Commenti a: I numeri delle bollicine italiane 2011 | TrentoDoc a +10%, Franciacorta a +17% https://geishagourmet.com/i-numeri-delle-bollicine-italiane-2011-trentodoc-a-10-franciacorta-a-17/ by Francesca Negri Thu, 13 Mar 2014 10:23:20 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.3 Di: Trentino Wine Blog » I numeri del metodo classico https://geishagourmet.com/i-numeri-delle-bollicine-italiane-2011-trentodoc-a-10-franciacorta-a-17/#comment-15922 Mon, 16 Jan 2012 19:47:02 +0000 http://geishagourmet.com/?p=4482#comment-15922 […] che, memoria storica e documenti alla mano, con arguzia. fa il punto della situazione. Leggere qui! angelo rossi metodo classico […]

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Di: Angelo Rossi, Trento https://geishagourmet.com/i-numeri-delle-bollicine-italiane-2011-trentodoc-a-10-franciacorta-a-17/#comment-15887 Fri, 13 Jan 2012 11:26:39 +0000 http://geishagourmet.com/?p=4482#comment-15887 In risposta a Geisha Gourmet.

Certo che l’ho vista, e non fa che confermare indirettamente quanto sostengo io. Zanella dice che non si può fare una promotion in comune. Ha ragione, ognuno deve farla per sè e se Piccoli del Trentodoc ha proposto una cosa del genere ha sbagliato dimostrando il limite della visione che mi pare ci sia oggi a Trento. Ai franciacortini ed agli altri va riproposto un progetto sovra territoriale omnicomprensivo fra zone, varietà utilizzabili e metodo da usare. E’ evidente che Talento non è un’opzione proponibile, perchè tutela solo il metodo e non limita ai territori vocati di più antica origine. E’ altrettanto evidente che le potenzialità di Trento ed Oltrepò sono maggiori di Franciacorta, ma di questo si dovrebbe parlare, come è evidente che a Trento va aperto un dibattito sul ruolo che la cooperazione ritiene di esercitare anche sulla spumantistica. Da qui si deve partire, a mio sommesso parere.

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Di: Geisha Gourmet https://geishagourmet.com/i-numeri-delle-bollicine-italiane-2011-trentodoc-a-10-franciacorta-a-17/#comment-15882 Fri, 13 Jan 2012 09:00:47 +0000 http://geishagourmet.com/?p=4482#comment-15882 In risposta a Angelo Rossi, Trento.

Angelo Caro, hai visto la mia intervista a Zanella di ieri sul Corriere del Trentino?

