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Insalata di trota

by venerdì, maggio 26, 2017

Stefano Baiocco è lo chef due Stelle Michelin di Villa Feltrinelli a Gargnano, un sfarzoso hotel rimesso in sesto dal magnate americano del lusso Bob Burns dopo decenni di abbandono, seguiti al periodo in cui vi dimorò Benito Mussolini, che scelse la Villa per trascorrere gli ultimi 16 mesi della sua vita.

Qui di seguito una ricetta, sicuramente non per tutti, attinta dai suoi menu per Fish&Chef, la manifestazione che porta sul lago di Garda chef star pronti a cimentarsi con gli ingredienti locali a partire dal pesce lacustre.

L’INSALATA DI TROTA
con avocado e mela verde, guanciale di maiale e quinoa soffiata

Trota marinata:
1 trota salmonata del peso di 3 kg circa, 2 kg sale grosso marino, 1 kg zucchero di canna, 50 gr bacche di ginepro, 50 gr pepe rosa, la buccia di 3 lime.
Sfilettare la trota con cura, togliere la pelle, spinarla e dividere la pancia dal filetto, facendo attenzione ad eliminare le parti più scure situate lungo la lisca del pesce. Marinare il pesce per 3 ore coperto con il mix di sale, zucchero ed aromi. Risciacquare sotto acqua corrente, asciugare con un canovaccio pulito.

Avocado:
1 avocado maturo
Pulire l’avocado e con l’aiuto di un pelapatate ricavare delle lamine di 2 mm.

Zucchina:
1 zucchina novella di media grandezza
Laminare con una mandolina giapponese la zucchina (3 mm), sbollentare per 10 secondi le lamine in acqua bollente salata (2% del peso) e raffreddare immediatamente in acqua e ghiaccio.

Cetriolo:
1 cetriolo di media grandezza con pochi semi.
Pelare il cetriolo e laminarlo con una mandolina giapponese (2 mm).

Ravanello:
2 ravanelli di media grandezza
Laminare ciascun ravanello con una mandolina giapponese (1 mm). Recuperare solo le lamine centrali con il ciuffo verde.

Champignons de Paris:
2 champignons de Paris di media grandezza, freschi e croccanti
Laminare i funghi con una mandolina giapponese (2 mm). Recuperare dei cerchi di 2 cm con l’aiuto di un coppapasta.

Mela verde:
1 mela Granny Smith
Tagliare la mela in 4 spicchi. Laminarne due con una mandolina giapponese (2 mm) e ricavare dei riccioli. Con i restanti spicchi ricavare invece delle batonette più spesse (3 mm)

Quinoa soffiata:
150 gr quinoa gialla
Sobbollire per 15 minuti la quinoa in acqua leggermente salata (2% del peso), togliere dal fuoco e lasciare gonfiare la quinoa per altri 5 minuti. Scolare bene e lasciare essiccare a 50°C. Soffiare la quinoa friggendola rapidamente in olio di semi (200°C). Asciugarla a 50°C sino a che non abbia perso tutto l’olio in eccesso.

Guanciale di maiale:
Tagliare una fetta di guanciale di 6 mm all’affettatrice. Ricavare dei cubetti precisi.

Cipolline in agrodolce:
1 vasetto di cipolline Maggioline piccole
Tagliare ogni cipollina a metà nel senso della lunghezza. Recuperare solamente i due petali centrali, eliminando il cuore e la parte più esterna. Privare ogni petalo della pellicina e conservare nel proprio liquido.

Uova di trota in salamoia:
2 gr di uova di trota per porzione

Salsa ponzu:
100 gr di mirin, 100 gr di salsa soia, 100 gr succo limone fresco, 4 gr agar-agar
Portare a bollore il mirin con la salsa soia e la gelatina; lasciar stiepidire ed aggiungere il succo di limone, mescolare bene e lasciar raffreddare. Frullare con il minipimer ottenendo una crema liscia. Conservare in una tasca da pasticceria.

