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S.Pellegrino Young Chef Italia, vince Fumagalli

by mercoledì, settembre 13, 2017

Classe 1989, originario di Renate, 4mila abitanti in Brianza; da un anno e mezzo è chef a La Locanda del Notaio di Pellio Intelvi in provincia di Como, dove ha saputo confermare la stella Michelin che illumina il locale da sei anni, pur con il cambio della guida in cucina.

Questo è l’identikit di Edoardo Fumagalli, che rappresenterà l’Italia alla finalissima della S.Pellegrino Young Chef 2018  in programma nel prossimo giugno a Milano.

Con il suo “Gambero carabiniere, animelle glassate, croccante alle alghe con insalatina aromatica”, Edoardo ha convinto la giuria riunita ieri a Milano, al Circolo Marras, spazio dallo spirito eclettico che ha ospitato la competizione a cui hanno preso parte 10 fra i migliori chef e sous chef italiani under 30.

I membri della giuria – Cristina Bowerman (Glass Hostaria, Roma), Caterina Ceraudo (Dattilo, Strongoli), Carlo Cracco (Cracco, Milano), Loretta Fanella (consulente pasticciera e Ristorante Borgo San Jacopo, Firenze), Anthony Genovese (Il Pagliaccio, Roma) e Ciccio Sultano (Duomo, Ragusa Ibla) – hanno assaggiato e valutato il signature dish di ogni candidato sulla base delle cinque “Regole d’Oro” che guidano la selezione: ingredienti, capacità, genio, bellezza e messaggio.

La carne è stata la vera protagonista di questa finale italiana. Tutti gli chef in competizione hanno presentato piatti che l’hanno vista al centro dell’attenzione “una scelta assai insidiosa, perché combinare terra e mare richiede molta maestria nella gestione degli equilibri, che sono difficilissimi” ha spiegato AntonyGenovese.

Fumagalli, che ha centrato l’obiettivo, è giunto alla Locanda del Notaio  al termine di un percorso che l’ha portato spesso anche all’estero – a Le Taillevent di Parigi, o al prestigioso Daniel di New York, chef Daniel Boulud . “Il piatto che ho presentato – ha dichiarato Fumagalli a fine gara – deve molto a quanto ho appreso lungo il mio percorso. Aver vinto è una vera iniezione di fiducia e conferma che sto andando nella direzione giusta

Il girone di competizioni regionali che si stanno svolgendo nel mondo proseguirà fino al mese di dicembre 2017, quando verranno annunciati i 21 Young Chef che si sfideranno a giugno 2018 davanti a una prestigiosa giuria internazionale. A ciascuno di essi sarà assegnato un “Mentor Chef” con cui lavorare per mettere a punto il proprio signature dish. Per l’Italia, sarà Anthony Genovese chef del ristorante Il Pagliaccio di Roma ad affiancare Edoardo Fumagalli e ad accompagnarlo fino alla sfida mondiale.

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Il gelato più buono del mondo? Lo mangiate a Spoleto

by mercoledì, settembre 13, 2017

Arriva dall’Italia il miglior gusto di gelato al mondo incoronato durante la serata del 10 settembre 2017 a Rimini per la Finale Mondiale di Gelato World Tour.

Il nome è semplice tanto quanto il gusto è prelibato: “Pistacchio” ed è l’unione di tre qualità di pistacchi tutti siciliani, due di Bronte e uno dell’agrigentino. L’ha creato l’artigiano Alessandro Crispini della gelateria Crispini di Spoleto (Perugia), che per esaltare ancora di più il gusto ha aggiunto il pregiato fior di sale di Cervia che apporta al gelato una straordinaria sapidità.

