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L’importanza del bicchiere per il vino. Con degustazione di Mondavi, Gallo e e Penfolds

by lunedì, gennaio 15, 2018

Quanto è importante il bicchiere per il vino? Se siete dei veri follower di Geisha Gourmet sapete rispondere bene a questa domanda. Lo avete letto più volte sul blog, lo avete sentito in uno dei miei wine tutorial a Detto Fatto 3 Rai2, lo avete trovato perfino nel mio ultimo romanzo Tutta colpa di un Ruinart Rosé, nelle 5 Regole del vino di Andrea Zarri.

E ora ve lo dicono anche i sommelier di AIS Veneto che portano a Venezia la tradizione vetraria dell’azienda Riedel con l’evento “RIEDEL: il bicchiere, uno strumento di precisione”. In programma per mercoledì 17 gennaio 2018 presso il Novotel Venezia Mestre Castellana, la degustazione ospiterà i vini delle aziende vitivinicole californiane Robert Mondavi e Gallo, e della cantina australiana Penfolds.

La scelta del calice sarà il fulcro del tasting condotto da Georg Riedel, proprietario dell’omonima azienda austriaca che da dieci generazioni è un’autorità nel mondo dell’arte vetraria per la ristorazione e la sommelierie. Proprio Riedel è colui che, più di trent’anni fa, ha ideato la serie Vinum, prima linea di bicchieri realizzati a macchina pensati per le diverse tipologie di vino. I partecipanti alla degustazione avranno a disposizione tre calici della linea Riedel Veritas realizzati per Cabernet/Merlot, Pinot Nero New World e Syrah Old World.

I tre vini proposti durante il tasting saranno: Napa Valley Cabernet Sauvignon 2013 dell’azienda Robert Mondavi, Bin 128 Coonawarra Shiraz 2014 del produttore Penfolds, e Signature Series Santa Lucia Highlands Pinot Noir 2013 della cantina Gallo. In conclusione, una bollicina “inaspettata”.

“Scopo dell’evento – spiega Gianpaolo Breda, delegato AIS Veneto della provincia di Venezia – è quello di analizzare quanto il bicchiere può fare la differenza durante una degustazione. Siamo felici di poter ospitare un’eccellenza in questo campo come Georg Riedel per analizzare uno strumento a cui non sempre il consumatore dà la giusta importanza”.

La degustazione avrà inizio alle 19.45 ed è rivolta prevalentemente ai degustatori ufficiali e al gruppo servizi AIS, dato il carattere formativo dell’evento, ma anche ai soci e ai simpatizzanti.

Info e prenotazioni sul sito di AIS Veneto: www.aisveneto.it

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I numeri del vino italiano nel 2017

by lunedì, gennaio 15, 2018

Vino in Cifre 2018, edito da Unione Italiana Vini in partnership con l’Osservatorio del Vino e in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier, fa il punto della situazione del mercato del vino italiano nell’anno appena concluso (la ricerca è liberamente scaricabile in formato PDF a questo link).

Vediamo i dati riassuntivi e salienti:

Il consumo di vino nel mondo: 281 milioni di ettolitri su un totale alcolici di 2,5 miliardi (11%)
Il primo Paese per consumi di rosso: La Cina (16 milioni di ettolitri)
Il primo Paese per consumi di bianco: Gli Usa (13 milioni di ettolitri)
Il primo Paese per consumi di spumanti: La Germania (3 milioni di ettolitri)
Primo esportatore a valore di spumanti: Francia (3,2 miliardi di dollari). Ma l’Italia è quella con i tassi di crescita più alti: +13%
Il primo fornitore di vino in bottiglia nell’UE: Il Cile (1,6 milioni di hl)
La regione più vitata in Italia. Sicilia: 99.000 ettari su un totale di 646.000
La regione che è cresciuta di più negli ultimi 15 anni. Veneto: 87.000 ettari (+13.200)
La superficie del vigneto biologico in Italia. 104.000 ettari, il 16% sul totale, di cui 39.000 in Sicilia
La varietà più prodotta nel 2017. Glera (19 milioni di barbatelle)
Numero di bottiglie di vino Dop prodotte nel 2016. 1,1 miliardi
La Dop più imbottigliata in assoluto. Prosecco Doc (410 milioni di bottiglie nel 2016)
Il peso delle prime 5 Dop sul totale imbottigliato a denominazione di origine. 44% (Prosecco Doc, Chianti, Montepulciano d’Abruzzo, Prosecco Superiore CV, Asti/Moscato)
Prime 5 destinazioni vini fermi bottiglia italiani. Usa, Germania, UK, Canada, Svizzera
Prime 5 destinazioni spumanti. UK, Usa, Germania, Svizzera, Francia
Prime 5 destinazioni frizzanti. Germania, Usa, Austria, Messico, UK
Prime 3 destinazioni vini bag-in-box. Svezia, Norvegia, UK
La quota valore del Prosecco sull’export Italia. 60% su totale spumanti, 13% su totale export Paese (dato settembre 2017, 550 milioni di euro)
Primo fornitore di vini in bottiglia e spumanti in Italia. Francia. Prezzo medio 21 euro/litro spumante, 4,90 vini in bottiglia
Primo fornitore di vino sfuso in Italia. Spagna. Prezzo medio 0,39 euro/litro
Il consumo pro capite di vino in Italia. 36 litri (31 la birra)
Quota dei consumatori di vino sul totale popolazione. 52% (28 milioni di persone)
Consumatori quotidiani. 13 milioni contro 15 di saltuari
Spesa annua in vino delle famiglie italiane. 4 miliardi di euro