Erbe:
Oxalis ( oxalis acetosella ) , Cymbalaria muralis, fiori di dimorfoteca e tagete (tagetes patula)

Definizione del piatto:
Su una fondina disporre alla base cetrioli, avocado e zucchine arrotolati come a formare dei piccoli cilindri. Mettere all’interno alcune fettine di trota marinata, quindi i riccioli di mela verde, cubetti di guanciale, le uova di trota e le cipolline; degli “spuntoni” di salsa ponzu, continuare con le lamine di funghi e ravanelli. Versare “a pioggia” un cucchiaio di quinoa soffiata e terminare con le batonette di mela verde, le erbe ed i fiori.

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Fagottini di Bresaola ai tre colori

by giovedì, maggio 25, 2017

Bresaola Inedita” (www.bresaolainedita.it), la web app del Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina, nata da un summit di degustatori professionisti, chef, ristoratori, critici gastronomici, foodblogger e sommelier guidati dall’esperto Marco Chiapparini, per raccontare i mille volti di un salume magro ed eclettico, da interpretare in modo contemporaneo, con leggerezza, esotismo e sperimentazione.

Tre panel di degustatori hanno analizzato l’alimento in tutti i suoi aspetti, ricavandone un vademecum di dieci regole e 40 piatti alla portata di tutti, suddivisi per antipasti, primi, insalate e street food, tutti abbinati a un calice di vino. Qui di seguito una delle ricetta con i miei consigli enologici 😉

Fagottini di Bresaola ai tre colori

INGREDIENTI
Bresaola della Valtellina IGP
Caprino fresco
Mela
Peperoni grigliati

PREPARAZIONE
Tagliare la bresaola a fette. Grigliare i peperoni e tagliarli fini. Tagliare la mela a fettine sottili. Prendere le fette di bresaola, riempirle con la fettina di mela, il peperone e il caprino e chiudere a fagottino.

Wine Pairing: Verdicchio dei Castelli di Jesi riserva DOCG Villa Bucci, prezzo a partire dai 15 euro

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Ti sei mai chiesto da dove viene il caffè?

by martedì, maggio 23, 2017

C’è una nuova tendenza nel caffè e si chiama monorigine, un piccolo boom che coincide con l’espansione dei nuovi strumenti per l’estrazione del caffè.

Complice di questa tendenza è il mondo cosiddetto “del fuori casa” fatto da clienti sempre più sofisticati che iniziano a volerne sapere di più anche sul caffè espresso, uno dei più forti simboli del made in Italy insieme a pasta, pizza e vino. Ma del caffè, poco si sa, in primis sulla sua provenienza. A casa come al bar, infatti, ci hanno sempre proposto le miscele, che solitamente non dichiarano la provenienza. Non ci avete mai fatto caso, vero? Nemmeno io.

La monorigine, invece, è un caffè di cui si dichiara sempre e necessariamente il Paese d’origine: un passo avanti fondamentale rispetto alle confezioni “mute” della miscela. Esistono tre livelli di identificazione e provenienza: i caffè monorigine, i caffè di piantagione e gli specialty (solo Arabica), quest’ultimi definiti dalla Scaa – Specialty coffee association of America – in base a un preciso standard: sono tali i caffè che ottengono un punteggio da 80 a 100.

Ma queste tre categorie da sole non sono garanzia di eccellenza, perché il caffè va poi lavorato bene. Sono validi due tipi di procedura: a secco e in umido. Il tipo di procedura utilizzato dipende dal contenuto di acqua e dalle esigenze qualitative. Tuttavia, prima di tutto si rimuovono la pellicola esterna, il pergamino e possibilmente anche la membrana argentea, nonché l’acqua, in modo che resti il solo seme pulito e asciutto. Il metodo di lavorazione più antico, “a secco”, prevede l’essiccatura delle ciliegie di caffè finché i semi interni si possono estrarre senza essere danneggiati. Le drupe, possibilmente giunte allo stesso grado di maturazione, sono adagiate su superfici asciutte in cemento o su selciati e girate in continuazione perché non marciscano. La fase di essiccazione dura dalle tre alle cinque settimane. Il giusto grado di essicazione della ciliegia è acquisito quando scuotendola il chicco interno fuoriesce.

