All Posts By Geisha Gourmet

Cerea: la storia della famiglia a 3 Stelle in un libro

by martedì, dicembre 12, 2017

È stato ufficialmente presentato alla stampa “Da Vittorio – storie e ricette della famiglia Cerea” (Mondadori Electa, 216 pagine, in libreria dal 21 novembre), il volume – con testi curati da Mapi Danna e ritratti realizzati dallo storico fotografo Giovanni Gastel – che racconta i primi 50 anni di vita di uno dei ristoranti più famosi d’Italia (tra i pochi ad essere insignito nel nostro Paese delle tre stelle Michelin) e della famiglia che lo anima.

“Da Vittorio – storie e ricette della famiglia Cerea” ci restituisce, grazie agli aneddoti e alle riflessioni raccolte, un ritratto autentico e vivace di ciascuno dei componenti della dinastia, una macchina perfetta in cui tutti contribuiscono a mantenere il mondo di “Da Vittorio” espressione della massima eccellenza gastronomica e d’accoglienza. 
Dove “Essere un Cerea” non è solo un privilegio, ma anche una responsabilità: perché grazie all’esempio di papà Vittorio (capostipite della famiglia) professionalità, entusiasmo, tensione all’innovazione sono ancora oggi i principi alla base della filosofia imprenditoriale dei Cerea.  
Accanto alla penna delicata di Mapi Danna e allo sguardo fotografico di Giovanni Gastel, il libro è impreziosito anche dagli scatti realizzati da Paolo Chiodini, che ha immortalato alcune delle ricette simbolo del ristorante, ma anche nuovi piatti: con l’augurio che i prossimi 50 anni di vita di Da Vittorio siano ancora carichi delle soddisfazioni fin qui raggiunte, ma con sempre ambiziosi obiettivi da raggiungere.
Il libro costa 49 euro.

0

Mercerie, il 15 dicembre al via la rivoluzione di Igles Corelli

by lunedì, dicembre 11, 2017

Inaugura il 15 dicembre – a largo Argentina a Roma- il “salotto del gusto” di Mercerie, l’innovativo progetto di high street food firmato Igles Corelli.

Lo chef stellato del ristorante Atman di Lamporecchio vuole, con questo concept, dare il via a una vera e propria rivoluzione nel food proponendo un modo nuovo di avvicinarsi all’esperienza dell’alta cucina. E lo fa con un format senza precedenti.

L’idea di Mercerie High Street Food nasce dal desiderio di proporre la qualità dei piatti stellati in piccoli assaggi che rendano accessibile a tutti un percorso culinario generalmente piuttosto costoso.
Una serie di ricette di alto livello -riassunte in praline, bottoni e lasagnette, sempre diverse anche in base alle stagioni – viene presentata in un formato accattivante e di facile consumo, ideale anche per l’asporto o per uno spuntino durante una passeggiata tra le bellezze di Roma.

Nel locale di piazza Argentina si potrà consumare le prelibatezze dello chef comodamente seduti nel salotto che un tempo ospitava uno storico negozio di stoffe al quale è ispirato il nome del progetto stesso.
In un ambiente che mantiene l’antico fascino della bottega(grazie alla conservazione dei pavimenti d’epoca con cementine originali del 1900) si fondono stili contrastanti tra il moderno e il visionario, come lo sono le ricette proposte. Il filo conduttore del progetto, realizzato dagli scenografi milanesi Cavalletti-Pagliericcio, è la cucina circolare di Igles Corelli, richiamata dai due banconi a forma tonda. Nel salotto al centro della città, i cocktail sono firmati da uno dei migliori bartender emergenti della Capitale. Riccardo Colasanti crea e rivisita nuovi e antichi drink da associare ai migliori assaggi dello chef. L’aperitivo, sempre accompagnato da 3 ricette soddisferà la vostra voglia di sperimentare. Per la cena invece fatevi accompagnare dagli abbinamenti studiati dal premiato sommelier Samuele del Carlo che ha selezionato decine di etichette di vino rigorosamente naturali.

Dalla colazione, all’aperitivo, fino al dopocena una proposta sempre diversa per ogni momento della giornata.
La piccole porzioni, accostabili in diverse declinazioni, permettono di assaggiare più sapori, a volte contrastanti, e di abbinarli in base al gusto personale. L’obiettivo è un menù sartoriale, su misura del gusto e del budget del cliente.
“Con questa nuova ambiziosa sfida – spiega lo Chef Corelli – desidero dare il mio contributo ad una ristorazione che, senza rinunciare alla qualità, sia anche veloce e facilmente fruibile, ma sempre rigorosamente elegante e sorprendente”.

Roma, Via S. Nicola de’ Cesarini n. 4/5 – Largo di Torre Argentina- inaugurazione il 15 dicembre 2017

0

Solo cose buone per la tavola di Natale, dai 7 euro in poi

by domenica, dicembre 10, 2017

Il miglior cotechino d’Italia?

