Commenti a: Bollicine Francia e Italia: fioccano i dati e non se ne viene a capo https://geishagourmet.com/bollicine-francia-e-italia-fioccano-i-dati-e-non-se-ne-viene-a-capo/ by Francesca Negri Thu, 13 Mar 2014 10:53:12 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.3 Di: Angelo https://geishagourmet.com/bollicine-francia-e-italia-fioccano-i-dati-e-non-se-ne-viene-a-capo/#comment-419 Fri, 31 Dec 2010 15:07:56 +0000 http://geishagourmet.com/?p=1652#comment-419 Nessuno rompe il ghiaccio? Bene, sono d’accordo con le perplessità espresse da GG sulla poca chiarezza degli ultimi comunicati “spumantistici” che sconfinano nella mistificazione dei dati. La chiarezza nella comunicazione è fondamentale per il consumatore o almeno dovrebbe essere così. Certo, stasera salteranno milioni di tappi, ma con domani si ripresenterà il problema della destagionalizzazione dei consumi ed il cerchio è già chiuso. Nuovamente. Ci resta poco: la notizia dell’ineffabile Comolli che definisce “aromatico” il dry e gira attorno alla negletta parola “spumanti” chiamandoli bollicine, vini effervescenti et similia invece di darsi da fare per impostare un nome che finalmente faccia chiarezza nel variegato mondo spumantistico italiano. Il resto sono parole che, se servono a far allungare la mano su un’etichetta invece che su un’altra al momento dell’acquisto, non smuovono di un punto il miserabile dato del consumo pro capite nazionale. Per raddoppiare questo dato basterebbe informare gli italiani che esiste l’Asti (Piemonte) per il dessert, il Prosecco (Veneto) per i momenti non troppo impegnativi, il classico per i momenti più importanti(serve un cognome tipo Talento per BZ, TN, BS, PV e poco altro), omettendo gli altri che non si rifanno a tradizionali territori di produzione.
La Franciacorta non ci sta? Senza un progetto unitario non si può pretendere che il territorio leader del classico(sono loro che hanno superato Trento) si muova per confondersi con altri. E’ Trento che, messa via l’autoreferenzialità, ha il boccino in mano per dimostrare leadership con apertura, lungimiranza, italianità “alta” con un progetto rispettoso per tutti gli storici aventi diritto. Va da sè che per essere credibili, bisognerebbe contemporaneamente far ordine in casa propria con un piano più concreto delle parole al vento che si sentono da troppo tempo.
Così, tanto per dare qualche certezza in più anche ai produttori trentini di quei 300 mila quintali di Chardonnay che oggi non mi sembrano “nè fodradi, nè imbastidi” in prospettiva futura.
Cin, cin ad un proficuo 2011!

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