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Scatta e vinci una cena gourmet

by giovedì, febbraio 22, 2018

Si chiama “La Cucina e il cibo simboli di accoglienza” ed è il concorso fotografico dedicato al tema della cucina, lanciato da Italia a Tavola in vista dell’evento “Premio Italia a Tavola – Bergamo capitale dell’accoglienza”, che si terrà a Bergamo dal 6 all’8 aprile prossimi. In Accademia Carrara a Bergamo verrà in particolare allestita una rassegna, a cura di Enrico De Pascale, imperniata su un quadro di Evaristo Baschenis, uno dei più importanti pittori del ‘600, che raffigura una cucina con un tavolo su cui sono accatastate delle pentole in rame (“Cucina con rami e fantesca”, 1660 circa). Accanto al quadro del Baschenis (che rappresenta come uno dei possibili modelli di ispirazione del concorso) e alle installazioni collegate, verrà esposta una selezione degli scatti realizzati nell’ambito di questo concorso fotografico.

Tra gli obiettivi del concorso fotografico c’è anche quello di contribuire a sostenere l’Anno del cibo italiano promosso dai ministeri dei Beni culturali e delle Politiche agricole.

Le immagini in gara saranno suddivise in 3 categorie: miglior fotografia a colori; miglior fotografia in bianco e nero; miglior fotografia studenti.

Il vincitore di ogni categoria sarà ospite (con un accompagnatore) in un ristorante di alta cucina in un periodo e in una zona d’Italia a sua scelta. Sarà inoltre invitato alla cena di gala che si terrà il 7 aprile nell’ambito dei festeggiamenti per il “Premio Italia a Tavola”.

Il concorso è totalmente gratuito e aperto a tutti: dilettanti, fotoamatori e professionisti di qualunque età, sesso e nazionalità. Ogni singolo partecipante potrà presentare fino ad un massimo di 3 immagini (a colori o in bianco e nero) contestuali al tema del concorso, che non prevede scatti a singoli piatti in stile #foodporn. Saranno ammesse immagini digitali con risoluzione minima di 300 dpi (le fotografie potranno essere realizzate anche con smartphone, tablet o ogni tipo di fotocamera). In aggiunta alle immagini digitali potranno essere inviate stampe in formato 20 x 30 cm (tutti i dettagli e le specifiche che dovranno avere le immagini sono indicati nel regolamento – CLICCA QUI).

Le fotografie in formato digitale dovranno essere inviate entro e non oltre il 25 marzo 2018 a concorsofotografico@italiaatavola.net. Le eventuali fotografie a stampa dovranno essere inviate a: Italia a Tavola, concorso fotografico – via Piatti 51 – 24030 Mozzo (BG). È necessario indicare le proprie generalità, i propri contatti e, in caso di studenti, la scuola frequentata. Per ogni foto è necessario indicare la data e il luogo in cui è stata scattata. Saranno ammesse esclusivamente fotografie contestuali al tema del concorso ed eseguite dal partecipante che sottoscrive l’iscrizione.

Entro il 30 marzo 2018 saranno scelte le immagini migliori e gli autori verranno contattati via mail o telefonicamente. Le opere selezionate verranno presentate e premiate in occasione dell’inaugurazione della rassegna presso l’Accademia Carrara in data 7 aprile 2018.

REGOLAMENTO COMPLETO QUI.

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Guida Veronelli, novità in App

by mercoledì, febbraio 21, 2018

I 16mila vini di qualità, le oltre 2mila aziende produttrici e i cinquecento “luoghi del buon bere” recensiti dalla Guida Oro I Vini di Veronelli 2018 da oggi sono consultabili in modo ancor più intuitivo e piacevole grazie a un’applicazione per smartphone e tablet totalmente rinnovata, che costa 6,99 euro.

