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Caseifici aperti, 56 tappe da perdere la testa

by venerdì, settembre 22, 2017

Caseifici Aperti torna per la sua decima edizione. I 56 caseifici aderenti accoglieranno i visitatori sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre in tutto il territorio d’origine (Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna a sinistra del fiume Reno e Mantova a destra del fiume Po) per scoprire come nasce il Re dei formaggi, e acquistare direttamente dai produttori.

Visite guidate al caseificio e al magazzino di stagionatura, spacci aperti, eventi per bambini e degustazioni, uniti alla passione dei casari offriranno la possibilità di vivere un’esperienza unica: un viaggio alla scoperta della zona d’origine, delle sue terre ricche di storia, arte e cultura.

Partecipare a Caseifici Aperti è semplice: basta visitare il sito del Consorzio, www.parmigianoreggiano.it e accedere all’area dedicata con la lista dei caseifici aderenti (http://bit.ly/1RNfGz9) grazie alla quale è possibile informarsi sugli orari di apertura e sulle attività proposte.

Un sistema di geo-localizzazione permette di trovare la struttura più vicina o più affine alle proprie esigenze. Inoltre, nella scheda di ogni caseificio partecipante, saranno presenti alcuni consigli per soggiornare o per degustare i piatti tipici della zona al fine di rendere l’esperienza sul territorio completa e indimenticabile.

La grande novità di questa edizione è rappresentata dal concorso “Caseifici Aperti: Vivi e Vinci”. Tutti i visitatori, alla fine del tour in caseificio, riceveranno una cartolina per partecipare all’estrazione di 10 forniture di Parmigiano Reggiano DOP del caseificio visitato. Collegandosi al sito vivievinci.parmigianoreggiano.com avranno pertanto la possibilità di vincere una provvista al mese – per tre anni – di Parmigiano Reggiano.

In concomitanza con Caseifici Aperti, nelle giornate di sabato 30, dalle 15 alle 19, e domenica prima ottobre, dalle 10 alle 19, il Consorzio del Parmigiano Reggiano aprirà le porte a tutti coloro che vorranno visitare lo storico casellino, conoscere i caseifici presenti, degustare il Parmigiano Reggiano e fare un viaggio nel tempo grazie alla mostra degli attrezzi storici.

In entrambe le giornate, saranno organizzate attività di animazione per bambini e saranno presenti stand gastronomici con gnocco fritto, salumi e birra.

L’iniziativa “Caseifici Aperti” è nata nel 2013, un anno dopo il sisma che ha colpito l’Emilia, per ringraziare idealmente e concretamente con l’ospitalità tutti coloro che a vario titolo e impegno hanno aiutato i nostri caseifici a risollevarsi.

Sono state veramente tante le persone che, anche solo con l’acquisto di “formaggio solidale”, hanno voluto esprimere solidarietà e vicinanza al nostro mondo, facendoci così sapere quanto il Parmigiano Reggiano sia nel cuore degli italiani.

L’ELENCO DEI “CASEIFICI APERTI” SUDDIVISI PER PROVINCIA

Parma

Azienda Agricola Ciao Latte (Noceto)
Caseificio Il Battistero (Varano De Melegari)
Caseificio S. Salvatore (Colorno)
Caseificio La Madonnina (Salsomaggiore)
Latteria Sociale La Medesanese (Medesano)
Rastelli F.lli (Solignano)
Soc. Agr. Saliceto (Mulazzano Ponte)
Consorzio Produttori Latte (Parma)
Caseificio Basilicanova (Montechiarugolo)
Caseificio Sociale Palazzo (Roccabianca)
Latteria Sociale S.Ferdinando (Zibello)
Az. Agr. Caseificio Bertinelli (Medesano)
Caseificio Sociale di Ravarano E Casaselvatica (Ravarano)
Società Agricola Montecoppe (Collecchio)
Caseificio Butteri (Salsomaggiore)
Latteria Sociale Cooperativa San Pier Damiani (Parma)
Il Trionfo (San Secondo)
Caseificio Lanfredini (Salsomaggiore)
Caseificio Bassa Parmense (Sorbolo)
Latteria Soc. Santo Stefano (Parma)
Consorzio Produttori Latte (Parma)
Società Agricola Giansanti (Parma)
Latteria Soc. Di Beduzzo Inferiore (Corniglio)

