All Posts By Geisha Gourmet

Due ricette gourmet per Prime Alture

by mercoledì, luglio 12, 2017

Nel calice un ‘Io per Te’, spumante brut Sans Année Blanc de Noir di Prime Alture, e nel piatto?

Quale abbinamento potrebbe essere perfetto?
Questo metodo classico è ottenuto da uve di Pinot Nero sottoposte a lungo affinamento in bottiglia e capaci di regalare armoniosità ed eleganza, un retrogusto lungo e persistente cui si aggiunge un equilibrio di aromi ben bilanciato tra le note di frutta fresca come pesca a polpa bianca e pera, e i sentori di frutta secca tostata e di pane.

Per esaltarlo al meglio, in tavola entra in gioco la creatività. Per questo la nota cantina ha deciso di coinvolgere tre ristoratori milanesi d’eccellenza, nonché amici di Prime Alture, IYO, LANGOSTERIA e IL SANTA BISTRO’ MODERNO che, lavorando con maestria, estro e indiscussa competenza, e che hanno regalato delle personali interpretazioni ispirate dalla stagionalità pensando anche a un corretto abbinamento con “Io per te”. Qui ve ne propongo due, perché la preparazione della Langosteria è un piatto di mare crudo (nella foto di apertura) che a casa potrebbe far incappare in qualche problema (primo su tutti la questione abbattimento, essenziale per la sicurezza alimentare dei cibi crudi). Eccole!


Sauté di novellini di IYO
Chef Matteo Ghiringhelli

Per 4 persone:
160 gr novellini (moscardini)
150 gr zucchine trombetta
10 gr verde del cipollotto
20 gr sake
20 gr estrazione di zenzero
5 gr fior di sale
olio extra vergine d’oliva
2 funghi porcini da crudo
1 zucchine gialle
5 gr pepe rosa
1/2 zest grattugiata di lime

Per la salsa :
100 gr mirin
75 gr soia
25 gr sake
5 gr zenzero fresco grattugiato

Per il pesto:
100 gr fiori di zucca
30 gr farina mandorle
30 gr latte soia
sale
10 gr olio evo

Preparazione:
Pulire le zucchine trombetta togliendoli le estremità, sbollentarle in acqua e sale per 1 minuto, successivamente tostarle in padella con olio caldo ed il verde del cipollotto tagliato a julienne.
Sfumarle con il sake, raffreddarle e tritarle grossolanamente, condirle con dell’olio evo ed estrazione di zenzero.
Per il pesto, frullare tutti gli ingredienti e successivamente abbattere e pacossare.
Con una mandolina tagliere finemente le zucchine gialle, condirle con olio evo fior di sale, zest di lime e pepe rosa.
In una pentola portare ad ebollizione la soia con il sake è il mirin, aggiungerò lo zenzero e lasciar raffreddare.
In una padella rosolare i novellini con dell’olio evo, sfumare con il sake ed aggiungere la salsa cuocere per 40 secondi.
Adagiare le zucchine trombetta nel fondo del piatto, aggiungere il saute di novellini,
Le zucchine gialle marinate,dei punti di pesto di fiori di zucchine, concludere il piatto con delle lamelle di funghi porcini e germogli di daikon.


Mezzi rigatoni de IL SANTA
Executive Chef! Stefano Grandi

INGREDIENTI PER 4 PERSONE
360 gr di mezzi rigatoni Verrigni
200 gr di ricotta fresca di bufala!
la scorza grattata di 1 limone
240 gr di salsa di pomodoro ciliegino viragi’ della val di noto!
1 cetriolo
una grattata di zenzero
3 foglie di menta
olio extra vergine quanto basta
sale e pepe
foglioline di germogli

