#iostoacasa e #stappo | Degustazioni dei giorni 5 e 6

Questo virus è una specie di muro di Berlino invisibile, che divide fisicamente famiglie e amicizie, e limita la libertà personale in un modo che noi, cresciuti fuori dal muro di Berlino, non abbiamo mai conosciuto. Il tempo scorre immerso nel silenzio – non fosse per il mio vicino di casa che ascolta “Vincerò” a volumi da discoteca e perm io figlio che zitto non sta mai – e nella laboriosità di un lavoro che, per ora, è ancora bello attivo nonostante tutto. Così, per cercare di movimentare il menage e abbattere un pezzettino di muro, ieri con un po’ di amici abbiamo organizzato un aperitivo-degustazione digitale. Non è stato come stare insieme per davvero, ma alla fine abbiamo passato più di un’ora e mezza a raccontarcela, ridere e scherzare.

Questa terza sessione di degustazione la possiamo chiamare “a tema libero”. Ho stappato quello che mi pareva e non alla cieca, così, tanto per cambiare, che la routine non è mai stata il mio forte.

1919 Alto Adige Doc 2013 Kettmeir Edizione del centenario

A Kettmeir l’Alto Adige deve la rinascita di quella tradizione spumantistica di qualità tanto rappresentativa del territorio durante la “Belle Époque” ma che era andata quasi dimenticata sino alla presentazione, nel 1965, alla Fiera del Vino di Bolzano, del primo spumante sudtirolese del Dopoguerra: la “Grande Cuvée” di Pinot Bianco firmata Kettmeir, uno Charmat lungo, tuttora in produzione. Il 1919 è il metodo classico che omaggia l’anno di fondazione della cantina, che lo scorso anno ha spento cento candeline con un’edizione limitata di questa etichetta (quella che vedete nella foto di apertura). Il bouquet è di agrumi canditi e frutta matura, con qualche tocco di spezie. Al palato ha un’acidità incisiva che segna il passo di aromi leggermente fruttati e le note di pasticceria pasticceria.

Costa 45 euro

Théophile Brut Louis Roederer

Dalla Maison del mitico Cristal nasce Théophile, uno champagne molto audace che riproduce lo stile di “Théo”, lo champagne in voga negli anni Trenta tra gli artisti di Montparnasse, il quartiere parigino all’epoca fulcro della vita culturale della città.
Elaborato con uguali proporzioni di uve Pinot Noir, Pinot Meunier e Chardonnay, è ottenuto da quattro differenti vendemmie e da un utilizzo discreto di vini di riserva, riposa 24 mesi sui lieviti e altri sei mesi dopo la sboccatura. A me piace molto, ha un rapporto qualità prezzo molto interessante. Théophile ha un perlage sottile e cremoso,profumi floreali di biancospino, frutta gialla e brioche, mentre al palato si rivelano le note fruttate tipiche del Pinot Nero e l’eleganza dello Chardonnay.

Costa 40 euro

Vigne Alte Amarone della Valpolicella Classico Doc 2015  Zeni

La raccomandazione è di dare il tempo a questo vino di respirare ed aprirsi. All’inizio, infatti, sembra molto chiuso, ha bisogno di almeno mezzoretta (meglio anche un’ora) per liberare la sua personalità che, per un Amarone da 30 euro, è decisamente soddisfacente, un buon vino, ben fatto. Frutta sotto spirito e cacao sono i profumi che sentirete al naso, mentre in bocca predomina ancora la ciliegia sottospirito  e le spezie.

Costa 32 euro

Boscobruno Pinot Nero Toscana Igt 2015  Vallepicciola

Una bella sorpresa questo Pinot Nero in cui si sente il sole della Toscana e il terroir, chiaramente diverso da quello altoatesino in stile ed eleganza. Se non siete, quindi, dei puristi del Pinot Nero, questo vino vi piacerà molto, come è piaciuto a me. Al naso sa di ciliegia, ma anche amarena sotto spirito e visciola, piccoli frutti di bosco  e note speziate. In bocca ha una morbidezza avvolgente, una bella acidità, con aromi spiccati di frutti di bosco.

Il produttore, Vallepicciola, è una realtà forse non molto conosciuta, che merita di essere scoperta. A pochi chilometri della città di Siena, proseguendo verso est in direzione di Arezzo, ci si imbatte nel piccolo borgo di Castelnuovo Berardenga, un paesino dell’entroterra toscana, ricco di fascino, cultura e storia, incastonato tra le ultime dolci colline del Chianti Classico e il fiume Arbia, ricoperto da antiche dimore signorili, nobili castelli e incorniciato da straordinarie vigne e ulivi secolari. Ed è qui che Bruno Bolfo, follemente innamorato dall’antica storia della Toscana, decise nel 1980 di dar vita al progetto Vallepicciola, partendo da pochi ettari e un vecchio convento. Oggi la cantina Vallepicciola ha fatto passi da gigante e conta una superficie di ben 265 ettari, con tanto di fascinoso hotel a 5 stelle.

Molto interessante anche il logo (che a me piace moltissimo) della tenuta, che riporta il viso scombinato del Re Berardo. La leggenda narra che il re, dopo anni di conquiste, arrivò in sella al suo cavallo in Toscana alla ricerca di una nuova terra da espugnare. Stanco e combattuto, trovò riparo in una cantina della VallePicciola. Gli abitanti gli offrirono un calice del loro miglior vino e al primo sorso la sua barba si drizzò, al secondo assaggio un occhio diventò pio e al terzo si piegò. Il re rimase così affascinato da quel vino che decise di fondare in quelle terre la sua dimora reale.

Costa 27 euro

 

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