Reggio Emilia

Consorzio Vacche Rosse (Reggio Emilia)
Latteria Sociale Moderna Società (Bibbiano)
Latteria La Famigliare (Castelnovo Monti)
Latteria Sociale Cooperativa La Grande (Castelnuovo di Sotto)
Caseificio Il Boiardo (Reggio Emilia)
Caseificio Il Boiardo (Scandiano)
Societa’ Agr. Maramotti Lombardini (Reggio Emilia)
Caseificio Sociale Castellazzo (Campagnola Emilia)
Latteria Soc. San Girolamo (Guastalla)
Soc. Agr. Marchesini (Gattatico)
Latteria Pieve Rossa (Bagnolo In Piano)
Lateria Soc. Nuova (Bibbiano)
Colline Selvapiana E Canossa (Canossa)
Gruppo Tirelli – Fondo Possioncella (Guastalla)
Caseificio Villa Curta (Reggio Emilia)

Modena

Reggiani Roberto (Castelfranco Emilia)
Società Agricola Montorsi (Modena)
Coop Casearia Del Frignano (Pavullo Nel Frignano)
Az. Agr. Moscattini (Formigine)
Oratorio San Giorgio (Carpi)
Caseificio Savoniero E Susano (Palagano)
Caseificio Soc. San Paolo (Concordia Sul Secchia)
4 Madonne Caseificio dell’Emilia (Modena)
Latteria Di Campogalliano (Campogalliano)
San Lucio Montardone (Serramazzoni)
Società Agricola Verdeta (San Prospero)
Caseificio Sociale La Cappelletta (San Possidonio)

Mantova

Latteria Agricola Begozzo (Gonzaga)
Latteria Sociale Gonfo (Motteggiana)

Bologna

Cooperativa Zootecnica Bazzanese (Bazzano)
Caseificio Sociale Fior Di Latte (Gaggio Montano)
Caseificio Pieve Roffeno (Castel D’aiano)
Caseificio Sociale Canevaccia (Gaggio Montano)

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Frescobaldi acquista Castello di San Donato

by martedì, settembre 19, 2017

Frescobaldi si è aggiudicata ieri l’asta (la base di partenza era di 13.292.000 euro, approfondisci qui) per l’acquisto del lotto denominato “Compendio agricolo Parabuio” di Castello di San Donato in Perano.

La storica e nobile famiglia del vino fiorentina nel 2014 aveva preso in affitto la quasi totalità dei vigneti della tenuta, a Gaiole in Chianti, al confine con Radda e in una delle sottozone più vocate dell’intero areale del Gallo Nero.

Una sorta di imprimatur di Frescobaldi, in attesa dell’acquisto perfezionato ieri.

Il debutto dei vini di San Donato firmati Frescobaldi dovrebbe avvenire al prossimo Vinitaly.

Si aggiunge così un tassello importante alle proprietà del colosso del vino toscano, già proprietario di Tenuta di Castiglioni, nell’areale fiorentino del Chianti, Castello di Nipozzano e Castello di Pomino nel Chianti Rufina, Castelgiocondo a Montalcino e Tenuta dell’Ammiraglia in Maremma, nonché Ornellaia a Bolgheri.

Qui il comunicato stampa ufficiale arrivato due gg dopo che Geisha Gourmet vi ha annunciato la notizia.

FRESCOBALDI ENTRA NEL CHIANTI CLASSICO CON L’ACQUISIZIONE DELLA TENUTA A SAN DONATO IN PERANO

Frescobaldi, la storica azienda con sei tenute nelle zone più vocate della Toscana, entra ufficialmente in Chianti Classico con l’acquisizione della tenuta a San Donato in Perano, tra Gaiole in Chianti e Radda, in una delle sottozone più vocate del Chianti Classico. L’azienda è stata acquistata attraverso un’asta pubblica per 13,3 milioni.

La tenuta, di circa 250 ettari, ne ha 52 di Chianti classico magnificamente esposti a sud, con altitudini comprese tra i 400 e i 600 metri. La tipologia del terreno è contraddistinta da un elevato contenuto in scheletro e da forti pendenze (15 – 20%) che ne potenziano la capacità drenante. La favorevole esposizione climatica permette di beneficiare di un clima secco ed asciutto durante l’estate, mentre a settembre è contraddistinto da forti escursioni termiche tra il giorno e la notte.

L’azienda è anche dotata di un’ampia cantina, recentemente costruita, adatta sia per la vinificazione che per l’affinamento.

Lamberto Frescobaldi, Presidente della Frescobaldi commenta insieme alla famiglia e all’azienda, “abbiamo avuto l’occasione di conoscere le elevate potenzialità dell’azienda conducendola già dalla primavera 2014. Questo ci permetterà, nel 2018, di presentare la vendemmia 2015. Un’annata estremamente qualitativa che ha prodotto vini di grande complessità e longevità. Il vino di riferimento dell’azienda sarà la Gran Selezione, a cui se ne affiancheranno altri due, tutti compresi nella denominazione del Chianti Classico”.