Quello di Ambrogio Saronni, ma se siete alla ricerca di qualcosa di particolare potete optare anche per quello allo champagne di Sergio Motta. Il panettone che non deluderà i vostri ospiti? I formaggi più intriganti per chiudere il fine pasto? Come ogni anno provo a fare una summa delle cose buone food&wine che non vorrei mancassero sulla mia tavola di Natale. Sono elencate in modo casuale, mischiando vini e cibi così come mi sono venuti in mente e cercando proposte non banali, e di grande soddisfazione, con prezzi che partono anche da meno di 10 euro.

Cotechino: Saronni über alles, Motta allo champagne

Ambrogio Saronni e il suo cotechino Vaniglia conquistano anche i più scettici, anche chi non va pazzo per il cotechino e dopo una certa insistenza ad assaggiare “questo” finisce che tre fette non bastano e si cerca il bis. La speziatura intrigante, la qualità della carne, una ricetta collaudata dal 1936 in quel di Castelvetro Piacentino sono il segreto della magia che Saronni ci regala a ogni boccone. Potete ordinareanche al telefono (‭338/6547190‬, cotechino circa 12 euro al kg) e farvi spedire il tutto direttamente a casa (e pagare con bonifico), ma tenete monitorato, perché ogni tanto qualche ordine si perde nel caos natalizio (sì, è successo anche a me 😉 ).

L’alternativa valida è il cotechino allo champagne di Sergio Motta, il macellaio ristoratore più famoso della Lombardia e uno dei top d’Italia (v. Matteotti 8, Inzago, tel. 02.95.49.220; zampone, 14,80 € kg, cotechino allo champagne, 14,80 € al kg) assieme ai fratelli vicentini Gianpietro e Giorgio Damini che conducono ad Arzignano (v. Cadorna 31, tel. 0444.45.29.14; cotechino 11 € al kg), una macelleria gioiello con cotechini, zamponi e cappelli del prete “senza conservanti e poco speziati”, dicono.

Speck mon amourDici speck e pensi all’Alto Adige e invece chi ha preso fior fiore di premi nazionali per il suo speck che si scioglie in bocca è la macelleria Belli di Sopramonte, a due passi da Trento. Campioni anche nella luganega trentina e niente male nemmeno il cotechino (guardate qui i prodotti), a dire il vero, e nella foto qui sopra vedete un esperimenti ancora in fase di test: lo speck affinato nel Gonzalier della cantina Grigoletti, vino che – se amate i rossi – non può assolutamente mancare sulla vostra tavola di Natale. Uvaggiodi Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, è intenso, non troppo complesso, avvolgente come dovrebbe essere questo periodo dell’anno. E anche dal prezzo interessante: in enoteca costa circa 20 euro ma potete ordinarlo anche in cantina qui.

C’è pomodoro e pomodoro

E quello dell’abruzzese Ciro Flagella, scoperto al Merano Wine Festival 2017, davvero è sorprendente. Da mangiare da soli o in bruschetta, questi datterini naturalmente potreste usarli anche per creare sughi da capogiro, partendo da una materia prima davvero eccellente. La confezione da 660 ml costa 6,60 euro e la trovate anche qui. Ciro fa anche altre perle rosso (o giallo) pomodoro, dove l’artigianalità italiana trova la sua massima espressione: un concentrato di gusto e semplicità, tradizione e il sole della Puglia dove crescono i suoi pomodori.

Per chi ama i Rossi importanti

Dalla Basilicata con furore arriva Il Sigillo di Cantine del Notaio: il sigillo è un “marchio” destinato a garantire l’autenticità di un documento, come nel caso di questo vino,  Aglianico autentico al 100%  (45 euro, lo comprate qui)   vi saprà conquistare con le sue note di frutti di bosco in confettura, cioccolato e pepe nero. Il Seggio di Poggio al Tesoro, azienda toscana della regina dell’Amareno Allegrini, è un Bolgheri che non ti aspetti, un po’ meno snob e più verace:  croccante e fresco,  richiama i lamponi, le more e il ribes, seguiti da note speziate e da sfumature minerali. Elegante e setoso, ha un bell’equilibrio e costa 16,80 euro, qui.  Infine, Sagrantino. Lo sapete che ho un debole per questo vino, che ti accarezza e poi ti allontana, in un continuo gioco alla “Killing me softly” (il film, ve lo ricordate? Tutto giocato sulla duplice emozione della sensualità e della paura?). Il 25 anni di Arnaldo Caprai è perfetto con la neve, il camino accesso e i vostri pensieri, sulla vita, sul lavoro e sull’amore. Un brindisi perfetto (costa circa 50 euro, lo comprate qui)  anche per dire addio, magari al fantasma di chi vi ha baciato e poi è sparito nel nulla, facendovi sentire “worthless”.  Perché tra Natale e Capodanno si devono anche tirare le somme, bruciare le cose vecchie e preparasi per le nuove in arrivo (sperando che siano migliori 😉 ). Cheers.

Il Pinot Nero per eccellenza

Equilibrio, eleganza e carattere il tutto volto a dare sensazioni che sono uniche e da ricordare. Questo è un vino mitico per i veri intenditori, anche nel prezzo. Lo trovate qui.  

