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A memória

por Terça-feira, Junho de 8, 2010

Luciano de Canal, ontem, em Trento, Deixamos você. Na descrença e atordoado. Ele só tinha comemorado 25 transmissão de TV da sua "errante", que tinha feito famoso em toda a Itália, e em outubro, fazia setenta velas. Só ontem tive que concordar a data Luciano da operação que era para restaurar, ma un improvviso malore lo ha fatto mancare, non solo a quell’appuntamento.

Il “Pippo Baudo” del Trentino ha cercato fino all’ultimo di nascondere la sua malattia, perché lui era fatto così: gli piaceva far sorridere e non rattristare chi gli stava attorno, sprizzava vitalità da tutti i pori e guai vederlo senza entusiasmo. Luciano che non riusciva mai a stare con le mani in mano, ne pensava cento e, se ci riusciva, ne faceva il doppio. Un atteggiamento tipico di chi ha costruito da sè la sua strada. I suoi primi passi nel mondo dello spettacolo li aveva fatti come cantante di piano bar: di giorno lavorava alla Michelin, di notte cantava Fred Buongusto, Toni Dallara e Peppino Di Capri alla “Lanterna Verde”, accompagnato dal piano di Luciano Caldonazzi. Poi arrivò il teatro. Un periodo particolarmente intenso per il giovane e fascinoso Luciano, che lui stesso, con la sua consueta ironia, descriveva così: «Anche se il sacro fuoco dello spettacolo ormai si era impossessato di me, non trascuravo la mia discreta ma ragguardevole attività disciupafemmine”». Do resto, negli anni ruggenti delle televisioni private trentine, lui era un divo: a Tva i suoi programmi a quiz spopolavano. Il primo gioco-tv condotto da Luciano Da Canal fu “Poli Quiz”, poi ci fu “Il gioco dell’oca” e poi ancora molti talk-show locali. Quando Tva chiuse i battenti, Da Canal traslocò ad Europa Tv, poi lavorò per un paio di anni a Rttr e quindi approdò alla Tandem Pubblicità, per la quale produceva spazi e programmi per radio e televisione e con cui faceva soprattutto “Girovagando”, format televisivo nato sulle ceneri di “In Trentino”, tutto dedicato alle bellezze turistichedalla natura alla gastronomia – della nostra provincia. Simbolo definitivo non solo della sua passione per la tavola e la convivialità, ma soprattutto del suo grande amore per tutto ciò che sa offrire il Trentino e che lui, per primo, ha tentato di valorizzare, promuovere ed “esportare” per tutta la vita.

Sembra impossibile che domani, no 16 al Cimitero di Trento, gli dovremo dire “ciao” per l’ultima volta. Ma lui, con la sua coriacea presenza di spirito, andrebbe a tirare fuori dalla libreria le poesie di Pablo Neruda e ce ne leggerebbe alcuni versi: «Non voglio che vacillino né il tuo riso né i tuoi passi, non voglio che muoia la mia eredità di gioia». Facile a dirsi, Luciano, molto meno a farsi. Perché con Luciano Da Canal finisce un’epoca. Con lui, scompare un grande uomo, un gentiluomo, un entusiasta (perla rara al giorno d’oggi) della vita e delle cose, un’amante della gente e della semplicità e un gran bel pezzo di immagine del Trentino. Scompare un amico. Che nessuno potrà mai sostituire.

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