Caffè: tutti i dati economici del Comitato italiano caffè

Molto interessante la relazione di Luca Solari, presidente del Comitato Italiano Caffè, fatta nel corso dell’assemblea del 19 ottobre scorso.  Qui di seguito un estratto del suo intervento.

Negli ultimi dodici mesi il mercato internazionale del caffè è stato caratterizzato da una decisa crescita dei corsi internazionali e da una forte volatilità, in gran parte dovuta agli interventi operati dai fondi di investimento. Le quotazioni all’origine hanno toccato, nel settembre 2010, il livello massimo con una media mensile di 163,61 cents per libbra. Le medie mensili dei caffè “Colombiani dolci”, degli “Altri dolci”, dei “Brasiliani Naturali” e dei “Robusta” fanno segnare un generale incremento nel periodo in considerazione. Per l’anno di raccolto 2010/11, la stima ICO della produzione totale si situa tra i 133 e i 135 milioni di sacchi. Con riguardo ai maggiori paesi esportatori, è prevista in Brasile una produzione di 47 milioni di sacchi. La produzione di Colombiani è attesa in recupero, dopo due anni consecutivi di basso raccolto, con una stima tra i 10 e gli 11 milioni di sacchi. La produzione in Vietnam è prevista tra i 16 e i 18 milioni di sacchi ma potrebbe essere influenzata dai fattori meteorologici. Quella indonesiana dovrebbe situarsi tra i 10 e gli 11 milioni di sacchi mentre l’India e l’Etiopia sono attese su un livello di circa 5 milioni di sacchi ciascuna. Con riferimento all’anno caffeicolo 2009/10, la produzione totale sarà di circa 120 milioni di sacchi. Tale quota rappresenta un calo del 6,3% rispetto a quella dell’anno caffeicolo 2008/09. Per quanto riguarda il mercato interno, nel 2009 il volume delle importazioni di caffé verde è pari a 7,5 milioni di sacchi, sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Il volume di caffè verde trasformato dalle aziende del nostro paese supera i 7.3 milioni di sacchi. Le esportazioni di caffè torrefatto, hanno superato i 2.17 milioni di sacchi equivalente verde. I consumi apparenti di caffè, infine, risultano in calo dell’1.11 percento rispetto a quelli del 2008.

Riferimento temporale: novembre 2010

1 – MERCATO INTERNAZIONALE

Il mercato internazionale durante il 2009 è stato caratterizzato da una forte volatilità delle quotazioni internazionali, che ha visto la media degli Indicatori di Prezzo ICO mostrare andamenti non omogenei. Nell’anno di raccolto 2008/09, a fronte di una produzione esportabile di 92.7 milioni di sacchi, le esportazioni dichiarate dai paesi produttori sono ammontate a 97.7 milioni di sacchi e gli stocks all’inizio dell’anno di raccolto 2009/10 risultano in lieve aumento. Il valore delle esportazioni, in termini correnti, dei paesi produttori, risulta decisamente in calo (-14.34%) rispetto all’anno precedente. …Sulla base delle stime più recenti effettuate da qualificati organismi internazionali, le esportazioni per l’anno di raccolto 2009/10  dovrebbero risultare più elevate dei volumi relativi alla produzione esportabile ed il volume degli stocks iniziali relativi all’anno di raccolto 2010/11 viene stimato in sensibile calo.

 
Per quanto riguarda la ripartizione delle esportazioni per gruppi di caffè, nel 2009 in termini quantitativi si registra una crescita degli imbarchi di caffè ” Brasiliani Naturali” e “Robusta” ed una flessione degli imbarchi per i caffè “Colombiani dolci” ed “Altri dolci”. Le stime per l’anno in corso prevedono una ulteriore crescita delle esportazioni di caffé “Brasiliani Naturali” e “Robusta” (portatesi rispettivamente al 31,5 e 36,9 per cento), un consolidamento dei livelli raggiunti sul mercato caffeicolo dai caffè ” Altri dolci ” (21,9%) ed un ridimensionamento delle esportazioni di caffè “Colombiani dolci” (ora a 9,7%)