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Franciacorta, nel 2027 leader italiano

by lunedì, settembre 18, 2017

Si apre con la ricerca commissionata al sociologo Domenico De Masi, l’happening per festeggiare i 50 anni della DOC Franciacorta.

Trentacinque i produttori intervistati da De Masi e la sintesi, determinata e caparbia come da sempre è la Franciacorta, suona quasi come una dichiarazione di guerra nei confronti delle altre bollicine metodo classico italiane: “Da qui al 2027 il Franciacorta si distinguerà dal generico panorama degli spumanti nazionali. Se a livello internazionale il ruolo di leader assoluto del metodo classico rimarrà allo Champagne, il Franciacorta ne diventerà leader a livello italiano e il marchio riuscirà a estendere la sua influenza positiva anche ad altri prodotti locali food”, spiega la ricerca “Franciacorta 2027”, che rileva anche che di qui ai prossimi 10 anni non nascerà nessuna cooperativa, ci saranno pochi investimenti di gruppi esteri e pochi fallimenti.

Il presidente del Consorzio Franciacorta, Vittorio Moretti, sottolinea: «Il valore di questa ricerca rientra in un valore più ampio che è quello della nostra storia, che oggi compie 50 anni. Abbiamo lavorato duramente per trasformare questo territorio, alacremente, piantato le vigne e ridisegnato il paesaggio, la vigna in questo senso è un magnifico architetto. Abbiamo piantato anche i mercati ed è lì oggi che abbiamo bisogno di crescere ancora e abbiamo bisogno di dare ai nostri clienti la sicurezza di avere un’ottima qualità con prodotti che danno gioia e piacere. Siamo certi che la Franciacorta nei prossimi anni avrà un grande riscontro, di altissima qualità, perché abbiamo la volontà di farlo. Il nostro consorzio è coeso ed è questo quello che serve in queste situazioni. Siamo sicuri di quello che diciamo e certi dei risultati che otterremo».

Un tentativo di copiare i Francesi? «Dove possibile sì – risponde Moretti – magari facendo anche meglio. Uno degli argomenti chiave è il turismo ambientale: i visitatori devono crescere nella nostra zona. Chiaramente tutto arriva dal lavoro».

Andrea Rea, docente SDA Bocconi, non ha dubbi: «Franciacorta è un brand in una posizione strategica, tra Milano e il Veneto, vicino al Lago di Garda. L’Italia è il terzo brand al mondo e Franciacorta può essere lo spumante italiano per eccellenza. Il mondo del vino ha il problema di soffrire troppo a livello di branding. E forse oggi la presentazione in regioni del vino italiano, è da superare. Franciacorta può essere l’orchestra e poi ogni singolo produttore i musicisti. Fondamentale è la costruzione dell’identità che è l’unico elemento che può fare la differenza sui mercati globali. I mercati del vino sono o “fine” o funzionali. Alla distribuzione, online e offline, non si può delegare il posizionamento di un prodotto, perché inevitabilmente porta verso l’indifferenziazione. Il lavoro d’identità va sviluppato in termini di appartenenza».

Kerin O’Keefe, italian editor per Wine Enthusiast: «Come può competere il Franciacorta con lo champagne oltreoceano? In questo momento in enoteca negli USA è difficile trovare Franciacorta, non ha molta visibilità sul mercato americano. Quando invece lo si trova nelle carte dei vini di ristoranti di un certo tipo, c’è un buon apprezzamento. C’è molto da fare sulla visibilità per farsi conoscere sul mercato statunitense. Sommelier e ristoranti sono un buon veicolo, puoi bisogna entrare in enoteche di un certo livello. certo, 17 milioni di bottiglie di cui il 10% esportate non è un grande volume per il mercato USA. Il Dosaggio Zero negli Stati Uniti è molto richiesto e qui in Franciacorta le condizioni climatiche consentono invece una produzione interessante di questa tipologia di metodo classico: punterei su questo. Inoltre mi piacerebbe vedere più sperimentazione su vitigni autoctoni, come ad esempio Erbamat».

Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, è d’accordo con Kerin O’Keefe: «Distinguersi è la parola d’ordine. I progetti a 10 anni, fatti insieme, sono la strada giusta. Tutto il mercato del vino nel mondo è meno di 70 miliardi di euro, perché a oggi 2/3 del mondo non beve. La Coca Cola è il doppio. Ma quei 2/3 che non bevono vino inizieranno a farlo. Nei prossimi vent’anni quindi il mercato raddoppierà, se non triplicherà. Qui emergeranno due nazioni vissute come grandi chicche, come cult: Francia e Italia. Dobbiamo riuscire a riempire di valori immateriali il nostro vino. I Franciacortini sono stati bravissimi perché sono stati i più bravi a copiare i francesi. Adesso bisogna metterci dentro qualcosa di identitario per distinguersi. Franciacorta con questa operazione riuscirà a diventare il metodo classico italiano per eccellenza e tutti gli altri, Trento, Alta Langa &co, gli andranno dietro maledetto questi brecisani che sono riusciti a cambiare marcia…». Intanto Eataly aprirà il 27 ottobre a Los Angeles e nel 2020-2021 a Pechino e Shangai. «E non parliamo di lusso. Perché il lusso è un inganno, dobbiamo parlare di eccellenza. L’Italia è condannata a vendere eccellenza e meraviglia nel mondo. Per farlo dobbiamo copiare da chi è stato prima più bravo di noi, poi cambiare marcia e sorpassarli».

E’ il turno di Andrea Illy, presidente Altagamma: «Il Prosecco non è la locomotiva del vino italiano. Lo sarà il Franciacorta, la bollicine che piace di più dopo i francesi. Non bisogna avere complessi, qui c’è un’unicità da valorizzare. Ritengo inoltre che questa zona, così vicina a Milano, avrà grandi benefici. Un consiglio? Puntare sull’alto di gamma». E non esagerare con prezzi troppo al rialzo.

Roberta Garibaldi, docente Uni Bergamo, presenta il progetto East Lombardy, il cui obiettivo è aggregare Bergamo Brescia Cremona e Mantova per valorizzare l’enogastronomia a favore del turismo. L’enogastronomia è una forte motivazione turistica:«La scorsa estate il turismo enogastronomico, la “gastronomia”, è aumentato del 10%. Un’offerta segmentata, esperienziale e varia è il segreto».

Roberto Maroni, presidente Regione Lombardia:«La Lombardia è anche la prima regione agricola d’Italia per produzione. Undici dei 53 patrimoni italiani dell’UNESCO sono in questa regione. Io voglio copiare alcune regioni che hanno investito tantissimo, come ad esempio la Toscana. Tra i tanti progetti in corso, c’è la ciclovia VENTO (Venezia-Torino), la più grande del mondo quando sarà ultimata. Il consorzio vorrei che passasse ad essere uno strumento di valorizzazione più che di tutela, che investa di più nella promozione, nella comunicazione».

Vediamo la sintesi della ricerca nel dettaglio.

LA FRANCIACORTA NEL 2027

La Franciacorta del 2027 rappresenterà un fiore all’occhiello per l’Italia. È infatti un territorio destinato, dalla natura e dagli uomini, a creare un connubio sinergico di campagna e lago, agricoltura e vitivinicoltura, gastronomia e turismo, arte e natura. Vino, paesaggio, ristorazione, accoglienza, ospitalità e cultura ne costituiranno le eccellenze. L’economia poggerà su un assetto postindustriale a maggiore prevalenza di servizi, turismo e produzione enologica.

A determinare questa evoluzione saranno alcuni aspetti, che costituiscono altrettanti punti di forza della Franciacorta: il suo essere un territorio di nicchia estremamente vario sotto il profilo geomorfologico e paesaggistico, facilmente accessibile e caratterizzato da una forte ed inscindibile relazione tra la qualità del prodotto e la qualità della vita, con una straordinaria ricchezza di aziende vitivinicole, la capacità di offrire un servizio a 360 gradi e una classe imprenditoriale estremamente lungimirante.

Ciò porterà la Franciacorta, da qui al 2027, a caratterizzarsi come regione di turismo enoico, enogastronomico, del relax e dello charme, per un pubblico adulto e benestante: sarà un turismo di nicchia, centrato sul relax, su piacevoli attività ricreative e sul benessere, attento alla qualità dell’offerta, di elevata qualità, Se il Lago d’Iseo costituirà un’importante risorsa e un significativo fattore attrattivo, il vino sarà un fondamentale motore della crescita di questo settore, grazie anche all’accoglienza che le cantine della Franciacorta sapranno garantire sette giorni su sette.La vera sfida starà nell’essere coesi nelle decisioni e disposti a rinunciare a guadagni immediati in un’ottica di lungo periodo, privilegiando una sensibilità tesa alla conservazione del territorio, al ripensamento urbanistico e alla sostenibilità delle attività.

IL FRANCIACORTA NEL 2027

Da qui al 2027 il Franciacorta si distinguerà dal generico panorama degli spumanti nazionali. Se a livello internazionale il ruolo di leader assoluto del metodo classico rimarrà allo Champagne, il Franciacorta ne diventerà leader a livello italiano e il marchio riuscirà a estendere la sua influenza positiva anche ad altri prodotti locali food.

