Le pagelle di Schelfi e Pedron

Eccomi qui, rientrata tra voi dopo due giorni di neve e giri. La notizia del giorno è che 9 cantine su 15 secondo il Piano Pedron presentato – si fa per dire – lo scorso maggio sono da bocciare. Promosse: Cavit e Mezzacorona, Ala, Aldeno, Toblino e Sav – Vivallis. Quasi un 6 per Riva. Insufficienti La Vis, Avio, Isera, Mezzolombardo, Mori, Roveré della Luna, Trento – Meridiane. Ecco cosa conteneva il Piano, che, chissà come mai ,solo chi si definisce nel pezzo “il cronista de L’Adige” (non mi ricordo chi, ma qualcuno di famoso ha detto che il giornalista che si autocita nei propri pezzi vuol dire che ha smesso di fare il suo mestiere…) ha avuto la possibilità di leggere… Direi, comunque, niente di clamoroso in queste rivelazioni economico-finanziarie del Piano, se non il fatto che queste pagelle suonano un po’ contraddittorie, per usare una parola politicaly correct ;), e che 140 milioni di euro sembrano un po’ pochi.

Ma leggiamoci l’articolo del cronista de L’Adige che non si firma.

Giudizio critico o negativo sulla situazione di 9 cantine su 15. Proposta di fronteggiare la consistente massa debitoria complessiva (circa 300 milioni) con un finanziamento – a tasso agevolato dell’1% – di almeno 140 milioni in totale, in modo da garantire un risparmio annuo di circa 3 milioni e mezzo in conto interessi. Sono i risultati dell’analisi economico-finanziaria svolta dai consulenti della Federazione della cooperazione Berti e Ripani per la Studio 2002 srl di Bardolino di Emilio Pedron, a supporto dell’Ipotesi «di riassetto della vitivinicoltura cooperativa trentina». Il cronista dell’ Adige ha potuto leggere il documento inviato alla giunta provinciale dal presidente Schelfi il 15 ottobre, che fino ad oggi non è stato reso pubblico, forse anche perché contiene una schietta disamina dei problemi delle varie cantine. Promosse Cavit e Mezzacorona, Ala, Aldeno, Toblino e Sav – Vivallis. Giudizio che si potrebbe tradurre in un 5/6 per Riva; insufficiente per La Vis, Avio, Isera, Mezzolombardo, Mori, Roveré della Luna, Trento – Meridiane.

Cavit. Pur non mostrando segnali di marcata differenziazione (ed avendo sofferto della riduzione dei consumi, col fatturato in forte declino), risulta poco indebitata e meglio in grado di supportare la ristrutturazione.

Mezzacorona. Incremento del giro d’affari con un andamento reddituale leggermente discontinuo, con il grado di copertura degli oneri finanziari da parte della redditività operativa che mostra una progressiva contrazione. Sotto il profilo finanziario buon equilibrio e situazione positiva grazie al capitale circolante netto operativo che, ridottosi del 33%, contribuisce alla creazione di un autofinanziamento positivo per 22,4 mln.

Ala. Buona capacità di reddito e modesta capacità di rimborso grazie a un autofinanziamento potenziale in miglioramento (solo il magazzino pare pesare troppo). Aldeno. Ridotto giro d’affari ma buona capacità di contenimento dei costi. Si sostiene prevalentemente con capitale proprio. Toblino. Contrazione dei volumi di vendita ma più elevati margini, struttura finanziaria solida ed equilibrata.

Sav – Vivallis. Capacità di reddito temporaneamente assente ma elevato autofinanziamento: si indebita solo in funzione dei nuovi investimenti. La Vis. Accresciuto giro d’affari ma capacità di reddito negativa. I debiti bancari appesantiscono la già precaria situazione finanziaria-economica. L’assenza di liquidità 2009 sembra presentare carattere stabile a causa degli investimenti che non hanno ancora prodotto incrementi della marginalità.

Avio. Sensibile incremento dei volumi, ma peggioramento dei margini. Capitale di debito non sorretto da una coerente capacità di rimborso. Isera. Disequilibrio finanziario , gestione appesantita dall’incremento dei costi. Va ridotto il magazzino.