Guido e Luca De Rocco, padre e figlio di origine italiana residenti in Germania, si sono aggiudicati il secondo posto con il gusto “Tributo alla Serenissima”, un sorbetto di uva fragola con noci caramellate che hanno deciso di dedicare al Veneto, loro terra d’origine.
Il terzo posto è stato conquistato dal gusto “Amor-Acuyà” della giovanissima gelatiera colombiana Daniela Lince Ledesma di Medellín. Questo gusto esotico unisce tre differenti sensazioni: le note dolci e aspre del frutto della passione, la panna e un cioccolato colombiano al 65%, ottenendo così un piacevole contrasto dolce amaro.
La giuria era composta da 47 membri tra esperti di gelato, chef e giornalisti. Tra questi Pierpaolo Magni, presidente della giuria della Coppa del Mondo di Gelateria

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Da architetto e PR a foodtrucker, due donne e l’idea di Miss Posto

by martedì, settembre 12, 2017

Dopo essersi incontrate per caso e aver instaurato una bella amicizia, Emma e Patrizia hanno ideato e progettato il proprio sogno imprenditoriale. Abbandonati uffici e preconcetti, le due Miss hanno messo da parte le vecchie vite da architetto e PR per aprirsi al percorso del gusto. O meglio, il buongusto, unione tra attualità e ricerca, tra gourmet e quotidiano. Lo vogliono proporre in un modo nuovo, rifiutando l’anonimo chioschetto. Il frutto delle loro ambizioni è un mezzo a quattro ruote, un food truck dallo stile unico e personalizzato in linea con la loro eleganza. Molto originali i piatti ispirati alla città di Monza, dal panino Re Vittorio Emanuele II con bresaola della Valtellina IGP, erba cipollina, ricotta e ravanelli, alla crèpe Corona Ferrea farcita a scelta con prodotti autentici siciliani quali crema al pistacchio, torrone o mandorla.

“Miss Posto è per noi la realizzazione di un sogno – commentano Emma e Patrizia – Da sempre innamorate del cibo di qualità, ci siamo lasciate prendere dall’idea di fornire prodotti ricercati e abbinamenti stuzzicanti a persone spesso troppo impegnate per recarsi in ristoranti di lusso. Attraverso la formula del food truck, potremo portare in giro per l’Italia il buongusto e la raffinatezza di ingredienti selezionati. Siamo pronte per questa nuova avventura”.

In Miss Posto coesistono prodotti freschi e realizzati sul momento, accostamenti raffinati tra spezie e bevande senza conservanti, birre artigianali aromatizzate ed etichette commerciali note, sandwich gourmet e crèpe farcite, caffè espresso e varianti speciali. Una vasta offerta quindi per accontentare tutti i gusti, dai più salutari attenti alle golosità ricercate senza coloranti e dolcificanti artificiali, ai fedeli delle grandi marche; ma anche tutti i target di clientela. Emma e Patrizia hanno caratterizzato tutto il menu sulla città di Monza: suggeriscono quindi un panino Regina Teodolinda abbinato a birra Lager Sapporo a chi cerca un pasto sostanzioso e sfizioso, mentre cookies con babyccino ai giovani in cerca di una merenda golosa e fugace, o ancora un caffè tiramisù con crèpe dolce Corona Ferrea.

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Il menu perfetto per il ritorno a scuola

by martedì, settembre 12, 2017

Troppi zuccheri e poca colazione. L’alimentazione dei ragazzi è qualcosa di serio, a partire dal rendimento sui banchi di scuola.

Claudio Maffeis, pediatra, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria ad Indirizzo Diabetologico e Malattie del Metabolismo dell’Università di Verona e membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Grana Padano, ha pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale European J Clinical Nutrition uno studio che dimostra come i bambini e i ragazzi che saltano la prima colazione, nelle ore del mattino abbiano una minore memoria visiva, capacità d’attenzione e performance cognitiva.

“La prima colazione è un pasto fondamentale per tutti ed in particolare per bambini e ragazzi in età scolare – spiega Claudio Maffeis – E’ provato che saltare il primo pasto importante della giornata riduce la capacità di concentrazione e priva i ragazzi dell’energia necessaria per la mattinata. Al contrario, una colazione bilanciata è in grado di fornire l’energia e i nutrienti necessari al cervello per avere una buona attenzione ad affrontare nel migliore dei modi l’attività scolastica.”