Per venire ai dati più recenti, le rilevazioni statistiche indicano che l’andamento delle esportazioni fa segnare una sensibile riduzione. Infatti in base ai dati relativi ai primi dieci mesi dell’anno caffeicolo in corso (ottobre 2009/luglio 2010) le esportazioni sono ammontate a 78.5 milioni di sacchi, a fronte degli 82.7 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente . Gli imbarchi dei caffè “Colombiani dolci”, dei “Brasiliani Naturali” e dei “Robusta” fanno registrare una riduzione mentre restano sostanzialmente invariati i volumi di caffè “Altri dolce” esportati. Si evidenzia una riduzione delle importazioni totali e delle riesportazioni, mentre le giacenze nei paesi Membri importatori risultano in crescita e il dato riguardante i consumi apparenti si attesta su un livello più basso di quello dell’anno precedente. Le importazioni nette dei paesi non-Membri fanno segnare un calo, attestandosi intorno ai 22.5 milioni di sacchi. Nell’anno in corso, i consumi apparenti in alcuni paesi Membri tradizionali importatori risultano in calo e le giacenze vengono stimate in sensibile riduzione rispetto ai livelli dell’anno precedente. Per quanto riguarda il dato relativo al consumo apparente nei paesi dell’Unione Europea, attestatosi a 38.6 milioni di sacchi, esso risulta in calo rispetto a quello dell’anno precedente (-2.92%)

 

Con riguardo agli Indicatori di Prezzo si rileva che la media ICO per l’anno 2009 è stata di 115.67 cents per libra, facendo segnare una riduzione del 6.90 percento rispetto all’anno precedente. Il differenziale tra l’indicatore di prezzo degli “Altri dolci” e quello dei “Robusta” ha subito variazioni significative passando da 45.56 cents per libra del gennaio 2009 agli 88.27 cents di dicembre. Nel primo semestre dell’anno in corso la media mensile dell’Indicatore di Prezzo composto è risultata in crescita attestandosi in giugno a 142.20 cents per libra. Le quotazioni dei quattro gruppi di caffè hanno avuto un andamento non del tutto uniforme toccando, in ogni caso, il livello più elevato in settembre. Il differenziale tra gli Indicatori di Prezzo degli “Altri Dolci” e dei “Robusta” risulta negli ultimi mesi in graduale sensibile aumento, attestandosi in giugno a 113.98 cents per libra.

Malgrado la ripresa della produzione mondiale prevista per l’anno di raccolto 2010/11, l’attuale volatilità dei corsi internazionali permarrà anche in considerazione dei ridotti livelli degli stocks e del precario equilibrio tra domanda ed offerta. Prendendo in considerazione le esportazioni degli ultimi dodici mesi di cui si dispongono dati (agosto 2009- luglio 2010) si rileva che con 93.2 milioni di sacchi le esportazioni sono diminuite del 5.29 percento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le esportazioni totali nell’anno di calendario 2009 sono stimate a quota 96.3 milioni di sacchi, a fronte dei 97.7 milioni di sacchi del 2008. L’andamento del mercato a medio lungo termine dipende – a parte il grado di effettiva attuazione del Programma per il Miglioramento Qualitativo del Caffé – dall’efficacia delle iniziative volte a favorire l’incremento del consumo interno che vengono adottate nei paesi esportatori e dall’evoluzione del consumo nei paesi importatori non tradizionali consumatori.
2 – MERCATO INTERNO

