Aumenti fuori controllo del vino al ristorante

Chi frequenta abitualmente i ristoranti – di qualsiasi fascia di prezzo – si è sicuramente accorto dell’ultima tendenza: i ricarichi eccessivi non solo del cibo, ma anche (o forse soprattutto) del vino, del 400, anche 500% sul prezzo di produzione. Il risultato qual è? Inevitabilmente, la riduzione dei consumi e il rischio (o forse sarebbe meglio dire la realtà, perché sta già accadendo) di tagliare fuori una fetta di pubblico. A pagarne le spese non è solo il consumatore, ma anche tutto il mondo che quel vino lo produce e lo produce perché se ne tragga gioia e soddisfazione bevendolo, senza sentirsi bastonati da conti da emiri arabi.

Se si chiede al mondo della ristorazione una spiegazione su questi rincari fuori controllo la risposta all’unisono è questa: l’aumento dei costi di affitto, delle bollette, del personale, delle rotture dei calici e del magazzino. Anche quando il magazzino non c’è e la politica è quella di ordinare poche bottiglie per volta grazie agli ormai diffusi servizi dei distributori di vino, che permettono di ordinare anche bassissimi quantitativi, con consegne just in time.

Ma è davvero così? Questi rincari folli hanno davvero ragione di esistere? Lo abbiamo chiesto all’altra fronda della ristorazione, quella fatta da chi – come dicono loro – vuole far divertire la gente e preferisce dare la possibilità di aprire due bottiglie di vino anziché una.

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