Perdere la verginità e il rimorchio al supermercato

La mia verginità dal punto di vista enologico l’ho persa a circa due anni e mezzo, età in cui mia madre mi ha somminstrato il primo bicchiere di acqua gassata e Schiava. Per me la verginità enologica è quindi un lontano ricordo, ma magari qualcuno di voi o, meglio, delle vostre amiche o dei vostri amici, non sa ancora cosa vuol dire guardare una bottiglia di vino come si guarda un addominale scolpito o, se siete uomini, una bella scollatura, un bel paio di gambe o delle caviglie sottili da restarci ipnotizzati. E’ chiaro che sto un po’ esagerando ma non possiamo non ammettere che il piacere del vino è lussuria benefica, e che certi vini sono proprio sesso liquido (come dice il buon Martin Foradori di Hoefstaetter).

Per chi ancora non ha perso la sua verginità dal punto di vista enologico ma sta per farlo, il mio consiglio è quello di iniziare con delle belle bollicine oppure con un bianco. E fatelo al ristorante, con una bella e buona cenetta, magari in compagnia di qualcuno che di vino ne sa. Dopo qualche bottiglia (e qualche altra cena)  passate al rosso e lasciate i super wine tipo Brunello, Barolo ed Amarone per qualche tempo più in là, perché palato e stomaco hanno bisogno di abituarsi.

Poi, non dimentichiamoci, il supermercato è come la discoteca. In che senso? Beh, dai, si sa che spesso in discoteca anche il neofita riesce a fare conquiste con discreta facilità. Ecco: se la discoteca è la garanzia del rimorchio maschile o femminile, al supermercato sarà altrettanto facile rimorchiare una bottiglia di vino (oltre che il single che come voi è lì ad ora di pranzo a fare la spesa!). E chi ce l’ha il tempo di andare tutte le volte in cantina o in enoteca??? Niente di male, quindi, ma ci sono alcune regole da seguire. Eccole:

1) Andateci piano con i grandi marchi. Se li conoscete è perchè hanno speso metà delle loro fortune in pubblicità: meglio piccoli nomi, magari locali. Per la qualità (niente di trascendentale, sia chiaro) garantisce il supermercato: più o meno tutte le grandi catene hanno un sommelier che assaggia per voi. E non è morto.

2) Meglio Pecorino e Barbera. Il mondo è pieno di alternative ai vitigni blasonatise per le vostre prime esperienze non volete spendere delle follie, per cui buttatevi sugli illustri sconosciuti o sui nomi da top-twenty. Un buon Negroamaro o un Trebbiano fatto come si deve possono regalarvi momenti di piacevole trasgressione.

3) Beata gioventù. Le bottiglie di una certa età (4-5 anni) andrebbero conservate nel fresco di una cantina e, soprattutto, coricate. Per certi vini, quindi, è meglio l’acquisto diretto in cantina o in enoteche fidate. Spesso, invece, quelle bottiglie sono invecchiate sullo scaffale e, dio-non-voglia, sotto i fari del supermercato.

4) Saldi di fine carriera. Occhio alle offerte speciali, ai 3×2 e alle “Settimane del gusto”. Il saldo svuota-deposito nasconde novelli in fin di vita e lambruschi spompati. Siete lì per risparmiare, d’accordo, ma ricordatevi sempre che di soli tappo-etichetta-bottiglia vanno via ottanta centesimi a boccia. Senza parlare del cartone.

5) Niente caramelle dagli sconosciuti. Lo abbiamo già detto altrove ma ripetere giova: controllate la retroetichetta e accertatevi che l’imbottigliatore abbia un nome, un cognome e un indirizzo. I codici indecifrabili lasciateli a Dan Brown. La regola per il vino come per l’olio & co è che il produttore sia l’imbottigliatore o comunque che il produttore sia dichiarato e non solo l’imbottigliatore.  (Fonte: The Guardian e Intravino)

Andate e bevete in pace. Con moderazione, ma anche con divertimento, gusto e passione.

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