La nuova versione digitale della prima guida ai vini d’Italia, infatti, propone il contenuto integrale di un’edizione particolarmente ricca e interessante: scaricando la nuova app I Vini di Veronelli 2018 per dispositivi iOS e Android il lettore potrà consultare in modo semplice e gradevole l’approfondita opera di degustazione, valutazione e racconto curata da Gigi Brozzoni, Marco Magnoli e Alessandra Piubello.

Di ciascuna azienda recensita è “a portata di touch” non soltanto la scheda con presentazione e recapiti, ma anche la dettagliata simbologia con indicazioni di tipo produttivo, commerciale e turistico utili per “camminare la terra” alla scoperta di grandi e piccole eccellenze. Il cultore dei vini d’Italia, inoltre, può conoscere le caratteristiche (denominazione, tipologia, estensione del vigneto di provenienza, numero di bottiglie prodotte, affinamento e fascia di prezzo) e la valutazione qualitativa di ciascun prodotto anche compiendo elaborate ricerche con le funzioni “Trova il Vino” e “Trova l’Azienda”, o raggiungendo personalmente un produttore avvalendosi dell’efficace geolocalizzazione.

La sezione “L’Italia del Vino” propone, invece, il ritratto “enoico” delle regioni italiane, evidenziando le produzioni premiate, la cartografia tematica, i ristoranti che dedicano particolare cura alla proposta dei vini e dei distillati, nonché illustrando l’attualità e le tendenze dei territori grazie ai focus a firma dei Curatori.

I riconoscimenti assegnati dalla Guida Oro I Vini di Veronelli 2018 sono riuniti nella sezione “I Premi”: 314 Super Tre Stelle (vini con punteggio uguale o superiore a 94/100), 28 Grandi Esordi (vini di pregio recensiti per la prima volta), cinque Migliori Assaggi (il vertice di ciascuna tipologia) e, naturalmente, i dieci Sole, premi speciali della Redazione.

A coloro che fossero in cerca di suggerimenti sono dedicate, invece, le funzioni “Il Vino in evidenza” e “L’Azienda in evidenza” nelle quali, a rotazione, è proposto il meglio dell’Italia vitivinicola.

Completa la nuova app I Vini di Veronelli 2018 una sezione dedicata alle notizie e alle comunicazioni del Seminario Permanente Luigi Veronelli, associazione senza scopo di lucro fondata dal padre della critica gastronomica italiana contemporanea.

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7 Regole per conservare i cibi

by mercoledì, febbraio 21, 2018

Arrivano da Cortilia, il mercato online per fare la spesa di prodotti agroalimentari, per la bellezza e la pulizia della casa, una serie di semplici consigli sulla corretta conservazione dei cibi, per evitare errori grossolani che ne compromettano integrità e sapore e per ridurre considerevolmente gli sprechi.

1. Non mettere in frigorifero banane, kiwi o agrumi, perché si danneggiano: è corretto invece conservarli a temperatura ambiente. Neanche i pomodori amano il frigorifero. È una pratica molto comune, ma le basse temperature inibiscono il processo di maturazione dei pomodori, facendo perdere loro sapore, profumo e consistenza.

2. Broccoli, carote, cavoli, finocchi, asparagi, limoni e gli ortaggi a foglia verde vanno invece conservati in frigorifero, ma si raccomanda di utilizzare sacchetti di carta per alimenti, che consentono la circolazione dell’aria, limitando condensa e umidità.

3. I formaggi freschi, la mozzarella e la ricotta vanno riposti in frigorifero, per gli altri tipi di formaggio invece la cantina è il luogo d’elezione, perché è dotata della giusta temperatura e perché consente anche una corretta areazione. E poi mai avvolgere alcun tipo di formaggio nella pellicola trasparente!

4. Tenere lontani aglio e cipolla dall’umidità, che li fa germogliare. Cortilia consiglia di sistemarli impilati uno sopra l’altro in una retina, che potrebbe essere un vecchio collant, e di lasciarli in un ambiente fresco, come la cantina se sufficientemente areata, o sul balcone.