L’impulso alla viticoltura determinerà, come detto, una profonda trasformazione territoriale, economica e culturale. Aumenterà la superficie vitata gestita dalle aziende che aderiscono al Consorzio e, con essa, crescerà anche il numero di bottiglie vendute. Nel 2027 la coltivazione biologica occuperà il 90-100% della superficie vitata franciacortina e, contestualmente, saranno ripensate e progettate le “fasce di rispetto” tra vigneto e area antropizzata.

Le cantine si attiveranno per rendere le visite sempre più interattive e ricreative. Grazie all’“Internet of things”, il packaging e le bottiglie saranno connessi tra loro e in grado di ricevere, inviare, condividere informazioni. Dall’etichetta sarà possibile viaggiare “virtualmente” in Franciacorta e conoscere in modo veloce il metodo con cui è stato prodotto il vino che si sta per bere. Comunque resterà valida l’idea “Il volto, oltre la bottiglia”.

La differenza la faranno le singole aziende: ogni produttore darà sempre la sua impronta personale al vino, per differenziare il proprio prodotto dagli altri. Il successo di Franciacorta attirerà anche finanziatori esterni che lasceranno la gestione ai produttori.Ci sarà una forte sinergia tra l’esperienza della prima generazione, l’energia della seconda e la sensibilità della terza.

L’attività di ricerca e sviluppo avrà un impatto importante: sui nuovi vitigni; sull’ottimizzazione delle curve di maturazione; sulla creazione delle cuvée; sulle tecniche di gestione agronomica dei vigneti; sulla battaglia contro i parassiti. Grazie alle biotecnologie saranno introdotti nuovi metodi per il controllo dei vigneti e per la composizione dei vini, si avranno nuove informazioni sulla genetica della vite e si ridurrà l’utilizzo dei fitofarmaci e l’impatto della produzione vitivinicola sull’ambiente.

IL CONSUMATORE-TIPO di FRANCIACORTA

Il Franciacorta sarà in linea con la tendenza evolutiva dei consumatori, sempre più attratti dal mondo enovitivinicolo e attenti alla sostenibilità e al benessere psico-fisico, trasmettendo valori di qualità, di rispetto per l’ambiente, di tutela del consumatore. Lo stesso disciplinare di produzione sarà modificato in senso più severo e condiviso e i produttori si saranno dotati di un codice etico e ambientale.

Il consumatore-tipo di Franciacorta cercherà prodotti perfetti, belli, sani e sostenibili che garantiscano qualità e tipicità; amerà un prodotto dall’alto standing (per qualità e immagine); sarà sempre più competente in campo enogastronomico; preferirà la qualità al prezzo; non cercherà l’assoluta esclusività; sarà disposto a pagare qualcosa in più di un altro spumante italiano pur di godersi un prodotto che non lo deluderà mai.

I prodotti vinicoli della Franciacorta corrisponderanno a uno stile di vita “trendy” e “green”; dinamico; sano, di buon vivere e di classe; all’insegna dell’eccellenza; prezioso, gioioso, piacevole; “sociale”, non élitario; ricercato ma non snob; riconoscibile ma non spocchioso; condizionato dall’attenzione e dal rispetto per la natura.

Il vino di Franciacorta soddisferà i sensi primari, gratificherà la sfera edonistica; si connoterà come prodotto di qualità per un cliente esigente, sarà per tutte le età, sarà connotato come un bene di “lusso accessibile”,avrà un forte valore emozionale e simbolico, sarà un apprezzato prodotto da regalo, farà tendenza e contribuirà a una cultura della socializzazione anche interculturale.

La flessibilità del Franciacorta lo renderà sempre più adatto a tutti i canali di consumo. Nel 2027 i prezzi dei prodotti vinicoli di Franciacorta aumenteranno seguendo la diffusione, l’aumento di popolarità e dell’alto livello di qualità del vino e permetteranno margini maggiori. Tra tutti, alcuni brand avranno un posizionamento di prezzo più alto, vicino al quello degli champagne.

IL CONSORZIO

Il Consorzio sarà un luogo di scambio, formazione e confronto sia politico che imprenditoriale, formativo e culturale; una piazza interattiva, intermediaria tra player interni ed esterni. Oltre a svolgere un ruolo chiave nella tenuta del gruppo di aziende, fornendo indirizzo e coordinamento e promuovendo politiche “ad hoc”, oltre a stimolerà i consorziati a fare sinergie, mettendo in relazione le cantine meno strutturate con quelle più grandi e favorendo uno spirito di appartenenza diffuso.

