Gli italiani ed il cibo 2010


Cari Amici, ecco qui l’ultimissimo studio di Censis e Coldiretti sui consumi alimentari degli italiani. Tra le tante cose che emergono, vi segnalo questa: 1/3 della spesa degli italiani è destinata al mangiare fuori casa. Di certo, non sono solo soldi per le pause pranzo trascorse senza tornare a casa… Ma allora, dove vano a finire?

Intanto che ci pensiamo, vediamo il rapporto, presentato pochi giorni fa.

Vorrei mangiare più sano ma non ci riesco, è questa l’affermazione che più e meglio descrive il proprio rapporto con il cibo di quasi il 37% degli italiani (quasi 4 italiani su 10), quota che sale al 40,5% tra i 30-44enni, ad oltre il 40% tra le donne e sopra il 43% tra le casalinghe. E’ quanto emerge dal primo rapporto Coldiretti/Censis sulle abitudini alimentari degli italiani dal quale si evidenzia che i “frustrati” sono in numero superiore al quasi 33% degli italiani che dichiara di seguire una dieta sana perché l’alimentazione è tra i fattori importanti per la salute, e sono soprattutto gli anziani (40,3%) e i laureati (37,6%) a praticare questa tendenza salutista. Informarsi sul cibo per gli italiani è sempre più importante; infatti, quasi il 62% degli intervistati si dichiara molto informato sui valori nutrizionali, le calorie e i grassi riguardanti i vari alimenti”. Non a caso il 34% degli intervistati ritiene, poi, che la propria alimentazione dipenda in via prioritaria da caratteristiche e scelte soggettive (che presumibilmente hanno bisogno di tante informazioni per essere adeguate), il 30,4% dalla tradizione familiare, e poco meno del 19% da quello che si può permettere, tenuto conto del reddito e dei prezzi”. Quanto alle principali fonti di informazione sugli alimenti oltre alla televisione, è il web (51,1%) la fonte primaria per coloro che le cercano, seguono quotidiani, settimanali e periodici (34%), poi i familiari e gli amici (25,5%) e il 25,6% ricorre invece ai negozianti e al personale del punto vendita. Come per la salute, anche per il cibo il web è un formidabile moltiplicatore di offerta informativa e di comunicazione, poiché la sua logica orizzontale facilita la ricerca individualizzata relativa appunto agli aspetti che singolarmente interessano”. “Emerge una importante segmentazione dei comportamenti con oltre 1/3 degli italiani che riconosce il valore dell’alimentazione e si comporta di conseguenza, 1/3 che per stile di vita, tentazioni e stress pur consapevole non riesce a comportarsi correttamente e 1/3 che non è attento alla tavola per mancanza di conoscenza”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “su quest’ultimo segmento occorre responsabilmente lavorare in un Paese come l’Italia che non puo’ piu’ permettersi di dare per scontata la qualità del cibo portato in tavola come avveniva nel passato quando gli effetti della globalizzazione non erano così rilevanti”. La Coldiretti – ha precisato Marini – è impegnata nelle scuole, nelle piazze e nei mercati con il progetto Educazione alla campagna per far conoscere i principi della sana alimentazione. In Italia ben quattro italiani su dieci (43 per cento) risultano sovrappeso o addirittura obesi (11 per cento), con una netta prevalenza degli uomini rispetto alle donne. Le malattie collegate direttamente all’obesità sono responsabili – conclude la Coldiretti – di ben il 7 per cento dei costi sanitari dell’Unione Europea poiché l’aumento di peso è un importante fattore di rischio per molte malattie come i problemi cardiocircolatori, il diabete, l’ipertensione, l’infarto e certi tipi di cancro, sulla base dei dati della Commissione Europea con le spese socio-sanitarie correlate all’obesità in Italia che sono stimate in circa 23 miliardi di euro annui, per più del 60 per cento dovute all’incremento della spesa farmaceutica e ai ricoveri ospedalieri.

E’ L’ERA DEL POLITEISMO ALIMENTARE

“E’ l’era del politeismo alimentare che spinge le persone a mangiare di tutto, senza tabù, generando combinazioni soggettive di alimenti e anche di luoghi ove acquistarli, neutralizzando ogni ortodossia alimentare”. E’ quanto emerge dal primo rapporto Coldiretti/Censis sulle abitudini alimentari degli italiani dal quale si evidenzia che “a prevalere è un politeismo fatto di combinazioni soggettive di luoghi di acquisto dei prodotti e relative diete alimentari, e la crisi recente non ha fatto che rinforzare questa dinamica dei comportamenti sociali; così il rapporto con il cibo è una dimensione sempre più soggettiva, espressione dell’io che decide e che, a partire dalle proprie preferenze, abitudini, prassi e aspettative, nonché dalle risorse di cui dispone, definisce il contenuto del carrello e della tavola. Non esiste il Mcmondo che come un Grande Fratello indirizza i carrelli della spesa, esistono consumatori che, con una miscela originale di motivazioni e obiettivi, definiscono una propria specifica combinazione di alimenti e luoghi di acquisto, tanto da poter dire che il modello alimentare prevalente è in realtà un patchwork di opzioni che spesso, in punto di principio, possono anche apparire contraddittorie. Così, ad esempio:

– tra le persone che dichiarano di acquistare regolarmente prodotti Dop, Igp, comportamento che denota grande attenzione alla qualità, una quota non lontana da un terzo acquista regolarmente anche cibi precotti, addirittura ben più di due terzi acquista regolarmente scatolame, e oltre tre quarti surgelati;

– tra coloro che acquistano regolarmente prodotti dell’agricoltura biologica, circa tre quarti acquista anche surgelati, circa due terzi anche scatolame, e una percentuale simile prodotti con marchio del distributore;

– tra gli acquirenti regolari di prodotti del commercio equo e solidale una nettissima maggioranza acquista i prodotti a marchio commerciale del distributore, espressione della nuova forza della Gdo, oltre tre quarti acquista prodotti surgelati ed oltre due terzi scatolame.

Addirittura si recano presso i fast-food, il 27% di acquirenti abituali di prodotti del commercio equo e solidale, il 26,7% degli acquirenti abituali di frutta e verdura da agricoltura biologica, il 22,6% degli acquirenti di prodotti Dop e Igp, ed il 21,6% di coloro che acquistano direttamente dal produttore”.

“Il politeismo alimentare è il prezzo che paghiamo agli effetti della globalizzazione”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “emergono pero’ tre linee di tendenza chiare come la ricerca della combinazione ottimale tra qualità , sicurezza e prezzo, la percezione della responsabilità sociale ed ambientale che ha ogni atto di acquisto e il rapporto tra il cibo ed il territorio con il riconoscimento del valore che ha l’identità territoriale delle produzioni”. Per soddisfare questi nuovi bisogni la Coldiretti sta promuovendo un progetto per una filiera agricola tutta italiana attraverso la rete di Consorzi Agrari, cooperative, farmers market, agriturismi e imprese agricole per offrire prodotti alimentari del territorio firmati dagli agricoltori che garantiscono la sostenibilità ambientale e sociale e la qualità al giusto prezzo.

LO SPUNTINO E’ MUST PER 2 ITALIANI SU 3

“Due italiani su tre non rinunciano allo spuntino che si fa spazio tra il pranzo e la cena nelle abitudini degli italiani”. E’ quanto emerge dal primo rapporto Coldiretti/Censis sulle abitudini alimentari degli italiani dal quale sono si evidenzia che ”il 62,3 % degli italiani lo fa alla mattina, il 63,8 % il pomeriggio e il 52,2 % sia alla mattina che al pomeriggio. A fare lo spuntino sono soprattutto le donne, i più giovani, i single, i residenti al Sud-isole. Frutta, yogurt, cracker e, al mattino, anche cornetto, brioche e merendine, sono gli alimenti che più compongono gli spuntini”. Con l’affermarsi dello spuntino tendono ad assomigliarsi il pranzo e cena con la pasta unica differenza evidente, molto più presente sulle tavole degli italiani a pranzo. “Posto pari a sette per ogni settimana il numero di pranzi, la frutta, il pane e la verdura sono presenti 5 volte su sette, la pasta 4,6 volte su sette, la carne 3 volte su sette e, poi, il dolce è sulla tavola per due pranzi a settimana, così il riso e il pesce. Tra le bevande, invece, il vino è presente in poco meno di 3 pranzi settimanali, le bevande gassate meno di 2 volte, la birra poco più di una volta a settimana. Le cene hanno caratteristiche non molto diverse dai pranzi, perché per cinque volte a settimana gli italiani dichiarano di mettere in tavola la verdura, la frutta e il pane; meno presenti sono la carne (2,8 su 7), la pasta (2,5), il pesce (meno di due volte), il dolce (anche questo meno di due volte) e il riso (1,6 volte). Vino, bevande gassate e birra sono presenti con la stessa intensità che a pranzo”. Le differenze si assottigliano anche tra i giorni lavorativi e quelli festivi durante i quali le uniche trasgressioni che si concedono gli italiani riguardano il vino ed il dolce che sono presenti con maggiore frequenza.