5. Il pane fresco va mantenuto a temperatura ambiente, non in frigo, si consiglia di riporlo in un sacchetto di carta. Per conservarlo alcuni giorni si può inserire il tutto all’interno di un altro sacchetto.

6. Le patate amano il buio e il fresco. E’ importante evitare la luce, che le fa diventare verdi, e le temperature troppo fredde o troppo calde. Quindi niente frigo e niente dispensa, l’ideale è un ambiente fresco come la cantina.

7. Per far maturare in fretta la frutta troppo acerba? Un trucco che suggerisce Cortilia è quello di metterla in un sacchetto con un paio di mele. Le mele producono etilene, un ormone vegetale gassoso che favorisce la maturazione. Attenzione quindi a non posizionare le mele nella fruttiera vicino a frutta già matura!

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Come è un Franciacorta prima che diventi un Franciacorta?

by martedì, febbraio 20, 2018

Creare un metodo classico è un arte che sfiora l’alchimia.

Lo si capisce bene se si ha la fortuna di poter assaggiare i vini base che poi, secondo la sensibilità di un pool di tecnici, verranno assemblati e inizieranno il loro processo sui lieviti.

Da Barone Pizzini, Maison pioniera del biologico in Franciacorta, vengono fatte ogni anno 80 vinificazioni separate. Un lavoro certosino, per far esprimere al meglio ogni clone, quasi ogni filare di vigneto. «Scomponiamo la qualità per poi andarla a ricomporla», osserva Silvano Brescianini, socio fondatore e direttore generale della cantina.

La qualità nell’assaggio dei vini base si percepisce chiaramente: quelli di Barone Pizzini sono vini che partono da un livello qualitativo alto ancora prima di diventare un Saten, un Nature, un Rosé, un Animante o un Bagnadore, il top di gamma. È un lavoro che come sempre parte dalla campagna, dove si producono con metodo biologico appena 70 qt a ettaro.

Capire quali degli 80 vini base andranno a comporre quali etichette e in che misura, resta ancora un mistero per me. Ci vuole una capacità di previsione dell’evoluzione di ogni singolo vino nel tempo e con l’azione dei lieviti, che solo l’esperienza può dare. Assemblare 80 vini tra Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Nero e Pinot Nero vinificato in rosato (per i Rosé) è un lavoro lungo, che richiede prove su prove, giornate di assaggi e di test. Poi c’è la seconda fermanetazione in bottiglia, l’affinamento sui lieviti, il remuage, la giusta temperatura e la pazienza di saper aspettare il tempo giusto affinchè il prodotto abbia completato la sua evoluzione e la magia diventi compiuta in ogni bottiglia.

Una magia che a noi arriverà nel bicchiere tra almeno 3 anni. I vini base della vendemmia 2017, dalla qualità altissima ma dalla quantità devastata da gelo e grandine, una volta assemblati infatti dovranno attendere almeno fino al 2021 prima di essere messi in commercio. Dall’assaggio delle basi, l’attesa dovrebbe essere ben ricompensata 😉

Scopri Barone Pizzini e fai un sorso di Franciacorta nell’episodio The sparkling challenge di Wine Passport Tv Series

PS. Dopo l’assaggio dei vini base Barone Pizzini ci ha portato alla scoperta del Presidio Slow Food della Sardina esiccata del Lago di Iseo, lavorata con un metodo unico al mondo (essicazione e messa sott’olio) che risale al 1600. Conosciuta localmente come “sardina” è in realtà un agone (Alosa agone, syn. Alosa fallax lacustris) ma è chiamata sardina per la sua particolare forma, simile a quella del noto pesce marino, come potete vedere dalla foto qui sotto. Questo metodo di conservazione è stato messo a punto nel tempo dai pescatori del lago d’Iseo per conservare a lungo le sardine che, in alcuni periodi dell’anno, erano pescate in grandi quantità. Secondo la tradizione orale, questa tecnica risalirebbe addirittura a mille anni fa, quando i pescatori della piscaria di Iseo ogni anno dovevano consegnare una precisa quantità di pesce essiccato al monastero di Santa Giulia di Brescia. I pescatori provenivano in particolare da Monte Isola, un’isola molto grande del lago d’Iseo.