In alternativa, assaggiate il Pinot Nero di tenuta Hofstätter, forse più nota per il suo Gewürztraminer (un’istituzione): i suoi Pinot Nero seguono le orme francesi con personalità e stile (22 euro, lo trovate qui).

L’ostrica regina

È quella di David Hervé e non ne potrete più fare a meno. La mia preferita è la Idéal che vedete qui sopra in foto e che guarda caso è anche protagonista di due cofanetto di Natale in edizione limitata di 500 pezzi ( da 24,50 euro, 18 ostriche) che potete ordinare online direttamente sul sito di Hervé qui dove troverete tutta la gamma delle sue pregiate ostriche a prezzi davvero interessanti.

Caviale? Made in Italy, ovvio!

Non è russo, non viene dal Nord Europa e non arriva nemmeno da una città sul mare: il caviale più venduto nel mondo è italiano. Viene prodotto a Calvisano (Brescia. Le acque dove oggi vengono allevati gli storioni in vasca provengono dalle falde del Monte Maniva) e a Cossolnovo (Pavia) da Agroittica Lombarda, un’azienda che copre il 20% della richiesta mondiale ed esporta in 14 paesi oltre che in Russia con i due marchi Calvisius e Ars Italica Calvisius.

Il tempo oltre alla tipologia di storione e alla qualità delle acque, fanno la differenza. In media, infatti, le uova sino pronte dopo almeno 9-11 anni. Calvisius Tradition classic, Royal, ed Elite si ottengono dallo storione bianco, le uova sono di grandi dimensioni (da 2.9 a 3.4 millimetri) e occorrono mediamente 11 anni di attesa per far sì che le uova raggiungano la massima maturazione. I caviali Ars Italica Calvisius Oscietra Classic, Royal, Imperial si ricavano invece dallo storione russo. Le uova sono di grandi dimensioni (da 2,7 a  3,2 millimetri) e anche in questo caso bisogna aspettare dai 9 agli 11 anni. Il Calvisius Beluga proviene dallo storione Huso huso, è la qualità più pregiata e più famosa, con uova superiori ai 3 millimetri e servono 20 anni di attesa. Una delle due novità si chiama Calvisius Siberian: si ottiene dallo storione siberiano, le dimensioni variano con l’età (tra i 2,2 e i 2,7 millimetri) dell’animale e per ottenerlo servono circa 8 anni. Infine Ars italica Calvisius Da Vinci è un caviale prodotto nel Parco del Ticino, ottenuto dalla specie autoctona italiana storione cobice. Le uova sono caratterizzate da dimensioni medie (circa 2,4 millimetri) e il tempo di attesa è di 10 anni. I prezzi naturalmente non sono per tutte le tasche e li trovate qui.  

Una poesia di prosciutto

Il prosciutto Nonno Moro viene ricavato esclusivamente da suini pesanti allevati in Umbria dal peso vivo medio di 180 kg. Con un’accurata selezione, vengono individuati i prosciutti che verranno numerati ed andranno a comporre una produzione strettamente artigianale quantitativamente non costante, stagionata per circa 22-24 mesi. Il risultato è un prosciutto che è poesia pura, dal profumo delicato e inebriante con un sapore intenso, dolce, che si scioglie in bocca.

Me ne sono innamorata alla prima fetta. Lo trovate qui.

Barolo&Brunello

Che dire di questi due vini che sono due istituzioni dell’enologia nazionale? Nulla, se non che qui andate sul sicuro, ma solo se a tavola con voi sono seduti intenditori in grado di apprezzare vini di questo calibro.

White Winegasm

Attenzione. Questo è un vino che crea dipendenza, che te ne ricordi con nostalgia quando vaghi per la città in cerca di un’enoteca che lo abbia tra le sue referenze, quando lo cerchi nella carta dei vini dei ristoranti e non ne trovi traccia… Così sospiri e scegli altro. Ma lui, il Loibner GV di Weingut Knoll è unico, tentatore come quella mela nell’Eden. Regalatelo, regalatevelo.

Il burro naturale (dolce) di Isigny 

E’ l’unico burro al mondo ad avere ottenuto una certificazione di origine e appena lo assaggerete capirete perché. Si ottiene dalla crema di latte di vacca prodotto nel Bessin e nel Contentin, zona francese nella bassa Normandia. Le vacche da latte utilizzate vengono tenute al pascolo per un periodo minimo di sette mesi all’anno. In seguito alla mungitura il latte viene raccolto tra le 24 e le 48 ore dopo, riscaldato a 40°C e scremato. Dopodiché la crema viene mescolata in tini con il 3/3,5% di fermenti lattici acidificanti e aromatizzanti. Il colore di questo burro è giallo, comunemente definito “bottone d’oro”, facilmente spalmabile con una consistenza omogenea quasi spumosa ed un inimitabile gusto vellutato. Lo comprate qui. 