Nel caso di caffè “lavato”, le drupe fresche e mature sono separate dalla polpa e dalle impurità manualmente oppure meccanicamente, quindi vengono tolti i resti della polpa, in modo che il chicco non venga danneggiato e sia ancora avvolto nel pergamino. Infine, il caffè subisce un’ulteriore selezione in canali di lavaggio per poi essere setacciati e confluiti in contenitori di fermentazione, a seguito della quale si rimuovono altri resti. Al lavaggio, segue l’essiccazione.

Le differenze di gusto tra i chicchi non lavati e quelli lavati emergono solo dopo il processo di tostatura: la lavorazione a secco presenta, infatti, un sapore più dolce, dato che lo zucchero transita dalla polpa all’interno del chicco per osmosi. Ecco perché questo tipo di lavorazione si addice in modo particolare alla preparazione del caffè per espresso. Invece il chicco lavato è più fruttato.

Il caffè crudo così ottenuto verrà successivamente selezionato per essere indirizzato alla decaffeinizzazione o passare direttamente alla torrefazione.

Il caffè può essere decaffeinato secondo diverse modalità: attualmente le tecniche più utilizzate sono la decaffeinizzazione ad acqua e quella a CO2 supercritica (più costosa). La prima comporta il passaggio dei chicchi di caffè crudo in vasche di acqua, dove sono presenti filtri a carboni attivi. L’acqua come solvente estrae la caffeina, permettendo di ottenere un caffè estremamente leggero, anche se non del tutto privo di caffeina.

Una volta ottenuto, il caffè, decaffeinato o meno, dev’essere torrefatto, ovvero i semi vengono cotti a temperature tra i 200 e i 240 °C. In questo momento si concentrato i centinai di aromi che poi si possono ritrovare in una tazzina al bar. In questa fase il chicco subisce una serie di modifiche, le principali sono la perdita di peso, dovuta all’evaporazione dell’acqua e di alcune sostanze volatili; aumento del volume rispetto al prodotto crudo; la formazione di una colorazione bruno-nerastra, dovuta alla carbonizzazione della cellulosa ed alla caramellizzazione degli zuccheri; la comparsa, sulla superficie dei chicchi, di un olio brunastro (il caffeone), che determina il caratteristico aroma; infine, una leggera perdita di caffeina dovuta al calore.

Il caffè si può conservare in ambiente atmosferico, per esempio in un normale sacchetto, ma l’aroma si disperde facilmente dopo due settimane; oppure con azoto, processo che assicura al prodotto alcuni anni di durata.

Le fasi per garantire al consumatore un ottimo caffè non sono ancora finite. Ci credereste? È un percorso lungo ed estremamente attento quello del caffè di qualità, l’ho imparato nel corso di un educational da Caffè del Caravaggio (chi sono lo scopri qui http://www.caffedelcaravaggio.it/it/chi-siamo.html ), realtà di Tenacta Group, azienda conosciuta soprattutto per il marchio di elettrodomestici Imetec. La parola d’ordine qui è eccellenza, per cui anche la conservazione del caffè in cialda ecologica e compostabile (formato scelto dall’azienda) viene fatta con azoto in bustine dai materiali selezionatissimi.

