Coronea, un nuovo sogno in Franciacorta

Andrea Bignotti e Chiara Turelli sono giovani, grintosi, innamorati, e con un sogno. Quello di produrre un Franciacorta unico. Il più naturale possibile. E anche il più esclusivo possibile.

Per farlo – mi raccontano mentre stappano la loro unica etichetta, il Coronea Brut –  seguono delle regole rigorose: «Spremiamo poco, al 50%, come le migliori cantine di Champagne. Lo facciamo – racconta Andrea – per ragioni che si ripercuoto nel processo di trasformazione in botte, che vogliamo sia il più naturale possibile. Anche in vigneto, la nostra posizione dominante ci consente di evitare molti trattamenti, sfruttando la ventilazione naturale».

Coronea si trova a Gussago, nella tenuta del castello. Sono 3 ettari, di cui solo 1,8 vitati. Un vigneto disposto a corona – da qui il nome – impiantato a Chardonnay negli anni Settanta seguendo l’orografia del monte, con un’esposizione a sud del 75%.

Il Coronea Brut è un 100% Chardonnay, ha un dosaggio di meno di 4 g/l (quindi praticamente è un Nature) e fa 35 mesi sui lieviti. Debuttano ora, con la prima annata prodotta con l’aiuto dell’enologo Cesare Ferrari, vintage 2013, anno in cui hanno acquisito la tenuta da una nota azienda di costruzioni della zona.

Andrea è veterinario, Chiara ingegnere, e insieme lavorano nel campo della ricerca biomedica. Coronea non è la loro principale attività, bensì una passione e un sogno. C’è chi dice che sono pazzi, chi li chiama presuntuosi, perché le loro 10mila bottiglie vengono vendute a 80 euro in cantina. «È una scelta foolish, lo sappiamo bene, ma ci crediamo», raccontano.

Tutto è studiato nei minimi particolari, a partire dall’etichetta che racchiude il leone di Giuda raffigurato in una statua che attualmente si trova ad Addis Abeba. C’è il richiamo allo sguardo forte e fiero di Santo Stefano, primo martire cristiano, con i suoi simboli della corona e della palma, c’è la forma a mandorla dell’etichetta che vuole unire profano e spirituale, c’è l’unione di due triangoli per fondere il maschile e il femminile insieme, c’è la ricerca maniacale di un vecchio corsivo italico di Bernardino Cataneo con cui fu scritta la prima copia dell’Orlando Furioso regalata a Caterina de Medici prima che andasse in sposa in Francia…

Confidenzialmente, ascoltandoli ti scappa un: “tanta roba”.

E il vino, com’è?

Buono, buonissimo. C’è qualcosa nel Coronea di veramente particolare, oltre che naturale. C’è un perlage finissimo, davvero raro. C’è una croccantezza decisamente interessante. Si percepisce, non chiedetemi come, la scelta di integrità che questi due ragazzi hanno fatto e che li ha portati a compiere delle scelte ben precise, come quella di non vinificare né nel 2016 né nel 2018, perché l’uva non era perfetta (causa grandine & co).

Trovare questo vino in enoteca è quasi impossibile, ma va bene così. Perché se ora siete curiosi di assaggiarlo dovete andare in cantina e lì Andrea e Chiara vi faranno fare una degustazione immersi in un’atmosfera fuori dal tempo, abbinata agli strepitosi salumi che le loro famiglie producono (per consumo privato) e di cui ho già nostalgia.

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