PER IL GAZPACHO LIGHT
Emulsionare con l’aiuto di un frullatore la salsa di pomodoro cruda, il cetriolo pelato e privato dei suoi semi, le foglie di menta e una grattata di zenzero; salare, pepare e finire con olio extravergine d’oliva, a piacere aggiungere del peperoncino
PER LA FARCIA DI RICOTTA
Aggiungere ad essa la scorza di limone, sale e pepe, creando una crema con l’aiuto di una piccola frusta per poi riporre in un sacco a poche. Riporre in frigorifero fino al momento dell’uso.
PER LA COMPOSIZIONE DEL PIATTO
Cuocere la pasta, portarla a cottura e scolarla, raffreddandola con qualche cubetto di ghiaccio. Successivamente farcite i singoli rigatoni con la ricotta. Prendete quattro piatti piani e versate la salsa di gazpacho a specchio, sopra delicatamente adagiate i mezzi rigatoni gia’ farciti. Decorate con foglioline di germogli e olio extravergine di oliva. Prima di servire pepate.

0

Soave in lizza per il GIAHS

by mercoledì, luglio 12, 2017

Il Soave concorre per fare il suo ingresso nel GIAHS, (Sistemi di patrimonio agricolo di importanza mondiale, Globally important agricutural heritage system), il programma avviato dalla FAO nel 2002 e sottoscritto dall’Italia nel 2016, con l’obbiettivo di individuare e valorizzare i territori ricchi di biodiversità dove l’agricoltura sostenibile produce tipicità che raccontano il saper fare italiano.

“Le Colline vitate del Soave”, già iscritte nel Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, sono state oggetto d’analisi nel corso del primo workshop di presentazione dedicato all’Europa e all’Asia Centrale recentemente tenutosi alla FAO, a Roma. Con un intervento condotto da Viviana Ferrario, docente allo IUAV di Venezia, è stato illustrato l’intero percorso di ricerca che ha portato all’ottenimento del titolo di primo “Paesaggio rurale di interesse storico” d’Italia, requisito indispensabile per poter poi fare l’ingresso all’interno del programma GIAHS.

Il programma GIAHS, avviato dalla FAO, ha come obiettivo quello di individuare a livello mondiale alcuni paesaggi particolarmente ricchi in biodiversità che nascono dal co-adattamento di una comunità antropica con l’ambiente circostante e che si manifestano con il mantenimento di paesaggi di particolare interesse estetico e storico-culturale grazie alla continuità di tecniche agricole tradizionali. Il progetto GIAHS non si propone solo di tutelare paesaggi e tecniche gestionali di tipo tradizionale, ma di applicare i principi della conservazione dinamica, cioè di sfruttare tali tecniche per uno sviluppo sostenibile delle aree interessate, con benefici diretti ed indiretti per la popolazione, facendo diventare quindi il paesaggio tradizionale il motore dello sviluppo rurale di queste aree.

I Giahs nascono nel 2002 e per quindici anni restano unicamente un progetto di ricerca. Solo il recente successo di questo programma, con più di trenta siti iscritti, ha convinto la FAO che valesse la pena di elevarlo a rango di programma mondiale e di presentarlo al di fuori di Asia e Sud America dove si è maggiormente sviluppato fino ad oggi. A differenza dell’UNESCO World Heritage List, dove il paesaggio agrario non viene menzionato ma semplicemente incluso nella generale definizione di “paesaggio culturale”, il programma GIAHS nasce specificatamente a salvaguardia dei paesaggi appartenenti al patrimonio agricolo mondiale, abbinati alla produzione di cibo, alle pratiche agricole tradizionali, alla biodiversità bioculturale.

Il programma GIAHS si propone quindi di promuovere un’agricoltura sostenibile, che si è sottratta ai processi di industrializzazione, che conserva uno stretto legame tra paesaggio e prodotti alimentari locali, e che mantiene le comunità rurali associate ai luoghi di produzione e ai loro paesaggi, quale risposta alla sfida alimentare del nostro pianeta.
Il governo italiano ha sottoscritto nell’autunno 2016 un accordo con la FAO per collaborare a questo programma. Il Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, istituito dal Ministero delle Politiche Agricole, rappresenta lo strumento per accedere al patrimonio FAO.