Perché la cialda e non la capsula? Per una scelta ecologica oltre che qualitativa. «Chi sceglie le capsule per distribuire il proprio caffè – afferma Marco Morgandi, business unit manager – lo fa sapendo di mantenere vivo un ciclo produttivo a base di plastica e alluminio non ecologico e assolutamente non necessario. Al contrario, le cialde standard ESE (Easy Serving Espresso) sono totalmente compostabili, ecologiche e hanno caratteristiche uniche che influiscono anche sulla qualità finale del prodotto. Garantiscono pienamente la regola dei 7 grammi di caffè per quanto riguarda la quantità per cialda e non disperdono alcun aroma (come purtroppo capita di leggere o sentire erroneamente in giro), in quanto sigillate ermeticamente in azoto. L’estrazione del caffè dalle cialde può avvenire a 92 gradi e 9,4 bar di pressione da parte di macchine professionali (come la nostra), mentre dalle capsule non è possibile estrarre il caffè in questo modo, che non è altro che il prerequisito standard per poter preparare il caffè espresso: chi vi vende il “vero espresso in capsula” sta barando sapendo di barare. Amanti del caffè, non abbiate più dubbi: il caffè distribuito in cialde è la scelta migliore e, per continuare a garantirvela, Caffè del Caravaggio le controlla e testa scrupolosamente ogni ora nei propri laboratori. Provate per credere… e non tornerete più indietro».

Approfondisci qui i caffè monorigine (link http://www.caffedelcaravaggio.it/it/i-caffe/le-monorigini.html )

Approfondisci le miscele (link http://www.caffedelcaravaggio.it/it/i-caffe/le-miscele-di-pura-arabica.html )

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Coregone gratinato sedano limone e prezzemolo

by venerdì, maggio 19, 2017

Dopo oltre dieci anni in ristoranti stellati, lo chef di origini friulane Andrea Costantini esprime oggi al Regio Patio di Garda (VR) la sua personale dimensione di cucina italiana contemporanea.

Fa parte del dream team d che anima le sponde el lago di Garda con la manifestazione Fish&Chef. Ecco una delle sue più interessanti ricette.

Coregone gratinato sedano limone e prezzemolo
Ingredienti per 4 persone
Filetto di coregone 4 pz
Cervella di vitello 1 pz
Sedano di Verona 1 pz
Limone in salamoia
Mollica di ciabatta
Prezzemolo
Levistico
Parmigiano grattugiato
Sale e pepe

Procedimento:
Pulire il sedano, tagliarlo a piccoli cubetti ,sbollentarlo velocemente in acqua bollente salata e farlo raffreddare rapidamente.
A parte bollire per 15 minuti la cervella di vitello in acqua salata , acidulata con aceto di vino e profumata con una foglia d’alloro e pepe in grani.
Farlo raffreddare nell’acqua di cottura, quindi tagliarlo a fettine e ricavarne dei dischetti regolari con l’aiuto di una coppa pasta.
Spezzettare la mollica di ciabatta a pezzettini regolari .
Tagliare a cubetti piccoli il limone salato e condirlo con olio extra vergine e prezzemolo tritato.
Condire il filetto di coregone con sale e pepe e arrostirlo velocemente in padella mantenendolo crudo all’interno.
Adagiarvi sopra 4-5 fettine di cervella di vitello, insaporire con una spolverata di parmigiano , coprire il tutto con la mollica di ciabatta ed infornare per 4-5 minuti a 200’c.
Presentazione:
Disporre una cucchiaiata di sedano sul piatto, condirlo con i cubetti di limone in salamoia, affiancare il filetto di coregone e profumare con una julienne di levistico.

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Cjarsòns, ricette e festa in Carnia

by venerdì, maggio 19, 2017

Avete mai sentito parlare di cjarsòns?

Sono il piatto simbolo della Carnia e come la Carnia, verdissima e incontaminata montagna del Friuli, hanno una sorprendente molteplicità di aspetti, tant’è che se ne contano una cinquantina di versioni. Sorta di grandi ravioli in cui salato e dolce si miscelano armoniosamente, il loro ripieno varia non solo da paese a paese, ma anche da famiglia a famiglia. La ricotta che ne costituisce la base, infatti, viene impastata con una ricchissima varietà di ingredienti: spezie, frutta secca, uva sultanina, aromi orientali, erbe aromatiche, mele, mentuccia, erbe primaverili… Tocco finale, il condimento, uguale per ogni versione: una semplice spolverata di scuete fumade (ricotta affumicata) e ont (burro fuso).

