Giulio Ferrari Rosé: la bollicina italiana che se la gioca con gli Champagne

Non si esagera a dire che il nuovo Giulio Ferrari Rosé ha la stoffa per competere con le più blasonate bollicine in rosa d’oltralpe. Cantine Ferrari ci ha pensato molto e ha atteso il momento giusto per cimentarsi nella sfida di una versione Rosé della sua punta di diamante, dedicata al fondatore della cantina.  Una sfida vinta a pieni voti, superando sicuramente le aspettative.

Tamarindo, spezie e una freschezza sorprendente, ma soprattutto un armonicità difficile da ottenere con il Pinot Nero, che qui è presente per l’80% e forse è proprio quel 20% di Chardonnay che riesce nella magia di domare il bizzoso e spigoloso vitigno rosso. Complessità e facilità di beva, assieme, incantano, così come il  magnifico colore rosa con lievi riflessi arancio, altro prodigio se si pensa che questo è il risultato dopo oltre 10 anni di affinamento sui lieviti.

In tutto sono 5mila bottiglie, Extra Brut, e la prima annata – presentata ieri a Villa Margon a un parterre di opion leader del settore e firmata dall’enologo Ruben Larentis – è datata 2006 e si può trovare sugli scaffali delle enoteche più prestigiose di tutto il mondo al prezzo di 180-200 euro.

La più alta espressione della vibrante intensità del Pinot Nero di montagna

Così lo definisce il presidente e ad di Cantine Ferrari Matteo Lunelli Lunelli. Il Gulio Ferrari Rosé ambisce sicuramente a diventare icona del genere. «Il posizionamento è ambizioso – spiega Matteo Lunelli – ma credo anche meritato: fare una Riserva Rosé è forse una delle sfide più impegnative per una cantina, solo un grande vino sa vincerla acquisendo complessità e al contempo mantenendo la freschezza e l’eleganza di una grande bollicina. Il Giulio Ferrari Rosé è il simbolo della voglia che tutto il team Ferrari ha di volersi continuamente migliorare e di voler puntare a fare sempre di più. Lo produrremo solo nelle annate degne di una grande riserva, l’affinamento sui lieviti sarà sempre di oltre 10 anni».

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