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Di: Angelo Rossi, Trento https://geishagourmet.com/i-numeri-delle-bollicine-italiane-2011-trentodoc-a-10-franciacorta-a-17/#comment-15869 Wed, 11 Jan 2012 14:26:43 +0000 http://geishagourmet.com/?p=4482#comment-15869 Grazie Geisha, c’è materia per discutere. E per crescere. Il quadro mi sembra chiaro ed il contesto socio economico favorevole alla riapertura di un dibattito a tutto tondo. I consumi interni, tanto per cominciare, indicano una priorità che è da cogliere, poi c’è l’export. Molto grezzamente, mi domando come si pensa di migliorare la performance di mercato senza migliorare la definizione di uno dei fondamentali dello storico marketing-mix. Parlo del prodotto, ovviamente, e della necessità primaria della sua definizione. Come si può, in altri termini, pretendere che il consumatore, i nuovi potenziali consumatori, si orientino ad acquistare più bollicine (?) se queste non sono ben definite? Mi sembra ridicolo, in un Paese che della sua lingua (che promana dalla cultura greco-latina) ha giustamente fatto vanto, non si riesca a trovare una terminologia più adatta e ficcante di “bollicine” per definire quel gruppo di prodotti. La crescita del comparto, nell’ultimo decennio è stata convulsa ed ogni tentativo di regolamentare la materia è stato condizionato da veti incrociati a tutela degli interessi di parte. Ora le cose mi sembrano un pò più stabilizzate e forse c’è lo spazio, dicevo, di fare un passo avanti. Partirei dall’analisi delle facce di chi spinge il carrello del supermercato (primario luogo d’acquisto) passando davanti allo scaffale con le bottiglie. Il simbolo che vedo sulla fronte è questo: “?” Che racchiude tutto, o quasi. La vogliamo dare questa risposta? I principali fattori sono la tipologia ed il prezzo. Quest’ultimo però è una conseguenza di tutto il resto, per cui lo tralasciamo. Concentraiamoci sulle tipologie dove sovrana regna la confusione. Per tipologia intendo grosso modo la varietà di vite, il metodo di elaborazione e l’origine del prodotto. Penso che fin qui possiamo essere sostanzialmente d’accordo. Orbene, per fare ordine e chiarezza sulle tipologie, due comparti appaiono piuttosto definiti ed altri due sono invece confusi. Definiti mi paiono l’Asti (varietà aromatica di Moscato, metodo Charmat, Piemonte) ed anche il Prosecco (varietà semi-aromaticadi Prosecco/Glera, metodo Charmat, Veneto). Confusa, invece, l’area dello Cardonnay/Pinot (varietà non aromatiche), metodo classico, di provenienza storica Trentino-Alto Adige, Franciacorta, Oltrepò pavese ed Alta Langa. E confuso, ma questo è problema pressoché irrisolvibile, il resto d’Italia con le sue varietà tutte spumantizzabili con ogni metodo possibile.
Asti e Prosecco, non è un caso, vendono bene sia in Italia che all’estero. C’è chiarezza sulle varietà, sui metodi e sui territori. Il problema riguarda quindi la zona vocata allo Chardonnay/Pinot (uve non aromatiche) elaborato con il classico metodo della rifermantazione in bottiglia nell’area che, come una grande virgola, separa nell’arco alpino le altre due grandi zone spumantistiche nazionali.
Ecco, cominciare a chiarire ai consumatori che:
– 1° lo spumante italiano è sostanzialmente un fatto dell’arco alpino,
– 2° che l’arco alpino si divide in tre macro zone (come visto),
– 3° che l’area del metodo classico si chiama così (da definire, appunto).
Per cui torna il problema del nome (o meglio del cognome) da dare agli spumanti classici Alto Adige, Trento, Franciacorta, Oltrepò pavese e Alta Langa. Questo era il punto in cui, una quindicina d’anni fa, ci eravamo lasciati, egioisti e divisi (*). Certo, il mondo è andato avanti ugualmente e qualcosa in più si è comunque venduto. Franciacorta è salita a 10 mio. di pezzi superando Trento ferma a 9, con gli altri che mantengono più o meno le posizioni. Sappiamo però che tutti potrebbero raddoppiare le vendite, ma lo spazio dei consumatori competenti è saturo per cui bisogna creare spazi nuovi fra nuovi consumatori. I quali, però, reclamano chiarezza. Siamo sempre lì.
Saranno sufficientemente intelligenti i dirigenti dei 5 Consorzi – nell’assoluto rispetto della dignità di ciascuno – da mettersi attorno ad un tavolo per cogliere questa interessante opportunità?
Nella stagione della demonizzazione delle corporazioni, non si tratta qui di alzare un baluardo per arginare i produttori del cento-sud Italia che restano liberi di agire come meglio credono, ma di giungere ad un’intesa sovra territoriale per definire la storica macro area dello Chardonnay/Pinot metodo classico al fine incrementare il business seguendo la via del confronto e delle decisioni conseguenti. Sapendo a priori che un accordo passerà solo se ognuno sarà disposto a fare qualche piccolo o grande passo indietro, in cambio di un notevole passo in avanti per tutti nel rispetto leale fra tutti.
(*) Per la cronaca, l’intesa sul cognome si era trovata con il termine “classimo”, mix fra classico e massimo. Peccato che sull’onda della soddisfazione per il delicato e difficile accordo raggiunto tutti, all’infuori di un redattore de La Repubblica, non s’avvidero che “classimo” in greco significa flatulenza… insomma, non presentabile. Il disgusto e la delusione furono grandi e ci si riprese solo dopo altre stagioni di incontri giungendo alfine al “talento”. Ma Franciacorta, che nel frattempo aveva cominciato a crescere, non volle sottostare all’egemonia culturale di Trento e si chiamò fuori. Talento fu in seguito “regalato” al Ministero per l’Agricoltura che lo tutelò con un decreto nazionale che lo rese disponibile per tutti indistintamente. Ovviamente perse fascino, Franciacorta addirittura lo vietò ai suoi. E’ tutt’ora utilizzato da chi sente il bisogno, soprattutto presentandosi all’estero dove il confronto è con lo Champagne, il Cava spagnolo ed il deutscher Sekt, di avere un “cognome” da affiancare al nome della denominazione territoriale (es. Trento). Franciacorta e Trento (diventato Trentodoc) che tentano di percorrere singolarmente le strade del mondo, sono – da questo punto di vista – su una strada sbagliata.

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