«L’ingresso nel GIAHS – sottolinea Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio del Soave – rappresenta la naturale prosecuzione del lavoro che a oggi ha permesso al nostro comprensorio produttivo di ottenere il riconoscimento ministeriale di Primo paesaggio rurale di interesse storico d’Italia. Tale riconoscimento di fatto è un prerequisito per entrare nel programma GIAHS per il quale siamo in corsa. Attualmente in Italia non esistono siti che abbiano ottenuto questo riconoscimento e sarebbe per noi un onore essere i primi a conquistarlo».

L’ingresso in questo programma, oltre a certificare ancora una volta i requisiti di sostenibilità ambientale e di tutela e valorizzazione del paesaggio, potrebbe aprire le porte ad importanti finanziamenti internazionali a favore delle comunità territoriali che si impegnano a produrre e a generare reddito nel rispetto della biodiversità e del paesaggio.

0

A cena con il Sexy Toy

by martedì, luglio 11, 2017

Di una serata da sola, che una sia single o meno, ce n’è sempre bisogno.

Arrivi a casa il tuo fidanzato non c’è perché è fuori con gli amici, oppure tuo marito è via per lavoro. Prepari la cena per i bambini – se ne hai -, ci giochi un po’ e poi li metti a letto. Se non ne hai, oppure vivi sola e single, il pensiero è lo stesso di chi è anche mamma: “Finalmente un po’ di tempo solo per me”.  Magari fai un bagno caldo senza fretta oppure ti godi un po’ di relax sul divano con il tuo telefilm preferito.

E poi ti viene voglia di qualcosa di buono da mangiare, di un calice di vino e magari anche di qualcosa di più… piccante. Ogni Geisha Gourmet che si rispetti nel frigorifero ha sempre qualcosa di intrigante con cui compiacere il palato, una bottiglia “giusta” da stappare e… un sex toy nel cassetto del comodino. Il piacere senza sensi di colpa, del resto,  va preso a 360 gradi.

Vino, cibo e oggetti per il piacere non sono così difficili da abbinare. Il gioco è divertente, inizio io… In solitudine, io stapperei una bottiglia di Champagne (uno dei miei preferiti, lo sapete, è il Theophile di Roederer, ottimo rapporto qualità prezzo) e mi preparerei qualche blinis con burro e caviale Oscietra di Calvisius oppure, in alternativa, con un po’ di paté di foie gras. Se amate i formaggi, invece, perché non prepararvi una tuma piemontese con le piccole pere Garofano di Bronte e un po’ di gelatina al vino bianco? Le gourmet più “country” si godranno invece una fetta di pane e salame (magari uno Strolghino di Langhirano) o di sensuale culatello. Nessuno di questi abbinamenti vi deluderà, così come il vostro sex toy.

 

Questo curioso gioco di abbinamenti wine-food-sex toys me l’ha suggerita Lelo, che propone oggetti di design e high tech tra i più interessanti in circolazione. Prendi ad esempio il Mona Wave (quello fuxia nella foto qui sopra) : se lo appoggi sul bancone della cucina potresti anche pensare che sia l’ultimo ritrovato dei minipimer o forse anche un nuovo attrezzo per ossigenare il vino. In realtà è un prodigio vellutato studiato per ottenere il meglio dal misterioso punto G (leggi Qui). Altro oggetto innovativo è il Siri 2 (qui sotto), una specie di mouse che si muove a ritmo di musica.


Li ho provati e mi hanno convinto. Il primo mi piace usarlo da single, il secondo in compagnia,  lo trovo un preliminare “diverso” (ma c’è anche la funzione che vi permette di registrare la voce del vostro amante! Quindi ottimo anche in solitudine 😉 ). Con Siri 2, il mio abbinamento enogastronomico perfetto è una bella bruschetta con cappelle di funghi porcini e una bottiglia di Rosso di Montefalco di Arnaldo Caprai oppure un La Firma di Cantine del Notaio. Se preferite i bianchi, invece, butto lí il primo dei tanti che potrei suggerirvi, lo Chardonnay Cuvée Bois di Les Cretes, Valle d’Aosta.