Nel 2009, secondo i dati ufficiali ISTAT, il volume delle importazioni di caffè verde è pari a 7.484.143 sacchi, sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Il volume di caffè verde trasformato dalle aziende del nostro paese supera i 7.3 milioni di sacchi, anche tale dato è sostanzialmente invariato rispetto al 2008. Come si è avuto più volte occasione di sottolineare, le variazioni che si riscontrano su base annuale nelle importazioni della materia prima non sono unicamente o direttamente attribuibili a variazioni nel livello dei consumi interni, ma possono di volta in volta avere ragioni diverse. Il livello sostanzialmente stabile delle importazioni di caffè verde nel 2009 è essenzialmente dovuto alla ridotta crescita della richiesta dall’estero di prodotto trasformato nel nostro paese. Le esportazioni di caffè torrefatto, consolidando il trend in atto da diversi anni di crescente apprezzamento del caffè “espresso” italiano da parte dei mercati esteri, hanno superato i 2.17 milioni di sacchi equivalente verde. Proseguendo nell’analisi si osserva che prendendo in considerazione il complesso delle importazioni e delle esportazioni di caffé in tutte le forme , i consumi apparenti di caffè risultano in calo dell’1.11 percento rispetto a quelli del 2008. Va tuttavia osservato che tale dato non tiene conto delle possibili variazioni delle giacenze e degli stocks operativi; è da ritenere che l’andamento dei prezzi all’origine condizioni l’approvvigionamento del settore della torrefazione che di volta in volta può essere consigliata a ridurre o ad ampliare le proprie scorte operative.

Dall’analisi dei dati disaggregati emergono elementi che possono essere di qualche interesse per una verifica più approfondita del mercato del caffè nel nostro paese:
• il volume delle importazioni di caffè “Altri dolci” e “Robusta” risulta in incremento, mentre quello dei caffè “Colombiani dolci” e “Brasiliani naturali” risulta in flessione. Per quanto riguarda la ripartizione delle importazioni in base alle quattro tipologie di caffè, va osservato che tali dati vanno considerati unicamente come trend. Infatti le percentuali non possono risultare perfettamente aderenti alla realtà in quanto al momento dello sdoganamento delle partite di caffè verde le dogane, ai fini statistici, rilevano l’origine e la provenienza del lotto ma non la tipologia del caffè. Poiché numerosi paesi produttori hanno produzioni di due o più tipologie di caffè non si è in grado di effettuare una precisa attribuzione. Inoltre, a rendere più difficile la ripartizione tra le quattro tipologie di caffè contribuisce il fatto che per le partite provenienti da paesi comunitari non è previsto l’obbligo di indicare l’origine del prodotto; pertanto tali volumi non vengono presi in considerazione nel procedere alla ripartizione delle importazioni per tipologie di caffè;
• consistente incremento delle importazioni dei caffè dell’Uganda, dell’Indonesia, del Vietnam, dell’Honduras e della Tanzania;
• il Vietnam ha ottenuto quote di mercato mai prima raggiunte e consolida la sua posizione di secondo maggiore fornitore del nostro mercato;
• marcata flessione delle importazioni di caffè verde dall’India, dalla Colombia e dal Madagascar.

Per quanto concerne gli scambi di prodotto lavorato si rileva che:
• le importazioni di caffè verde decaffeinato fanno segnare un incremento, le importazioni di caffè torrefatto decaffeinato sono in calo rispetto al 2008, pur mantenendosi superiori a quelle fatte registrare nel 2007;
• le importazioni di caffè torrefatto non decaffeinato presentano un sostanziale calo; da notare che le importazioni di caffè torrefatto sono ormai per la quasi totalità provenienti da Paesi importatori trasformatori ed in particolare da Paesi comunitari;
• le importazioni di caffè solubile sono in calo, esse rimangono, in ogni caso, di modesta entità rispetto al totale delle importazioni italiane di caffè;
• le esportazioni di caffè in tutte le forme, che superano ormai i 2.3 milioni di sacchi (equivalente verde),  in calo dell’1.13 percento rispetto a quelle effettuate nel 2008.