Analizzando i macronutrienti introdotti con gli alimenti dal campione di maschi e femmine dai 6 ai 17 anni, si rileva che il 15% dell’energia totale introdotta deriva dalle proteine, il 52% dai carboidrati, e il 33% da i lipidi, apporti in media con le indicazioni dei LARN (Livelli di Assunzione Raccomandati di Nutrienti per la popolazione italiana). Se si analizza però l’apporto energetico dei carboidrati, lo studio rileva che il 20% dell’energia arriva dagli zuccheri semplici, energia che secondo i LARN non dovrebbe superare il 15%. In particolare analizzando gli alimenti “dolci” emerge che i bambini introducono tutti i giorni o biscotti o briosce confezionate, mentre i dolci al cucchiaio, budini o torte farcite due volte la settimana. I gelati sono graditi dal 64% dei bambini e ne consumano anche tre porzioni la settimana, mentre le caramelle si utilizzano di più all’aumentare degli anni passando da un consumo del 30% dei bimbi sotto i 5 anni al 47% sopra i 14 anni, chi utilizza caramelle le mangia tutti i giorni e spesso anche due al giorno. Il 55% degli adolescenti utilizza lo zucchero aggiunto con il cucchiaino alle bevande, mediamente 1 cucchiaino e mezzo al giorno.

Il dato più clamoroso, emerso dallo studio dell’Ogp, è l’abuso delle bevande zuccherate, utilizzate dal 50% degli adolescenti quotidianamente, anche durante i pasti principali dove invece la bevanda dovrebbe essere solo acqua. E se emerge che s’introducono troppi zuccheri anche per i grassi le cose non vanno meglio. A tutte le fasce d’età dai più piccoli ai 17enni s’introducono più del 10% dell’energia con gli acidi grassi saturi (SFA) e meno del 5% con gli acidi grassi polinsaturi (PUFA): l’inverso di quanto raccomandato!
I ragazzi mangiano troppi grassi saturi di origine animale, poco pesce e non hanno l’abitudine a utilizzare frutta secca che contiene alte quantità di PUFA tra i quali gli omega 3. Il pesce è consumato dal 50-60% degli intervistati e non è consumato più di 1 volta settimana, rispetto alle dosi consigliate che sono 2-3 volte. Anche la quantità di fibra introdotta non è molta, infatti, la verdura è consumata poco dai più piccoli e mediamente non si arriva a una porzione al giorno mentre la media della frutta è tra 1 o due frutti al giorno.

Per migliorare l’alimentazione dei più piccoli, gli esperti dell’Osservatorio hanno stilato 5 consigli da seguire rigorosamente per alimentare nel modo corretto i bambini.


5 CONSIGLI PER I BAMBINI IN ETA’ SCOLARE

Colazione: è un pasto importante e non va mai saltato, si consiglia una parte di carboidrati (zuccheri complessi necessari al cervello) come pane o fette biscottate oppure cereali, meglio se integrali, con latte o yogurt. Si può utilizzare anche una piccola quantità di marmellata o miele da spalmare oppure per dolcificare le bevande.

Spuntini\merenda: preferire frutta fresca di stagione, oppure un yogurt magro anche alla frutta, in alcuni casi si possono consigliare anche spuntini salati, pane e formaggio, soprattutto se il ragazzo deve sostenere attività fisica.

Frutta e verdura: consumare 3 porzioni di frutta e 2 di verdura al giorno per assicurare vitamine, sali minerali e la giusta quantità di fibra.

Dolci: con moderazione, gelati o pasticceria una volta a settimana, limitare lo zucchero aggiunto e le bibite zuccherate, prediligere frullati o spremute, a tavola bere solo acqua.

Pesce: almeno due\tre volte a settimana, possibilmente cucinato in modo semplice, al vapore o in forno.

Frutta secca: noci, mandorle nocciole, contengono grassi Omega 3, 10-20 grammi al giorno come spuntino.