“Soddisfacenti, ma non vincenti. Definirei così i numeri del vino italiano di questo 2017, fotografati da ‘Vino in Cifre 2018’, l’annuario del Corriere Vinicolo, edito da Unione Italiana Vini in partnership con l’Osservatorio del Vino. I dati ci consegnano un anno complesso per il settore che ha ritrovato un’ottima spinta nel mercato interno, con la ripresa dei consumi confermata durante le festività natalizie, ma ha sofferto in competitività sul fronte export, dove siamo stati rallentati da un sistema burocratico e amministrativo che ha causato la nostra perdita di leadership in Usa. Il 2018 rappresenta quindi una nuova sfida, che siamo pronti ad accogliere per un nuovo salto di qualità del nostro comparto”.

Con queste parole Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, commenta i numeri del settore vitivinicolo nazionale, fotografati dai dati statistici elaborati dal Corriere Vinicolo nell’ottava edizione dell’annuario Vino in Cifre. Nelle 72 pagine di tabelle, grafici ed elaborazioni esclusive, viene presentata l’evoluzione del settore vitivinicolo a livello mondiale, europeo e italiano: dal potenziale produttivo ai consumi, dal commercio ai prezzi e, novità quest’anno, la sezione “Vino in Cifre Bio”, dedicata al segmento dei vini biologici.

“Se la scarsa produzione del 2017 sta facendo sentire i suoi effetti sul fronte prezzi, con ripercussioni potenzialmente negative sui mercati internazionali – aggiunge Paolo Castelletti, segretario generale UIV – il settore sta però assistendo ad un risveglio della fase produttiva, con richieste di nuovi impianti che stanno contribuendo a compensare l’erosione strutturale delle superfici. Infatti, pur con un sistema autorizzativo che ha mostrato diverse problematiche nei primi anni di applicazione, abbiamo finalmente un ‘vigneto Italia’ che si sta stabilizzando attorno ai 640.000 ettari. Un dato che ci fa ben sperare per il futuro, soprattutto se i correttivi che abbiamo richiesto al Ministero saranno implementati nel bando 2018, consentendo alle imprese di ottenere le superfici necessarie a realizzare i propri progetti”.

“La messa in sicurezza del potenziale in vigna va però difesa puntando su una migliore qualità delle nostre vendite – precisa Ernesto Abbona. Se possiamo, infatti, dirci soddisfatti delle prestazioni del comparto spumanti – a settembre in Gran Bretagna abbiamo per la prima volta superato i francesi anche in termini valoriali, a quota 179 milioni di sterline (+24%) – e delle prestazioni dei vini in bottiglia italiani in Cina e in Russia, c’è molto invece da fare per tornare ad essere leader in mercati strategici come gli Usa, dove stiamo patendo il ritorno dei vini francesi e il successo di quelli neozelandesi. E’ quindi importante – conclude il presidente Abbona – tornare ad investire come Sistema Paese sul vino italiano, avendo il supporto delle Istituzioni in una logica di sinergia, e a riflettere come filiera unita, attuando strategie di lungo termine che valorizzino tutti i soggetti coinvolti”.

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Io bevo così 2018

by sabato, gennaio 13, 2018

Lunedì 22 gennaio presso l’Excelsior Hotel Gallia di Milano si terrà la quinta edizione di Io Bevo Così, la più esclusiva manifestazione dedicata ai vini naturali e di terra. L’edizione 2018 segna una svolta fondamentale per la kermesse. Gli ideatori, Andrea Sala e Andrea Pesce, infatti, da quest’anno hanno deciso di puntare sul capoluogo lombardo, organizzando un unico e imperdibile evento, riservato solo agli operatori e alla stampa di settore.

Da qui la scelta di una location d’eccezione: a ospitare la degustazione saranno le stupende sale dell’Excelsior Hotel Gallia, il prestigioso 5 stelle del gruppo Luxury Collection nel cuore di Milano, a pochi metri dalla Stazione Centrale.

Dalla prima edizione del 2014, Io Bevo Così è cresciuta anno dopo anno, grazie anche alle numerose aziende che hanno seguito e sostenuto il percorso intrapreso dagli organizzatori condividendo con loro l’obiettivo di far conoscere e apprezzare i vini naturali e di terra a un pubblico sempre più ampio. Ecco perché, in accordo con le aziende, Andrea Sala e Andrea Pesce hanno scelto di presentare i 90 produttori, provenienti da Italia, Francia, Macedonia, Spagna, Austria e Slovacchia e gli oltre 600 vini in degustazione a una platea ancora più selezionata e qualificata. L’evento, infatti, è dedicato esclusivamente ai professionisti del settore HO.RE.CA. proprietari, chef o sommelier di strutture commerciali, enotecari, distributori di vini e alla stampa di settore