In particolare va sottolineato:
i. le esportazioni di caffè verde sono in calo dell’1.97%;
ii. le esportazioni di caffé verde decaffeinato, sono in forte diminuzione (-10.58%);
iii. le esportazioni di caffè torrefatto (-1.05%) e di quelle di caffè torrefatto decaffeinato (-10.89%) sono in calo;
iv. le esportazioni di caffè solubile sono in forte aumento (89.24%);
v. le esportazioni di preparazioni a base di caffè sono in calo del 10.88% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Anche nel 2009 il nostro paese si colloca al secondo posto – alle spalle della Germania – nella graduatoria dei maggiori esportatori di caffè torrefatto, superando i due milioni di sacchi (equivalente verde). Gli sbocchi più importanti per le esportazioni del caffè torrefatto italiano sono come sempre i paesi comunitari che assorbono oltre il 70 percento delle nostre esportazioni (soprattutto Francia e Germania) e gli Stati Uniti e l’Australia. Si registra una significativa espansione, in particolare, nei Balcani e nell’Europa orientale. Il prezzo medio nazionale al consumo di caffè torrefatto in Italia, rilevato dall’ISTAT è risultato nel 2009 di 12.15 € al chilo, registrando nel corso dell’anno un incremento di 0.36 centesimi. Al riguardo va osservato che il sistema attuale di rilevazione dell’Istituto, che prende in considerazione solo marche presenti su tutto il territorio e non tiene conto delle sempre più frequenti offerte promozionali, guarda più alla dinamica che non ai livelli dei prezzi.

Il cronico ritardo, di cui soffre l’elaborazione da parte dell’ISTAT dei dati relativi al commercio con l’estero, non consente di fornire un quadro sufficientemente aggiornato dell’andamento del mercato nell’anno in corso. Nel primo semestre del 2010 le importazioni di caffè verde, fanno segnare un incremento del 2.56 percento rispetto allo stesso periodo del 2009; le esportazioni di caffè torrefatto mantengono un deciso ritmo di crescita. Se si considerano gli ultimi dodici mesi di cui sono disponibili dati sul commercio estero (Luglio 2009/Giugno 2010) e si raffrontano con quelli dello stesso periodo degli anni precedenti, si rileva che le importazioni di caffè verde hanno superato i 7.5 milioni di sacchi e presentano un incremento di 2.1 punti percentuali.

Per quanto riguarda la ripartizione tra le tipologie dei caffè importati nei primi sei mesi del 2010, risultano sostanzialmente stabili gli sdoganamenti dei caffè “Brasiliani Naturali”, in crescita i caffè “Altri dolci” e “Robusta” ed in calo i caffè “Colombiani dolci”. Globalmente le importazioni di caffè in tutte le forme nei primi sei mesi del 2010 presentano un incremento del 2.02 percento rispetto a quelle effettuate nello stesso periodo dello scorso anno, mentre le esportazioni, con riguardo al caffé in tutte le forme sono cresciute dell’11.13 percento. Le variazioni di segno positivo più significative si registrano: per le importazioni con riguardo al caffè verde, al caffè torrefatto decaffeinato e al caffè solubile; per le esportazioni, con riguardo al caffè verde, al caffè verde decaffeinato, al caffè torrefatto e torrefatto decaffeinato.

3 – ACCORDO INTERNAZIONALE

L’Accordo Internazionale del Caffè ha quale obiettivo la ricerca di misure che consentano uno sviluppo sostenibile del settore, contribuendo ad un duraturo equilibrio tra la domanda e l’offerta di questa importante derrata. In particolare:
– le Autorità nazionali ed internazionali vengono messe in guardia sulle conseguenze di progetti o programmi che promuovono la crescita dell’offerta, in assenza di un corrispondente incremento della domanda;
– viene promossa la produzione di caffè di più alto valore aggiunto, come caffè gourmet o caffè biologico, per incrementare le entrate dei coltivatori;
– vengono sensibilizzate le Autorità nazionali a concedere finanziamenti per la diversificazione della produzione, ove possibile, nonché per il miglioramento della sicurezza alimentare e per una adeguata fornitura del mercato;
– vengono sostenuti i programmi di miglioramento qualitativo della produzione esportabile o altri progetti volti ad accrescere l’apprezzamento della bevanda da parte del consumatore;
– vengono coordinate le iniziative volte a fare crescere il consumo interno nei paesi produttori;
– vengono mantenuti i livelli di consumo nei mercati tradizionali attraverso il miglioramento qualitativo della bevanda, lo sviluppo di mercati di nicchia e la diffusione di informazioni obiettive sui benefici effetti del consumo di caffè;
– proseguono le iniziative poste in essere in importanti mercati emergenti, come la Russia e la Cina affiancando il settore privato con azioni di pubbliche relazioni e di comunicazione;
– vengono approfondite le conoscenze volte a diffondere pratiche di produzione sostenibile ed a creare una banca dati delle iniziative sulla sostenibilità della filiera del settore caffè.