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Wine Passport, in Franciacorta con Barone Pizzini, Ca’ del Bosco e tutto il glamour del Festival Franciacorta

by martedì, settembre 12, 2017

E’ online una nuova e avvincente puntata di Wine Passport, in cui assieme a Gegé, caparbia ospite francese, andiamo alla scoperta della Franciacorta e di due delle sue cantine simbolo, Barone Pizzini e Ca’ del Bosco.

Una wine adventure che è anche una sorta di sfida per conquistare il palato dell’elegantissima enologa special guest di questo episodio e convincerla che il Franciacorta è affascinante tanto quanto le bollicine della sua terra d’origine.

Tra aneddoti, tecnica, degustazioni, picnic, storia e arte, paesaggi mozzafiato e splendide giornate di sole,  c’è anche il tempo per imparare come si fa sabrage, per fare yoga tra le vigne in abito da sera, per girare in tandem a Montisola (Lago d’Iseo) e per partecipare a quello che forse è uno dei momenti più glamour del mondo del vino italiano, il Festival Franciacorta, che tra qualche giorno ritorna nella versione “quasi” autunnale, il 16 e 17 settembre (tutto il programma qui).

Curiosi di vedere tutto quello che abbiamo combinato? Allora cliccate play e godetevi la visione!

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Tutti i numeri del bio italiano

by sabato, settembre 9, 2017

Si è svolto oggi l’incontro “Tutti i numeri del bio italiano” dedicato alla presentazione dei dati dell’Osservatorio SANA 2017.