Dopo un breve periodo di salatura, le sardine sono poste a essiccare al sole e all’aria del lago per circa 30 o 35. Per essiccare gli agoni si utilizzavano in passato rami di frassino o carpino, piegati ad arco e tenuti in posizione da fili tesi legati alle estremità: le sardine si infilavano, una ad una, in questi fili. Si chiamavano archèc in dialetto locale. Questa operazione era fatta solo nel periodo invernale, per evitare il caldo, che avrebbe deteriorato il pesce, e anche per scongiurare l’attacco degli insetti, soprattutto delle mosche. A volte gli archec erano collocati sulle stesse barche dei pescatori. Le strutture di essiccazione oggi si sono evolute, sono più grandi e sono poste su appositi terrazzi ombreggiati. Il pesce viene inchiodato per la testa ai gancetti presenti sulle assicelle di legno che compongono le intelaiature, a file parallele. Dopo l’essiccazione sono disposte in modo concentrico in contenitori di acciaio, oppure in legno, come era in passato, e sono pressate con un peso, o torchiate, per far uscire il grasso, che viene subito eliminato. Dopo questa operazione si ricoprono le sardine con olio di oliva. Si conservano per alcuni mesi, ma durano anche fino a due anni, avendo cura di cambiare l’olio dopo 9 o 10 mesi. Dopo qualche mese di maturazione le sardine diventano dorate e si possono mangiare dopo averle cotte, per pochi minuti, sulla brace ardente. Sono quindi condite con olio, prezzemolo e aglio e servite con polenta: il piatto più tradizionale del lago, dal sapore intenso e particolare.

Uno dei produttori più rinomati è il pescatore Fernando Soardi, qui sopra nella foto assieme a Brescianini.

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Wine Tasting Varese, sfilata di vini vip

by martedì, febbraio 20, 2018

Torna il 25 marzo, dalle 11 alle 18, Wine Tasting Varese, punto d’incontro tra case vinicole e appassionati nella location di Villa Andrea Ponti, che unisce una posizione invidiabile alla disponibilità di vaste sale che ben si prestano all’allestimento di passerelle e spazi espositivi per una vera e propria catwalk di di cantine prestigiose e Maison di fama internazionale.

Wine Tasting Varese anche quest’anno sarà suddiviso in aree differenti così da agevolare i visitatori particolarmente interessati a un dato aspetto della manifestazione. L’area principale della manifestazione conserverà il nome di Grand Atelier e ospiterà una cinquantina tra i migliori produttori italiani e i loro vini, personalmente selezionati da Ivano Antonini in base all’ esperienza maturata nei suoi anni di attività. Regione per regione, ogni cantina proporrà fino a 3 vini: 2 classici e 1 selezione (riserve, top di gamma o stesso prodotto top ma di annate differenti).

L’obbiettivo dell’edizione 2018 di Wine Tasting Varese sarà quello di proporre un posizionamento di respiro sempre più internazionale alla manifestazione, selezionando vini esteri di alto profilo. Per questo motivo si è deciso di dedicare un intero Atelier, esclusivamente a cantine ed etichette internazionali: daremo spazio a distributori e importatori specializzati in etichette estere e ad annate selezionate, dove verranno proposti vini dalle zone più vocate della nostra Europa sino a toccare i Nuovi Mondi.

