La Vis non ci sta. E i privati chiedono di vedere il Piano Pedron

Cari Amici, ecco qui il mio pezzo di oggi sul Corriere del Trentino, dove ho raccolto un po’ di reazioni davvero interessanti in merito al Piano Pedron.

Il giorno dopo il “Piano Pedron Day”, La Vis non sembra molto convinta: «Non ci sono da fare molti commenti. Da una parte si dice che la responsabilità deve tornare in mano ai viticoltori, dall’altra ci si permette di dare ricette dall’alto: non credo che questo sia il sistema corretto, non mi pare il modo migliore di gestire la situazione vinicola del Trentino». A parlare  da Londra, dove si trova per l’importantissimo Wine Expo in corso nel quartiere di Excell, è il direttore della cantina, Fausto Peratoner, che aggiunge: «Prendiamo atto di queste linee guida e le terremo in grande considerazione, ma poi mi auguro che ogni azienda si prenderà la responsabilità di decidere con i propri soci e dipendenti, all’interno del suo cda». La sensazione, parlando con Peratoner, è quella che La Vis non abbia intenzione di dimettere nessuno dei suoi investimenti. Piuttosto, sono pronti a rimettere la palla in campo: «Stiamo già lavorando intensamente per preparare una controproposta da presentare alla nostra base sociale. Mi auguro però che le scelte le possano fare la base sociale ed il cda, altrimenti è sbagliato».

E di sbagliato sembrano esserci molte altre cose. «Vignaioli e cantine private, ma anche molte cantine sociali, non hanno ricevuto il Piano: quello che sappiamo, lo sappiamo dalla stampa. Chiediamo che ci sia dato,», punta il dito Nicola Balter, neo presidente dei Vignaioli del Trentino. Conferma di non aver visto il documento anche Paolo Endrici, presidente dei Vitivinicoli dell’Unione commercio e turismo (in cui fano parte aziende come Ferrari, Gaierhof, Simoncelli ed altri, per una rappresentanza dell 11% del vino trentino). Pedron, dal canto suo, martedì aveva ricordato come il suo incarico non prevedesse l’”area” vignaioli e cantine private, ritenute comunque da lui estremamente importanti e strategiche per il riassetto del settore. Balter commenta: «Un incarico che non preveda il coinvolgimento dei vignaioli e delle cantine private è poco lungimirante. Mi pare evidente che per avere il polso della situazione si debba calpestare un po’ tutto il territorio, e questo non è successo. Leggendo i giornali, abbiamo appreso che siamo stati considerati, ma non saprei in che modo».

Ma non solo: «Rendere pubblica questa verifica interna non so fino a che punto sia stato giusto. L’unico commento che faccio è questo: perché in una gestione da buon padre di famiglia con tanto di qualificati revisori interni, non è stato verificato prima che c’erano cose che non funzionavano?». Una domanda sollevata anche nel corso della presentazione del Piano Pedron e a cui il «buon padre di famiglia» Diego Schelfi, presidente di Fedcoop, aveva risposto: «Se queste domande avessero una risposta sarebbe tutto più semplice. Non so se potevamo essere più bravi. Questo tipo d’investimenti hanno una storia di decenni e se il risultato è buono si vede nel lungo periodo. Il ruolo della Cooperazione è mettere al centro la riflessione ed il confronto». Ma non dovrebbe essere anche quello di richiamare all’ordine? «Sì, sicuramente, ma noi non abbiamo il potere di bloccare un investimento».  C’è il potere dei finanziamenti pubblici, però, che si può decidere di dare o meno. «Quelli del Piano Pedron sono ragionamenti che siamo capaci di fare tutti, invece è ora sia la politica a prenderci tutti per mano», osserva Balter. Più positivo Endrici: «Il fatto di ridare parola ai produttori è estremamente positivo, perché per ora decidono i burocrati, persone che possono essere anche competenti ma non hanno mai venduto una bottiglia. Fino ad ora non siamo mai riusciti a dialogare tra cantine, sarei davvero felice che ora accadesse, mettendo da parte interessi di bottega ed invide per guardare più in alto. Ci vuole coraggio ed inventiva». Soprattutto, secondo Endrici ci vuole un drastico abbassamento di rese per ettaro rivedendo i disciplinari di produzione: «E’ questo il vero nodo per fare qualità. In Alto Adige stanno parlando di abbassarle ancora più di adesso. Produrre meno porta a una qualità superiore ed elimina il problema di centinaia di migliaia di ettolitri che non si sa come vendere».

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Commenti

    • Marcello
    • 20 Maggio 2010

    Il sistema vino è da anni in difficoltà e ancora non si arriva a risolvere il problema finchè non ci sarà un accordo commerciale tra chi il vino trentino lo vende (Cavit? E’ veneto per lo più, Mezzocorona? Prodotto molto triste. La Vis? non sufficiente forza. Foradori? se lo bevono in 3 famiglie)
    Il piano Pedron rischia ancora una volta di non dare soluzioni al problema commerciale per dare invece evidenza a chi diventerà proprietario di questo pezzo di azienda o quello.
    Lascia perplesso il fatto che Mezzacorona che è l’azienda più indebitata in assoluto (italiano, 200 mln euro su fatturati di 180!) venga portata ad esempio quando è noto quale aria tiri in quel posto e le “bustarelle”, “Auto” ecc che girano verso alcuni soggetti che possono guidare la carrozza delle dinamiche del settore non solo provinciale.

    Prima o poi verrà fuori tutto o come al solito non verrà fuori niente. Intanto si comprende l’amarezza di chi lavora nelle difficoltà ma allo stesso tempo alcune cause vanno ricercate più lontano e questa volta davvero credo che poco dipenda da dirigenti (mi riferisco a quelli onesti) che ad oggi hanno davvero fatto tanto per il settore vino trentino.

    • graffo
    • 28 Agosto 2010

    l’importante poi è non andare a vendere e quindi fare il mercato degli igt di fuori regione con 200 e passa quintali per ettaro

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