Domenica 21 Gennaio si terrà, sempre all’Excelsior Hotel Gallia, la cena di gala della manifestazione, un appuntamento ormai consolidato negli anni, volto a rimarcare il fil rouge che lega Io Bevo Così al mondo dell’alta ristorazione. I protagonisti della cena saranno gli chef resident del Gallia, Vincenzo e Antonio LebanoDavide Caranchini del Ristorante Materia di Cernobbio, vincitore del premio di Giovane dell’anno della Guida ai Ristoranti dell’Espresso 2018, il cuoco greco Alexiou Vassili, attualmente impegnato in diverse e qualificate consulenze in Europa, e Marco Viganò, lo chef italiano che ha ottenuto il riconoscimento della stella Michelin in Francia con il suo Ristorante Aux Anges a Roanne. Il dessert, invece, sarà preparato dal pasticciere Enrico Rizzi, presente con diversi punti vendita nella città di Milano. Il servizio sarà curato dallo staff dell’Excelsior Hotel Gallia, che può vantare la rinomata consulenza dei Fratelli Cerea del Ristorante Da Vittorio di Brusaporto (BG), 3 stelle Michelin. vini naturalmente saranno selezionati dagli organizzatori tra le aziende che parteciperanno alla degustazione del giorno successivo. La cena è aperta a tutti e viene proposta al pubblico al costo di 85 euro.

Per informazioni e prenotazioni sulla cena (a pagamento):
http://iobevocosi.it/cena-di-gala

Una volta completata la registrazione, per accedere sarà sufficiente recarsi direttamente presso il DESK all’ingresso dell’Excelsior Hotel Gallia, comunicare il vostro “NOMINATIVO” e da lì accedere liberamente.

Data cena (su prenotazione): Domenica 21 Gennaio – Aperitivo dalle 20 alle 20.30 – Dalle 20.30 cena
Data degustazione: Lunedì 22 Gennaio – Dalle ore 11 alle ore 18:30
Location: Hotel Excelsiore Gallia – Piazza Duca D’Aosta, 9 – Milano 20124 (di fianco alla Stazione Centrale)
Sito Web ufficiale dell’associazione e della manifestazione: www.iobevocosi.it 
Hashtag ufficiale rassegna #iobevocosi
Ingresso: un evento gratuito dedicato esclusivamente alla stampa di settore e ai professionisti del settore HORECA, proprietari, chef o sommelier di strutture commerciali, enotecari e distributori di vini.
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Sex and the Wine | 6 | Il fascino degli imprevisti

by venerdì, gennaio 12, 2018

La “domanda del giorno” era uno dei nostri giochi preferiti.

A turno ognuna di noi doveva pensare ad un quesito da sotto- porre alle altre via email e il tema era assolutamente libero: po- teva andare dalla politica alla cultura, dalla psicologia al sesso, dai consigli sul look a quelli su qualcosa di personale. Il lunedì toccava a Zoe, il martedì a Giulia, il mercoledì a me, il giovedì ad Alice e il venerdì ad Alessandra. Era mercoledì e la mia do- manda del giorno, quella settimana, era: «Desiderate mai qual- che imprevisto?».
Mi era venuta di getto, riflettendo sulle cose che mi erano successe nelle ultime settimane. In realtà nel mio lavoro gli imprevisti sono all’ordine del giorno e forse è una delle cose che lo rendono così affascinante. Ma non era questo a cui stavo pen- sando quando buttai lì il mio quesito, piuttosto mi erano venuti in mente gli imprevisti della vita privata, quelli che arrivano a scuotere la routine e, in un modo o nell’altro, ti danno nuovi stimoli, nuovi spunti di riflessione oppure semplicemente delle emozioni, inedite o ritrovate.
La prima a rispondere fu Giulia.

«Fino a qualche tempo fa avrei risposto “no”, ma ora che considero Pietro il mio più grande imprevisto, dico “sì”. Lui è davvero l’imprevisto che credevo che non avrei mai avuto, perché non avrei mai pensato di poter volere una vita lontano da Fabio. Eppure questa cosa tanto mi spaventa, tanto mi fa felice. Mi sento diversa, mi sento una nuova Giulia, forse quella vera e non quella che ha sempre cercato di essere la donna ideale di suo marito, assecondandone ogni esigenza, dal modo di fare agli abiti da indossare. Oggi mi accorgo che se tornassi indietro non rifarei le scelte che dieci anni fa mi sembravano così giuste. Non so se rifarei nemmeno i miei figli: credo siano l’unica cosa buona che ho fatto nella mia vita, ma avrei potuto aspettare un po’ di più, darmi più tempo. Invece avevo fretta di prendermi quello che avevo sempre sognato da bambina, mentre ascoltavo le favole di Cenerentola e Biancaneve, e che Fabio poteva darmi: il principe, il castello, una vita agiata, vacanze di lusso, feste mondane. Quando ho conosciuto Pietro, invece, ho capito che tutto questo non aveva valore: non lo aveva, perché non amavo davvero la persona con cui lo condividevo. Rendermene conto è stato il primo grosso imprevisto, a cui sono seguiti tutti gli altri. Vivo questo momento con estrema tranquillità, se non fosse per i bambini, che non vor- rei mai vedere soffrire. Per me stessa, invece, l’imprevisto Pietro è stato come rinascere. Oggi sono davvero io».