Appuntamento atteso dai professionisti e dagli operatori del comparto agroalimentare, il convegno ha offerto l’occasione per fare il punto sul panorama del mercato biologico italiano.
IL QUADRO DI RIFERIMENTO
L’intero sistema dell’alimentare biologico è in crescita; le ultime stime relative alle vendite 2016 nel canale specializzato segnano un +3,5%, mentre nella GDO l’aggiornamento Nielsen evidenzia un +16% (periodo luglio 2016 – giugno 2017) e una quota dell’organic sul totale delle vendite alimentari pari al 3,5% (5 volte in più rispetto al 2000).
Aumentano del 20% anche le superfici e gli operatori bio sul territorio italiano. Secondo le elaborazioni del SINAB – Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica per il MIPAAF – Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali – presentate nel dettaglio durante l’incontro odierno, insieme ai dati ISMEA – Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare – le superfici coltivate con metodo biologico hanno sfiorato quota 1,8 milioni nel 2016 (vs 1,5 del 2015). Sono stati convertiti al biologico oltre 300 mila ettari e con loro sono passati al bio anche moltissimi operatori, cresciuti del 20,3% e arrivati a 72.154 unità.
Ma l’interesse per il bio è forte anche fuori dai confini nazionali: nel 2016 l’export bio Made in Italy ha sfiorato i 2 miliardi di euro, con un peso del 5% sull’export agroalimentare italiano. Che il bio italiano viaggi con il vento in poppa sui mercati internazionali si capisce soprattutto dai trend di crescita: in nemmeno 10 anni l’export bio è cresciuto a valore del 408%, superando la già ottima performance dell’export agroalimentare nel suo complesso (+45%) – segno che il biologico rafforza la reputazione del Made in Italy.
I DATI DELL’OSSERVATORIO SANA-NOMISMA
L’Osservatorio SANA 2017 “Tutti i Numeri del Bio Italiano” – promosso e finanziato da BolognaFiere e realizzato da Nomisma con il patrocinio di FederBio e AssoBio – presenta i risultati della Survey a cura di Nomisma su un campione rappresentativo di responsabili degli acquisti alimentari della famiglia, tramite la realizzazione di 850 interviste.
L’indagine di Nomisma rivela che il biologico interpreta a pieno titolo le esigenze del consumatore italiano che a tavola cerca prodotti salutari (valore ritenuto molto importante nella scelta di prodotti alimentari dal 58% dei responsabili degli acquisto), eco-friendly (39%), semplici e comodi all’uso (31%), senza mai rinunciare alla qualità al giusto prezzo (65%).
I valori che il biologico interpreta sono alla base del successo della categoria e della crescita della consumer base (almeno una occasione di acquisto negli ultimi 12 mesi) che nel 2017 ha raggiunto ormai il 78% delle famiglie (solo nel 2012 era del 53%). Questo significa che oggi quasi 8 famiglie su 10 hanno acquistato almeno una volta nell’ultimo anno un prodotto biologico e che in soli cinque anni il numero di famiglie acquirenti è aumentato di oltre 6 milioni.
E l’interesse verso il biologico è chiaro anche dalla trasformazione degli assortimenti: il numero medio di referenze bio vendute da un punto vendita della GDO è cresciuto nell’ultimo anno del 29% (da 162 a 209 referenze – fonte: Nielsen); bio significa anche innovazione di prodotto: ogni 100 nuove referenze 23 sono bio.
BIO: IL TREND DELLA CONSUMER BASE BIO
Fonte: Consumer Survey Nomisma per Sana 2017
Il biologico non è di certo una moda: il 47% delle famiglie italiane consuma bio almeno una volta alla settimana.
Ma chi acquista bio oggi in Italia?
Diversi sono i fattori che incidono sull’interesse verso i prodotti bio: in primis il reddito (la quota di frequent user è più alta nelle famiglie con reddito mensile familiare medio-alto: 58% vs il 35% nelle famiglie meno abbienti), ma anche la composizione del nucleo familiare (dove ci sono figli e, in particolare, bambini con meno di 12 anni, la percentuale di user abituali cresce fino al 56%). Anche le abitudini alimentari influenzano il consumo frequente di prodotti bio: nelle famiglie in cui ci sono vegetariani o vegani il tasso di frequent user bio sale al 67%.
BIO: CANALI PREFERITI E MOTIVAZIONI DI ACQUISTO
Quali sono i nuovi trend nel biologico? Sicuramente i prodotti 100% vegetali rappresentano una categoria in forte trasformazione, che non richiama l’interesse solo di vegetariani e vegani (che per Nomisma hanno una incidenza dell’8% sulla popolazione 18-65 anni). E l’attributo “veg” spicca tra i criteri di scelta: il 48% degli user bio indica la presenza di ingredienti 100% vegetali come fattore importante per l’acquisto dei prodotti biologici. La semplicità della ricetta è certamente un fattore di successo per i prodotti biologici.
I prodotti 100% vegetali sono entrati nelle tavole degli italiani (83% la quota delle famiglie acquirenti, considerando sia i prodotti convenzionali che quelli bio).
Il ruolo del marchio biologico nel paniere dei prodotti 100% vegetali è rilevante: complessivamente 6 famiglie su 10 (58% dei consumatori italiani) negli ultimi 12 mesi hanno provato almeno una volta un prodotto con ingredienti 100% vegetali a marchio bio; inoltre il 30% dei prodotti con ingredienti 100% vegetali è bio (a valore in GDO le vendite bio nella categoria dei prodotti 100% vegetali pesano per il 26% del totale).
Ma qual è l’identikit dello user di prodotti veg a marchio biologico? Giovane, tra i 30 e i 35 anni, con figli, residente nelle grandi città e con reddito e titolo di studio medio-alto: il tasso di penetrazione degli alimenti veggie biologici supera la media nazionale tra i giovani dai 18 ai 35 anni (61% vs il 56% dei baby boomers – da 52 a 65 anni), tra i nuclei familiari con più alta disponibilità economica (67% vs 44% delle famiglie meno abbienti) e titoli di studio elevati (65% vs 53% di chi non è laureato). L’attributo salutistico è più rilevante nelle famiglie in cui vi sono dei figli conviventi e in quelle con bambini sotto i 12 anni (in quest’ultimo target, la quota di user veg-bio arriva fino al 63%). Ma il fattore che più di altri incide sulla propensione all’acquisto di questi prodotti ricade nella sfera delle abitudini alimentari: nei nuclei familiari in cui vi sono vegetariani/vegani il tasso di user sale al 74%; anche nei casi in cui qualche componente della famiglia presenti disturbi/allergie o sia a dieta, la percentuale supera la media nazionale (67% e 60% contro il 55% nelle famiglie in cui non si segue alcun regime alimentare particolare).
L’IDENTIKIT DEL CONSUMATORE DI PRODOTTI VEG A MARCHIO BIO
Quando il prodotto veggie è anche biologico, la qualità percepita dal consumatore cresce per un user su due (48%), che dichiara che un alimento vegetale con marchio biologico ha una qualità mediamente superiore rispetto allo stesso alimento senza il marchio bio (anche se per un altro 48% non si registrano differenze significative). L’attributo “bio+veg” funziona soprattutto se la ricetta è semplice e naturale: gli italiani infatti associano a questi prodotti valori quali “salubrità” (23%) e “naturalità” (17%).
Quali sono i prodotti veg che il consumatore di prodotti biologici mette più spesso nel carrello? Innanzitutto piatti pronti – quali burger, polpette e spezzatini vegetali, quinoa/cous cous con verdure – acquistati in almeno una occasione dal 78% degli user bio), poi bevande vegetali (68%), panati – quali cotolette e bastoncini vegani (51%) e sostituti del formaggio – tofu in primis (28%).
L’offerta di prodotti alimentari/bevande biologici a base di ingredienti 100% vegetali presente oggi nei negozi in generale soddisfa gli attuali consumatori: 6 su 10 si dicono molto o completamente soddisfatti. Il desiderio di novità si esprime principalmente nella categoria bevande (il 35% vorrebbe avere una maggior possibilità di scelta di bevande vegetali e/o vedere novità sugli scaffali), sostitutivi dei formaggi (34%), condimenti e piatti pronti (32%).