Contribuirà a valorizzare la Franciacorta come denominazione unita e promuoverà il marchio e il vino Franciacorta come immagine comune, forte e consolidata, attraverso comunicazione ed eventi ad hoc, sia in modo diretto che attraverso progetti sinergici con vari brand del lusso. Inoltre svilupperà attività di formazione di eccellenza, interna ed esterna, in ambito food&wine, farà da ponte tra le attività del territorio e i produttori, sarà sempre più presente negli stati esteri più importanti con propri rappresentanti e fornirà servizi alle aziende.

Guarda l’episodio di Wine Passport Tv Series sulla Franciacorta, condensato di emozione, glamour, italian lifestyle e tradizione.

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Ecco Jam Session, il talent delle confetture!

by venerdì, settembre 15, 2017

Si chiama Jam Session ed è il primo talent che mette alla prova i concorrenti con il solo utilizzo della confettura.

Partecipare è semplice, basterà avere a disposizione una confettura Zuegg, ideatrice del talent, e un’idea brillante utilizzando la marmellata in modi non convenzionali… la creatività non ha limiti.

A valutare i post caricati, una giuria “cattivissima” interpretata da un personaggio d’eccezione come Elio che per l’occasione si fa in quattro:

– il giudice Aurelio, esperto di moda soprannominato “il tiranno dello stile”, 5 volte vincitore del titolo “Pochette dell’anno”, accompagnato in tutti gli eventi più mondani dal suo fedelissimo Chihuahua;
– il giudice Alielio, 10.000 anni luce avanti a tutti, il giudice che arriva da un altro mondo, amante delle confetture Zuegg che definisce le più buone della galassia;
– il giudice Chef Elieau, per lui la cucina viene prima di tutto, è riuscito ad aggiudicarsi ben 3 stelle Madeleine e non rinuncia mai a un piatto di formaggio francese accompagnato dalla confettura Zuegg;
– ultimo ma non ultimo, il giudice Palloncino a Elio, sicuramente una spanna e mezza sopra tutti, con la testa per aria e il cuore leggero, non provate a dargli del pallone gonfiato perché scatenereste in lui una reazione mai vista.

I passi per partecipare al talent sono solo 4 e tutti molto semplici: Uan – prendere una confettura Zuegg; Ciu – Trovare l’idea geniale; Tri – scattare una foto o un video della propria Zuegg Jam Session; For – Caricarla sul sito jamsession.zuegg.it/e conquistare la giuria.

I giudici sono pronti, adesso è tutto nelle vostre mani: spalmate, farcite, smarmellate, fotografate, registrate, caricate e partecipate al primo talent di confetture.

Zuegg Jam Session, che durerà fino a dicembre, decreterà ogni mese il vincitore che avrà avuto l’idea più brillante. Il premio in palio? Essere giudicati da una giuria d’eccezione e la possibilità di diventare a dicembre il vincitore dei vincitori, cosa state aspettando?

Non dimenticate di farvi ispirare da Elio seguendo i suoi divertenti tutorial https://jamsession.zuegg.it/it/jam-media/i-tutorial-di-elio/

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Pietro Palma, nuovo Ambassadeur du Champagne

by giovedì, settembre 14, 2017

È Pietro Palma, 42 anni, enotecario di Prato, ad aggiudicarsi il titolo di Ambassadeur du Champagne 2018 in Italia.

Indetto dal Comité Champagne e giunto alla dodicesima edizione, il concorso “Ambasciatori dello Champagne” ha l’obiettivo di riconoscere e valorizzare l’attività di insegnamento sullo Champagne e individuare i migliori formatori a livello nazionale ed europeo.

Dopo un’esperienza come imprenditore, Palma ha deciso di seguire la sua passione per il vino, aprendo nel 2014 un’enoteca a Prato, dove conduce circa 30 lezioni e degustazioni all’anno sullo Champagne, da lui definito “un vino unico e inimitabile, sinonimo di vita, ingegno umano e creatività”.

Sarà Pietro Palma a rappresentare l’Italia il prossimo 8 novembre a Epernay dove si contenderà il titolo di Ambasciatore europeo 2018 con i finalisti di Francia, Spagna, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Austria, Germania e Svizzera.

La prova finale si è svolta presso il Park Hyatt di Milano. A valutare le capacità dei candidati sono stati chiamati i giornalisti Enzo Vizzari e Stefano Salis, Claudia Bondi e Bernardo Conticelli, che erano stati rispettivamente selezionati nel 2013 e nel 2015, e Domenico Avolio, direttore del Bureau du Champagne in Italia. Insieme a Pietro Palma hanno partecipato alla selezione Manlio Giustiniani e Daniela Guiducci.

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In arrivo i vitigni anti-siccità

by giovedì, settembre 14, 2017

In una delle estati più calde e siccitose degli ultimi 150 anni, arriva dalla ricerca scientifica una buona notizia per i vigneti: nuovi portainnesti che ottimizzano l’utilizzo dell’acqua, resistono agli stress idrici e riducono, in media, del 30% i consumi del prezioso elemento.

