Il vino giusto per ogni occasione

Andresti mai a un colloquio di lavoro indossando un vestito da sera? Allo stesso modo non dovresti mai servire un Barolo come aperitivo oppure uno spu- mante Extra Brut con il dessert: sarebbe un errore imperdonabile!
Il vino è nel nostro DNA, è una delle espressioni dell’arte di vivere italiana, ne amiamo il lato conviviale, le sue mille sfumature e anche la sua capacità di rendere speciale e suggellare un’occasione.
La scelta del vino giusto è una questione di stile, ma anche qualcosa che mette non di rado in difficoltà e allora vediamo qualche indicazione utile a facilitarci in questo compito.

IL VINO GIUSTO PER…

IL PRIMO APPUNTAMENTO Come scriveva Ovidio, “il vino prepara i cuori e li rende più pronti alla passione”. Per questo il vino al primo appuntamento, che tu sia o meno una wine geek, riveste un ruolo importante.
La prima cosa da sapere è che ha diritto di scegliere il vino chi ha formulato l’invito, ovvero chi dovrebbe pagare il conto. Uso il condizionale, perché oggi le cose sono un po’ cambiate (e io non riesco a farmene una ra- gione): mi è capitato di fare “alla romana” anche al primo appuntamento, dopo che era stato lui a invitarmi, e ovviamente non mi ha più rivista. Sarò terribilmente all’antica, ma per me è una questione di stile ed educa- zione: se non puoi permetterti una cena al ristorante, invitami in pizzeria, oppure per un aperitivo o un drink dopo cena. Ma l’invitato è ospite, e questo vale anche se a fare l’invito è la donna (non ho niente in contrario se sei tu a fare il primo passo). E allora arriviamo al momento della prima uscita insie- me: non vi conoscete molto e quindi scegliere il vino è un compito abbastanza difficile. Sarebbe carino, oltre che furbo, chiedere senza indugio “che vini ti piacciono?”, per aggiustare subito il tiro.
Al primo appuntamento, non ordinerei vini troppo importanti (a meno che tu non stia uscendo con un enologo o un sommelier, non sai ancora il suo livello di conoscenza del vino), né troppo cheap: starei su una via di mezzo, fascia di prezzo tra i 30 e i 70 euro in carta al ristorante. Un Collio Bianco di Edi Keber, un Critone di Librandi, un Pouilly Fumé di Baron de Ladoucette, un Riesling Bockstein Kabinett di Dr. Fischer.

L’APERITIVO Non solo cocktail. Il rito dell’aperitivo è ormai sempre più spesso celebrato con un calice di vino. L’a- bitudine più consolidata è quella di scegliere un vino bianco fresco e immediato, non troppo corposo, come il Soave oppure lo Chardonnay, l’Erbaluce, il Vermentino, la Malvasia, il Pecorino, il Trebbiano, oltre che ai grandi classici Prosecco e Franciacorta Satèn. E i vini rossi? Molti considerano una forzatura berli prima di cena, ma non è così: annate più giovani o i novelli, che in bocca sono fra- granti e leggermente acidi, saranno perfetti. Per accom- pagnare invece un tagliere di salumi o di formaggi l’ideale sono un Lambrusco o un “mosso” dell’Oltrepò Pavese.

UN INVITO A CENA Il galateo vorrebbe che ti presentassi a mani vuote quando sei invitata a cena, ma solo perché il giorno dopo farai recapitare alla padrona di casa un mazzo di fiori. Se, invece, vuoi contravvenire a questa regola e a tutti i costi vuoi presentarti con una bottiglia di vino, devi almeno seguire queste indicazioni:
• non aspettarti che venga aperta la sera stessa della cena, potrebbe essere inadatta agli abbinamenti previsti o insufficiente per il numero degli invitati;
• se il tuo obiettivo è invece che venga servito durante la serata, la bottiglia deve essere a temperatura giusta (quindi, ad esempio, il bianco sarà fresco) e ne devi portare almeno due dello stesso tipo, nell’ipotesi – rara ma possibile – che una delle due sappia di tappo;
• se non conosci i gusti dei padroni di casa, una bollicina sarà la scelta migliore.
Tutto questo non vale per le cene tra amici, dove la confidenza ti porta a chiedere quale sarà il menu e a concordare con il padrone di casa il vino da portare.

LE DONNE Anche se ormai ci sono fior fior di studi e ricerche che sfatano il luogo comune dei “vini da donna”, c’è ancora molta gente che insiste a dire che il genere femminile preferisce i vini bianchi, le bollicine rosé e i vini dolci. Non solo, ogni tanto mi capita ancora di sentire qualcuno che definisce un vino “femminile” utilizzando quest’accezione in termini dispregiativi, ossia in caso di vini assai inconsistenti per sapore, colore e persistenza. La verità è che non c’è una regola e, anzi, molte ragazze consumano quasi esclusivamente vini rossi. Quindi, per favore, no gender.

LE GRANDI OCCASIONI Nell’immaginario comune i vini delle grandi occasioni sono solitamente vini pregiati: un Bordeaux, un Montrachet, uno Champagne, un Supertuscan, un Barolo o un Amarone della Valpolicella, giusto per citare alcuni esempi tra i più popolari. Non sempre, però, è il caso di stappare bottiglie di questo genere, soprattutto perché nelle grandi occasioni devi cercare di abbinare il vino non solo alle pietanze, ma anche ai tuoi ospiti. Se gli invitati con cui hai deciso di condividere il tuo momento speciale non sono bevitori assidui o esperti, è inutile proporre loro un’etichetta raffinata e costosa. Non riusciranno a capirne il valore, sia economico sia intrinseco, e il rischio è, addirittura, che a loro non piaccia. In questo caso puoi fare un figurone con vini più “normali” ma di altis- sima qualità e ricercatezza, nonché ottimo prezzo, come ad esempio il rosso molisano Tintillia di Norante Di Majo, l’Aglianico del Vulture L’Atto di Cantine del Notaio, un Pinot Nero Barthenau Vigna Sant’Urbano di Hofstätter, lo Chablis di Albert Pic, un Franciacorta (Ca’ del Bosco, Bellavista, Barone Pizzini), un Trentodoc (Ferrari, Maso Martis, Altemasi), oppure anche un Prosecco della Valdobbiadene (Villa Sandi, Bisol, Le Vigne di Alice).

 

[da Vino prêt-à-porter, il mio ultimo libro edito da Rizzoli, scopri di più qui]

Carina anche questa infografica di Wine Folly

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