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Gli italiani fotografati dal Rapporto Coop 2017

by venerdì, settembre 8, 2017

La salute prima di tutto e il cibo come elisir e terapia oltre che come piacere. E’ questo il nuovo mantra degli italiani a tavola, secondo il “Rapporto Coop 2017”, presentato ieri a Milano in Piazza Diaz nella Terrazza Martini. Una relazione davvero straordinaria, che indaga la nostra società sotto tutti i punti di vista, dal food ai social, dalla salute alla tecnologia, dal sesso alla casa. Una pubblicazione assolutamente da leggere.

Redatto dall’Ufficio Studi di Coop con la collaborazione scientifica di Ref Ricerche, Nielsen, Iri, Gfk, Demos, Nomisma e Pwc, Ufficio Studi Mediobanca, Crif e BeMyEye, il rapporto dal lato food evidenzia che il 46% pensa che i superfood siano un modo per trattare e prevenire le malattie, per un intervistato su tre la loro assunzione è addirittura alternativa alle medicine tradizionali e più di un italiano su tre si fa dettare la dieta alimentare direttamente dal proprio medico (o dal naturopata) piuttosto che dal produttore o distributore. I “cibi terapeutici” (superfood ma anche dieta sirt e prodotti assimilabili) valgono oramai il 10% dei consumi alimentari e crescono il doppio della media (+5% l’ultimo anno, i superfood l’8%).

Anche qui per superfood che tendono a scemare nell’attenzione degli italiani, altri di nuovi e ancora più insoliti ne arrivano: attualmente quelli ritenuti più healthy e comunque anche gustosi al palato sono la polvere di maca (il 100% ritiene che abbia proprietà salutistiche, i semi di chia (75%), le bacche di acaj (69%) e di goji (68%). Mentre si sono arrestate le vendite di aglio nero (-37%), kamut (-24%), soia (-3%) a riprova della progressiva fluidità delle scelte di consumo.

