Erbamat, la risposta della Franciacorta ai cambiamenti climatici

Castello Bonomi è l’unico château della Franciacorta: sorge alle pendici del Monte Orfano, 275 m s.l.m., nel comune di Coccaglio. Circondati da un parco secolare, per 24 ettari glisplendidi vigneti si sviluppanoa gradoni e sono ancora recintatida un muro a secco risalente a metà Ottocento. A quell’epoca, da queste vigne si producevano in prevalenza vini rossi, proprio mentre la Franciacorta, terra di abbazie e priorati, conosceva il suo primo grande sviluppo nellaproduzione vinicola: lo storico Gabriele Rosa la definiva terra di “eccellentissimi vini neri e bianchi”. Il nome Franciacorta affonda le sue radici qui, addirittura nel Medioevo, quando queste terre furono affidate a piccole comunità di monaci benedettini, esentate (francae) da tasse (curtes), affinché fossero bonificate e coltivate. Già nel XIII secolo, quattrocento anni prima che in Champagne, qui nasce il primo vino cosiddetto mordace.

Ed è qui che oggi, o meglio una decina di anni fa, viene sposato lo sperimentale progetto Erbamat a cui aderiscono anche una manciata di altre importanti cantine della Franciacorta come Barone Pizzini. Artefice di questo progetto è stato il Consorzio di Tutela Franciacorta che affidò a Leonardo Valenti, docente dell’Università Stataledi Milano e uno dei massimi esperti di vitigni italiani, uno studio per valutare le caratteristiche di Erbamat con due finalità: compensare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla qualità dei vini e valorizzare una viticoltura di territorio dove anche il patrimonio di autoctoni gioca un ruolo importante.L’elevata acidità e la maturazione tardiva rendono quest’uva interessante in relazione al cambiamento climatico in atto che ha comportato, nel corsodegli ultimi trent’anni, una variazione nelle tempistiche di maturazione, un anticipo delle fasi fenologiche fino a 10-15 giorni e soprattutto una modificazione sostanziale delle caratteristiche qualitative dell’uva. Inoltre, introdurre un vitigno autoctono permette alla Franciacorta di affiancare alla“viticoltura di vitigno”, in cui sono protagoniste le varietà internazionali di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco, anche una “viticoltura di territorio”, in cui il primo attore è la varietà locale integrata con la viticoltura del terroir.

L’Erbamat è un vitigno antico e autoctono, citato per la prima volta nel 1564 da Agostino Gallo, che definisce Erbamat, al tempo “albamate”:“Albamate, atteso che fanno vin più gentile d’ogni altro bianco: ma perché tardano à maturare, non è perfetto sin’al gran caldo, et più quando ha passato un anno. Ma taccio le altre uve bianche, per havervi ragionato delle migliori”.

L’Erbamat è un vitigno a maturazione relativamente tardiva, circa un mese dopo rispetto allo Chardonnay, con un buon corredo acidico, in particolare malico, capace di compensare almeno in parte il rischio di riduzione dell’acidità nei vini base. Proprio l’acidità nelle basi spumante è un elemento fondamentale per conferire freschezza e longevità e va quindi preservata il più possibile.Questo vitigno contribuisce alla freschezza delle basi senza però stravolgerne il profilo, così come è conosciuto dal pubblico del Franciacorta, grazie alla sua sostanziale neutralità aromaticità.

A distanza di alcuni anni dalla sperimentazione, in base alla bontà dei risultati, oggi l’Erbamat è previsto da disciplinare del Franciacorta nella misura massima del 10%. Castello Bonomi, con il suo team di Ricerca & Sviluppo, formato dal professore Leonardo Valenti e dagli enologi Luigi Bersini e Alessandro Perletti, ha valorizzatol’Erbamat producendo Cuvée 1564, uvaggio composto da 40% Erbamat, 30% Pinot Nero e 30% Chardonnay, una combinazione che coniuga l’acidità dell’Erbamat, la strutturadel Pinot Nero e l’eleganza dello Chardonnay. La percentuale di Erbamat presente varia ogni anni tra il 30% e il 40%, in base all’andamento dell’annata. La 2014 è l’annata di riferimento di Cuvée 1564 la 2011, la 2012 e la 2013 a mio avviso meno equilibrate: nella 2014, invece, il vino si presenta alla vista giallo paglierino acceso con riflessi verdognoli, al naso spiccano le note di fiori freschi e agrumi, con una nota di frutta tropicale e soprattutto albicocca; in bocca ha una spiccata componente acidica tipica del vitigno Erbamat abbinata a un’ottima persistenza e una marcata sapidità, è più morbido rispetto alle annate precedenti e la bollicina meno aggressiva, merito anche a un processo di vinificazione che a ogni vendemmia si è affinato per risucire a fare esprimere al meglio l’Erbamat, che ricordiamo è un vitigno prevalemntemente da taglio utilizzato per fronteggiare carenze di acido malico in annate calde.

Tornando alla tenuta Castello Bonomi ,prende il nome dall’originale edificio liberty progettato alla fine del XIX secolodall’architetto bresciano Antonio Tagliaferri, su commissione della famiglia del rivoluzionario Andrea Tonelli, noto carbonaro e precursore del Risorgimento, citato nei famosi testi diPiero Maroncelli eSilvio Pellico, checonobbein carcere, nella Fortezza di Spielberg. In tempi più recenti l’azienda fu acquistata dall’ingegner Bonomi, ancora proprietario del castello, che, neglianni Novanta, diede avvio al recupero dei vigneti terrazzatiesistenti.

La produzione annua di Cantina Bonomi è di circa 150mila bottiglie: 100mila di Franciacorta CruPerdu, Satèn, Rosé, Millesimato, Cuvée Lucreziae Lucrezia Etichetta Nera, Cuvée del Laureato; il resto diviso tra i fermi Curtefranca: Solicano, Conte Foscari e Cordelio.

Tra i Franciacorta dell’azienda merita assolutamente un assaggio CruPerdu, un vino dalla storia affascinante. È l’estate del 1986 quando Luigi Bersini, Chef de Cave alla Bonomi, lasciando le vigne per dirigersi verso il bosco scorse tra edere e arbusti selvatici alcune piante di vite. Scoprì che il bosco, negli anni, si era impossessato di una porzione di terreno nascondendo un vecchio vigneto, il vigneto perso, il CruPerdu, che dona il nome a questa splendida cuvée. Io ho assaggiato l’annata 2011, al naso e in bocca avvincente e complesso, all’insegna del frutto tropicale e di note lievemente tostate, con un palato morbido e avvolgente dove prevalgono sentori agrumati. Uno dei Franciacorta più interessanti bevuti ultimamente.

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