Ecco perché il Lambrusco è il vino del nuovo life style.

lambrusco

Ha avuto momenti di gloria e poi, per molti anni, complice forse anche un po’ di massificazione e tanto pourparler, è stato sinonimo di vinellino leggero e di poca qualità. Ma oggi è indubbiamente lui, il Lambrusco, il vino del 2013 e degli anni che verranno, è lui il simbolo di un nuovo life style, di una quotidianità più sobria e meno opulenta, vivace e vitale ma leggiadra e scanzonata, ironica quanto basta per prendersi sul serio fino a un certo punto. E con questo non voglio dire che tutti gli altri vini, dai grandi Brunello ai Franciacorta o agli Champagne non saranno più sulle nostre tavole, anzi: penso che ci saranno, con il valore che avevano un tempo, come metafore e messaggi che suggellano momenti un po’ più speciali ma non per questo rari. Mentre lui, il Lambrusco, ci coccolerà con quel calore amichevole e ci accompagnerà con il suo stile easy chic che è elegante ma non impegna.

E c’è da divertirsi anche per noi wine lover, perché di Lambrusco ce ne sono davvero tanti. La gara è a chi ne scopre uno nuovo, uno più buono dell’ultimo decretato il migliore, per non parlare delle varie fazioni di fan che si dividono tra i sostenitori del Grasparossa di Castelvetro e gli ultras che prediligono (quasi) unicamente quello di Sorbara, più tradizionale, minerale e meno colorato degli altri. Un vasto mondo da scoprire, a prezzi decisamente in linea con i tempi (6-10 euro a bottiglia in media). Un mondo dalle mille sfumature di rosso, dagli ammiccanti profumi di ribes, mora, ciliegia, dal sapore talvolta morbido, talvolta più secco e asprigno. Un mondo che si sposa con molti, moltissimi piatti (anche di pesce), che va bene dall’aperitivo al tutto pasto e può arrivare a stare bene anche con il dolce. Un vino che è capace di sedurre con un mix di schiettezza e complessità mai banale. E dalla gradazione alcolica media attorno ai 12%, altro aspetto interessante e da non sottovalutare, ai tempi delle mazzate da alcoltest.

Iniziamo a saperne qualcosa di più sul Lambrusco? Un sito utile è quello dell’istituto di tutela del Lambrusco, http://www.tutelalambrusco.it/, oppure quello del Consorzio marchio storico dei Lambrusci modenesi, http://www.lambrusco.net/italiano/lambruschi.htm.

E ora vi è venuta voglia di assaggiare qualcosa? Bene, allora ecco qualche etichetta da cui partire:

– Lambrusco Marcello di Arioli. L’Azienda Ariola ha ricevuto negli anni numerosi riconoscimenti per l’elevata qualità dei suoi vini e il Lambrusco Gran Cru Marcello ha ottenuto il premio quale “miglior vino rosso frizzante al mondo” all’International Wine Challenge di Londra, nel maggio 2011, la Gran Medaglia d’oro in occasione dell’esposizione Vinitaly 2011, Miglior vino Italiano nell”Annuario dei Migliori Vini Italiani 2012″ di Luca Maroni.

– Lambrusco Concerto di Ermete Medici. Un grande classico che non tradisce mai e con cui non si sbaglia mai. Tre bicchieri del Gambero Rosso.

– Lambrusco Otello Nero di Ceci. Gran medaglia d’oro al Vinitaly 2012.

– Lambrusco 910 di Lini.

 

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Commenti

    • Emc_2u2
    • 13 Febbraio 2013

    Di…vini… Lui e la Somma articolista 😉 Grazie d’esistere ad entrambi, è da quando avevo 12 anni che cerco di catechizzare tutti gli snob a non sottovalutare il potere della genuina semplicità e della freschezza incontaminata rispetto a raffinatezze troppo spesso menomanti in quasi tutti i settori enogastronomici.

  1. apprezzato da sempre ma questi spostamenti massicci dei consumi mi turbano!

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