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Hoje, em Franciacorta, discute o futuro do vinho de qualidade e lançar os Estados gerais de vinho italiano | Entre “Guru” e líderes de opinião, Aqui está o resumo da reunião com 3 mulheres e muitos velhos guardas

por Terça-feira, Outubro 23, 2012

Tendências de mercado, de acordo com Enrico Finzi de pesquisas de Astra é claro: para o futuro, o vinho terá menos trabalhadores e mais qualidade. Hoje o 58% os italianos acham que a situação não vai voltar mais como antes e está a diminuir suas necessidades, mas também seus sonhos. C’è una sempre più crescente idiosincrasia verso il marketing, verso la retorica delle retroetichette e l’aulicità di sommelier, enotecari e ristoratori nel parlare di vino. Più arrosto e meno fumo, Em suma, consiglia Finzi. Altro trend interessantissimo: il bio è in contrazione perché ci sono troppi prodotti bio. Tutti bio, significa nessuno bio, ovvero i prodotti stanno perdendo credibilità verso il consumatore che non riconosce più la grande differenza tra bio e non bio e non è più disposto a pagarne il prezzo richiesto. In ultimo, il profumo sarà uno dei requisiti del futuro del vino, parola di Finzi.

«È indubbia – fa sapere il sociologola discesa dei consumi e a uno spostamento verso il basso, verso prezzi più bassi, non verso i prezzi bassi. Ci sono fenomeni di ritiro dal consumo, e una tendenza ad andare verso prodotti più convenienti. Molti prodotti di qualità sono stati venduti a prezzi esorbitanti secondo il consumatore, che ritiene che quei prodotti possano essere venduti a prezzi inferiori. Sta quasi riducendosi a zero il vecchio fenomeno che a prezzo più alto c’è più appetibilità verso le fasce alte del mercato: Hoje não é assim. Una parte del Paese, Em vez disso, è obbligata a bere peggio pur di bere. Ma questo non significa che non ci sia una forte enfasi sulla qualità del prodotto».

Less but better? E não só, soprattutto chi sta facendo prodotti di grande qualità a prezzi friendly, magari piccoli produttori senza tanti investimenti di marketing, con cantine ed etichette poco conosciuti, si prepari, sta venendo il suo momento.

Sono in Franciacorta, a Ca’ del Bosco, dove Maurizio Zanella oggi ha raccolto tanti grandi nomi per parlare del futuro del vino di qualità, sperando che il governo, dopo questo, pensi agli Stati Generali del Vino italiano.

Antonello Maietta, presidente AIS, fa qualche riflessione sul mercato: «Il messaggio della cultura del vino in 50 anni lo abbiamo lanciato, ma ora bisogna andare oltre. Por 30 anni a questa parte il consumatore medio è diventato più preparato ed esigente. Il cliente non è fidelizzato più su un prodotto, c’è più curiosità, più voglia di scoprire sempre cose nuove. A mezzanotte di oggi entrerà in vigore l’art 62 di una legge di gennaio che stabilisce che le cose che uno compra le debba pagare, Para 30 giorni se degradabili, se non degradabili a 60 dias: pertanto questo porterà a un cambiamento di mercato epocale. Forse nascerà una distribuzione indipendente che in Italia manca?».

Come fare comunicazione sul vino di qualità? Ian D’Agata di International Wine Cellar, ammonisce: «Credo che la critica debba essere aperta alle innovazioni ma non cavalcare in maniera cieca una moda. Non si può ergere a scienza universale una sola metodica». Franco Maria Ricci di Bibenda: «La gente nell’ambito del vino di qualità è poca: in Italia solo 5 milioni di persone conoscono il vino. Come raccontare il vino a chi non è così acculturato? A partire dall’etichetta, che deve essere accattivante, davanti e dietro e nei suoi contenuti. Além disso, c’è bisogno di una squadra Italia che lavori insieme per promuovere la cultura del vino». Marco Sabellico, curatore guida I vini d’Italia del Gambero Rosso: «Sposterei l’attenzione alla sostenibilità, che credo sia la cosa più importante per il consumatore, ma che significa anche far parlare il terroir e fare vini più buoni. Ma il vino non si può incasellare solo tra vino buono o no, il mondo è bello perché è vario». [!?] Enzo Oversteek, direttore guide de L’Espresso: «Io amo parlare come consumatore attento, che poi io eserciti anche una professione legata alla critica è un altro discorso. Credo fortemente che esistano degli spazi crescenti di affermazione in tutto il mondo del vino di qualità, dopo che ci siamo intesi su cosa sia il vino di qualità, che per me è quello che bevendolo mi dà un’emozione positiva. Io ho applicato da sempre il concetto inscindibile di buono&Sano. E’ vero anche che bisogna ripensare alla grammatica della degustazione. Ci sono anche elementi fortemente legati alla soggettività. Le guide non devono cadere nel tranello di sposare le mode. Per la persona normale non parla l’etichetta, parla solo il bicchiere, c’è il vino che piace e quello che non piace. Bio o non bio, l’importante che il vino dia emozioni positive. Non mi emoziona più di tanto nemmeno il concetto di vino autoctono, ma se devo parlare a un consumatore io devo raccontare come è quel vino, al di là della connotazione territoriale». I produttori si scagliano e un posbeffeggiano i critici sul palco, additati di premiare gusti e stili discutibili (Vizzari si infiamma)… Basterebbe non dare più così tanta importanzanon me ne vogliano i colleghia queste guide. A mio avviso la vera questione è un’altra: la critica enologica o gastronomica così come è oggi ha ancora senso?