Tre Champagne fuori dal comune

Farei presto a dirvi Krug, Ruinart, Salon, Grande Dame di Veuve Clicquot, P2 Dom Perignon… La sfida è trovare qualcosa di meno noto ma di simile classe. E qui ve ne presento tre che – spero – non vi deluderanno. Platine di Nicolas Maillart è un Brut 70% Pinot Nero di grande eleganza, etereo, con un tocco di spezie e un carattere citrico che conferisce grande piacevolezza. Un bellissimo champagne a circa 40 euro.  Il Blanc de Craie di Henri Giraud è un blanc de blanc, 100% Chardonnay,  che riposa per un anno in vasche di acciaio inox, ed è aggiunto di un 10% di vino di riserva maturato in botti di rovere di Argonne per un anno. È estremamente sapido e minerale, fresco e con sentori di agrumi, frutta gialla e fiori bianchi. Costa circa 60 euro.  Infine, il più noto della triade, Jacquesson 740, 50 euro per un’effervescenza setosa e finissima con sentori di frutta secca e candita e una piacevolissima base agrumata. Bisogna solo non fare caso   a quel numero che per noi italiani fa tanto dichiarazione dei redditi… 😉

Gli affinati al Fiano, Greco e Falanghina Carmasciando è un’azienda agricola campana nata dall’idea di Angelo Nudo in collaborazione con Feudi di San Gregorio e un gruppo di giovani professionisti intenzionati a produrre formaggi di pecora di grande qualità controllando tutta la filiera: Carmasciando infatti alleva, produce e affina. Interessanti la selezione “Emozioni” con affinamenti in varie tipologie di vino come Fiano, Falanghina, Greco di Tufo e Aglianico. Curiose le Bollicine di mucca e Bollicine di pecora, così come la saporitissima Toma conciata, equilibrata e indimenticabile. I formaggi di Carmasciando li trovate qui.

San Leonardo, il SuperRed made in Trentino

San Leonardo è uno dei quattro vini più premiati dalle guide enologiche italiane, un’istituzione tra i rossi d’haute couture, di gran classe e gran stoffa, ma non scontato seppur rientri tra i grandi vini d’Italia. Costa tra i 50 e i 70 euro, lo trovate anche qui. 

Due Rossi per tutti

Bergamo Vini è una realtà di Motta di Livenza i cui vini sono una scoperta in termini di piacevolezza: io non faccio parte degli enosnob e i vini “furbi”, quelli che strizzano l’occhio al consumatore non troppo intellettuale, mi piacciono se ben fatti come questo Tefa’, blend di Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc da uve leggermente appassite e con un periodo di affinamento in botte, impercettibile al gusto. Il risultato è un vino morbido, “ciliegioso”, pieno ma non troppo prepotente. Che metterà d’accordo tutti, anche la fidanzatina di vostro figlio che preferisce solitamente il Prosecco. Costa 15 euro e lo comprate qui. 

Ed è un bell’esempio di vino ammiccante, ma con stoffa, anche l’Igt Rosso Toscana L’attesa della cantinaLe Bretille a Montepulciano. Uvaggio Sangiovese 65%, Merlot 20%, Colorino 10%, Ciliegiolo 5%, evolve per 12 mesi in piccole botti di rovere e affina 1 anno in bottiglia. Il retro etichetta recita così: Si dice che un uomo possa aspettare tre ore che un pesce abbocchi ma che non riesca ad aspettare un quarto d’ora perché la propria donna si vesta (Anonimo). Bevendo questo Rosso IGT Toscana è facile capire come dietro ogni attesa si nasconda una promessa. Siete impazienti di sapere se l’attesa è all’altezza delle vostre aspettative? Costa 10 euro e lo comprate qui. 

Il Re del Moscato

È lui, il Vite Vecchia di Ca’ d’Gal, frutto della caparbietà di Alessandro Boido e della sua volontà di creare un Moscato come quello che un tempo faceva suo padre: forte di vigneti vecchi 60 anni e della tecnica della surmaturazione, Alessandro crea un Moscato capace di invecchiare addirittura oltre i 10 anni. Lui poi, è una forza della natura, è un sognatore e un testardo. Andatelo a trovare e fermatevi a pranzo nel suo agriturismo a Santo Stefano Belbo (patria di Cesare Pavese), non ve ne pentirete. In alternativa, lo comprate anche online qui, costa 40 euro, quasi dieci volte in più di qualsiasi Moscato d’Asti, ma dopo che l’avrete bevuto capirete perché.

La sapida seduzione dell’Albariño

Sa di litchi, di lime e anche un po’ di frutta tropicale ma in un contesto di sapidità quasi perfetta, chiusa in un corpo medio che dà soddisfazioni insperate. Perfetto con qualsiasi piatto di pesce e anche con carni bianche. L’Albariño,vino della Galicia, Spagna, segnatevelo, sarà uno dei prossimi vini bianchi più di moda nel mondo. Parola di chi ne assaggia svariate decine ogni anno, senza mai essere delusa, specie dalle versioni non barricate. Quanto costa? Pulpo costa 7,80 euro… In Italia neanche l’ombra, ma online lo comprate qui. 