La loro origine è legata ai cramârs, i venditori ambulanti di spezie che, dal ‘700, attraversavano a piedi le Alpi per vendere nei paesi germanici la loro preziosa ed esotica mercanzia acquistata a Venezia e riposta nella crassigne, una sorta di piccola cassettiera di legno che portavano a mo’ di zaino sulle spalle. Quando tornavano a casa, era festa grande e le donne preparavano i cjarsòns, unendo alla ricotta quanto rimaneva sul fondo dei cassetti della crassigne. Ovviamente, gli ingredienti variavano di volta in volta, di anno in anno, di casa in casa.

A questo gustoso piatto è dedicato una grande festa, “I Cjarsòns, la tradizione della Carnia”, che animerà domenica 4 giugno l’incantevole borgo di Sutrio. Dieci i punti di degustazione allestiti negli angoli più caratteristici del paese, dove si potranno gustare i sapori inconsueti di questo cibo d’origine sicuramente povera, ma complesso e ricco d’ingredienti quanto un piatto di alta ristorazione. Dieci i paesi di tutte le vallate della Carnia coinvolti, che proporranno ognuno la propria ricetta. Si potranno così mangiare cjarsòns salati o dolci, insaporiti da erbe primaverili o da piccole scaglie di cioccolato, con melissa e cipolla oppure con pere secche e carrube, accompagnati ai più pregiati vini di grandi aziende friulane, selezionati per l’occasione.

Per chi vorrà poi imparare a preparare i cjarsòns, sabato 3 saranno organizzati un’escursione guidata per raccogliere e conoscere e le erbe che ne comporranno il ripieno e un corso di cucina con una signora di Sutrio che insegnerà come fare al meglio i “Cjarsòns di Sudri”.

Per chi non potrà fare la lezione di cjarsòns, ecco la ricetta, tratta dal mio libro Cucina di Montagna (ed. Ponte alle Grazie, 2013)

Cjalzòns ciargnei – Ravioli carnici
Ingredienti per 4 persone

Per la pasta
350 g di farina
2 uova
1 cucchiaio di olio
sale q.b.

Per il ripieno
300 g di spinaci
60 g di ricotta affumicata
1 cucchiaio di zucchero
1 cucchiaio di cacao amaro
2 cucchiai di uva sultanina
1 cucchiaio di cedro candito tritato
pangrattato q.b.
sale q.b.
pepe q.b.
cannella in polvere q.b.

Per condire
100 g di burro
4 foglie di salvia

Pulire gli spinaci e scottarli in padella, quindi tritarli e unirli alla ricotta grattugiata, allo zucchero, a cacao, uvetta, cedro, pangrattato, un uovo e a un pizzico di cannella. Regolare di sale e pepe, mescolare bene e mettere da parte. A questo punto, preparare la pasta disponendo a fontana la farina, mettendovi quindi al centro le uova, un po’ di olio e un goccio di acqua salata. Manipolare finché non risulti un composto liscio e sodo, quindi spianarla molto sottilmente e ricavarvi dei dischi di circa 6 cm di diametro: al centro di ognuno inserire il ripieno, poi procedere a ripiegare ogni disco in modo da formare delle mezzelune, avendo cura di premere bene sul bordo in modo che il contenuto non fuoriesca al momento della cottura. Lessare i cjalzòns, quindi scolarli e condirli con burro e salvia.

