Vinopoli e gli stipendi degli amministratori del vino

La protesta dei contadini (oggi in replica con il ministro Sacconi): il video, clicca qui.

Vi ricordate calciopoli? Ecco, credo che nell’affaire cantine sociali del Trentino siamo sulla stessa scia, siamo di fronte a Vinopoli. Perché finché le cose sono andate bene anche se i campanelli d’allarme c’erano ma i redditi e le remunerazioni non facevano preoccupare, chiunque si è guardato bene di dire “Ma…” e mettere in dubbio qualcosa. Ora invece ecco che emerge uno scenario inquietante, di milioni di euro finiti non si sa dove, rapporti tra società di import ed export da chiarire, bilanci da rivedere perché presunti irregolari, ecc ecc.

In tutto questo c’è un immagine del Trentino tutto e del vino trentino in particolare che ne sta uscendo massacrata. E dobbiamo sperare che i giornali nazionali non decidano di sbatterci in prima pagina o in copertina.

In tutto questo ci deve essere necessariamente una lezione da imparare:

– che i mercati vanno anticipati e compresi prima che si manifestino

– che i prodotti della terra devono essere legati ad essa e non seguire le mode

– che il sistema coop trentino tutto (dal vino al latte, dal formaggio alle funivie) deve cambiare perché ormai non è, in questa forma, un modello per nessuno. Lo si diceva da tempo, ma chi lo diceva veniva sbeffeggiato. Per cambiare ci vogliono nuove persone e nuovi intenti

– che i contadini trentini devono smettere di fare conto così tanto su Pat e Fedcoop e iniziare a sviluppare un orgoglio personale e uno spirito imprenditoriale proprio

– che l’autoreferenziarsi non può che portare guai e che il Trentino deve aprirsi ed ascoltare voci dall’esterno (o anche dall’interno, vi ricordate quando l’allora presidente della Cantina Toblino Carlo Filiberto Bleggi parlava di futuro crollo dei prezzi di uve e terreni? Poco dopo fu eliminato da qualsiasi incarico istituzionale)

La questione del giorno, oggi, è altra: i compensi degli amministratori di La Vis. Nell’esercizio 2008-2009 Roberto Giacomoni , allora presidente di La Vis, il direttore Fausto Peratoner , e il manager Cesare Andermarcher hanno ricevuto 690 mila euro in tutto in qualità di consiglieri di amministrazione di Casa Girelli spa, la società commerciale del gruppo. Questo senza contare i compensi ottenuti per le cariche nelle altre aziende controllate o partecipate dalla cooperativa lavisana. Il dato è contenuto nella nota integrativa dell’ultimo bilancio disponibile di Casa Girelli, che si chiudeva con una perdita di 1,7 milioni di euro, ripetuta quest’anno, in base alle prime stime disponibili, quasi nelle stesse proporzioni. Le altre aziende del gruppo La Vis di cui sono disponibili i compensi degli amministratori sono la cantina e la controllata Ethica spa. In cantina i compensi ammontano in tutto a 74 mila euro, ma il cda comprende ben 21 amministratori e quindi parliamo di una cifra pro capite molto bassa. Diverso il caso di Ethica, dove i consiglieri sono tre, Ivo Piffer , Alfred Nicolodi e lo stesso Peratoner, e ricevono un compenso annuo totale di 49 mila euro. Giacomoni, Peratoner e Andermarcher hanno, inoltre, cariche sociali in altre aziende partecipate da La Vis, di cui però non è disponibile l’informazione sui compensi agli amministratori. L’ex numero uno della cantina è presidente della casa spumantistica Cesarini Sforza, di Basilica Cafaggio e di Poggio Morino, le due società agricole toscane a responsabilità limitata. Peratoner è consigliere di amministrazione, quasi sempre con deleghe, in Cesarini Sforza, Ethica, Basilica Cafaggio, Poggio Morino. Inoltre, da febbraio, il direttore tutt’ora in carica di La Vis è amministratore di United Wineries International sa, la holding svizzera del gruppo spagnolo di distribuzione commerciale Arco Bodegas Unidas, partner della cantina in Gran Bretagna. Andermarcher, a sua volta, è consigliere in Cesarini Sforza e Basilica Cafaggio. Risulta poi chief executive officer , cioè amministratore delegato, di F&F Fine Wines International inc, l’importatore dei vini La Vis negli Stati Uniti. Fwi, che ora ha adottato il marchio Ethica Wines, è di fatto controllata dagli uomini della coop trentina. Casi di compensi di una certa entità nel mondo della cooperazione vinicola trentina si trovano, ma non al livello di La Vis. Nel gruppo Mezzacorona, i compensi complessivi degli amministratori della cantina, compresi quelli percepiti nelle società controllate, ammontano a 297 mila euro. La cifra maggiore, 134 mila euro, spetta all’amministratore delegato Fabio Rizzoli . I componenti del cda del consorzio Cavit, che sono undici, ricevono in tutto 111 mila euro. Nelle singole cantine, invece, i compensi sono modesti. Si va dai 6 mila euro totali di Nomi ai 9 mila delle Meridiane, ai 12 mila di Isera, ai 13 mila di Mori, ai 18 mila euro di Aldeno e Avio, per cda di dieci-quindici amministratori.

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Commenti

    • amico del vino
    • 20 Settembre 2010

    Come si fa a commentare i compensi esagerati dei dirigenti senza passare per invidiosi? E poi, chi l’ha detto che i compensi siano solo quelli evidenziati a bilancio? Ci sono benefit per transazioni commerciali, per speculazioni rese possibili dal ruolo che si riveste, ecc. Altrimenti come si spiegherebbe che qualcuno di costoro sia intervenuto personalmente, sostituendosi addirittura negli acquisti che avrebbe dovuto fare l’azienda che amministrava? Senza dire dei compensi di coloro che recentemente sono andati in pensione con emolumenti faraonici salvandosi dallo tsunami di questi giorni… Insomma: è tempo di rivedere tutto il modello cooperativo vitivinicolo e di riportarlo sul binario dei valori tradizionali. Il che non significa modello per morti di fame, perchè altrove si sta vivendo decentemente e serenamente senza gli eccessi trentini.

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