Piero Antinori: il vino italiano in Cina va “abbinato”

Piero Antinori

Secondo Piero Antinori “il vino italiano in Cina è fermo al quinto posto. Serve svolta che parta anche dall’abbinamento con la cucina cinese. Da anni si parla di Cina quale mercato emergente per il vino italiano, ma il suo approdo ancora non c’è e oggi rischia di essere respinto da competitor molto più agguerriti di noi, pronti a spartirsi un mercato da un miliardo di litri l’anno”. Questa è l’opinione di Piero Antinori, presidente dell’Istituto Grandi Marchi,  espressa durante l’apertura del tour asiatico del gruppo, tutto declinato alla formazione e alla divulgazione della diversità enologica italiana.
“Oggi – ha proseguito Antinori – ogni 100 bottiglie di vino provenienti dall’estero solo 5 portano l’etichetta italiana: troppo poco per un protagonista assoluto come il nostro Paese. Per questo serve maggior presenza del nostro made in Italy in Cina e a Hong Kong, non ultimo nella cultura gastronomica cinese, che si adatta perfettamente alla grande varietà del vino italiano”. Per quanto riguarda Hong Kong, la quota di mercato detenuta dall’Italia si abbassa ulteriormente. Nel 2009, infatti, il vino italiano si collocava in settima posizione, con una quota di penetrazione di appena il2,3%, ben lontana dal 33% della Gran Bretagna (che distribuisce perlopiù vino francese) o dal 31% della Francia e da altri Paesi del cosiddetto “nuovo mondo” quali Australia, Usa, Cile e Svizzera.

“Gli incrementi, quindi, registrati nel corso del 2010, seppure incoraggianti, non possono farci gridare vittoria – ha proseguito Antinori -. Hong Kong, oltre 7 milioni di abitanti, si conferma piazza strategica per una politica commerciale di posizionamento, ha concluso il presidente dei Grandi Marchi, ma non esaurisce il mercato del vino italiano in Cina, dove non è possibile applicare il paradigma europeo ‘un piatto, un vino’. Per questo serve una nuova strategia di marketing culturale. In futuro la sfida del consolidamento si giocherà tutta a tavola dove la parola d’ordine è “abbinamento”. E il vino italiano ha tutte le carte in regola per giocare la partita del gusto non solo sulle tavole dei ristoranti ma soprattutto su quelle dei cinesi. Versatilità, varietà e qualità sono le tre chiavi del successo del vino italiano per un perfetto abbinamento con le ‘scuole’ di cucina cinese che abbracciano tutta la tradizione millenaria della gastronomia di questo Paese.

ISTITUTO DEL VINO ITALIANO DI QUALITÀ – GRANDI MARCHI
L’Istitutoi è il risultato della determinazione e l’entusiasmo di alcuni tra i più importanti cantine italiane per promuovere la cultura e la commercializzazione del vino italiano di alta qualità sui mercati mondiali. Essa riunisce le famiglie e le marche che caratterizzano la tradizione italiana di vinificazione – ognuno estremamente innovativo ma molto rappresentativa della produzione della loro regione.Ogni azienda è definita da alti standard dei suoi prodotti e l’immagine del marchio a livello nazionale e internazionale Sono le famiglie e le marche che racchiudono l’identità del vino italiano, che è sinonimo di qualità e stile in tutto il mondo. Le cantine associate fortemente aderire alla tradizione, aggiornando costantemente il loro stile e metodi di produzione per soddisfare le esigenze di mercati in evoluzione. Entrambi questi aspetti sono caratteristiche importanti dell’enologia italiana, e sono la chiave per il successo del vino italiano sui mercati internazionali. L’Istituto si propone di: ….dare una direzione e l’incisività allo sviluppo della qualità dei vini italiani e ai marchi che esprimono questo sui mercati mondiali, ….organizzare e sviluppare attività di formazione ed educative che contribuiscono alla promozione della cultura del vino italiano nel mondo, … essere un punto di riferimento per le autorità e di vini di alta qualità italiana. L’Istituto Grandi Marchi è composto da Biondi Santi Spa, Michele Chiarlo, Ambrogio e Giovanni Folonari, Pio Cesare, Tenuta San Guido, Cà del Bosco, Umani Ronchi, Carpenè Malvolti, Lungarotti, Masi, Mastroberardino, Alois Lageder, Rivera, Jermann, Donnafugata, Marchesi Antinori, Tasca D’Almerita.  http://www.istitutograndimarchi.it

Come mai di questo istituto non fanno parte altri grandi del vino italiano?

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