Sono i “portainnesti M”, frutto del progetto di ricerca dell’Università di Milano supportato dalle imprese vitivinicole riunite in Winegraft, che offrono una prima risposta concreta ai cambiamenti climatici e al tema della water footprint nel vigneto per una diversa sostenibilità, anche economica, della viticoltura.
I primi risultati della sperimentazione avviata da alcune aziende in varie regioni italiane, su diversi vitigni innestati con gli M, hanno portato a scoprire una eccezionale capacità di resistenza allo stress idrico di questa nuova generazione di portainnesti che, grazie ad un utilizzo biochimico più efficiente dell’acqua, mostrano un consumo nell’intero ciclo vegetativo minore del 25-30% rispetto ai portainnesti tradizionali, a parità di condizioni pedoclimatiche e di vitigno, senza perdere in quantità e qualità produttiva.
Tradotto in numeri, se consideriamo una produzione media ad ettaro di 120 q.li uva per 85 hl vino, con un consumo annuo di acqua, secondo i calcoli dell’associazione Water Footprint Network, di 81.600 hl, con l’utilizzo degli M si risparmierebbero 24.500 hl di acqua ad ettaro ogni anno. Significa che, ad esempio, se tutti i vigneti della Lombardia – che nel 2016 hanno prodotto 1,47 mln di hl di vino – fossero innestati sugli M, si risparmierebbero ogni anno 426 mln di hl di acqua, pari a due volte e mezzo il lago d’Iseo.
Un risparmio considerevole, ambientale ma anche economico. “Il primato nella water footprint dei portainnesti M – ha commentato il presidente di Winegraft Marcello Lunelli, vice presidente di Cantine Ferrari – testimonia efficacemente quanto stiamo sostenendo da tempo e cioè che, investire in sostenibilità ambientale produce effetti positivi diretti anche nella sostenibilità economica delle imprese”.
I recenti sviluppi della ricerca portata avanti dall’equipe dell’Università di Milano, supportata da Winegraft, collegati all’analisi dei risultati degli impianti dei vigneti sperimentali, hanno permesso di individuare con precisione il meccanismo che aiuta il risparmio idrico dei portainnesti.
“La capacità di resistere agli stress idrici e quindi mantenere vigoria con carenza d’acqua è ottenuta attraverso due strategie diverse dai portainnesti M2 e M4 – illustra Attilio Scienza, studioso di viticoltura di fama mondiale e animatore del progetto di ricerca – Il primo ha un’ottima capacità di esplorare il suolo, anche in profondità, riuscendo ad accedere a riserve idriche che altri genotipi non riescono a raggiungere, combinato ad un minor vigore indotto alle viti e pertanto un minor fabbisogno idrico. L’M4, invece – continua Scienza – ha mostrato meccanismi di maggior efficienza nell’uso dell’acqua, in particolare in condizioni di stress idrico. Le piante innestate sull’M4 riescono ad avere un’attività fotosintetica elevata anche con poca acqua, senza dissipare la risorsa, ma aumentandone l’efficienza d’uso. Insomma, minori consumi di acqua per elevati standard produttivi sia in quantità che qualità”.
I risvolti di questi sviluppi della ricerca saranno fondamentali per il futuro della vitivinicoltura italiana e mondiale. “Il processo di riscaldamento globale – spiega ancora Attilio Scienza – sposterà gradualmente nei prossimi trent’anni la viticoltura mondiale verso le zone più fresche del pianeta. Nel nostro paese, in particolare, assisteremo alla migrazione dei vigneti dalle zone costiere verso le aree collinari, sia nelle due grandi isole sia negli Appennini, che presenteranno una condizione climatica complessiva più favorevole, dovuta alla disponibilità di acqua. I portainnesti M saranno indispensabili per accompagnare questo percorso, abituare i viticoltori al cambio di regime idrico permettendo di mantenere la produzione viticola nelle aree che subiranno gli effetti maggiori del cambiamento climatico. Non si potrà cambiare improvvisamente il modello viticolo interrompendo la produzione in questa fase di passaggio. Gli M aiuteranno il viticoltore nel processo di delocalizzazione permettendogli di non interrompere il ciclo produttivo e rimanere sul mercato”.
E dai laboratori dell’Università di Milano, grazie al “ponte” tra ricerca e mercato attivato da Winegraft, i portainnesti M sono arrivati, lo scorso anno per la prima volta sul mercato. Nei prossimi mesi Vivai Cooperativi Rauscedo – che moltiplica e commercializza in esclusiva mondiale gli “M” – renderà disponibili per la seconda campagna di impianto oltre 200mila di barbatelle di vari vitigni – tra cui Glera, Chardonnay, Cabernet Sauvignon, le Corvine, Montepulciano, Sangiovese e Primitivo – innestate con gli M (per info: Vivai Cooperativi Rauscedo – tel. 0427 948811).