Il nostro paese, per l’importanza che riveste in termini di volume di scambi di caffè e per la tipicità della propria produzione, anche nell’anno caffeicolo 2009/10, ha fatto parte della Giunta Esecutiva, svolgendo inoltre la funzione di Adviser tecnico della Delegazione Ufficiale italiana presso l’ICO.
4- NORMATIVA E ATTIVTA’ CIC A LIVELLO INTERNAZIONALE

Nel corso dei lavori dell’Accordo Internazionale del Caffè e in numerosi Convegni a carattere internazionale si è cercato di individuare interventi volti a creare condizioni che favoriscano un duraturo equilibrio fra la domanda e l’offerta. L’applicazione del Programma per il Miglioramento Qualitativo del Caffè in vigore ormai da otto anni, che prevede una riduzione del volume della produzione esportabile attraverso la fissazione di standards qualitativi, viene adottato solo da un certo numero di paesi produttori. Le iniziative di stimolo al consumo di caffè nei paesi produttori attraverso adeguati programmi di promozione, sono tutt’ora solo un numero esiguo, fatta eccezione per il Brasile, il Messico e l’Indonesia, è facile immaginare le difficoltà ad ottenere risultati significativi in paesi le cui economie affrontano serie difficoltà. Per quanto riguarda i paesi importatori e soprattutto nei paesi tradizionali consumatori, a causa della crisi economica mondiale, l’andamento dei consumi di caffè non appare brillante ed in alcuni casi persino in riduzione, nonostante la sempre più attenta comunicazione in materia di sicurezza alimentare e sugli effetti benefici del caffè.

Con riguardo all’attività che ha visto il Comitato Italiano Caffè impegnato nell’ultimo anno, segnalo, in campo internazionale, il ruolo di riferimento del Gruppo Advisers ICO nei confronti sia della Delegazione Ufficiale italiana che degli organismi internazionali. In ambito europeo, di particolare importanza è l’attività svolta dalla Federazione Europea del Caffè (ECF), a cui fanno capo le Associazioni italiane componenti il Comitato, volta a rappresentare le posizioni dei settori privati, sia nei riguardi delle Autorità Europee che in seno all’Accordo Internazionale del Caffè. Tra le attività svolte dal Comitato segnalo, in particolare, l’intervento di sostegno, presso il Terminal Market Committee ECF, della candidatura congiunta dei porti di Trieste e Genova/Savona/Vado quali punti di consegna del contratto C del mercato a termine di New York. Ricordo che l’ICE (International Coffee Exchange) ha individuato, sino ad oggi, quali punti di consegna del contratto “C”, i seguenti porti: New York, New Orleans, Houston, Brema/Amburgo, Anversa, Miami e Barcellona (unico porto nel mediterraneo). Per quanto concerne invece il caffè robusta, i porti italiani in questione hanno già ottenuto il riconoscimento dal mercato a termine di Londra (LIFFE – London International Financial Futures Exchange). Per perseguire l’obiettivo è stata costituita, nel luglio 2009, una Commissione di lavoro che ha elaborato un dossier tecnico, trasmesso all’European Coffee Federation.