E se scendiamo dal macro ai singoli prodotti si coglie analizzando i top e i bottom delle vendite nella grande distribuzione l’effetto sostituzione a vantaggio delle varianti più salutari. Anche quando si ha a che fare con i prodotti della tradizione: così cede terreno il latte uht (-4,6%) in favore di quello a alta digeribilità (+174,4%) o le uova di galline allevate in batteria (-8,2%) a favore di quelle allevate a terra (+15%). E scorrendo la lista è tutto un surplus di prodotti considerati benefici: crescono gli integrali, i senza glutine, i senza lattosio. Se consideriamo solo il “senza olio di palma”, diventato anche un caso mediatico, il giro d’affari registra un più che promettente +13,5%, mentre siamo arrivati a mangiare la stessa quantità di carni rosse e bianche chiudendo un divario fino ad oggi storico: 19 chilogrammi procapite annui.

Ed è anche grazie a queste nuove tendenze che torna maggior valore nel carrello della spesa degli italiani. Il 2017 è l’anno della fine del downgrading della spesa e la maggioranza degli italiani si è lasciata alle spalle il tempo delle rinunce alimentari e della caccia alle promozioni; torna la voglia di qualità e la sperimentazione. Il 70% degli italiani, primi in Europa, dichiara di essere disposto a pagare di più per avere più qualità e il carrello del lusso, forte dei suoi filetti di pesce, funghi, caffè in capsule e vini doc, supera l’8% di crescita nel primo semestre dell’anno. Nelle fasi più recenti qualità è poi diventata sinonimo di sicurezza, oltre che di proprietà organolettiche e di gusto. Si spiega così quel 56,4% di consumatori che legge in modo quasi maniacale le etichette dei cibi.

Ma se il cibo torna di moda mutua proprio dal fashion altre caratteristiche. Diventa così esperienza da vivere, estetica da condividere (130 milioni i risultati indicizzati su Instagram alla parola #foodporn), rappresentazione della propria identità individuale (vegan e non solo….) e sperimentazione (le scelte alimentari sono sempre più fluide e stagionali). A proposito di stagionalità, il positivo andamento delle vendite food della grande distribuzione (sfiora il 3% nel primo semestre) è concentrato proprio nei settori che hanno subito le temperature estreme sia della stagione calda che di quella fredda e potrebbero ridurre la loro esuberanza con un (auspicabile) ritorno alla normalità “metereologica” .

Il rapporto è redatto dall’Ufficio Studi di Coop con la collaborazione scientifica di Ref Ricerche, Nielsen, Iri, Gfk, Demos, Nomisma e Pwc, Ufficio Studi Mediobanca, Crif e BeMyEye. La versione digitale la scaricate qui http://italiani.coop/wp-content/uploads/pdf/rapporto-coop-2017.pdf


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Nasce il Masi Wine Discovery Museum

by venerdì, settembre 8, 2017

Trasformare la cultura del vino in emozione ed esperienza sensoriale per il visitatore, attraverso un percorso narrativo che eleva la storia di un brand a paradigma della civiltà millenaria della vitivinicoltura italiana.

È il “Masi Wine Discovery Museum”, il nuovo spazio espositivo tutto dedicato alla scoperta del vino, presentato oggi a Lazise presso la Tenuta Canova dalla famiglia Boscaini, simbolo e ambasciatrice dell’eccellenza dell’Amarone in oltre 120 paesi del mondo. Un progetto, quello del Museo esperienziale del vino realizzato sul Lago di Garda, centro della ‘Masi Wine Experience’, fortemente voluto da Sandro Boscaini, presidente del primo brand vinicolo italiano quotato in Borsa.

“Masi – ha spiegato Boscaini – si è sempre contraddistinta sul territorio, ma non solo, per il forte impegno nella divulgazione della cultura del vino italiano. E il Wine Discovery Museum chiude il cerchio arricchendo di ulteriori valori didattici ed emozionali Tenuta Canova, dove vino e cibo narrano l’arte antica del “saper fare qualità”. Si dà vita così a nuova forma di fruizione turistica emozionale e sensoriale. Il Museo – ha concluso il presidente di Masi – trae origine dalla storia della famiglia Boscaini, giunta alla 7^ generazione, ma oggi viene consegnato alla memoria collettiva, come esempio tangibile della cultura della vite e del vino nelle nostre terre”.