La Spagna in tavola

Dopo l’Albariño, proseguo con la mia ode ai vini spagnoli con questi altri due esempi di veri fuoriclasse. Mauro è un blend di Tempranillo e Syrah, speziato potente ed elegante, con sentori di frutta rossa e nera e note di latte, è prodotto  da Bodegas Mauro, cantina fondata in Castilla – León da quel Mariano García che è un nome sacro all’ interno del panorama vitivinicolo spagnolo: responsabile tecnico di Bodegas Vega Sicilia per ben 30 anni, fino al 1998, anno in cui decide di dedicarsi completamente ai suoi progetti personali. Un must have. Costa 25 euro e lo comprate qui. 

Lalama, invece, è un Ribera Sacra di Dominio do Bibei, in cui troverete ribes, lamponi e ciliegie, maturi e dolci, spunti floreali e vegetali oltre a un evidente carattere minerale, una sfumatura agrumata e anche un delicato aroma di caffè. Una chicca dall’ottimo rapporto qualità/prezzo: costa 15 euro e lo comprate qui. 

Tre bolle d’Italia, per non sbagliare

Del Perlé Zero di Cantine Ferrari e della nuova Annamaria Clementi Ca’ del Bosco ve ne ho già parlato qui e qui.  Per gli amanti del Rosé invece vi consiglio quello di Barone Pizzini, con le sue note di sottobosco come ribes e cassis, e piacevoli sentori di rosa. E’ stato anche campione del mondo, ed è bio al 100% (costa 25 euro e lo trovate qui).

Altre cose utili…
FoodSaver è il sistema di sottovuoto che permette di conservare il cibo avanzato dalle Feste fino a 5 volte più a lungo. Mai più cibo sprecato, quindi, nemmeno a Natale e dopo il Cenone di San Silvestro. Ha dimensioni ridotte, per un ingombro minimo sul piano di lavoro, ed è dotato della modalità “solo sigillatura”, per creare sacchetti della dimensione desiderata, e della modalità umido/asciutto, per mettere sottovuoto anche cibi particolarmente umidi. Il vano porta rotolo e la taglierina integrata, poi, consentono di avere tutto a portata di mano. Prezzo suggerito al pubblico: 149,90 euro

0

Sex and the Wine | 1 | Venere e Bacco

by venerdì, dicembre 8, 2017

Quella sera, dopo che Luca se ne fu andato e io avevo finito controvoglia l’articolo che dovevo spedire al giornale, andai in cucina e decisi di stappare una delle bottiglie che conservavo per “le occasioni speciali”, quelle, cioè, che alla fine non arrivano mai.

Guardai la mia piccola riserva di vini e scelsi: Vino Santo Cantina di Toblino 1995. Aprii il frigo e tirai fuori il gorgonzola che era avanzato dall’ultima cena tra amici di qualche sera pri- ma, lo misi su un piatto e ci feci scivolare sopra un po’ di miele di tarassaco, quello della linea Quintessenza di Thun: una sorta di “cru”, mi aveva spiegato il proprietario dell’azienda che aveva insistito perché provassi il suo miele, ricavato raccogliendo, in melari vergini, il nettare che le api bottinano al momento in cui la fioritura è al proprio culmine. In questo modo il miele – che nel periodo d’inizio fioritura o di fine fioritura risulta “contaminato” da modestissime percentuali di altri nettari – raggiunge un’integrità al limite massimo dell’ottenibile. Perfetto: quel Vino Santo, con quel gorgonzola e quel miele erano un abbinamento perfetto. E non solo perché non avevo ancora cenato. Decisi di andare sul divano e proseguire lì il mio spuntino notturno. Iniziai a pensare.

C’era una nuova generazione di donne che avevano un rap- porto del tutto speciale con il vino. Le wine lover, le appassionate di vino. Anch’io ero una di queste. Per me e per loro un bicchiere di rosso, bianco o bollicine non era solo un piacere, ma anche un modo di esprimersi, alla stessa stregua di un ve- stito, un rossetto, uno smalto, un paio di scarpe. Un giorno hai voglia di un trucco acqua e sapone, di stare in jeans e t-shirt e di bere un Sauvignon Blanc del Sudafrica. Un altro giorno ti svegli che ti senti una femme fatale e, insieme alle tue Gucci da capo- giro, hai voglia anche di un aperitivo glamour a base di Lau- rent-Perrier. Per le wine lover il vino è sensualità, malizia, ma anche una serata tra amiche oppure da sole a casa in compagnia di un buon libro o di una puntata di Sex and the city. Il vino per le donne ha lo stesso valore di una canzone, di una candela accesa, di una poesia, di quella lingerie comperata apposta per il primo appuntamento, della goccia di profumo messa maliziosamente sul collo. È libertà, è un caleidoscopio in cui ognuno di noi può trovare la sua dimensione ideale, la sfumatura che gli mancava, l’emozione che cercava. Come un’opera d’arte, il vino per le wine lover non può essere contenuto univocamente in un’unica descrizione: al di là delle caratteristiche tecniche – uvaggio, grado alcolico, tecnica di produzione, terroir – una bottiglia può dare a ognuno una sensazione diversa, diversa per ogni persona, per ogni abbinamento gastronomico, per ogni situazione ed occasione in cui viene stappata. Anche per questo il vino è memoria.

Un’accoppiata pericolosa, quella di Venere e Bacco, e il mondo maschile se ne era accorto presto.