Il Comitato ha, in seguito, avviato contatti con il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero dello Sviluppo Economico, ottenendo il sostegno di entrambi i Ministeri, dell’Associazione Europea e coinvolgendo anche l’Ambasciata italiana a New York. Si attende ora la decisione dell’International Coffee Exchange (ICE) di New York. Un ulteriore problema ha riguardato la richiesta, da parte di alcuni corrieri internazionali, di fatturare costi doganali e di servizi per il recapito di campioni di caffè verde, utilizzati per esami di carattere merceologico, prove di laboratorio e valutazione della qualità in tazza. A seguito dell’intervento del Comitato Italiano Caffè il Ministero della Salute, condividendo la nostra interpretazione, ha diramato alla direzione centrale dell’Agenzia delle Dogane e agli USMAF la circolare n. 21696 del 6 luglio 2010, dove si precisa che, limitatamente ai campioni di caffè importati per prove di laboratorio o di macchinario, si ritiene che non sia necessario rilasciare il Nulla Osta Sanitario e richiedere il relativo pagamento del tributo previsto dal Decreto Legislativo 194/2008. Con riferimento alla problematica Ocratossina A, con Regolamento CE 105/2010 sui tenori massimi di alcuni contaminanti nei prodotti alimentari, la Commissione Europea ha precisato che, per il caffè crudo, la presenza di Ocratossina A è già controllata in una diversa e più opportuna fase del ciclo produttivo (tostatura del caffè).

Pertanto, alla luce della nuova regolamentazione comunitaria e della successiva circolare del Ministero della Salute, il valore di 8 μg/kg per l’OTA nel caffè crudo non risulta più essere un limite legale. Per quanto concerne invece l’acrilamide, ricordo che negli scorsi anni la Confederazione Europea dell’Industria Alimentare (CIAA) ha elaborato il cosiddetto “Acrylamide toolbox” che descrive gli interventi potenziali per ridurre la formazione di tale sostanza in termini di composizione e di processo di produzione. Nel caso del caffè sono stati condotti diversi studi per valutare i possibili interventi per ridurre la formazione di acrilamide, ma le opzioni disponibili si sono mostrate limitate e comunque con effetti negativi sulla qualità del prodotto e sull’accettazione da parte del consumatore. Negli ultimi mesi vi è stata un’accelerazione dei lavori in ambito comunitario che potrebbe portare all’adozione di “livelli attenzione” per alcune categorie di prodotti tra cui il caffè. Segnalo che, il superamento dei “livelli di attenzione” comporterebbe un’attività di verifica da parte dell’organo di controllo per valutare le azioni adottate dalle aziende per ridurre il contenuto di acrilamide. Il Comitato è recentemente intervenuto presso il Ministero della Salute esprimendo la propria contrarietà all’adozione dei suddetti livelli e segnalando la necessità che, per il caffè, si tenga contro dell’impossibilità di adottare qualsiasi provvedimento sulla composizione e sul processo di produzione senza compromettere l’accettabilità del prodotto.

Numerose altre tematiche sono dibattute in sede comunitaria o a livello nazionale. Tra quelle di maggior rilievo segnalo quella delle “regole di origine” nel quadro delle Preferenze Generalizzate e le “regole di origine non preferenziali”. Quest’ultimo argomento, da anni trattato in sede WTO su richiesta di alcuni paesi produttori di caffè, è stato recentemente oggetto di verifica da parte della Commissione Europea. Infatti, la Corte di Giustizia Europea, con pronuncia del dicembre 2009, ha disposto che il criterio del cambio del codice doganale rappresenta solo un indizio ai fini dell’attribuzione dell’origine per la quale è necessaria una verifica in concreto della sussistenza dell’ultima trasformazione sostanziale. Pertanto, la Commissione Europea, ai fini di una maggiore certezza legale, sta conducendo approfondimenti sull’attribuzione dell’origine per caffè verde decaffeinato, caffè torrefatto, caffè torrefatto decaffeinato, caffè solubile e preparazioni a base di caffè.

