http://geishagourmet.com/2011/02/28/la-comunicazione-del-vino-e-da-cambiare/

La comunicación del vino es cambiar

por Lunes, Febrero 28, 2011

GG & Sexo y el vino. La nuova comunicazione del vino?

Comunicación vino a usuarios no expertos. Para el consumo de vino de este otoño o su apelación. Y’ Esto es lo que se desprende de una encuesta realizada por Vinitaly, Pero de lo que leemos en la prensa llegó hoy, Todavía hay muchos puntos por poner de relieve. Uno de cada: hablar más fácil, parlare da appassionati, parlare agli appassionati e alle donne. Metterci dentro la storia e il glamour. C’è anche chi ci ha visto, nel mio Sex and the wine, spunti importanti in questo senso: leggi qui.

Ma ecco quanto emerso dal sondaggio:

Diminuiscono i consumi interni perché il sistema manca di strategie condivise e non sa fare cultura e comunicazione. Ne sono convinti Lucio Mastroberardino presidente Uiv, il direttore commerciale di Cantine Riunite Nino Visco, il giornalista Marco Gatti, il presidente di Ais Antonello Maietta e il creativo Riccardo Facci della Facci&Pollini nel secondo confronto aperto da Vinitaly con le sue interviste settimanali. Il dibattito sul sito www.Vinitaly.com.

Verona, 28 Febrero 2011 – L’Italia del vino produce troppo, comunica troppo poco sul mercato interno e non sa fare sistema né dentro né fuori dai confini nazionali. Impietoso il giudizio sull’enologia nazionale dato da Lucio Mastroberardino, presidente dell’Unione Italiana Vini, nella seconda serie di interviste a istituzioni di categoria, fabricante, comunicatori, operatori della distribuzione e della ristorazione, pubblicitari/esperti di costume realizzate da Vinitaly (7-11 Abril 2011).

Il dibattito sul calo dei consumi interni proposto dal più importante Salone internazionale dedicato al vino coinvolge questa settimana, oltre al presidente dell’Uiv, il direttore commerciale di Cantine Riunite Nino Visco, il giornalista Marco Gatti, il presidente di Ais Antonello Maietta e il creativo Riccardo Facci della Facci&Pollini. A chiusura della discussione, durante i giorni di manifestazione verrà presentata una specifica ricerca di mercato, commissionata per capire il fenomeno e le strategie possibili da adottare.

Il confronto, pubblicato sul sito www.Vinitaly.com è aperto ai commenti e verte su tre domande.

Può il Paese primo produttore vivere di solo export, con i rischi rappresentati dalle fluttuazioni monetarie e dalle agguerrite politiche di marketing e distribuzione dei competitori dei cosiddetti Nuovi Mondi?

Il gap del mercato italiano è di natura economica, culturale o è un problema di comunicazione?

Perché al contrario il trend dell’export è in crescita?

Condivisa da tutti gli intervistati di questa settimana l’opinione sulle motivazioni che frenano il mercato interno. Per Antonello Maietta “manca in Italia una vera cultura del vino e la comunicazione talvolta appare distorta”.

“Il vino fa parte del nostro Dna – dice Marco Gatti -, ma invece di promuoverne la conoscenza e la cultura del bere consapevole, da tempo il vino è oggetto di un’ingiusta demonizzazione”.

D’accordo Nino Visco, che pur non trovando del tutto negativo il principio per cui “si beve meno ma si beve meglio”, riconosce come un problema l’inasprimento della disciplina in materia di guida, che ha portato i consumi fuori casa a meno del 20% del total.

Per Riccardo Facci c’è anche una “criticità a comunicare il prodotto vino e quindi alcool che ha impedito un sereno sostegno da parte delle istituzioni, spesso divise tra la necessità di sensibilizzare sul tema della sicurezza alla guida e la promozione dei prodotti italiani a base alcolica”. Facci va oltre nell’analisi: “Le imprese italiane sono restie a fare sistema e non sono riuscite a comunicare il loro prestigio in modo moderno, strutturato e coordinato come invece fanno i cugini francesi. Loro sono un ottimo esempio di come si può sommare un robusto sostegno da parte delle istituzioni a una talentuosa cultura del comunicare”.

Parole di creativo che vede il mondo del vino dal di fuori, ma che sembrano dare ragione a Mastroberardino, che questo mondo lo conosce dall’interno, quando dice che “il problema della comunicazione riguarda la mancanza di politiche unitarie della filiera”.

 

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