Cjalzòns di Pesaris – Ravioli di Pesaris
Ingredienti per 4 persone
Per la pasta
350 g di farina
2 patate lesse
2 uova

Per il ripieno
1 porro
1 mazzetto di prezzemolo
2 rametti di basilico
2 cucchiai di pangrattato bianco
2 cucchiai di pangrattato di segale
1 cucchiaio di zucchero
2 cucchiai di rhum
2 cucchiai di formaggio grattugiato
4 cucchiai di uva sultanina
olio d’oliva q.b.
sale q.b.

Per condire
100 g di burro
4 foglie di salvia
2 cucchiai di ricotta affumicata

Amalgamare la farina, le patate, due cucchiai di olio e le uova sbattute con un pizzico di sale, quindi impastare bene il tutto fino a ottenere un composto omogeneo. Far riposare mentre si prepara il ripieno. Tritare il porro, il basilico e le foglie di prezzemolo, poi rosolare il tutto in un po’ di olio. Togliere dal fuoco e aggiungere pangrattato, zucchero, uvetta ammollata nel rhum, il formaggio grattugiato e la buccia di limone. Amalgamare bene e mettere da parte. A questo punto, tirare la pasta e formare dei dischi di 8 centimetri di diametro, al centro dei quali andrà riposto un po’ di ripieno e poi andranno ripiegati a forma di mezzaluna, avendo cura di premere bene i bordi. Lessare i ravioli, scolarli e condirli con burro, salvia e ricotta grattugiata.

Per vivere a pieno la festa, si può alloggiare a Sutrio a Borgo Soandri, l’albergo diffuso con le stanze (o meglio mini appartamenti con cucina arredati di tutto punto) ricavate dalla ristrutturazione di antiche case del paese. Il pacchetto weekend di due notti in B&B, compresi il corso di cucina del sabato e il voucher per la degustazione domenicale dei cjarsòns e dei vini, viene 125 euro a persona. Info: www.albergodiffuso.org.

Per informazioni: Carnia Welcome
Tel. 0433 466220 – info@carnia.it – www.carnia.it

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Rapporto Censis Federvini sul vino 2017

by mercoledì, maggio 17, 2017

Il vino è un consumo che accompagna le persone nel ciclo di vita e socialmente appartiene alle diverse classi di età (tab.4).
Nel 2016 lo consumano il 54,6% degli italiani con 65 anni di età e oltre, il 58,4% di quelli di età compresa tra 35 e 64 e il 48,6% dei Millennials, ovvero di giovani con età compresa tra i 18 e i 34 (tab.5).
Confrontando i dati sui consumi rispetto al 2006 si osserva che nelle altre fasce di età il consumo tende a diminuire un po’ di più di quanto accada tra i Millennials. 
Infatti, i 65enni e oltre consumatori di vino erano 57,9% nel 2006 e 57,4% nel 2008, analogamente scendevano da 63,1% nel 2006 a 61,1% nel 2008 quelli di età compresa tra 35 e i 64 anni; invece i Millennials consumatori di vino si sono ridotti nel 2016 meno di un punto percentuale (0,9%) rispetto al 2006 (49,5%) e sono sostanzialmente stabili rispetto al 2008 (48,3%). 
Volendo tracciare un loro profilo potremmo qualificarli come consumatori non seriali, piuttosto orientati a un consumo di qualità.
Se, infatti, si consolida e si diffonde il consumo di vino all’interno di questa
sottopopolazione, ciò avviene in modo mirato, se vogliamo centellinato. Nel tempo, infatti, cresce la quota di chi consuma vino più raramente, pari nel 2006 era pari a 31,3% e a 33,1% nel 2016, mentre si riducono i Millennials che ne consumano ogni giorno più di mezzo litro, passati da 1,5% nel 2006 a 0,7% nel 2016.
Il vino può dunque essere considerato a tutti gli effetti una componente del pacchetto di consumi tipico dei Millennial consapevoli, che utilizzano oculatamente le proprie risorse, che tra i beni a cui tengono e non vogliono rinunciare collocano senz’altro il vino di qualità. 
Un atteggiamento di grande rilievo poiché i Millennials sono destinati ad assumere il ruolo centrale di spender e pertanto la loro propensione al consumo altamente selettiva diventerà ancora più importante per il settore.

