101 expériences pour le gourmand Expo Milano 2015

par Vendredi, Novembre 28, 2014

DOUCES NOTES – 101 vous pourrez déguster des expériences à Milan, Expo e dintorni non è una guida gastronomica in senso stretto, ne donne pas les étoiles ou fourches, Non critique, ni baguette magique. Il examine les meilleurs des meilleurs des aliments Milan, Elle puise dans les charts et même décrit les tendances. DOUCES NOTES è un percorso sensoriale, raccontato da chi ha ricercato, testato e apprezzato in prima persona, con indipendenza e libertà, i piaceri della gola nell’area milanese. Esperienze che vengono descritte senza tecnicismi, con competente leggerezza e uno stile assolutamente non rigoroso né convenzionale.

“Il perché di questo libro? Voler raccontare e non giudicare. Descrivere e non analizzare. Emozionare e non relazionare in un rapporto“, afferma l’autore, Stefano Corrada. Un viaggio di 101 tappe golose nella grande Milano, che si estende ben oltre i confini cittadini e ha il suo baricentro alimentare nel sito di Expo2015. Una mappa dei tesori della gola, punteggiata da 101 bandiere, da Brescia a Bordighera, dal cremasco all’Ossola, che corrispondono ad altrettanti luoghi, ognuno con una sua storia, un significato e una particolarità che merita, di essere narrata.

Cento luoghi, cento specificità. La mappa che emerge dal racconto individua i tesori, sia stellati che semi sconosciuti, anonimi o nascosti, di una zona che nell’immaginario collettivo è prevalentemente cemento, design e fashion. Non si raccontano quindi solo storie di ristoranti dove assaggiare piatti indimenticabili e di osterie che trasmettono passioni ancestrali seppur sempre attuali. Ma anche aziende agricole, gelaterie, torrefazioni, pâtisseries, caseifici e rivenditori di eccellenze alimentari. Oppure altri locali che hanno particolari storie da raccontare, che emozionano, che stupiscono, che fanno battere il cuore per il loro carattere, la loro ubicazione o il loro indimenticabile spessore umano.

Osti, chef, artigiani del food sono dispensatori di cibo e contemporaneamente veri artisti. Non possono rientrare in rating di tipo finanziario o statistico, per questo vengono condivisi e goduti con la testa, ma soprattutto apprezzati con la pancia, per l’intensità, la finezza e l’equilibrio delle loro opere.

Qualche esempio. Nella Milano dei grattacieli e della moda si racconta il silenzio e l’eleganza della ex trattoria dei camionisti (Fiorenza) che è diventata ristorante di gran tono. Oppure la ruvida osteria dei maghi, da Tomaso, dove anni fa i prestigiatori si ritrovavano dopo i loro spettacoli, in un quartiere Isola ancora lontano dai fasti modaioli attuali. Poco lontano lo stile fine ed elegante del Ratanà, che dista fisicamente una manciata di passi dal precedente, ma anni luce rispetto all’esperienza che fa vivere agli avventori. C’è anche Cracco dans DOUCES NOTES, in un ricordo di una cena passata, di quando il master chef per antonomasia non era figo ed era ancora senza barba. Ma anche un locale (le Ratera) che in italiano significa topaia, che è una delle poche e valide birrerie-ristorante all’aperto della città. E poi un commovente indirizzo al confine ligure-provenzale (Magiargè), una trattoria sui navigli gloriosa di nome e di fatto (Gloria), un friuliano da lacrime agli occhi (Sauris & Borc da Bria), un allevatore di migliaia di oche ad un passo dall’Expo (azienda agricola Madonnina), piuttosto che un oste-chef di esperienza monumentale e di estrema veracità cremasca (da Bassano), oppure di un vegetariano (Ghea) ideale per i guduriosi buongustai anche onnivori.

 

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