Il valore del vino rosato

par Vendredi, Juin 3, 2016

La terza edizione di #Roséxpo2016 si apre con un’interessante tavola rotonda nel corso della quale si sono confrontati, orchestrato da Francesco Muci (Slow Wine Puglia), Sofia Pepe dell’azienda vinicola Emidio Pepe, Luigi Cataldi Madonna, dell’omonima azienda vitivinicola, Barbara Toschi dell’agenzia di marketing strategico Kippis, Andrea Terraneo, presidente di Vinarius, la chef Rita Monastero contributor del Gambero Rosso, Laura Minoia, consigliere di Assoenologi Puglia Calabria e Basilicata, e il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele.


Il tema è il valore del vino rosato, di cui la Puglia produce il 45% del totale nazionale.

«Il vino pastoso non va più, oggi va il vino acido e fresco. Il rosato se fatto bene ha queste caratteristiche e quindi oggi è il suo momento», afferma Cataldi Madonna. «Inoltre sul rosato non c’è un canone, non ha un manifesto o prescrizioni e se un tempo lo vedevo come caratteristica negati aa, oggi invece ritengo che sia il suo punto di forza, anche per la versatilità in cucina», aggiunge il produttore dell’omonima cantina.

Sofia Pepe, figlia del mitico Emidio, che ha iniziato a produrre vino nel 1964, Ajoute: «Per noi il rapporto col territorio è fondamentale, il nostro rosato viene pigiato con i piedi ed è un Montepulciano vinificato in rosato».

Cantele parla di difesa dei prodotti pugliesi e di una linea identitaria da seguire: «In primis non andiamo verso colori buccia di cipolla, ci allontaniamo dalla nostra tradizione pugliese».

Con la Minoia di Assoenilogi si parla di tendenze: «Il rosato è un vino tecnologico, dalla bellissima variabilità. I rosati italiani hanno colori peculiari che contraddistinguono nord e sud: la sfida è migliorare la qualità e soprattutto la durata nel tempo. È questo il gap da superare».

L’esperta di marketing Toschi analizza i numeri dei rosati: i trend di crescita sono lenti e hanno subito anche una battuta d’arresto, a fronte di un’offerta che invece sta diventando sempre più interessante. La richiesta di rosato in Italia insomma stenta a decollare. Ma c’è speranza, afferma la Toschi: «Per i prossimi 5 anni vedo però un aumento della domanda, puntando sull’identità del territorio. Certo in Italia c’è ancora pregiudizio su questa categoria di vini visto come ibridi, un consumo di ripiego e stagionale. La ristorazione sicuramente gioca un ruolo importante per il rilancio di questo stile».

Ma il consumo di rosato in Francia o in Spagna non è comunque stagionale? Stagionale per il 35% del consumo totale. Leggete tutti i dati mondiali e i trend ici, nel rapporto dell’Oiv

Secondo il sito Les chiffres du vin, i rosati rivestono una quota minoritaria della produzione mondiale di vino, sur 9%, e il più delle volte è ricompreso tra i vini rossi. Sono una categoria che ha suscitato particolare interesse nei primi anni 2000, quando hanno avuto un grande sviluppo in alcuni mercati, soprattutto Francia e Regno Unito (non in Italia a dire il vero). Oggi sono prodotti e consumati in circa 23-24 milioni di ettolitri nel mondo, i maggiori produttori sono i francesi e gli spagnoli (31% et 24% de la production 2014), seguiti dagli USA (14%) e dall’Italia (10%), mentre i maggiori consumatori mondiali sono di gran lunga i francesi che con 8 milioni di ettolitri di consumo (33% del totale mondiale) sono costretti a importarne anche un po’ dall’estero.

Terranno dà i numeri dei rosati nelle enoteche associate a Vinarius: «I due principali territori presenti sempre nelle enoteche sono Bardolino e Salento. Le referenze medie in enoteca di rosato sono 4-6».

Dal pubblico interviene Mattia Vezzola (enologo Bellavista): «Vocazione è la prima parola d’ordine. Ci sono territori più vicati al rosato e altri per nulla. La vocazione consente di dare una qualità costante 9 anni su 10. Vale per tutto, non solo per il vino».

Ma il rosato ha un grande futuro, io ne sono certa.

Ci vediamo domani, al Castello Carlo V di Lecce alle 19.30, dove con Patrizia Cesari parleremo di Titta colpa di un Riuinart Rosé, il mio nuovo romanzo in Crowdfunding.

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