Stefania e il suo (très chic) Scalogno di Romagna

Lo chiamano “Rubino di Romagna”, il suo sapore è unico e la sua produzione preziosa. Stiamo parlando  dello scalogno di Romagna Igp (Allium Ascalonicum), un tipo di cipollaoriginaria della Palestina, in particolare dalla città di Ascalona, da cui trarrebbe il nome, e del suo uso si trovano testimonianze già nel 1200. Il fatto che riproduca solo per bulbo perché non produce fiori ha fatto in modo che il suo corredo genetico è rimasto immutato nei secoli.

Colorazione, profumi, sapori, aromaticità e finezza lo differenziano da tutte le altre varietà coltivate in altre regioni italiane e all’estero: i bulbi dello scalogno di Romagna sono gustosi, aromatici e delicati in grado di garantire al prodotto un ruolo gastronomico unico e particolare.

A metà strada tra aglio e cipolla, trova largo utilizzo in cucina. Il suo sapore deciso ma piuttosto dolce ne fa l’ideale ingrediente di salse, sughi, condimento per paste asciutte, verdure e arrosti.

Spesso lo si trova preparato sottolio ma la lavorazione in questo caso è tutto tranne che scontata. Uno degli esempi eccellenti di questa preparazione è sicuramente “Lo Scalogno di Stefania” di Terradorata: dalla passione di Stefania, appunto, e da una ricetta tramandata gelosamente di generazione in generazione, seguendo una lavorazione maniacale, curata a mano dopo una selezione degli ingredienti accurata e attenta, nascono degli scalogni di Romagna sottolio che difficilmente trovano eguali.

Croccante, sapido, intenso ma non prepotente, dolce ma con un finale che vira all’amarognolo, lo Scalogno di Stefania è chic, elegante, perfetto per stupire: da solo accompagna alla perfezione una bollicina Rosé o un rosato fermo del Salento, mentre se proposto tagliato a tocchetti a guarnire dei crostoni al formaggio il vino giusto è il Soave di Inama con le sue note di camomilla e soprattutto il suo inconfondibile finale fumé.

Un prodotto, lo scalogno di Romagna, raro: infatti, non può essere coltivato in successione a se stesso od altre liliacee (aglio o cipolla), ma soprattutto devono trascorrere almeno 5 anni per il ritorno dello scalogno di Romagna sullo stesso appezzamento e non è ammesso il ristoppio. È inoltre vietata la successione a solanacee, a barbabietole e a cavoli, e la produzione massima a ettaro è di 60-80 quintali.

Come tutte le cose rare e preziose, il valore è alto e pertanto il prezzo non può essere popolare: il barattolo da 195 g di Scalogno di Stefania costa 27,50 euro e lo comprate online qui.

 

 

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