Giulia stava percorrendo una strada a senso unico e nessuna di noi era riuscita a farle vedere le possibili vie alternative che avreb- be potuto intraprendere, giusto per capire un po’ meglio cosa rap- presentava per lei questo nuovo rapporto: era amore o solamente un’infatuazione da retaggio adolescenziale? Noi temevamo che la risposta giusta fosse la seconda, ma Giulia ormai non ragionava più, vedeva solo il suo musicista e per lui avrebbe rinunciato a qualsiasi cosa, pagando qualsiasi prezzo. Una cosa buona, Pietro, l’aveva fatta: fare capire a Giulia quanto valeva e quante risorse poteva avere oltre all’essere una brava moglie e un’ottima madre. Da qualche mese, infatti, Giulia si era iscritta nuovamente al Dams e, questa volta, non aveva intenzione di mollare.

Poco dopo la riposta di Giulia arrivò quella di Zoe.

«Ovviamente sì. E ieri sera ne ho avuto uno che vi devo asso- lutamente raccontare…».

Zoe era la solita: sintetica e accattivante, con quel suo modo di fare un po’ maschile nell’approcciare certe situazioni che la rendeva ancora più intrigante. Tanto romantica, quanto caccia- trice, c’era da scommetterci che il suo imprevisto aveva a che fare con un uomo.
Alice ed Alessandra, quella mattina, erano insieme e così la rispo- sta arrivò in un’unica email, scritta dal Blackberry di Alessandra.

«Alice ed io siamo concordi nel rispondere un “no” categori- co ed assoluto. In nessun caso, né sul lavoro né nella vita privata. Forse perché di imprevisti ne abbiamo avuti troppi e quasi tutti spiacevoli».

Il mercoledì era anche il giorno dedicato alla palestra e, soprattutto, alla serata aperitivo-gourmet, che da quando avevamo de- ciso di fare un po’ di movimento fisico era diventato più che altro una meritata ricompensa dopo due ore di corso “brucia grassi” ed esercizi aerobici. Il nostro ritrovo era lo Zebra. Lampade Foscarini, divanetti Chesterfield, pavimenti di vetroresina, pareti in pietra ricostruita e tanto acciaio e vetro: trendy, ma al contempo molto accogliente. La clientela era eterogenea: molte facce erano quelle del Church, ma svariate altre appartenevano alla categoria che le ragazze ed io avevamo coniato ad hoc, quella dei “belli di gomma”. Ci uscì così, una sera allo Zebra, mentre ci stavamo guardando attorno: eravamo attorniate da volti perennemente abbronzati, sorrisi lucidissimi, telefonini all’ultima moda, nessun interesse per quello che stavano bevendo o piluccando, molta attenzione, invece, se qualcuno aveva l’ultima borsa di Louis Vuitton o un addominale più scolpito del proprio. «Che finti!», sussurrai alle ragazze. «Di gomma», disse Zoe.«Belli di gomma», sentenziò Giulia. Così nacque quel termine.

Entrammo nel locale che erano le nove di sera, affamate come al solito. Quella sera l’aperitivo-gourmet proponeva dei piccoli assaggi di tartare: nell’ordine, tartare di ricciola e mango, di pe- sce spada e pompelmo, di capesante e olive taggiasche, di chianina e di carne salada. Sfogliammo la lista dei vini al bicchiere proposti per la degustazione e poi, finalmente, iniziammo a rilassarci.

«Giulia ormai usa la scusa della palestra e dello Zebra per vedersi con Pietro, ma Alice che fine ha fatto?», chiesi ad Alessandra.

«Non aveva voglia di uscire, era un po’ giù. Anche stamattina non era in gran forma», mi rispose.

«Hai scoperto qualcosa di più sulla sua scelta di non ripartire per Londra?»

«No, ma da come stava oggi ti posso assicurare che si deve trattare di una grande delusione, temo legata a Mark».

Mark era il più recente flirt di Alice, un ragazzo che lavorava con lei nell’ultima produzione teatrale in cui era stata impegna- ta. Sembrava scorresse tutto liscio finché Alice non era tornata a casa per Natale: alle domande su di lui rispondeva in manie- ra vaga e sfuggente, dando la sensazione che fosse una liaison poco impegnativa, piuttosto che qualcosa che la stesse facendo soffrire. Alice, però, era una che sapeva nascondere bene le sue emozioni, anche con noi del club.

«Prima riuscirà a parlarne, prima se ne tirerà fuori», commentò Zoe trovando sia me che Alessandra d’accordo.

«E tu, invece, che imprevisto hai avuto ieri sera?», chiesi curiosa a Zoe.

«Adesso vi racconto», rispose lei divertita e con quella luce particolare negli occhi che solo una nuova conquista le sa dare.

«Ero appena arrivata a casa e non vedevo l’ora di farmi un ba- gno caldo per poi andare a letto. A un certo punto però è suonato il cellulare: pensavo fossi tu, Cleo, invece indovinate chi era?»

Alessandra e io ci guardammo con aria persa: scartabellando tra tutti i nomi possibili in quel momento non ce ne veniva in mente nemmeno uno adatto a tanta eccitazione.

«Era Max», ci disse Zoe.

