nella Tenuta di Cavanera sull’Etna con il Nerello Mascalese e il Nerello Cappuccio. “A oggi, sembra che quella che ci aspetta sia una vendemmia regolare, non influenzata dagli eventuali anticipi provocati dai picchi di calore di questi giorni”, spiega Federico Lombardo di Monte Iato, COO di Firriato. Le piante, infatti, anche nei territori più aridi (come quello di Favignana, nella Tenuta di Calamoni), sono in perfette condizioni e non hanno subito alcuno stress idrico: uve quindi non soltanto sane ma anche belle, e le cui componenti aromatiche risulteranno particolarmente ricche.b”Senza ulteriori picchi di caldo – continua il COO – e col mantenimento delle attuali escursioni termiche tra il giorno e la notte, avremo garantita la più equilibrata maturazione fenolica e l’integrità fitosanitaria degli acini che sembra essere tra le migliori dell’ultimo quinquennio”. Con questi presupposti, l’azienda della famiglia Di Gaetano si aspetta molto dalla vendemmia 2017 soprattutto dai territori d’elite come quello trapanese di Baglio Sorìa e quello di Calamoni nell’isola di Favignana. I vitigni autoctoni – Zibibbo e Grillo – si caratterizzano, tra gli altri, per un corredo aromatico straordinario. Alle vendemmia dello Chardonnay seguirà immediatamente la raccolta delle uve Grillo per la base spumante del Saint Germain Brut.

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