PER 2,1 MLN PASTA A PRANZO E CENA 7 GIORNI SU 7

“Sono circa 2,1 milioni gli italiani che dichiarano di mangiare sempre, a pranzo e a cena sette giorni su sette, dal lunedì alla domenica, pasta; sono oltre 17 milioni i “folli” per il pane, 14,7 milioni quelli che mangiano sempre verdura, 20,3 milioni gli italiani che mangiano sempre frutta fresca, 500 mila carne e 820 mila il dolce”. E’ quanto emerge dal primo rapporto Coldiretti/Censis sulle abitudini alimentari degli italiani dal quale sono individuabili i folli dei vari alimenti, coloro che dichiarano di mangiarli sempre a pranzo e/o a cena. “Ci sono poi gli italiani che non mettono mai in tavola certi alimenti, così come alcuni che tendono a non prenderli in considerazione per il pranzo, oppure per la cena. Attualmente 430 mila italiani dichiarano di non mangiare mai, né a pranzo né a cena, né durante i feriali né tantomeno nei week end, pasta; 930 mila non mangia mai pane, quasi 1,8 milioni non ha rapporti con il riso, quasi 1,2 milioni non mangia mai carne, oltre 3,1 milioni dichiara di non mettere mai in tavola pesce, 370 mila non mangiano mai verdura e, infine, oltre 1 milione non mangia mai frutta”. “Il dolce non è mai presente nel piatto di 6,7 milioni di italiani: riguardo alle bevande, 13,5 milioni non beve mai a pranzo o a cena vino, 19,2 milioni non beve birra e 19,3 milioni non beve mai bevande gassate”.

PER IL  25 % ITALIANI PIU’ FRUTTA SE COSTASSE MENO

Circa un quarto degli italiani mangerebbe più frutta se costasse un po’ meno, e circa un quinto farebbe la stessa cosa con la verdura e gli ortaggi. E’ quanto emerge dal primo rapporto Coldiretti/Censis sulle abitudini alimentari degli italiani dal quale sono si evidenzia rispetto al dualismo grande distribuzione-negozi tradizionali, giocata sul prezzo e sul servizio incorporato nei beni, spicca la crescita degli acquisti diretti dal produttore, inclusi i Mercati del contadino, che sono percepiti come una soluzione che risponde ad alcune esigenze forti, come il prezzo conveniente, la genuinità e la sicurezza del prodotto. Nel 2009 due italiani su tre (67 per cento) hanno acquistato almeno una volta direttamente dal produttore agricolo (in azienda o nei farmer market), la forma di distribuzione commerciale che ha registrato la maggiore crescita nel 2009 battendo nell’alimentare negozi ed ipermercati grazie ad un incremento dell’ 11 per cento del valore delle vendite per un totale stimato in 3 miliardi di Euro. Si tratta – continua la Coldiretti – di un fenomeno che concilia la necessità di risparmiare con quella di garantirsi la sicurezza del cibo. Tra le motivazioni di acquisto, secondo un’indagine Swg/Coldiretti, spicca infatti la genuinità (71 per cento) seguita dal risparmio (40 per cento) e dal gusto (26 per cento). Il risparmio avviene dunque nella duplice veste: immediata per quanto riguarda il prezzo di acquisto e successiva per quanto riguarda il minore scarto dovuto alla maggiore durata degli alimenti freschi. Un vantaggio riconosciuto dal successo di mercato con 13,5,milioni di cittadini coinvolti nel 2009 nei mercati di Campagna Amica che in un solo anno sono quintuplicati passando – conclude la Coldiretti – dai 109 del 2008 a 550 del 2009.

L’80 % ITALIANI MANGIA FUORI PER TRASGREDIRE

Oltre l’80% degli italiani mangia almeno una volta a settimana fuori casa, presso un esercizio pubblico, e a farlo in misura maggiore sono gli uomini, i giovani (il 93%) e i residenti al Nord-Est (88,3%). E’ quanto emerge dal primo rapporto Coldiretti/Censis sulle abitudini alimentari degli italiani dal quale sono si evidenzia che “riguardo alle motivazioni della scelta di mangiare fuori casa emerge, oltre a quelle ormai classiche come le esigenze lavorative e quelle ludiche, di convivialità, una nuova ragione, piuttosto originale, in cui la scelta di mangiare fuori diventa l’occasione per l’esercizio di una libertà rispetto a quei canoni salutisti che ormai incombono come riferimenti importanti nel determinare la dieta delle persone; infatti, nella scelta di cosa mangiare quando si pranza o cena al ristorante o in altro locale pubblico la considerazione dei valori nutrizionali pesa in misura nettamente minore rispetto a quando si mangia in casa (il 29,7% in casa, il 14,9% fuori casa). La spesa fuori casa rappresenta oggi – conclude la Coldiretti 1/3 della spesa alimentare complessiva degli italiani con gli acquisti di alimentari e bevande che ammontano complessivamente a 215 miliardi di euro all’anno, dei quali 144 a casa e 71 per mangiare fuori.