Scarta il tuo secondo regalo:
Leggi il nuovo capitolo di Sex and the Wine il 15 dicembre 2017, ore 18.

Tutti i diritti riservati.
Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro, senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti e dell’editore.
Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone e cose realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale e frutto della fantasia dell’autore.

 

Scopri il sequel di Sex and the Wine… il nuovo romanzo Tutta colpa di un Ruinart Rosé


Scegli il tuo bookstore preferito e acquista

0

Il pranzo di Natale? E’ già pronto

by giovedì, dicembre 7, 2017

Diciamo che non siete proprio delle cuoche o dei cuochi provetti e i cenoni e i pranzi di Natale e Capodanno vi mettono ansia? No panic, se non siete dei prevenuti sui surgelati quest’anno in vostro soccorso arriva Bofrost con un catalogo di proposte speciali per i menu di Natale e Capodanno.

Che siano grandi classici tradizionali o novità gourmetbasi da arricchire con la propria fantasia o piatti ricettati pronti da portare in tavola, tutti hanno in comune materie prime di alta qualità e facilità di preparazione, perché surgelati, solo da cuocere o riscaldare seguendo semplici indicazioni. Un menu completo che arriva direttamente a casa, con un click o una telefonata (basta chiamare il numero 803030 o collegarsi a www.bofrost.it).

Sono più di cinquanta i prodotti del catalogo: dai tortelli agli scampi e alla lasagna con brasato al Barolo; la carne sous-vide, cioè cotta sottovuoto a bassa temperatura (bovino al timo, vitello al rosmarino, cervo al pepe); i tortelli agli scampi e la faraona farcita; le cozze gratinate alla siciliana e la padellata di radicchio rosso all’aceto balsamico; le dolci stelline, le mini delizie al torroncino, la torta gelato al panettone o la nuova ice-confiserie, creazioni di gelato alla vaniglia e al cacao ricoperte di cacao e zucchero bruno in quattro forme natalizie.

 

0

Il “pizzaiuolo” napoletano Patrimonio dell’Umanità

by giovedì, dicembre 7, 2017

L’Unesco ha iscritto l’”Arte del pizzaiuolo napoletano” nella lista degli elementi dichiarati Patrimonio dell’Umanità.

E’ la prima volta che l’Organizzazione delle Nazioni Unite riconosce quale patrimonio culturale immateriale dell’umanità un mestiere legato alla preparazione e alla somministrazione di un cibo della tradizione culinaria italiana, confermando come la ristorazione sia una delle più alte espressioni culturali del nostro Paese.

La pizza è un prodotto identificativo dell’Italia, famoso in tutto il mondo – ha dichiarato Aldo Mario Cursano Vice Presidente Vicario di Fipe – che oggi finalmente viene riconosciuto patrimonio universale, con la consapevolezza che la cucina italiana in tutte le sue manifestazioni è unica ed imitabile, sia per le materie prime che per la professionalità. Oggi questa unicità, tante volte imitata, banalizzata in giro per il mondo, viene riconosciuta come un patrimonio da salvaguardare e che identifica la storia e la cultura di un popolo, quello italiano”.

Oltre 25.000 pizzerie con servizio, 150.000 addetti e un volume d’affari di oltre 6 miliardi di euro11,80€ lo scontrino medio. La pizza è il prodotto per tutte le occasioni, si va dalla colazione del mattino, passando per il pranzo e spuntini fino ad arrivare alla cena dove è in cima alla classifica dei piatti scelti. 2,6 milioni hanno cenato fuori casa almeno tre volte alla settimana optando prevalentemente per le pizzerie, con una spesa di 21,20 euro.

0

Quello che non sai sullo sgombro

by giovedì, dicembre 7, 2017

Già lodato da Plinio nel 78 d.C. nel suo “Historia naturalis”, lo sgombro ha una serie di virtù forse non poi così tanto conosciute. A partire dal fatto che nella sua versione in scatola conserva intatte tutte le proprietà nutritive del pesce fresco, con tutti i benefici che ne conseguono per il cuore e il colesterolo alto.

L’apporto di proteine, di alto valore biologico, è di 19,3 per ogni 100 g. Non sono presenti carboidrati e i grassi ammontano a 11,1 g, ma si tratta di grassi buoni, composti da omega 3, protettivi nei confronti del cuore e dei vasi sanguigni. Inoltre, contribuiscono a ridurre il colesterolo totale, aumentando il colesterolo buono HDL e riducendo l’LDL, colesterolo cattivo. E’ notevole anche l’apporto di calcio che è di 185 mg per 100 g di prodotto, tra i più ricchi tra i prodotti ittici. Importante è anche l’apporto nutrizionale dello sgombro all’olio di oliva. Parliamo di 237 kcal per 100 g, 16 g di grassi, di cui 12 g composti da acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi. Le proteine sono pari a 23,3 g. E sulla presenza di sale, parliamo di meno di 1 g, per un totale di meno di 400 mg di sodio.