Marco Baccaglio de I Numeri del vino, fa un intervento per la categoria blogger decisamente interessante: «Volevo focalizzarmi sui numeri, Obviamente. Em 2011 la viticoltura biologica è l’8% in Italia, inoltre per una serie di ragioni forse anche climatiche non tutte le regioni possono adottare la viticoltura biologica e ho la sensazione che il nord siano tutti attorno al 3-4% perché questo fenomeno è stato cavalcato da chi un popeccava di qualità, quindi al sud. Non mi pare che ci sia una vera e propria consapevolezza del vino biologico di qualità, ovvero il consumatore non è disposto a pagare prezzi più alti. Il tema dei solfiti certo diventa sempre più importante, per questioni allergiche. Per quanto riguarda la qualità, è un’opportunità ma anche un obbligo per il vino italiano, guardando però non solo al prodotto ma anche al marketing e al marchio. Se il mondo del vino italiano non si muove verso la qualità farà la fine dell’industria automobilistica. Il prodotto vino deve essere venduto con tante altre cose intorno..».

Luciano Ferraro, de Corriere della Sera, ribadisce una certezza, una cosa che dovrebbe essere ovvia: «Dobbiamo puntare a informare pensando al pubblico vasto, di non addetti ai lavori. Troppo spesso parlare con un linguaggio da iniziati allontana i lettori. Meno analisi sensoriali e più storie, per il vino». Andrea Scanzi, scrittore e giornalista: «Comunicazione, naturalità e qualità è il futuro del vino. Qualità significa non avere difetti, deve raccontare il territorio ma anche chi lo fa». Serena Sutcliffe, di Sotheby’s International Wine Department.

Para mim, che da molti anni ribadisco certi concetti, oggi come ieri resta quello che ho scritto in Sexo e o vinho:

Un bicchiere di rosso, branco ou espumante não é apenas um prazer, Mas também uma forma de se expressar, da mesma forma como um vestido, um batom, um esmalte, um par de sapatos. Um dia você se sentir como um truque água e sabão, são jeans e t-shirts e beber um Sauvignon Blanc da África do Sul. Outro dia você acorda se sente uma femme fatale e, junto com seu Gucci incompreensível, Quer um aperitivo de glamour feito com Laurent-Perrier. Il vino è sensualità, malícia, Mas mesmo uma noite entre amigos, ou sozinho em casa na companhia de um bom livro ou um episódio de Sex and the city. Perché il vino ha lo stesso valore di una canzone, uma vela acesa, de um poema, aquela lingerie comprada especificamente para a primeira nomeação, a gota de perfume no pescoço maliciosamente massa. Aqui é, Este é o vinho que as mulheres querem. Quem sabe como contar uma história, dele ou a sua não importa. O importante é tão real e cheio de paixão.

E come al solito, una sola donna sul palco (la Sutcliffe) e solo unahostess a partein platea (EU).

 

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3 Respostas
  • Anto
    Outubro 25, 2012

    Questo articolo l’ho letto e riletto e devo confessanti che lo trovo fantastico, addirittura prezioso. Mi riferisco a quando si parla disperanzache il governo, dopo questo, pensi agli Stati Generali del Vino italiano.Il finale poi tocca un argomentodelicatoe cioè la solitudine talvolta di chi beve, ma non in senso melanconico, perchè nella vita di coppia puó capitare, come con gli amici, che qualcuno non beva o non possa bere. E allora mi chiedo perchè i produttori di vino non introducono sul mercato una bottiglia di contenuto inferire ai 7/10? Non sarebbe più accattivante una confezione più piccola da bersi da soli o in compagnia?

  • Cris
    Dezembro de 26, 2012

    La Signora, Obviamente, gli ha sotterrati tutti.
    Obviamente.

  • Cris
    Dezembro de 26, 2012

    Li ha….

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