E se siete in coppia, la candela Lelo usata per illuminare la cena si trasforma in olio da massaggio.

Cos’altro vi manca? Nulla direi… Bacco, amore e fantasia a tutti!

Live Yummy. Be Geisha Gourmet. 

0

Gin cocktail in salsa orientale

by martedì, luglio 11, 2017

Koval Gin è un prodotto biologico fatto con un mix unico di spezie di bosco, ginepro e fiori selvatici che avvolgono il naso. Il sapore è ricco di sfumature di tappeto erboso, agrumi e pepe bianco con un corpo rotondo e floreale. Doppia medaglia d’oro (distillato e packaging) alla San Francisco World Spirits Competition 2015, costa circa 54 euro. Qui ve lo proproniamo in salsa orientale, grazie alla curiosa ricetta che ho ricevuto dal distributore di Koval Gin, Pellegrini S.p.A., tutta da provare.

This Little Lychee of Mine

Il sapore delicato e leggermente acidulo del litchi ben si sposa con il gusto pulito del Koval Dry Gin, distillato da erbe, fiori di campo e, ovviamente, ginepro; la miscela di fiori e frutti ottenuta è l’incontro perfetto tra oriente e occidente.

Ingredienti

4,5 cl Koval Dry Gin
3 cl Lillet Blanc
2,25 cl succo di litchi*
¼ cucchiaino acqua di Rosa

How to

Unire tutti gli ingredienti insieme al ghiaccio. Shakerare e versare in un bicchiere da cocktail. Decorare con la scorza di lime.

* per il succo di litchi, ricavare mezzo litro di sciroppo di litchi. Filtrare attraverso un setaccio in modo da togliere la parte solida. Porre in frigorifero il succo per circa un’ora, finché diventa fresco.

0

Versace: 150 gelaterie negli USA entro il 2021

by martedì, luglio 11, 2017

Gli Americani amano l’Italia.

Per la moda, la cucina, lo scenario naturale e, ultimamente, anche per il gelato. Uno dei protagonisti di questo trend è Stefano Versace, fondatore di STEFANO VERSACE – Gelateria Italiana & Gourmet , che ha cavalcato l’amore del popolo americano nei confronti di tutto ciò che è tricolore e ne ha fatto un business di enorme successo.

Partito dalla Florida, l’imprenditore ha aperto oltre 20 gelaterie dal 2013 a oggi, e il numero è destinato a crescere ancora, fino a raggiungere quota 30 entro la fine dell’anno e 150 entro il 2021. Il fatturato del 2016 si aggira attorno ai 2 milioni di dollari, con una previsione di 7 milioni per fine 2017 e 20 milioni nel 2018. Dopo la Florida, è stata la volta di Pennsylvania, Georgia, New Jersey e Virginia (Apple Blossom – Virginia, OxfordValley – Pennsylvania, Springfield – Pennsylvania, King Of Prussia – Pennsylvania, Philadelphia Mills – Pennsylvania). Le nuove aperture hanno visto l’ingresso di 5 nuovi manager e di una trentina di impiegati addetti al servizio. Le prossime aperture, a partire da settembre, toccheranno nuovamente il New Jersey e poi riguarderanno Texas, Washington DC, Maryland e New England e il numero di dipendenti raggiungerà quota 150 in tutto.

Se nel 2009 il fatturato del gelato negli Usa era ‘solo’ di 8 milioni di dollari, oggi il mercato è in netta crescita con 214 milioni di dollari nel 2016. Il successo di questo business in grande espansione è dovuto a molte ragioni, non ultime quelle legate alla dieta e ai benefici per la salute: alcuni ingredienti infatti avrebbero addirittura proprietà anti cancerogene, pensiamo ad esempio alla Guanabana, uno dei gusti in assoluto più sani nel mercato del gelato e con meno calorie, solo 100 per 100 grammi.