Per tutte queste caratteristiche, lo sgombro è un prodotto in crescita, viene consumato regolarmente tutto l’anno, e i dati Gfk e IRI elaborati da ANCIT dimostrano che le vendite a volume di sgombro in conserva (salamoia e sott’olio) in Italia nel 2016 hanno superato le 8.500 tonnellate (+4,8% rispetto all’anno precedente) per un fatturato che supera i 100 milioni di euro.

I 5 MOTIVI PER NON RINUNCIARE ALLO SGOMBRO IN SCATOLA

1.E’ tra le varietà di pesce azzurro più ricche di Omega 3, calcio, ferro e vitamina D. E’ considerato un vero toccasana per la salute e un alimento versatile in cucina. Ideale per la cena natalizia o da consumare regolarmente tutto l’anno.

2.Si presta a diversi usi in cucina. Buono gustato solo con un filo di olio e prezzemolo, quando si ha poco tempo, perché le sue carni sono molto saporite. Oppure prefetto in ricette più elaborate, conciliando gusto, salute e risparmio. E’ molto apprezzato dagli chef.

3.Piace molto a bambini e anziani perché non presenta squame e ha pochissime spine. Contribuisce allo sviluppo nervoso e oculare, alla strutturazione delle membrane cellulari, al mantenimento dei parametri metabolici come la pressione arteriosa e i trigliceridi nel sangue. In scatola conserva tutte le sue proprietà nutritive e la versione sott’olio, la più amata dai piccoli, facilita la strutturazione di una dieta equilibrata.

4.E’ in grado di fornire una cospicua percentuale di proteine, fonte di energia per la muscolatura, diventando alimento ideale anche nella dieta degli sportivi. Inoltre, i grassi dello sgombro sono i migliori alleati per l’apparato cardiocircolatorio poiché “puliscono” le arterie e riducono i livelli di colesterolo LDL nel sangue. Le proteine sono ricche di amminoacidi essenziali e si avvalgono di un maggior potere saziante prestandosi particolarmente alle diete ipocaloriche dimagranti.

5. E’ tra i prodotti ittici più ricchi di vitamina D e calcio, necessari per la crescita scheletrica e il mantenimento del tessuto osseo. E la presenza di vitamina B e iodio assicurano il mantenimento in salute della ghiandola tiroide, deputata alla regolazione del meta bolismo corporeo.

0

Romagna Wine Festival, da domani al 9 dicembre a Cesena

by mercoledì, dicembre 6, 2017

La Romagna del vino e del cibo di qualità si dà appuntamento a Cesena per la V edizione del Romagna Wine Festival, una tre giorni dedicata a gastronauti, vignaioli, giornalisti, winelover, degustatori e appassionati del buon vivere.

  Dal 7 al 9 dicembre il cuore storico della città malatestiana si trasforma in una grande arena del gusto, dove il Romagna Sangiovese e gli altri vini del territorio duettano con i prodotti della gastronomia locale e con tanti ospiti eccellenti provenienti da altre regioni del Belpaese.

ANTEPRIMA – Si comincia giovedì 7 dicembre alle 18.00 con l‘Aperid’hoc alla Libreria Giunti con appuntamenti a sorpresa fra vino e cultura. Poi alle 20,30 al rinnovato Foro Annonario, in Piazza del Popolo, esplosione di Bollicine di Montagna con un laboratorio del gusto  dedicato alle  migliori etichette del Trento Doc. La degustazione, aperta a 50 appassionati (25 euro solo su prenotazione),  sarà guidata da Annalisa Barison sommelier degustatore, presidente Ais Emilia, sempre ai primi posti nei concorsi nazionali e internazionali come Ambasciatore delle bollicine, con particolare attenzione allo Champagne. In degustazione il meglio delle bollicine metodo classico trentine con etichette tutte millesimate dal pedigree ineccepibile.

Archiviata l’anteprima, la manifestazione entra nel vivo il venerdì 8 e il sabato 9 con convegni, conferenze, momenti di intrattenimento fra vino e cultura, degustazioni, laboratori del gusto, disfide enologiche fra territori. Tanti i “centri di gravità” del Wine Festival 2017 che coinvolgono tutto il centro storico di Cesena.

LE DEGUSTAZIONI – Teatro delle degustazioni del venerdì (a partire dalle 17,30, costo € 12) è ancora il Foro Annonario, dove, fra allestimenti e scenografie ‘eco’ realizzate  con imballaggi di legno, l’Associazione Italiana Sommelier presenta l’ultima vendemmia  dei vini simbolo della Romagna,  in un simpatico gioco ‘en primeur’ in cui il Romagna Sangiovese Doc e l’Albana Docg anno 2017,  ancora in ‘vasca’, vengono serviti da grandi decanter e raccontati ai winelover dai sommelier e dai vigneron romagnoli. In abbinamento al vino piccoli assaggi di salumi e formaggi romagnoli e della grassa tradizione emiliana. Nella platea e sul palcoscenico del Verdi sono invece organizzate le degustazioni principali del sabato (dalle 16.00, costo € 18). Centinaia le etichette in assaggio libero a cura dei produttori e dei sommelier Ais. Fra i vini in degustazione il completo portafoglio enologico della Romagna, Sangiovese e Albana in testa a festeggiare i prestigiosi compleanni (cinquant’anni di Doc il primo e 30 di Docg la seconda). Ad accompagnare i calici del territorio numerose etichette da altre regioni italiane, dalla Toscana soprattutto, con i cugini dei territori del Chianti e del Morellino, ma anche i freschi e taglienti bianchi dell’Altoadige e allegre esplosioni di bollicine.  Il tutto abbinato a sfiziosi assaggi di  prodotti del territorio, preparatati e serviti dai giovani allievi, futuri chef e camerieri, dell’Istituto Alberghiero pellegrino Artusi di Forlimpopoli. Tra i prodotti in degustazione, squacquerone di Romagna Dop, bucciato e ricotta al sale di Cervia della Centrale del Latte di Cesena, i gustosi salumi di Del Vecchio, l’immancabile Mortadella di Bologna Igp, sposa perfetta di ogni assaggio, il pane e le focacce della tradizione di Re di Pane. Concludono in dolcezza le degustazioni i gelati gourmet proposti da Babbi.

