Commenti a: Torna in auge l’idea di una Cavit Spa. E un marchio ecosostenibile… Ecco il diktat dei 4 Saggi https://geishagourmet.com/torna-in-auge-lidea-di-una-cavit-spa-e-un-marchio-ecosostenibile-ecco-il-diktat-dei-4-saggi/ by Francesca Negri Thu, 13 Mar 2014 10:44:49 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.3 Di: Geisha Gourmet https://geishagourmet.com/torna-in-auge-lidea-di-una-cavit-spa-e-un-marchio-ecosostenibile-ecco-il-diktat-dei-4-saggi/#comment-3120 Sun, 07 Aug 2011 08:45:31 +0000 http://geishagourmet.com/?p=2942#comment-3120 Aggiungo le repliche di oggi, sempre su L’Adige, articolo di Angelo Conte. Promuovere con il marchio Trentino i prodotti che sono tipici del territorio e che hanno un valore sul mercato elevato e riconoscibile, distinguendo tra la produzione industriale e quella invece più vicina al territorio è la strada giusta. A promuovere il piano vino presentato venerdì dalla giunta provinciale sono le associazioni di Vignaioli e Vitivinicoli. Questi ultimi chiedono,poi, per il futuro di evitare di abbinare il nome Trentino a prodotti che arrivano a costare molto poco sugli scaffali di catene come Lidl o Aldi. «Per quel tipo di prodotti industriali che svolgono una funzione che va riconosciuta – afferma Paolo Endrici presidente dell’associazione dei Vitivinicoli che fa capo all’Unione commercio – si può pensare a nomi di fantasia che non si rifanno al nome del territorio. Non è possibile aumentare il valore della riconoscibilità del vino trentino vendendolo a meno di tre euro al litro». A confermare le parole di Endrici una delle ultime offerte pubblicizzate sul proprio sito Internet da Aldi Süd che evidenzia un’etichetta a 1,99 euro a bottiglia, pari a 2,65 euro al litro (si tratta di un Merlot Mario Collina Trentino Doc). Va detto che il prezzo al consumatore non viene deciso dal produttore, ma dalla catena stessa. Il risultato però, spiega Endrici, è quello di abbinare il nome del territorio a prodotti di basso prezzo e quindi di non valorizzare il marchio. Nessuna intenzione di fare polemica con chi ha scelto di affiancare alle produzioni tipiche e di maggior livello anche prodotti acquistati altrove e poi rivenduti sui mercati italiani e esteri per aumentare volumi e margini (come fa una parte della cooperazione). Ma anche la volontà di assicurare il marchio Trentino a prodotti di qualità e prezzo superiore in modo da avere, sul lungo periodo, meno produzione in complesso con bottiglie vendute a maggior prezzo. «La strada è quella di arrivare a fare meno vino e a venderlo a prezzi superiori. Secondo me, in questo modo, si potranno remunerare i contadini così come accade oggi». La strada è quella di realizzare prodotti sempre migliori basandosi su vini del territorio. Un esempio viene dal Teroldego. «Con una produzione del genere al Vinitaly abbiamo battuto anche il Brunello di Montalcino – chiarisce Endrici – Ciò significa che il vino trentino ha delle grosse potenzialità. Purtroppo, siccome oggi il nome Trentino non è sinonimo immediato di qualità, ecco che molti produttori, di alto livello, preferiscono non usarlo in etichetta». Il riferimento è ad alcuni vignaioli che, pur con prodotti di ottima fattura, si affidano sulla bottiglia a nomi di fantasia senza riferimento al territorio consentiti dai disciplinari Igt. Il presidente dei Vignaioli Nicola Balter, intanto, chiarisce che da parte loro, in attesa di ricevere il piano vino e leggerlo nei dettagli, «la strada della distinzione tra vino industriale e tipico è corretta. Giusto promuovere il nome Trentino per i vini che sono del territorio e non, come il Prosecco, quelli che sono importati da fuori». Da parte sua i rappresentanti della Cooperazione per ora si limitano a non rispondere o a no comment cortesi ma fermi. «Aspettiamo il piano con serena attesa» spiega Claudio Rizzoli, ad di Nosio spa. Prima di esprimersi, chiarisce Elvio Fronza, presidente del Consorzio vini del Trentino, serve che abbia il testo in mano.

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