Quel che è certo è che il gelato sta letteralmente spodestando il ‘cugino’ ice-cream in America, spiega Versace: «Noi puntiamo molto sull’italianità, garanzia di qualità per il pubblico americano. Gelato non è la traduzione di ice cream: sono due prodotti diversi. Nell’ice cream c’è il 50% di aria e il 30% di panna o burro. Nel gelato l’aria non supera il 10% quindi il gusto è più intenso e la parte grassa non eccede il 7%, quindi ha meno calorie».

A questo si aggiunge la qualità artigianale e la scelta di utilizzare solo ingredienti naturali, che ha portato Versace a vincere il Gelato World Tour 2014 ad Austin in Texas, diventando ufficialmente il miglior gelato degli Stati Uniti. Qualità ma anche originalità, basti pensare che Versace ha introdotto da subito gusti inusuali per il mercato di appartenenza, come l’ “Italico”, fatto con “Ricotta Cheese”, “Villapiana figs” e “Torcolato di Breganze”, nato da una collaborazione a sei mani tra Francesco Dioletta, maestro gelatiere della Gelateria Duomo dell’Aquila e i colleghi Davide De Stefano, della gelateria Cesare di Reggio Calabria, Guido Zandonà di Ciokkolatte di Padova, insieme al Maestro Gaetano Vincenzi, della gelateria Barbarossa di Villa Piana Cosenza. Nelle intenzioni dei creatori, l’Italico riunisce l’intero territorio nazionale italiano, coniugandone tipicità e sapori.

0

Gelato Salato, Amarone, Recioto. Una degustazione da non perdere con Domìni Veneti

by lunedì, luglio 10, 2017

Una degustazione fuori dal comune, che propone gelato salato gourmet e vino.

Si chiama “Cono, coppetta e calice” ed è l’evento proposto dall’enoteca Domìni Veneti (via Ca’ Salgari 2, Negrar di Verona) sabato 15 luglio dalle 17 alle 20, in cui sarà servito gelato gastronomico artigianale in abbinamento ai vini della Valpolicella (ingresso libero, maggiori info tel. 045.2595925 oppure info@dominiveneti.it).

Il gelato gastronomico è nato a cavallo degli anni ’70/80 del secolo scorso, quando il desiderio di innovare ha spinto chef e gelatieri a trovare un punto di incontro. Nel gelato salato, la pietanza cucinata viene usata per aromatizzare la lavorazione del gelato, che può essere, a seconda del piatto, a crema (con latte o panna) oppure a sorbetto (con acqua), nelle dosi che il gelatiere ritiene utili a non snaturare il sapore dell’ingrediente originario e a garantire nel contempo la qualità del gelato. Il risultato può essere consumato insieme a un alimento, gustato da solo oppure proposto in abbinamento ai vini, in quanto una volta in bocca, il gelato perde temperatura ed emerge l’aroma della pietanza, che si può sposare agli aromi del vino.

Abbinamenti audaci ma sorprendenti, che invitano alla prova. Ad esserne un convinto sostenitore è Claudio Bonometti, titolare insieme alla moglie di Sapor di Gelato a Pescantina (Vr). Nella sua gelateria artigianale creativa, Bonometti propone “l’apegelato”, aperitivo a base di gelato gastronomico abbinato ai vini, in un menù di 4 “portate” che varia ogni mese. Originario di Baveno, sul lago Maggiore, Bonometti risiede in Veneto da 18 anni (sua moglie è pescantina Doc), ed ha alle spalle studi da pasticcere. E’ stata la passione per la cucina a stimolare la sua creatività, portandolo ad affiancare ai tradizionali gusti di gelato alla frutta e alla crema, quelli gastronomici.

