Rimedi contro gli astemi d’amore

«Non innamorarti di me perché io non voglio assolutamente innamorarmi». Se lui – difficile si tratti di una lei in questo caso – vi ha detto suppergiù queste parole, tristi e spoglie peggio dell’inverno a Novy Bor, allora avete a che fare con un astemio d’amore.

Se avete sentito pronunciare questa frase, scappate a gambe levate perché è più facile convertire un astemio in un wine lover, che trasformare un astemio d’amore in un uomo pazzamente innamorato di voi.

Credetemi, in 20 anni di passione per il vino mi è successo almeno quattro o cinque volte di riuscire a redimere un fanatico dell’alcol free e farlo diventare un cultore di Bacco. Chiaramente non si trattava di astemi fisiologici, ma di astemi ideologici che con tenacia e pazienza, attendendo il momento giusto, sono riuscita a incuriosire e poi a far innamorare (del vino, non di me!).

Ma quanta tenacia e quanta pazienza bisogna mettere con un astemio d’amore?

Non importa sapere perché sia astemio, se lo sia diventato o se lo sia sempre stato, il risultato sarà sempre quello. Passerete i mesi, probabilmente gli anni, a guardarlo sprecare i giorni (anche i vostri, perché siete lì ad aspettarlo) per fuggire e non farli riempire da voi.

Aspetterete per settimane che rientri dalle sue assenze, giustificate dalla paura di svegliarsi una mattina con voi tra le braccia e capire (sia mai!) di non poterne più fare a meno.

Tornerà, vi chiamerà «Tormento», vi adorerà per una sera e poi andrà via di nuovo. Perché le emozioni che gli avete fatto provare lo hanno ubriacato, ma soprattutto spaventato ancora più di prima.

Scappate, prima di pagare a caro prezzo un castello di cui troverete solo quattro mura sgarrupate. Prima di buttare via giorni e vita sperando che l’amore vinca la paura. Prima che lo amiate ancora più di oggi.

Sparite e smettete anche di postare instagram story aspettando che lui le veda, pensando che quel gesto significhi che vi ha nel cuore. Se così fosse, perché non chiamarvi, scrivervi e vedervi? Se non mi credete, e non avete creduto nemmeno all’illuminante film La verità è che non gli piaci abbastanza, provate con questo video di Roberto Parodi, guardate qui.

Quindi dicevo, sparite e piangete pure finché non avrete più lacrime.

La testa si deve perdere in due,

altrimenti è un’esecuzione.

Piangete e consolatevi con un Moscato d’Asti Vigna Vecchia di Ca’d’Gal, la piccola azienda di Alessandro Boido che ha saputo dimostrare, con tenacia e ideali, quanto grande possa essere questo vino che le dinamiche di mercato del passato avevano trasformato, passatemi il termine, in una Sprite alcolica.

Il Vigna Vecchia di Ca’d’Gal è l’apoteosi del Moscato d’Asti, lasciato affinare in bottiglia per almeno 3 anni. Sorseggiandolo, troverete aromi di frutta, agrumi e pesca bianca, rosmarino, salvia e spezie orientali e una sensazione setosa e stuzzicante. Un vino che vuole esserci davvero e che, nella sua intensa complessità, parla semplice e sarà quello che ha promesso di essere. Vi meraviglierà, ed è di meraviglia quello di cui avete bisogno: qualcosa o qualcuno che torni a farvi vedere l’arcobaleno che meritate, come questo vino.

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