Al Verdi ci sarà anche il tempo di premiare il vincitore del Romagna Wine Contest, le cui foto saranno esposte nelle vetrine dei negozi del centro storico, che con originalità ha immortalato la vendemmia e le colline cesenati nel mese di ottobre.

CONFERENZE E CONVEGNI – Dedicata al rapporto fra vino e cinema e aperta al pubblico degli appassionati, ‘Cinema e Vino, una trama lunga un brindisi’, la conferenza del pomeriggio di venerdì (ore 16.00) alla Biblioteca Malatestina, animata dal saggista e studioso di Cinema Miro Gori e dal Presidente di Riccione Teatri Daniele Gualdi. Appuntamento per gli addetti ai lavori invece il sabato (a partire dalle ore 15 sempre alla Malatestiana) con il convegno principale del Festival ‘Dal Mio al Bio: Vino e sostenibilità, in vigna, in cantina, nel portafogli’ che cercherà di fare il punto con enologi ed esperti di settore sull’arcipelago della sostenibilità, ormai considerata parola d’ordine mondiale, anche nel settore vino. Nel corso del convegno sarà consegnato anche il Premio Profeta in Patria assegnato, come ogni anno, ad un romagnolo illustre che ha incarichi e visibilità nel mondo del vino a livello nazionale.

FRA ARTE E VINO Proseguendo il filone della cultura quest’anno il RWF si arricchisce di un grande protagonista, lo scultore cesenate Leonardo Lucchi che per l’occasione ha deciso di aprire il suo atelier in Piazza del Popolo, per raccontare il suo rapporto artistico con la terra e il vino che sarà seguito da un momento di degustazione curato dai sommelier di Ais. Poi tutti al foro Annonario per ammirare ‘Il Vignaiolo’, magnifica installazione in bronzo a grandezza naturale che l’artista ha deciso di mettere ‘a guardia’ delle degustazioni al Foro durante il Wine Festival e che rimarrà in esposizione fino al 6 gennaio.

DERBY DEL SANGIOVESE  – Anche quest’anno il Wine Festival propone la sua disfida attraverso il Derby del Sangiovese, che quest’anno vede il confronto fra i territori della Romagna giudicati da una giuria tecnica e dagli assaggi ‘popolari’. In disfida il Romagna sangiovese Superiore 2016 dei sei territori romagnoli: Riminese, Cesenate, Faentino, Forlivese, Ravennate, Imolese. Come sempre ad aggiudicarsi il Premio Rilegno, un manufatto creato con stecche di barrique, realizzato ed inciso da Laser Service di Cesena, sarà una terna di vini di più territori. Il Premio è simbolicamente intitolato al consorzio nazionale Rilegno che in Italia ricicla legno e sughero ed esempio di sostenibilità ambientale così come lo vuole essere il Romagna Wine Festival.

I PACCHETTI  – E per chi volesse gustare pienamente tutte le giornate del festival,  in sinergia con l’ufficio turistico comunale sono  stati creati appositi pacchetti che prevedono un soggiorno a prezzi agevolati, sconti per degustazioni ed eventi e visite guidate gratuite nei musei della città (info: www.comune.cesena.fc.it/cesenaturismo).

 

I PARTNER  – Organizzato dall’Associazione Italiana Sommelier Romagna, Agenzia PrimaPagina e Consorzio Produttori Olio e Vino di Cesena, in collaborazione con la Madia Travel Food e il Consorzio Vini di Romagna, il Festival è Patrocinato del Comune di Cesena, della camera di Commercio Fc,  della Regione Emilia Romagna e il contributo di Zona A.

Molti anche gli attori del territori che hanno collaborato per rendere possibile la manifestazione cominciando da AXA Assicurazioni che ha in portafogli soluzioni pensate per gli specialisti del settore con particolare attenzione alla vitivinicoltura e al settore caseario, il Credito Cooperativo Romagnolo e Confcooperative Forlì-Cesena. E ancora la Ferri Ford che fornirà le vetture di cortesia per il festival Saida, Tecno Pì, Agrimacchine Rubicone e Sun Ice che fornirà anche il ghiaccio per le degustazioni del Foro Annonario.

0