Nelle sale espositive del “Masi Wine Discovery Museum” sono tracciati tre percorsi: dalla terra all’uva, dall’uva al vino, dal vino alla tavola. Clima, terreno, varietà dell’uva sono i temi rappresentati con pannelli descrittivi e fotografici e con un viaggio satellitare dal cielo alla terra per scoprire dove Masi ha portato e diffuso le proprie competenze viticole, dalla Valpolicella al Lago di Garda; dal Trentino a Valdobbiadene (TV); dal Friuli alla Toscana fino all’Argentina, integrato con riprese dal drone dei vigneti più significativi.
Le tecniche enologiche introducono il secondo percorso dall’uva al vino con le fasi di vendemmia, appassimento in fruttaio, pigiatura, fermentazione, affinamento in botte e bottiglia. Tra le diverse tecniche da esplorare, quella dell’Appassimento, riconosciuta expertise di Masi: grazie a un emozionante video in modalità time-lapse si scopre in soli 40 secondi ciò che accade in tre mesi di Appassimento, e gli effetti principali del periodo di “laborioso riposo” delle uve.

Il percorso prosegue nel cuore più scenografico del Museo: il grande tino da 50.000 litri (5 metri di altezza per 4,5 di larghezza), che ha maturato i vini di Masi per più 15 anni e che può ospitare fino a 15 persone per volta per un’esperienza sensoriale unica e coinvolgente: in 3 minuti si vivono 7 giorni di fermentazione attraverso immagini, profumi e suoni catturati dal vivo.
Si segue poi il percorso del vino fino alla tavola attraverso la lunga maturazione in legni pregiati, l’imbottigliamento e il confezionamento. Sono mostrati in gigantografia i più emblematici vini Masi ambasciatori del brand e del territorio nel mondo.

Al termine della visita ci si intrattiene nel salotto di casa Boscaini, uno spazio per scoprire la storia della famiglia, dalle sue origini (1772) ad oggi. In esposizione fotografie, premi e riconoscimenti, mentre un televisore d’epoca presenta gli “amici di Masi”: una selezione di immagini delle tante personalità internazionali particolarmente vicine al brand.
Prima del congedo, il binomio vino e cibo esalta la cultura enogastronomica con suggerimenti e proposte di abbinamenti, grazie anche alla raccolta di ricette creata in occasione del 50° compleanno del Campofiorin, a completamento della Masi Wine Experience di Tenuta Canova.


MASI WINE EXPERIENCE:
Masi Wine Experience il coinvolgimento dell’ospite. Il format nasce da una considerazione: dietro ogni bottiglia di buon vino si spalanca un mondo fatto di sensazioni, competenze, gioie e fatiche. Nella bottiglia è concentrato ben più di un liquido: lì respirano una cultura, una tradizione radicata nel passato e allo stesso tempo proiettata nel futuro, un insieme di valori inseparabili da un territorio. Da questa convinzione è nata la Masi Wine Experience, un moderno progetto di ospitalità attraverso il quale la storica azienda Masi ha inteso aprirsi al consumatore, coinvolgendolo nei propri vigneti, nei propri appassimenti e cantine e approntando appositamente per lui, luoghi di accoglienza e di condivisione. “Una volta in casa si faceva il pane e anche il vino, c’era un’intimità con la materia, si sentivano i profumi, si era testimoni diretti del prodigio della fermentazione, si viveva davvero il “ribol lir dei tini” di cui parla Carducci” commenta Sandro Boscaini. Masi Wine Experience e Wine Discovery Museum a Tenuta Canova di cui è coronamento, permettono al visitatore di rivivere emozioni antiche, di sperimentare in maniera innovativa e fisica una cultura che, restando radicata nel territorio e nel sentiment di un’azienda che lo rappresenta, racconta il profondo legame con la natura.

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