Il secondo cuore pulsante della nostra manifestazione, l’Atelier dello Champagne, cquest’anno vedrà l’allestimento di un’area VIP/Lounge con accesso controllato, dedicata ai primi 400, tra appassionati e operatori,che faranno pervenire per tempo la loro prenotazione. Una ventina le Maison che proporranno un minimo di 3 Champagne ciascuna, comprendenti la loro cuvée non millesimata, un rosé e una selezione (riserva o millesimo).

Novità per l’edizione 2018 di Wine Tasting Varese, vista la grande domanda, è uno spazio dedicato a tutte le etichette di Metodo Classico italiano; punti di forza di questa edizione saranno le collaborazioni con la Franciacorta e il Trento Doc, oltre ad altre piccole realtà nazionali.

I biglietti d’ingresso si acquistano online su www.winetastingvarese.it/tickets/

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Pellegrini Spa: 13 milioni di fatturato e novità per il 2018

by lunedì, febbraio 19, 2018

Pellegrini SpA, distributore italiano di vini e distillati di qualità, nel 2017 ha confermato il suo trend positivo e segna un +13% rispetto all’anno precedente: «L’azienda – afferma Pietro Pellegrini, Presidente di Pellegrini Spa (nella foto in basso) – continua a crescere, sia in termini di fatturato, che nel 2017 ha toccato quota 13 milioni di euro, sia in termini di catalogo che si arricchisce con continui nuovi ingressi. Parliamo di 115 produttori provenienti dall’Italia e dall’estero, per un totale di circa 1 milione e 250 mila bottiglie vendute dai nostri 150 agenti nell’anno appena passato».

L’anno è iniziato con rinnovamenti in azienda: sono stati completati i lavori di realizzazione di un nuovo e moderno spazio che ospiterà la sala degustazioni e master class, con 12 “isole sensoriali” prodotte dall’azienda Padoan Sistemi di S.Paolo di Piave (TV), dotate singolarmente di tastiera per l’accensione di luce rossa e luce bianca e di controllo del lavandino. Lo spazio, dotato anche di monitor, è stato realizzato per poter ospitare lezioni teorico-pratiche, incontri di formazione e approfondimento con gli agenti e i produttori del catalogo Pellegrini.

Oltre a questo, tante le novità in catalogo, tutte da scoprire, come Musto Carmelitano dalla Basilicata, una piccola azienda a conduzione famigliare che produce i suoi vini con metodi artigianali e certificati biologici, e Greywacke dalla Nuova Zelanda, tra i massimi produttori di Sauvignon Blanc nella zona di Marlborough.

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Vino Nobile di Montepulciano: il 78% va all’estero. Annata 2017 da 5 stelle

by giovedì, febbraio 15, 2018

Cinque stelle: è il rating che il consiglio di amministrazione, sentita la commissione tecnica, ha dato alla vendemmia 2017 del Vino Nobile di Montepulciano.

La cerimonia di assegnazione si è svolta questa mattina in occasione della giornata conclusiva dell’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano che nella Fortezza prima, nelle aziende in seguito, ha ospitato oltre 150 giornalisti provenienti da tutto il mondo per conoscere le ultime annate in commercio, ma anche la realtà in cui operano i produttori di Vino Nobile. «Al di là della qualità eccellente dell’ultima vendemmia il dato che emerge da questa ultima Anteprima è che uniti si vince – ha commentato il Presidente del Consorzio del Vino Nobile, Piero Di Betto – in un momento così particolarmente vivace per la nostra denominazione, i tanti progetti che come Consorzio stiamo portando avanti dimostrano come lavorando sotto il marchio e con obiettivi condivisi si possano raggiungere traguardi che singolarmente hanno un valore meno rilevante a livello globale».