L’ultima persona che sarebbe dovuta tornare nella vita di Zoe. Max, infatti, era un istruttore di body building di cui si era inna- morata una dozzina di anni prima e con il quale aveva instaurato un rapporto molto più che strano e deleterio: per un po’ di mesi si frequentavano, poi lui spariva per altrettanti mesi e quindi ricompariva, come se niente fosse. Le frequentazioni, inoltre, erano tutte impostate sul sesso: mai usciti a cena, mai andati a vedere un film o a fare un aperitivo, si vedevano solo per sfogare la loro attrazione reciproca, che per Zoe, però, era anche amore. Lei, diceva, era convinta di vedere in lui quello che nessun al- tro vedeva. Al di là dei tatuaggi, dei muscoli e delle grandi doti amatorie che Max dispensava con generosità ad una buona fetta del pubblico femminile della città, non pareva esserci infatti un gran che di sostanza interiore. Zoe, invece, diceva di sì: ci vede- va un’anima che la attirava come nessun altro. Così, fino a un paio di anni prima il loro rapporto era andato avanti in questo strano modo, una sorta di vita parallela che Zoe aveva e che non le precludeva di vedersi con altre persone e avere storie durante le quali smetteva di frequentare Max. Due anni prima, poi, Zoe aveva deciso di dire basta. A indurla a troncare il rapporto con Max fu una frase che lui disse una sera, mentre si stava rivestendo dopo aver fatto l’amore. «Questa casa sta diventando troppo famigliare per i miei gusti». Zoe proseguì la serata come se niente fosse, ma quando lui se ne fu andato prese il cellulare e cancellò il suo numero. Non lo avrebbe cercato mai più. Il giorno dopo cambiò anche il suo numero di telefono mobile e in ufficio lasciò detto alla segretaria che se lui avesse chiamato, lei non ci sarebbe mai stata.

«Come ha fatto a rintracciarti?», le chiesi.

«Non lo so. Ma sai come ha esordito? Non ha detto né ciao, né chi era, dando per scontato che riconoscessi la sua voce. Mi ha detto solo “ti sei fidanzata?” e io, che sapevo benissimo con chi stavo parlando, per qualche secondo non sono riuscita a spiccicare nemmeno un monosillabo, tanto ero sorpresa». Fece una pausa per assaggiare un po’ di tartare di ricciola e poi pro- seguì. «Gli ho detto: “Cosa te lo fa pensare?” e lui “Beh, sei spa- rita, non mi hai più cercato. Ho ragione?”. Gli ho risposto che si sbagliava, ma che avevo deciso di troncare la nostra relazione e dovevo farlo nel modo più drastico possibile, altrimenti non sarei mai riuscita a staccarmi da lui».

«E Max cosa ti ha detto?», incalzò Alessandra.

«Mi ha chiesto perché mai avrei dovuto staccarmi da lui, che mi ha pensata molto in questi due anni e che mi voleva vedere, magari una di queste sere a cena, ancora meglio se poteva passa- re a prendermi di lì a un’ora».

«Non avrai mica accettato l’invito?», le domandai con tono deciso.

«Sì, ma state tranquille, non è successo niente, abbiamo semplicemente parlato, scherzato e riso. Quando mi ha riportata a casa non ha nemmeno provato a chiedermi di salire, ma solo se potevamo rivederci».

«Non era Max, probabilmente era il suo fratello gemello che non abbiamo mai saputo che lui avesse», le dissi ridendo.

«No, ti assicuro che era lui, bellissimo come sempre. Mi ha detto che in quest’ultimo periodo ha capito molte cose, soprattutto che è stanco di avere solo avventure, che vorrebbe una compagna stabile, che ha voglia di innamorarsi…».

«Di innamorarsi, lui?», esclamò Alessandra strabuzzando gli oc- chi e anch’io non riuscivo a nascondere il mio stupore. Poi aggiun- se la sua consueta frase di massimo disappunto: «Zoe, ti prego…».

«Ma sei sicura? Non è che ha cambiato tattica per raggiunge- re lo stesso obiettivo?», chiesi a Zoe.

«Non credo ne abbia bisogno. E poi perché venire a cercarmi, quando può avere tutte le donne che vuole?»

«Per una questione di principio – il fatto che sia stata tu a troncare e non lui – e per una logica tipicamente maschile: pren- dersi l’unica preda che gli sfugge, l’unica che non lo vuole», le risposi.

«Può essere, Cleo, ma se non fosse così? Non ho capito bene cosa volesse da me ieri sera, forse solo parlare con una persona con cui sa che si può aprire, senza mettere in gioco la sua faccia- ta di imperturbabile duro. Comunque, ho intenzione di rivederlo, giusto per capire dove vuole andare a parare. Già quello che è successo ieri sera è una grossa rivincita per me», tagliò corto Zoe.

Alessandra e io ci guardammo per capire cosa dire. Tutto sommato, a chiunque va data una seconda possibilità, anche a un tipo come Max. Ci raccomandammo con Zoe di stare mol- to attenta e proseguimmo la serata a parlare di cosa Zoe ed io avremmo dovuto mettere in valigia per il nostro viaggio a New York.

Leggi il nuovo capitolo di Sex and the Wine il 19 gennaio 2018, ore 18.

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Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone e cose realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale e frutto della fantasia dell’autore.

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Quante (e quali) bottiglie si stappano in una vita?

by venerdì, gennaio 12, 2018

La notizia è curiosa e parte da una domanda che penso non essere stata l’unica a pormi di tanto in tanto: quante bottiglie si stappano nel corso di una vita?

A cercare di rispondere è Uncorked Life, un’installazione realizzata da Labrenta di Breganze (Vicenza), azienda all’avanguardia a livello mondiale nella ricerca di chiusure per il settore vinicolo e alimentare.

