Agroalimentare italiano: +23% l’export, +4,7% i consumi di vino e spumante delle famiglie

Il rafforzamento dell’export italiano dell’agroalimentare del nostro Paese registra un vero e proprio record storico con un valore di 41 miliardi di euro a fine 2017 e una quota sull’export agroalimentare dell’Ue (quasi 525 miliardi di euro) pari all’8%, il che corrisponde a una crescita delle esportazioni del settore del +23% negli ultimi cinque anni, dato che supera la media Ue (+16%). Per diverse categorie nel settore ortofrutticolo, l’Italia è leader: dal nostro Paese proviene il 35%-36% dell’export europeo di mele e di uva, il 47% di quello di kiwi, il 61% di quello di nocciole sgusciate e il 35% di quello di prodotti vivaistici, con ottimi risultati anche sul fronte delle conserve di pomodoro.

Non mancano però le ombre: dall’analisi del Rapporto emergono infatti i problemi legati agli squilibri strutturali della filiera agroalimentare italiana, dove la componente produttiva risulta penalizzata, con margini bassi in favore della logistica e della grande distribuzione. Anche a livello europeo, nonostante i numeri in crescita, l’Italia sconta un ritardo nei confronti di Francia, Germania e Spagna in quanto a strutture aziendali, efficienza, tecnologia e produttività.

«Il rapporto di Ismea – afferma il ministro delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio – non è solo la fotografia dello stato di salute del settore nel nostro Paese, ma uno strumento concreto di analisi per guardare oltre, avere una visione d’insieme e pianificare il rafforzamento e il rilancio del comparto. I numeri parlano chiaro: abbiamo un potenziale enorme in termini di valore della produzione, denominazioni registrate, crescita del bio. Ma dietro le cifre c’è di più. C’è tutto il “peso” della qualità. Ci sono la passione, la storia, la tradizione che rendono unico il made in Italy agroalimentare nel mondo. C’è il sistema Italia. La nostra agricoltura è la più multifunzionale d’Europa. Allora rendiamo più competitive le imprese agrituristiche, potenziamo l’export, garantiamo una filiera sicura ed equilibrata per offrire anche nuovi posti di lavoro ai più giovani, tuteliamo il reddito delle nostre imprese. I dati di Ismea ci dicono questo. Che c’è tanto da fare e che dobbiamo lavorare insieme».

In tutto questo, i dati da analizzare sono davvero tanti. Uno di quelli che mi è saltato all’occhio è quello relativo ai consumi delle famiglie italiane di vino e spumante, cresciuto ne 2017 quasi del 5%.

Scarica il rapporto integrale qui.

 

 

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