Nell’evento negrarese, il gelato salato di Bonometti sarà declinato in tre gusti, pensati per accompagnare al meglio i vini Domìni Veneti. Si comincerà dal gelato al risotto radicchio rosso e formaggio Vezzena, abbinato al Valpolicella Doc Classico 2016, per passare al gelato al formaggio Piave vecchio selezione oro con mostarda ai frutti rossi, abbinato all’Amarone Docg Classico 2013 ed infine al gelato alla pissotta veronese, focaccia tradizionale, con croccante di nocciole e mandorle, abbinato al Recioto Docg Classico Spumante 2015, rara tipologia prodotta dalla cantina fin dalle sue origini. Ad accogliere gli ospiti curiosi di cimentarsi in nuove degustazioni saranno Cristina, Elena e Luca, che gestiscono l’enoteca Domìni Veneti e che considerano l’iniziativa un invito a pensare in modo diverso ai vini del territorio, adatti anche ad abbinamenti non tradizionali, come ad esempio il Valpolicella, buono anche con qualche pesce, o l’Amarone, che può accompagnare anche cioccolato e frutta secca.

0

Un giorno da Masterchef con Carlo Cracco e i Grand Vintage Moët & Chandon

by venerdì, luglio 7, 2017

Il gioco del vino è, almeno per quanto mi riguarda, una delle cose più intriganti che possano accadere a tavola.

Non per niente, mi sono talmente divertita a sovvertire l’ordine delle cose che a suo tempo era uscito in libreria il mio terzo libro, Premio Bancarel’vino, Il menu del vino (vedi qui), dove prima si sceglieva cosa bere e solo dopo, e di conseguenza, cosa abbinarci a livello gastronomico.

Lo stesso abbiamo fatto qualche giorno fa grazie al Cookin’Atelier Moët & Chandon e a un evento che ha visto un manipolo di giornalisti come me alle prese con la realizzazione di due piatti da realizzare in 40 minuti e tutti a freddo (senza fuochi o attrezzature, se non un tagliere, un coltello e un mortaio) che esaltassero al meglio due prodotti di punta della famosa maison francese, ovvero il Grand Vintage 2008 e Grand Vintage Rosé 2008. La location d’eccellenza è stata quella del ristorante da Carlo e Camilla a Milano, e i giudici della “singolar tenzone” erano niente meno che lo chef stellato Carlo Cracco (Hell’s Kitchen e Masterchef Italia) e Benoît Gouez, Chef de Cave Moët & Chandon dal 2005.

Svelato nel 2016, Moët & Chandon Grand Vintage 2008 è il 72mo champagne millesimato della Maison. Si tratta di uno champagne lineare, calibrato, con una personalità discreta ed elegante e una maturità intensa. Benoît Gouez, il suo creatore, descrive così questo vino: «Mi  fa pensare alla primavera. Le note iniziali floreali sono tiglio, caprifoglio e acacia con sfumature di agrumi che evocano la buccia del bergamotto e del mandarancio, con anche un tocco di anice e pomodoro verde. Seguono note di frutti con osso appena maturati – pesca bianca, pesca noce e prugne Mirabella. Il bouquet è completato da aromi leggeri di pasticceria, brioche, frangipane, mandorle e vaniglia con un accenno di pepe».

Chi ha vinto? Fin dall’inizio la competizione è parsa segnata: chi poteva vincere, se non il direttore delle guide de L’Espresso, Enzo Vizzari? E così è stato, coadiuvato da una sous-chef figlia d’arte, Chiara Giovoni: con lei Vizzari ha realizzato una Lasagna di fassona e una Tartare di avocado e alici. La lasagna era costituita da un carpaccio di fassona con mozzarella affumicata tagliata a fettine sottili e condite con una senape al miele e crumble di fave crude, fiocchi di sale e olio evo. La tartare era  composta da avocado, frutto della passione, alici, un pizzico di sale Maldon e, per finire, una guarnizione alla nespola.

Qui sotto alcune foto dei piatti dei vincitori.

 

0