L’opera, frutto di una ricerca condotta internamente all’azienda, presenta ben 3798 tappi, suddivisi tra vino bianco, vino rosso, bollicine, birra e distillati, per un totale di 6,6 metri di grandezza. Ne emerge che a vincere la gara della bevanda più bevuta è sicuramente la birra, con 1980 tappi raccolti, seguono il vino rosso (893), il vino bianco (524), le bollicine (289) e i distillati (112). Nello specifico la ricerca si basa su bottiglie da 0,75 l di vino, 0,66 di birra e 0,7 l di superalcolici.

Lo studio alla base dell’installazione fa riferimento al consumo medio di alcol di un italiano nell’anno 2015. É stato fatto un calcolo su una media di vita di 82 anni, nei quali è stato preso in considerazione il periodo in cui una persona generalmente consuma bevande alcoliche, circa 64 anni. Ogni persona totalizza così, a partire dai 18 anni, 542 litri di alcol consumati.

Il progetto nasce da un’idea di Gianni Tagliapietra, Ceo di Labrenta, con l’obiettivo di rendere visibile attraverso i tappi un dato che altrimenti sarebbe difficile da immaginare. Tutta la produzione Labrenta è svolta in Italia. L’azienda, inoltre, si distingue nel suo settore per una grande attenzione verso la ricerca e lo sviluppo dei materiali attraverso una sezione interna dedicata, D.Vision, in cui opera un team professionale giovane e altamente qualificato.

Uncorked Life sarà visibile in azienda, aperta al pubblico nella giornata di domenica 21 gennaio, dalle 10 alle 16, in occasione della manistazione la Prima del Torcolato a Breganze.

L’opera è visionabile anche online sul sito dedicato: www.uncorkedlife.info

Io credo proprio di aver già superato questo numero, e voi?!

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Labrenta, fondata nel 1971 a Breganze (Vicenza), produce chiusure per il settore alimentare. Provide the right closure è il motto con cui si muove alla ricerca del tappo ideale per ciascuna esigenza di chiusura, attraverso prodotti in grado di unire design e funzionalità. Tutta la produzione è svolta in Italia e viene controllata da un Validation Process che si svolge in sette fasi.
Sin dalla sua fondazione Labrenta ha destinato grande attenzione alla ricerca e sviluppo. L’obiettivo è quello di fornire ad ogni cliente la propria chiusura dedicandogli un servizio tailor made. L’anima creativa e scientifica de Labrenta, vive in D.Vision, la sezione interna in cui opera un team professionale giovane e altamente qualificato, dedicato esclusivamente allo sviluppo di nuovi progetti, ascoltare i clienti, le loro esigenze e di trasformare ogni loro intuizione in realtà. Idee che, grazie all’impiego di una stampante 3D, si materializzano in tempi brevissimi. Perché in Labrenta ogni cliente, con il suo prodotto, viene gestito con la consapevolezza della loro unicità. Perché un prodotto comunica il suo valore, a partire da ciò che lo contiene.

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Artista del Panino 2017, ecco i 10 finalisti

by giovedì, gennaio 11, 2018

Il concorso “Artista del panino”, promosso dal brand Agritech di Vandemoortele Italia, in collaborazione con la rivista Bargiornale, è già diventato trampolino di lancio a livello nazionale per i baristi e gli operatori del food ‘fuori casa’.

Grazie anche alla notorietà derivata dal riconoscimento, il vincitore della prima edizione, Giorgio Borrelli, barista sardo di 47 anni, Artista del Panino 2016, scriverà infatti un suo libro di ricette con la casa editrice Feltrinelli.

Grande attesa quindi per la seconda edizione che si chiuderà lunedì 22 gennaio 2018 al Sigep di Rimini, allo stand dell’azienda: Pad B7, stand 080, dalle ore 10. Basta pensare che le candidature spontanee sono state numerosissime, per un totale di più di 400 ricette inviate.
Segno che il format ideato da Giorgio Montefusco, Category Manager di Vandemoortele Italia, ha conquistato il suo pubblico.
La giuria vedrà nuovamente protagonisti i big del food come Chef Rubio, riconfermato testimonial del concorso, e lo Chef Kumalé (Vittorio Castellani), maggior esperto in Italia di cibo etnico e presenza coerente con la scelta di proporre ai concorrenti 3 categorie di ricette: tipico italiano (regionale), dal mondo e veg.

E ci sarà anche Moreno Cedroni, lo chef che ha portato uno spirito avanguardista alla cucina italiana. Giurato ad honorem Giorgio Borrelli.
Dieci i finalisti che dovranno riproporre le rispettive preparazioni in 20 minuti.
I premi: per i primi 3 classificati viaggio a Zanzibar di 1 settimana per 2 persone, € 2.000 in attrezzature Unox e € 1.000 in ticket compliments. I rimanenti 7 finalisti parteciperanno all’estrazione di una fornitura di prodotti Agritech.
Sul sito tutte i dettagli sui concorrenti in gara, i giudici e i video della finale.