Rotaliana. Buona struttura patrimoniale, ma gestione appesantita dall’incremento dei costi fissi. Va ripristinato l’equilibrio economico. Mori Colli Zugna. Decrescita del fatturato, redditività operativa negativa, Ebitda in riduzione. Ma forse è una fase critica solo temporanea. Agraria Riva del Garda. Fatturato relativamente stabile, accorta gestione che evita l’insorgere di debiti rilevanti. Critica è la marginalità limitata con cui l’impresa opera in relazione agli oneri finanziari in conto economico. Roveré della Luna. La cantina necessita di interventi che la rimettano in grado di raggiungere un buon livello di equilibrio economico e di generare cassa, attraverso innanzitutto volumi di fatturato più elevati e margini più robusti.

Cantina sociale di Trento – Le Meridiane. Decrescita significativa del fatturato, capacità di reddito temporaneamente assente, autofinanziamento negativo, ulteriore indebitamento in funzione dei nuovi investimenti effettuati, la cui presenza tuttavia pare accettabile anche alla luce del giudizio sulla struttura finanziaria. «È importante – concludono i consulenti di FedCoop – tamponare l’emergenza finanziaria con un consolidamento selettivo che dia ossigeno a chi ha le idee chiare per recuperare quote di mercato».

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Commenti

    • raffaele
    • 27 dicembre 2010

    roverè della luna .La cantina necessita di interventi che la rimettano in grado di raggiungere un buon livello di equilibrio economico e di generare cassa, attraverso innanzitutto volumi di fatturato più elevati e margini più robusti.
    Io no ho capito se questi che hanno redatto queste pagelle ci sono o ci fanno perchè se si parla di riduzione del fatturato a parte mezzocorona che ha scippato il contratto gallo alla cavit lo hanno ridotto tutte se parlano di cassa allora sono andati fuori dai binari perchè l’unica cantina del trentino che è priva di debiti è roverè forse parlavano che a rovere’ manca il flusso di cassa negativo allora hanno pienamente ragione se poi parlano di margini che margini deve avere una cooperativa non so ditemi voi a me sembra che per giustificare i notevoli esborsi che la provincia dovra’ fare con dei contributi a fondo perduto tipo maso franch per mettere in piedi alcune cantine si mandano in giro delle pseudo pagelle che infangano il lavoro fatto da quei dirigenti che non si sono montati la testa pensando di essere dei grandi manager ma hanno avuto rispetto delle fatiche dei loro soci . E adesso sfido chiunque a dimostrare il contrario

    • Giuseppe
    • 27 dicembre 2010

    Io mi sono chiesto: a chi può aver giovato quell’articolo?
    Le risposte che mi sono dato sono:
    1) alla redazione del giornale che ha pubblicato l’articolo in quanto quel giorno ha venduto tutti i giornali in edicola;
    2) a qualche cantina che ha evidenti problemi economici e voleva per così dire consolare i propri soci;
    3) ai nostri “reversi” Raffaele che quel giorno hanno trovato pane per i loro denti e così criticare, e come hai detto bene te in un altro post “sputare nel piatto dove hanno sempre mangiato molto bene”.

    Bene ha fatto per me, chi non ha risposto alla provocazione del giornale, si sarebbero spesi soldi per dire ciò che chi ha un tantino di intelletto aveva capito da solo;

    Per quanto riguarda le cantine che devono consolare i propri soci, auguriamoci che in futuro aggiustino bene i loro bilanci e possano essere molto competitive e non tirare avanti sempre grazie a cospicui contributi pubblici.

    Mentre per quanto riguarda i nostri reversi c’è poco da fare, sono fatti così. Certo sarebbe auspicabile meno ammiccamenti da parte di chi conta… ma purtroppo ognuno fa quello che più gli conviene e i risultati sono evidenti.

    Spero tanto che l’assemblea abbia recepito l’appello del nostro presidente e abbia scelto accuratamente gli amministratori e che questi si dimostrino adeguati al ruolo e competenti.
    Grazie per lo spazio.