CHI FA LA SPESA

oltre il 61% delle donne a prendere le decisioni relativamente alla spesa, e questo è un dato probabilmente scontato, prevedibile, che però rimette al centro una verità troppo spesso rimossa: nell’organizzazione della vita familiare la spesa, come gran parte delle attività necessarie appunto alla riproduzione della famiglia stessa, è in capo alle donne. E’ quanto emerge dal primo rapporto Coldiretti/Censis sulle abitudini alimentari degli italiani dal quale si evidenzia che “per la maggioranza degli italiani la spesa ha frequenza settimanale (60,7%), quasi il 27% delle famiglie, però, effettua acquisti giornalieri ed il 10% circa una volta al mese. La frequenza quotidiana della spesa alimentare familiare riguarda nel Nord-ovest il 17,4%, nel Nord-est il 22,8%, al Centro il 29,6% e al Sud-isole quasi il 35%; al contrario, la frequenza settimanale riguarda quote progressivamente decrescenti di famiglie dal Nord al Sud.” “Il 74,6% dichiara che tra gli aspetti che influenzano la scelta dei prodotti alimentari prevale la provenienza dal proprio territorio, aspetto che presumibilmente viene visto come una garanzia rispetto alla qualità e sicurezza e questa convinzione è più forte tra i residenti al Sud-isole (78,8%)”. Oggi secondo la Coldiretti solo carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele latte fresco, pollo, passata di pomodoro, extravergine di oliva hanno l’obbligo di indicare l’origine, ma ancora molto resta da fare e l’etichetta resta anonima per circa il 50 per cento della spesa dai formaggi ai salumi, dalla pasta ai succhi di frutta. Colmare questo ritardo – conclude la Coldiretti – è una grande responsabilità nell’interesse degli imprenditori agricoli, ma soprattutto dei consumatori e della trasparenza e competitività dell’intero sistema Paese.

IN 60 ANNI + 300 % CARNE E 1/3 IN MENO DI VINO

Dal dopoguerra ad oggi gli italiani hanno modificato profondamente la propria dieta come dimostra l’aumento del 300 per cento dei consumi di carne che si è verificato negli ultimi 60 anni. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che ad aumentare in modo formidabile è stato anche il consumo di frutta e verdura mentre è diminuito quello di pane, pasta e vino che si è ridotto di oltre un terzo. Il cambiamento – sottolinea la Coldiretti – ha riguardato anche gli aspetti qualitativi dell’alimentazione come il passaggio dalla pasta fatta a mano a quella industriale, la crescita della carne bovina rispetto a quella di pollo, l’arrivo di nuove varietà di frutta come il kiwi negli anni ’80, l’affermarsi dell’extravergine di oliva nei confronti del lardo e strutto presenti a nord dal dopoguerra e del successivo boom della margarina. Negli ultimi 60 anni sono aumentate – continua la Coldiretti – del 56 per cento le chilocalorie portate in tavola mediamente ogni giorno dagli italiani. Profondi cambiamenti si sono verificati – precisa la Coldrietti – anche dal punto di vista economico con una progressiva riduzione dell’incidenza della spesa alimentare sui consumi totali degli italiani che è passata dal 45 per cento del 1950 al 15 per cento del primo decennio del ventesimo secolo. In questo ultimo periodo secondo il rapporto Censis/Coldiretti cresce l’attenzione alla qualità, alla sicurezza e all’impatto eco sociale. Una tendenza alla quale è in grado di rispondere l’agricoltura italiana che dal dopoguerra è diventata leader a livello internazionale con primati sul piano qualitativo, ambientale e sanitario. L’agroalimentare Made in Italy ha conquistato nel 2009 la leadership nei prodotti tipici in Europa con 202 riconoscimenti, il maggior numero di imprese biologiche e il primo posto nella sanità e nella sicurezza alimentare, con un record del 99 per cento di campioni con residui chimici al di sotto dei limiti di legge. Il modello agricolo italiano è vincente nel mondo dove ha conquistato primati nella qualità, tipicità e nella salubrità delle produzioni, ma anche – conclude la Coldiretti – nel valore aggiunto per ettaro di terreno, ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dall’agricoltura italiana, che è oltre il triplo di quella Usa, doppia di quella inglese, e superiore del 70 per cento di quelle di Francia e Spagna.

LA TAVOLA DEGLI ITALIANI 1950-2010

1950 1980 2010
Prodotto Quantità in gr/giorno
Cereali (pane/pasta) 516 501 435
Verdure 373 585 625
Carne 60 206 241
Frutta 183 308 418
Vino 318 301 210
Kcal 2281 3590 3685

Fonte: Elaborazione Coldiretti

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