Ecco i nomi dei 10 finalisti e i rispettivi profili:

– Stefano Bertoni – il posto di ste di Trento – giornalista per 18 anni ora ha aperto un locale panineria gourmet con alimenti e pane ricercato

– Marco Carrieri – Boom Burger esplosioni di gusto di Carosino (Ta)

– Giacomo Dini – pasticceria Fratelli Bonci di Montevarchi (Ar) – ha un canale Youtube in collaborazione con un collega chiamato le due facce del panino

-Francesco Liotino – la Baita di Polignano a Mare (Ba)

-Lorenzo Massimi – soul kitchen di Roma
-Filippo Priviero – boe public house di Jesolo (Ve)
-Chiara Scaramuzzo – Spizzikomania di Venosa (Pz)
– Mirco Scognamiglio – 12 Morsi Burger & Friends – Inaugurato nel 2015, 12 Morsi Burger & Friends è stato il primo locale a Napoli a fare del panino con l’hamburger un’esperienza gourmet coniugando stile americano e gusto italiano. Materie prime d’eccellenza, sperimentazione gastronomica e padronanza delle tecniche di cottura caratterizzano l’offerta 12Morsi che ogni anno presenta in partnership con chef stellati un panino gourmet

– David Toscano Mussa – Feriolo Sporting – Nato a Crema il 12 Febbraio 1958 e di nazionalità spagnola, lo Chef David Toscano Mussa già da giovane ha svolto mansioni di cuoco presso alcuni ristoranti del Lago Maggiore, cercando di affinare il più possibile l’arte della cucina. Nel 1986 parte per Tenerife (isole Canarie) dove ha continuato la sua professione in diversi ristoranti locali. Questa esperienza gli ha dato la possibilità di acquisire nuove tecniche di preparazione dei piatti e soprattutto di conoscere nuove ricette. Dopo varie esperienze lavorative, tra cui partecipazioni a programmi televisivi ed un libro di cucina, torna sul Lago Maggiore come Executive Chef del Ristorante Sporting di Feriolo (Vb).

-Francesca Zattoni – Bio Burg – Bio Burg di Forlì (Fc) è un luogo di incontro per chi ama condividere il piacere del cibo semplice e biologico.

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2018 Anno nazionale del cibo italiano. E nasce Treccani Gusto

by giovedì, gennaio 11, 2018

Il 2018 è l’Anno nazionale del cibo italiano proclamato dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del Turismo e dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

In questo contesto, oggi, l’Istituto della Enciclopedia Italiana e la Fondazione Qualivita annunciano la nascita di Treccani Gusto, un nuovo progetto editoriale che si pone l’obiettivo di lanciare una nuova immagine dell’Italia e delle sue eccellenze enogastronomiche nel contesto internazionale e di ridefinire l’apporto culturale dei suoi prodotti tipici, uno dei più importanti patrimoni di cui il nostro Paese dispone, al pari dei tesori della cultura, del paesaggio e dell’arte.

Negli ultimi anni le eccellenze italiane nei settori agricolo e agroalimentare, in particolare quelle ad Indicazione geografica tutelate dai marchi di qualità europei DOP, IGP e STG, si sono poste al centro dell’interesse collettivo non più solo come un’enorme risorsa economica, ma anche come una straordinaria occasione di raccogliere e valorizzare un’importante eredità culturale. Il cibo e il vino non sono più un tema che coinvolge esclusivamente gli addetti ai lavori del mondo agricolo, ma sono il fulcro delle discussioni globali sulle prospettive di sviluppo economico, ambientale e sociale.

A tutti i livelli si è progressivamente affermata una grande sensibilità rispetto alle nuove tecniche di coltivazione, all’impatto ambientale, alla ricerca, all’innovazione tecnologica e allo sviluppo di un’agricoltura basata sulla sostenibilità per il benessere collettivo e la salvaguardia del proprio territorio e del Pianeta.

Tutte le iniziative dell’Anno del cibo italiano saranno connotate da un logo ufficiale che viene presentato oggi per la prima volta alla stampa.

Si punterà sulla valorizzazione dei riconoscimenti Unesco legati al cibo come la Dieta Mediterranea, la vite ad alberello di Pantelleria, i paesaggi della Langhe Roero e Monferrato, Parma città creativa della gastronomia e all’Arte del pizzaiuolo napoletano iscritta di recente. Sarà l’occasione per il sostegno alla candidatura già avviata per il Prosecco e la nuova legata all’Amatriciana.

Allo stesso tempo saranno attivate iniziative per far conoscere e promuovere, anche in termini turistici, i paesaggi rurali storici, per il coinvolgimento e la promozione delle filiere e ci sarà un focus specifico per la lotta agli sprechi alimentari. Lo stretto legame tra cibo, arte e paesaggio sarà inoltre il cuore della strategia di promozione turistica che verrà portata avanti durante tutto il 2018 attraverso l’Enit e la rete delle ambasciate italiane nel mondo e permetterà di evidenziare come il patrimonio enogastronomico faccia parte del patrimonio culturale e dell’identità italiana.

“Abbiamo un patrimonio unico al mondo – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – che grazie all’anno del cibo potremo valorizzare ancora di più. Dopo la grande esperienza di Expo Milano, l’esperienza agroalimentare nazionale torna ad essere protagonista in maniera diffusa in tutti i territori. Non si tratta di sottolineare solo i successi economici di questo settore che nel 2017 tocca il record di export a 40 miliardi di euro, ma di ribadire il legame profondo tra cibo, paesaggio, identità, cultura. Lo faremo dando avvio al nuovo progetto dei distretti del cibo. Lo faremo coinvolgendo i protagonisti a partire da agricoltori, allevatori, pescatori, cuochi. E credo che in quest’ottica sia giusto dedicare l’anno del cibo ad una figura come Gualtiero Marchesi, che ha incarnato davvero questi valori facendoli conoscere a livello internazionale”.