Il settore vini, spiriti e aceti italiano gode indubbiamente di buona salute, considerando i dati più significativi: nel 2016 il nostro paese è stato l’unico ad aver realizzato un andamento positivo a volume e a valore (+4,3% per i vini; +4,6% vini aromatizzati e 5,9% per le acquaviti), con un export pari a circa il 15% dell’intero settore agroalimentare. In termini assoluti però siamo ancora, per i vini, dietro le spalle di Spagna (volume) e Francia (valore) che viaggia oltre gli 8 miliardi di euro contro i nostri 5 miliardi.

Tutto questo emerge dall’interessantissima ricerca del Censis commissionata da Federvini, che trovate integralmente a questo link. 

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Cannoli di Bresaola e quinoa al profumo di curcuma

by mercoledì, maggio 17, 2017

Bresaola Inedita” (www.bresaolainedita.it), la web app del Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina, nata da un summit di degustatori professionisti, chef, ristoratori, critici gastronomici, foodblogger e sommelier guidati dall’esperto Marco Chiapparini, per raccontare i mille volti di un salume magro ed eclettico, da interpretare in modo contemporaneo, con leggerezza, esotismo e sperimentazione.

Tre panel di degustatori hanno analizzato l’alimento in tutti i suoi aspetti, ricavandone un vademecum di dieci regole e 40 piatti alla portata di tutti, suddivisi per antipasti, primi, insalate e street food, tutti abbinati a un calice di vino. Qui di seguito una delle ricetta con i miei consigli enologici 😉

Cannoli di Bresaola e quinoa al profumo di curcuma

INGREDIENTI
Bresaola della Valtellina IGP
Quinoa
Quartirolo lombardo DOP
Peperoni grigliati
Zucchine grigliate
Vinaigrette con olio EVO
Succo di limone

PREPARAZIONE
Tagliare la Bresaola della Valtellina a fette. Sciacquare la quinoa nell’acqua, mettendola in un colino sotto il flusso corrente. Tostarla dunque in una padella, versandovi l’olio e cuocendola a fuoco medio-alto per circa un minuto. Mettere dunque due parti di acqua e una parte di quinoa in una pentola. Far cuocere a fuoco medio-alto fino a quando la parte liquida non si assorbirà del tutto, normalmente dopo 15 minuti. Grigliare i peperoni e tagliarli finemente. Unire alla quinoa e al Quartirolo tagliato a cubetti fini. Condire con una salsa ottenuta con l’olio, il succo di limone e la curcuma. Il ripieno dovrà risultare umido al tatto. Preparare dei cannoli con le fette di bresaola e servire.

ABBINAMENTO
Fiano di Avellino DOCG
Questo vino elegante, che regala all’olfatto note fruttate e di erbe aromatiche ed è in bocca austero ma di grande persistenza, ben si abbina ad un antipasto che alterna le sensazioni morbide delle verdure e della quinoa, all’acidità del quartirolo e all’aromaticità della bresaola e della curcuma.

Wine pairing: Fiano di Avellino DOCG Pietracupa, circa 14 euro

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Esce oggi Tutta colpa di un Ruinart Rosé, il mio nuovo romanzo

by martedì, maggio 16, 2017

L’amore inespresso
è come il vino tenuto nella bottiglia:
non placa la sete
George Herbert, poeta
(1593-1633)

Tutta colpa di un Ruinart Rosé è un romanzo d’amore a colpi di calici e ricette irresistibili. Reloaded del mio Sex and the wine, che a tutti gli effetti è stato il primo romanzo chic-lit a sfondo enogastronomico che ha aperto la strada a un nuovo genere.