La Federazione Europea del Caffè sta seguendo la problematica in stretta collaborazione con le Associazioni componenti. Con riferimento ai negoziati WTO, ricordo che i paesi produttori, da tempo, sostengono la necessità di modificare l’attuale concetto di “origine”, che oggi viene attribuita al paese che attua la trasformazione in caffè torrefatto. In sostanza la proposta dei paesi produttori, per i quali la la torrefazione non costituisce trasformazione sostanziale, intende introdurre una norma in base alla quale l’origine del prodotto (torrefatto o torrefatto decaffeinato) è quella del paese nel quale il caffé verde impiegato è stato coltivato. Sia a livello nazionale che in ambito europeo, attraverso l’European Coffee Federation, si è operato per contrastare l’introduzione di un tale criterio a livello internazionale che recherebbe grave danno a tutto il settore, ed in modo particolare alle sempre più numerose aziende italiane che esportano caffè torrefatto, prodotto che, grazie alla sua qualità, acquista sempre maggiore prestigio internazionale.

Ricordo inoltre che altri paesi produttori si sono mossi, con diversi strumenti, a tutela della denominazione d’origine del proprio prodotto nazionale. La Colombia ha ottenuto un’indicazione geografica protetta (IGP) per tutto il caffè arabica di origine colombiana mentre l’Etiopia ha chiesto la registrazione dei nomi delle regioni in cui si coltiva tradizionalmente caffè – Harar, Yirgacheffe e Sidamo – come marchi commerciali. Inoltre, a livello europeo si discute della possibilità di inserire l’obbligo dell’indicazione dell’origine delle materie prime in etichetta. La proposta di Regolamento, della Commissione europea, sull’informazione del consumatore, mantiene l’attuale volontarietà dell’indicazione d’origine, intesa come luogo dell’ultima trasformazione sostanziale (esempio: torrefazione). Tuttavia, qualora l’origine della materia prima (caffè verde) sia diversa da quella del luogo di trasformazione sostanziale, è prevista l’indicazione obbligatoria anche del luogo di provenienza della materia prima. Di diversa opinione è il Parlamento europeo che chiede che l’origine sia obbligatoria per una serie di prodotti tra cui quelli mono-ingrediente (es. caffè). Tuttavia, si tratterebbe in tal caso di indicare il luogo dell’ultima trasformazione sostanziale.

5- NORMATIVA E ATTIVTA’ CIC A LIVELLO NAZIONALE

In ambito nazionale particolare attenzione è stata rivolta alla comunicazione, sia nei riguardi delle Organizzazioni componenti, fornendo elementi e notizie relative al mercato mondiale e a quello interno del caffè, nonché aggiornamenti inerenti le varie tematiche di interesse per gli operatori, sia verso l’esterno, mettendo a disposizione degli organi di stampa dati ed elementi di analisi utili ad una corretta Valutazione dell’andamento del mercato internazionale, intesi a favorire la più ampia diffusione di notizie attendibili.

In ambito nazionale, presso il Parlamento, proseguono i lavori sul Disegno di legge “Zaia” relativo all’indicazione obbligatoria dell’origine dei prodotti alimentari. Tale provvedimento definisce come “luogo di origine”, per i prodotti trasformati (es. caffè), il luogo di ultima trasformazione sostanziale in aggiunta al luogo di produzione della materia prima agricola prevalente. I prodotti che dovranno riportare obbligatoriamente l’origine, le modalità di indicazione ed i criteri per determinare la “prevalenza”, saranno definiti con decreti interministeriali sentite le organizzazioni rappresentative dei produttori e dei trasformatori. Ricordo che tale disegno di legge è stato notificato da Federalimentare alla Commissione Europea ed è attualmente bloccato in virtù dell’opposizione di alcuni Stati membri. La tematica è oggetto di costante monitoraggio e di interventi di sensibilizzazione delle Autorità da parte del Comitato Italiano Caffè, di Federalimentare, dell’European Coffee Federation e della Confederazione Europea delle Industrie Alimentari (CIAA).

In merito alla disciplina delle “gamme di quantità nominale” – che nel nostro paese è stata a suo tempo adottata in senso obbligatorio – la Commissione Europea, nel quadro del processo di semplificazione normativa avviato negli ultimi anni, ritenendo che la disciplina relativa al doppio prezzo costituisca sufficiente tutela del consumatore, come per altri prodotti, ha abolito le “gamme di quantità nominale” anche per il caffè. Con Decreto Legislativo 25/01/2010, n. 12, in applicazione dal 16 febbraio 2010, sono stati eliminati i vincoli esistenti in materia di gamme di quantità per caffè torrefatto, macinato o non macinato e succedanei del caffè.