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Macedonia dolce-salata con Panettone Albicocca e Zenzero

by giovedì, settembre 14, 2017

Marco Perez, chef del ristorante Amistà 33 di San Pietro in Cariano (VR), questo mese propone una macedonia “a modo suo” colorata, fresca e gustosa con barbabietola, albicocca, pesca, sedano e Panettone Loison Albicocca e Zenzero. Ecco la ricetta, video e scritta :).

Macedonia dolce-salata con Panettone Albicocca e Zenzero

Ingredienti per 4 persone

Per l’insalata:

4 barbabietole piccole con foglia

2 albicocche mature

1 pesca gialla matura

1 gamba di sedano verde croccante

sale – olio evo – succo di limone – peperoncino fresco – foglie di menta fresca

100 g Panettone Loison Albicocca e Zenzero marinato

Per la marinatura del Panettone

Marinate il panettone in una miscela di zucchero di canna, zucchero a velo, peperoncino, zest di limone, olio evo per 12 ore. Al termine tostare il Panettone con un filo d’olio a 225 °C fino a doratura raggiunta.

Condimento alla pesca

100 g polpa di pesca bianca

20 g olio evo

20 g olio cuore di mais

sale e succo di limone

Preparate il condimento frullando tutti gli ingredienti con un mixer ad immersione in un bicchiere e fatelo montare.

Gelato di albicocca

100 g polpa di albicocca (senza pelle)

sciroppo a 32°

Sale e olio evo

Sbianchite le albicocche per togliere la pelle, frullate la polpa, aggiungere lo sciroppo a 32°, il sale l’olio. Congelate e passate al Pacojet

Procedimento

Prendete le barbabietole, sbucciatele e tagliatele per lungo mantenendo intatte le foglie. Cuocetele sottovuoto per 9 minuti a 100 °C e al termine raffreddate in acqua e ghiaccio. Al termine conditele con un po’ d’olio, succo di limone e un pizzico di sale.

Lavate la frutta e tagliatela a spicchi piccoli e conditela con la salsa alla pesca aggiungendo un po’ di olio evo e peperoncino.

Lavate il sedano e tagliatelo a striscioline molto sottili e lunghe e conditelo con zest di limone, sale, un po’ di succo di limone e un filo d’olio evo.

Impiattamento

Mettete dei pezzetti di Panettone sul fondo della coppetta, aggiungete la frutta condita e una quenelle di gelato di albicocca. Adagiate sopra la barbabietola marinata, aggiungete un filo d’olio un pizzico di sale e completate il piatto con il sedano marinato e la foglie di menta.

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Cucina in tutti i sensi, torna la web serie di Chef Rubio

by mercoledì, settembre 13, 2017

Da quest’anno la terza web-serie di pietanze raccontate in LIS dal celebre cuoco tatuato della TV italiana allarga il suo pubblico di sordi e non, e si rivolge anche a ciechi e ipovedenti. Grazie all’integrazione di una serie di applicazioni screenreader, associate alle video-ricette, è possibile convertire le immagini e i testi in contributi audio per gli utenti non vedenti.

La “Cucina in tutti i sensi” – questo il titolo scelto per la nuova edizione della serie web iniziata da Rubio nel 2015 con la ‘Cacio e Pepe’ in LIS – è online da lunedì 11 settembre su www.chefrubio.it.

“Con questa produzione – spiega Chef Rubio – abbiamo voluto mettere in atto un ulteriore esempio d’integrazione in cucina. Con il gruppo di lavoro si è provato a dosare il parlato, il segnato e l’audio per restituire un prodotto democratico, che sia piacevole per un pubblico sempre più vasto, con e senza abilità sensoriali”.

Ad assortire l’allegra brigata di cucina già formata nelle precedenti edizioni da Chef Rubio e dalla LIS coach, l’istruttrice e attrice sorda Deborah Donadio (ISSR), quest’anno si unisce anche la Sous Chef ipovedente Serena Sacco (L’Altro Spazio). Nella “Cucina in tutti i sensi” – un’iniziativa realizzata con il supporto di Peroni, la birra nata nel 1846 prodotta con Malto 100% Italiano – i tre protagonisti si mettono ai fornelli per preparare quattro pietanze che dovranno soddisfare le richieste di un super ospite speciale al momento ancora Top Secret. Al termine di ogni preparazione l’ospite segreto assaggerà il piatto finale esprimendo il suo gradimento.

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