E ora torno, con una storia nuova ma che vede protagoniste le  4 inossidabili amiche, Cleo, Zoe, Alessandra e Giulia.
Cleo Castaldi è una giornalista enogastronomica e dalle colonne di una popolare rivista italiana dispensa consigli su viaggi, ristoranti e vini. Quando non è in giro per il mondo a scoprire cose nuove da raccontare, il suo luogo di ritrovo è il “Church”, locale da gourmand dove con le tre amiche del cuore parla di vita, sesso e amore, sempre sorseggiando un bicchiere di buon vino.
Nella sua vita sembra che tutto sia perfetto.
Il lavoro va a gonfie vele e Roberto, l’uomo ideale che stravede per lei, dopo anni di fidanzamento le ha appena chiesto di sposarlo. Cleo, però, sente che qualcosa non gira per il verso giusto. Quando Roberto riceve un nuovo incarico che lo porterà per qualche mese in Giappone, Cleo è sollevata. Un po’ di tempo da sola le servirà per capire meglio cosa le passa per la testa, a partire da Paolo Montalto, il suo grande amore incompiuto.
Tra colpi di scena, crisi personali, difficoltà lavorative e figure maschili intriganti, la vita delle quattro amiche capitanate da Cleo scorre scandita da calici che tintinnano, ricette golose e sabrage seducenti. Con un’unica certezza: l’amore è come una bottiglia di vino pregiato, serve l’intenditore giusto per stapparla.

Tutta colpa di un Ruinart Rosé punta i riflettori sul mondo femminile, dove alla dittatura del fashion si sostituisce la certezza dell’amicizia e del calore della tavola e del vino. Da un paio di Louboutin a un calice di champagne, il compromesso tra amore, carriera, amicizia è raccontato attraverso la vita di un una nuova generazione di donne che eleggono il vino e il cibo a nuovo simbolo di emancipazione femminile.
Un romanzo da bere letteralmente tutto d’un fiato e da assaporare fino all’ultima pagina.

A chi di voi vorrà leggerlo, trovate Tutta colpa di un Ruinart Rosé in libreria, in formato ebook e su Amazon. Ma per i follower di Geisha Gourmet c’è una sorpresa. Potete acquistare il romanzo direttamente sul sito dell’editore a questo link https://bookabook.it e usufruire di uno sconto del 25%, basta inserire  la dicitura “scontoautore” al momento dell’acquisto.

IL COMMENTO DEI LETTORI IN PREVIEW
Tutta colpa di un Ruinart Rosé è edito da bookabook, la casa editrice in cui i lettori partecipano attivamente alla nascita di un libro, scegliendo di sostenere l’autore e il suo progetto dall’anteprima alla distribuzione. Chi ha sostenuto il progetto di Tutta colpa di un Ruinart Rosé ha avuto il vantaggio di ricevere in anteprima il romanzo e c’è chi ha già scritto entusiasta all’autrice:

“Questo libro fa venire voglia di mangiare bene, bere benissimo, viaggiare, fare sesso ed essere innamorati…”
Melania M.
“Questo libro ti fa ricordare che esiste ancora un po’ di romanticismo nel mondo e che in giro forse c’è ancora qualche uomo che potrebbe sorprenderti…Ti viene voglia di chiamare le tue amiche storiche per bere qualcosa insieme. E ti fa capire che nella vita le bollicine sono indispensabili, sempre!”
Michela P.
“Prendersi i piaceri del vino e del cibo, oltre che dell’amore, senza sensi di colpa è uno dei messaggi più belli di questo libro!”
Roberta A.
“Letto tutto d’un fiato, e prenotate 5 copie per le mie amiche. Sono sicura che sarà uno dei romanzi dell’estate”
Sara G.
“Sei la Carrie Bradshow italiana. Non vedo l’ora di leggere il seguito di Tutta colpa di un Ruinart Rosé, perché ci sarà il seguito, vero??!! Se Zarri esiste veramente, dicci chi è!”
Lorena D.

 

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