“Dopo il successo del 2016 Anno nazionale dei cammini e del 2017 Anno nazionale dei borghi, il 2018 sarà l’Anno del cibo italiano. Un’occasione importante per valorizzare e mettere a sistema le tante e straordinarie eccellenze e fare un grande investimento per l’immagine del nostro Paese nel mondo. Grazie alla collaborazione dei Ministeri della Cultura e dell’Agricoltura, l’Italia potrà promuoversi anche all’estero in maniera integrata e intelligente valorizzando l’intreccio tra cibo, arte e paesaggio che è sicuramente uno degli elementi distintivi dell’identità italiana”. Così il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini annunciando l’avvio dal primo gennaio 2018 di una campagna di comunicazione social dei musei statali che pone l’attenzione sul rapporto, nei secoli, tra arti e enogastronomia, sottolineandone il ruolo fondamentale nella costruzione del patrimonio culturale italiano.

Il Progetto Treccani Gusto

Treccani, da oltre 90 anni punto di riferimento assoluto nella diffusione della cultura italiana, e Qualivita, fondazione impegnata insieme a Consorzi di Tutela e Istituzioni nella valorizzazione delle produzioni agroalimentari di qualità italiane DOP e IGP, uniscono le loro competenze per dar vita a Treccani Gusto, un progetto finalizzato alla creazione di contenuti editoriali, nella ricerca di un linguaggio comune che possa dare voce a un racconto sulle eccellenze enogastronomiche italiana.

L’obiettivo del progetto editoriale è quello di organizzare in un unico corpus le molteplici esperienze del mondo rurale italiano, al fine di renderle un patrimonio culturale accessibile al nostro Paese e al resto del mondo. La complessa ricchezza delle esperienze agroalimentari e vitivinicole, che le rende uniche e inimitabili, sarà oggetto di prodotti editoriali divulgativi capaci di raggiungere il variegato pubblico da sempre alla ricerca di un canale di conoscenza sul mondo rurale.

Nel dettaglio, Treccani Gusto sarà costituito da:

· Una nuova edizione dell’Atlante Qualivita
L’Atlante Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP, IGP e STG, giunto alla IX edizione, si arricchisce del contributo editoriale Treccani e arriva nelle case degli italiani come cardine della conoscenza delle produzioni tipiche e dei relativi elementi distintivi.
· Un magazine digitale
Una rivista pensata per coinvolgere i soggetti attivi sul territorio raccontando i diversi aspetti dell’ambito agricolo e alimentare, in relazione anche ad ambiti evoluti come il turismo.
· Una banca dati, con glossario specialistico e ricettario
Il lessico e il patrimonio informativo delle produzioni di qualità e delle Indicazioni geografiche vengono riconosciuti come elemento consolidato della cultura italiana per essere tutelati e diffusi nel mondo attraverso l’eccellenza della banca dati digitale di Treccani.

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Eataly, il 27 gennaio festa di compleanno da non perdere con i contadini e le osterie Slow Food

by giovedì, gennaio 11, 2018

Il 27 gennaio Eataly compie 11 anni e dedica questo anniversario ai contadini, coloro che si occupano di “far nascere” il cibo.

A Eataly Torino Lingotto, la prima sede nonché cuore pulsante, si celebra questo importante anniversario con una giornata interamente dedicata al mondo rurale e organizzata con la collaborazione degli amici di Slow Food: sarà l’occasione per raccontare la ricchezza del territorio italiano, direttamente dalla terra al piatto, nell’anno della nuova edizione del Salone del Gusto – Terra Madre.

Il negozio si trasformerà in palcoscenico per un grande mercato contadino diffuso, durante il quale sarà possibile comprare dalle mani del produttore, senza alcuna intermediazione. La sera poi, a partire dalle ore 19, le cucine dei Ristorantini ospiteranno ai fornelli 10 osterie Chiocciole Slow Food da tutta Italia e 1 pizzeria campana: un viaggio enogastronomico tra le regioni della Penisola e i piatti della tradizione locale. Tutti i ristoratori saranno accompagnati dal contadino/artigiano dal quale si riforniscono abitualmente, raccontando non solo il piatto ma anche il lavoro e la passione che vi sono dietro.

Dalla vendita di ogni piatto, 1 € sarà devoluto a Menu for Change, la campagna internazionale di Slow Food che vuole sensibilizzare al cambiamento climatico, ponendo l’attenzione sulla produzione e sul consumo del cibo.

Si apre così un nuovo anno all’insegna dei valori dei quali Eataly è da sempre portatrice: la biodiversità, la stagionalità, la democraticità del buon cibo, la convivialità, la tutela delle piccole produzioni, dell’ambiente e degli animali. Il 2018 in particolare sarà l’anno del RISPETTO: per la terra, per l’ambiente e naturalmente anche per le persone. Sono valori che passano attraverso le scelte alimentari che tutti noi compiano ogni giorno: d’altronde, “mangiare è un atto agricolo” ed è bene farlo nella maniera più consapevole possibile.

Eataly, così, si impegna a proseguire l’impegno quotidiano di raccontare e far conoscere cose buone ma anche persone buone.

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