Viaggio nei Colli Berici alla scoperta del Tai Rosso, che ha saputo reinventarsi per diventare, oggi, uno dei vini più al passo con i tempi che possiamo trovare in Italia
In quella distesa fertile a sud di Vicenza, all’improvviso, la terra si solleva. Non molto, non vuole essere montagna, ma quel tanto che basta per cambiare luce, vento e prospettiva. Siamo nei, o meglio sui, Colli Berici. Un antico arcipelago emerso. Sono solo una manciata di rilievi, valli e altipiani, la parte più alta sfiora i 400 metri sul livello del mare, che interrompono la campagna e costruiscono un paesaggio nuovo. Rigogliose puntellano l’orizzonte vigne e boschi. Strade che salgono e ridiscendono, case isolate, vecchie corti, monasteri e chiese, ville, soprattutto palladiane, affioramenti di roccia. È una terra antichissima. Prima della vite, prima degli uomini, prima persino della forma che oggi riconosciamo, qui c’era il mare. Le tracce di quella storia profonda sono rimaste nella materia: calcare, argille rosse, sabbie, gessi, basalto. Una tavolozza geologica che sorprende, soprattutto nel bicchiere.