    • raffaele
    • 29 dicembre 2010

    iniziamo col dire che se la federazione tramite schelfi ha incaricato questo furgone di Pedron due illustri professori per curare un malato molto grave“ massa debitoria 300 milioni“ e hanno dedotto che la cantina di Rovere’ andava messa tra i malati gravi e udite bene è l’unica che non ha una lira di debiti tanto che i rappresentanti della federazione il giorno dell’assemblea erano a dir poco imbarazzati perche’“ dopo aver esaminato il bilancio“ dovevano prendere le distanze dall’analisi economico-finanziaria svolta dai consulenti della Federazione della cooperazione Berti e Ripani per la Studio 2002 srl di Bardolino di Emilio Pedron quindi cosa gli pagano a fare questi grandi luminari come fa luna cantina sociale cooperativa ad avere margini robusti e a generare cassa allora secondo loro non devrebbe distribuire tutti i soldi ai soci fate un po’ voi .Qui mi sembra che vogliano mischiare per bene le carte i buoni con i cattivi mettere in cattiva luce chi ha lavorato bene per poi dire i 300 milioni vanno a tutto settore che è in vacca quando in realta serviranno tutti per salvare quelle 4 o 5 cantine che tutti conosciamo molto bene. la federazione doveva svegliarsi prima visto che controllava i bilanci mettere un po’ di regole fare delle zone destinate a viti bloccare nuovi impianti almeno per 3 anni come fanno tutti non lasciare andare avanti il sistema senza nessuna regola siamo comandati da persone che pensano solo alla poltrona e alla paga di fine mese

    • Giuseppe
    • 30 dicembre 2010

    Perché Raffaele non ci attiviamo in modo che la nostra cantina organizzi con i soci che vogliono collaborare una riunione per battere giù alcuni punti da contrapporre al piano F.E.M. e suggerire a Schelfi visto che lo stesso Schelfi e Giunta Dellai si ritrovano per discutere di questo argomento dopo l’Epifania?
    Pensi sia superfluo parlarne?

    • raffaele
    • 30 dicembre 2010

    Io sono convinto che qualche cosa bisogna fare anzi bisognava farlo molto tempo fa’ ci voleva una politica di blocco dei nuovi impianti come in alto adige ci vuole una pianificazione e delle regole ferree qui è mancata la federazione e adesso è piu ‘ difficile risistemare tutto vedi nelle zone meno vocate non si dovevano mettere le viti. io penso che il piano f.e.m. se fatto con del di criterio pu’ mettere quelle regole che mancano da troppo tempo per adesso sono solo quattro parole messe li per vedere le reazioni del settore in pratica hanno detto tutto e niente mi risulta difficile contrapporre qualcosa al nulla. cosa non va te del piano io penso che quando parlano delle doc portate a80/100 quintali si riferiscono solo al trento doc base spumante spero logico che a 600 metri di altitudine piu’ di 80/100 quintali non si fanno e non si sono mai fatti pero’ viene dell’ottimo base spumante anche nelle colline a quote inferiori anche con rese di 120/140 quintali dimmi cosa ne pensi te ciao

    • Giuseppe
    • 31 dicembre 2010

    Il passato è passato…io penso che sarebbe nostro obbligo come Cantina Sociale analizzare il piano, cercando di capire prima della sua definitiva messa in pratica dove può andare bene e dove andrebbe smussato, perché se qualcosa si può fare va fatto ora, muoversi dopo che è stato approvato sarà troppo tardi.
    Perchè non vorrei che un giorno qualcuno ci accusi di essere rimasti immobili e di aver subito il tutto senza reagire…