Cinquecento milioni di euro circa. E’ questa la cifra che quantifica il Vino Nobile di Montepulciano tra valori patrimoniali, fatturato e produzione. Nello specifico in oltre 200 milioni di euro è stimato il valore patrimoniale delle aziende agricole che producono Vino Nobile, 150 milioni circa il valore patrimoniale dei vigneti (in media un ettaro vitato costa sui 150 mila euro) e 65 milioni di euro è valore medio annuo della produzione vitivinicola, senza contare che circa il 70% dell’economia locale è indotto diretto del vino. Una cifra importante per un territorio nel quale su 16.500 ettari di superficie comunale, circa 2.000 ettari sono vitati, ovvero il 16% circa del paesaggio comunale è caratterizzato dalla vite. Di questi 1.250 sono gli ettari iscritti a Vino Nobile di Montepulciano Docg, mentre circa 400 gli ettari iscritti a Rosso di Montepulciano Doc. A coltivare questi vigneti oltre 250 viticoltori (sono circa 90 gli imbottigliatori in tutto dei quali 76 associati al Consorzio dei produttori). Oltre mille i dipendenti fissi impiegati dal settore vino a Montepulciano, ai quali se ne aggiungono altrettanti stagionali. Nel 2017 sono state immessi nel mercato circa 7 milioni di bottiglie di Vino Nobile e circa 2,8 milioni di Rosso di Montepulciano Doc (in crescita del 10 per cento rispetto al precedente anno).

Il mercato. Conformemente alla tendenza degli ultimi anni, anche il 2017 si conferma anno dell’export con una quota destinata all’estero pari al 78% di prodotto, mentre il restante 22% viene commercializzato in Italia. Per quanto riguarda il mercato nazionale le principali vendite sono registrate in Toscana per il 48%, dato al quale si aggiunge il 17 per cento delle vendite al Centro. Al Nord è stato venduto il 14% del totale, mentre continua la sua crescita (nel 2017 del 2%) toccando quota 20 per cento la vendita diretta in azienda. Per quanto riguarda l’estero si assiste a una torta divisa a metà tra Europa e paesi extra Ue. La Germania si conferma il primo mercato del Nobile con il 44,5 per cento della quota esportazioni. Il secondo Paese di riferimento è quello degli Stati Uniti che segnano ancora una crescita rispetto al precedente anno arrivando nel 2017 arrivando a rappresentare il 21,5 per cento dell’export del Nobile. Successo anche per i mercati asiatici ed extra Ue con oltre il 7 per cento delle esportazioni. Il Vino Nobile è apprezzato anche in Svizzera dove raggiunge il 16 per cento.

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San Valentino 2018 tutti al ristorante. Il miglior menu? Quello di Enrico Croatti

by martedì, febbraio 13, 2018

San Valentino al ristorante. Si trascorrerà così, secondo l’Ufficio Studi della Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi, la serata del 14 febbraio: gli ultimi dati infatti registrano un aumento delle coppie che sceglieranno di trascorrere fuoricasa la serata più romantica dell’anno.

Saranno infatti circa 5,3 milioni gli italiani che festeggeranno San Valentino ai tavoli di un ristorante, trattoria o pizzeria, il 2% in più rispetto allo scorso anno per una spesa complessiva che si aggira intorno ai 222 milioni di euro (il 7% in più rispetto al 2017).

infografica2018fipe san valentino

Il 52% dei ristoratori prevede di creare menu ad hoc per l’occasione, con un prezzo medio di 42 euro a persona. Il 55,4% del campione di ristoratori intervistato da Fipe dice inoltre che studierà piatti evocativi sia nei nomi sia negli ingredienti: tra le proposte più gettonate lo “spritz dell’amore”, il “risotto Cupido”, il “cuore croccante di cioccolato e meringa”, il frutto della passione come ingrediente decorativo o alla base di varie portate.

Per Geisha Gourmet, però, il premio a miglior menu di San Valentino dell’anno va a Enrico Croatti (nella foto qui sotto) del Dolomieu di Madonna di Campiglio, 1 Stella Michelin. Sulla carta, è tutto un programma, estramemente intrigante. E conoscendo la cucina di Croatti, immagino che anche nella sostanza non deluderà.


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