Per quanto concerne poi il tema della tutela e valorizzazione del caffè espresso italiano oggetto, da anni, di un’ampia ed articolata discussione, ricordo che l’apposito Gruppo di lavoro, costituito presso il Comitato, ha approfondito e valutato, anche attraverso un confronto con il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, ogni possibile strumento utile a tutelare e valorizzare sui mercati internazionali il caffè espresso italiano. Negli ultimi dodici mesi non ci sono stati ulteriori sviluppi in merito ma il Comitato continua a monitorare ogni eventuale iniziativa a tutela delle produzioni nazionali. Avendo riguardo, invece, alle numerose manifestazioni e rassegne dedicate al settore caffeicolo, che ogni anno si svolgono un po’ in tutto il mondo, i due eventi che si tengono nel nostro paese si distinguono per il grande interesse che suscitano.
Il Salone Internazionale del Caffè (SIC), giunto alla 20ˆ edizione, si è tenuto lo scorso ottobre nella sede della Fiera di Milano/Rho.

Tra le numerose manifestazioni di contorno, ricordiamo, in particolare, l’evento su caffè e salute organizzato presso lo spazio espositivo del “Villaggio del caffè”. Il “Trieste Espresso Expo – Industria e cultura del caffè”, (dal 28 al 30 ottobre a Trieste), organizzato dall’Ente Fiera in collaborazione con l’Associazione Caffè Trieste, si rivolge sia agli operatori nazionali del settore che a coloro che operano nei mercati dell’Europa centro-orientale e si pone come valido complemento al Salone Internazionale del Caffé. Questi ormai tradizionali momenti d’incontro per chi opera nel settore, offrono ai visitatori e compratori italiani ed esteri un ampio panorama delle molteplici attività connesse alla commercializzazione, alla trasformazione, al confezionamento ed alla preparazione di questo importante prodotto. In materia di cooperazione tra Associazioni che compongono il nostro Comitato, va sottolineata l’attività da anni svolta dal Consorzio Promozione Caffè con particolare attenzione alla comunicazione sul caffè ed i suoi effetti positivi sulla salute, sempre suffragata da evidenze scientifiche già pubblicate e in via di pubblicazione.

Anche nel 2010 è stato sviluppato un programma di educazione ed informazione sul caffè, caffeina e salute, rivolto ai professionisti della salute e cofinanziato dall’ISIC (Institute for Scientific Information on Coffee). E’ stata inoltre avviata la campagna di relazioni pubbliche nei confronti dei media e dei consumatori. Giunto al termine di questo mio incarico che mi auguro sia stato di sostegno, con l’aiuto di tutti Voi, all’attività del Comitato, desidero richiamare l’attenzione degli
operatori del settore sull’importanza di disporre di un organismo che in termini di coesione, cooperazione e di rapporti con le Autorità preposte, i media e i numerosi organismi nazionali ed internazionali, rappresenta un patrimonio non trascurabile e lo strumento più adatto per affrontare i problemi delle categorie rappresentate e per svolgere efficacemente iniziative a difesa dell’immagine del caffè. Voglio, a tale proposito, richiamare l’importante azione svolta dal Comitato nella gestione della problematica relativa alla candidatura congiunta dei porti di Trieste e Genova/Savona/Vado quali punti di consegna del contratto C del mercato a termine di New York. In tale contesto, il Comitato è stato riconosciuto dagli operatori e dalle autorità preposte come un efficace strumento di rappresentanza del settore.

+info: Comitato Italiano Caffè Viale Pasteur, 10 – 00144 Roma Tel. 02/89074244 (segreteria) comitcaf@comitcaf.it

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Commenti

    • Geisha Gourmet
    • 5 Dicembre 2010

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