    • Angelo
    • 31 dicembre 2010

    Scusate se mi intrometto nel vostro dibattito (ce ne fossero tanti di viticoltori come voi!): il dossier della FEM non è un “piano”, ma una “visione” di come dovrebbe diventare il settore vitivinicolo trentino. Ci sarà tutto il tempo (non troppo però) per definirlo fra i soggetti interessati che si troveranno attorno a quel tavolo che Dellai dovrebbe nominare nelle prossime settimane se qualche sabotatore non si metterà di traverso. Da quello che si è capito, quindi, le linee-guida per questa nuova organizzazione saranno quelle della FEM, aggiustabili nelle zone e nei tempi di realizzazione. Personalmente ci credo come credo nella democrazia, la quale sarà anche il peggiore dei sistemi escluso tutti gli altri, come dicevano Churchill e Montanelli, democrazia che ci mette al riparo dalle oligarchie di quei tali che ci hanno lasciato senza uno straccio di piano territoriale.
    Mi auguro pertanto, che nel primo trimestre 2011 possano ralizzarsi presso le Cantine quelle riunioni che sulle politiche di territorio mancano da troppo tempo. Ancora cin, cin!

    • raffaele
    • 4 gennaio 2011

    il fatto è che in alto adige un piano lo hanno sempre avuto ci sono le zone adibite a vigneto e quelle a frutteto non una baraonda dove tutti fanno quello che vogliono tanta di colpa ce l’anno certi direttori di cantine che andavano a dire mettete viti dappertutto che c’e posto per tutti noi vi garantiamo “ che cosa potevano garantire non lo so“ persino in val di non sono andati e adesso si lamentano della crisi vedete quando manca il cervello poi per il contratto Gallo si sono scannati al ribasso sono capaci tutti di accalappiarsi i contratti a prezzi da fame io la penso cosi’ ciao

    • Giuseppe
    • 6 gennaio 2011

    Raffaele ammettilo, nella baraonda ci abbiamo sguazzato anche noi e ci abbiamo fatto i soldi,
    sia chiaro senza rubare niente a nessuno perché il mercato chiedeva e chiedeva;
    ma poi, chi si sognava a quei tempi di dire tu uva sì, mentre tu uva no?
    Nessuno perché era impopolare come lo sarebbe adesso!
    La mia soluzione?
    Lo studio del terreno, perché sarebbe giusto piantare il tipo vigna e nella forma di allevamento che può dare il meglio in quel determinato terreno.
    Mi spiego meglio: è inutile piantare pinot grigio nella nostra collina perché non darà mai un prodotto eccellente, ci riuscirà meglio lo chardonnay o altre qualità…questo lo dirà lo studio appunto, e poi però bisognerà praticare anche una politica dei prezzi che consenta all’agricoltore di piantare senza rimetterci…
    così saremo sicuri che alla cantina arriverà uva ottimale da vinificare, e che darà il vino migliore possibile in quelle condizioni, situazione sanitaria permettendo.
    Altrimenti si può continuare a fare come si fa adesso e cioè rincorrere il mercato e piantare le uve più richieste dallo stesso, ma con quali risultati?
    E poi chi è che lo sa?
    I soliti, i più informati… e gli altri?
    Arrivano quando la bolla è già scoppiata,
    ma è giusto in una cantina sociale?
    No!
    Alla prossima ciao.

    • raffaele
    • 6 gennaio 2011

    Giuseppe in collina e in special modo nella nostra viene bene tutto quella del pinot grigio è una scemenza uscita per ignoranza dalla bocca di chi so io e ti dirò di più secondo questa persona non dovrebbe venir bene quasi niente in collina quindi pesa un Po’te io quest’anno mi sono messo a controllare l’acidità’ dell’uva pinot grigio in collina e a parità’ di gradi era come in pianura perciò il problema non esiste. poi guarda che nella baraonda noi ci abbiamo perso sicuramente per quanto riguarda i prezzi si sa quelli da sempre li fa’ il mercato siamo noi che dobbiamo adeguarci vedi anche nel settore delle mele bisogna sempre rinnovare gli impianti altrimenti si resta indietro se non lo facciamo noi lo fanno gli altri per noi, guarda che ci sono delle persone che dopo 25 anni che si predicava di mettere il pinot grigio si sono messi a piantarlo 3 anni fa’ pensa un po’ te’ anche da noi è successo

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