A Rai, tra Diavoli, Raboso e un Manzoni Rosa salvato dall’oblio

A Rai, frazione di San Polo di Piave, nelle notti di luna piena c’è ancora qualcuno che non esce di casa.

Il Diavolo, racconta una leggenda, scende a Rai e si appoggia con un piede nella diruta torre d’avvistamento medievale e l’altro sull’antico campanile della chiesa del Quattrocento: «Scuro, come il vino scuro. Possente e rabbioso, di gigantesca tenebra oscura le terre e le vigne. Le osserva dall’alto con sguardo zolfare e amorevole poi le lascia e passa».

Le vigne ai piedi della torre, viste dall’alto, intessono un intreccio talmente magico che persino il Diavolo ne resta conquistato. E’ l’intreccio che nasce dalla Bellussera, forma di coltivazione della vite messa a punto alla fine dell’800 basato su un sistema a raggi, messo a punto dai fratelli Bellussi, per combattere la fillossera ae oggi in via di estinzione a causa dei suoi alti costi di mantenimento. La Bellussera prevede un sesto di impianto ampio dove pali in legno di circa 4 metri di altezza sono collegati tra loro da fili di ferro disposti a raggi. Una sorta di pergola di grandissime dimensioni, dove dalla potatura alla vendemmia, tutto viene fatto a mano, sopra a un pianale rialzato. Passeggiare tra i filiari ha un sapore antico, di rara intensità, ma è dall’alto che l’alchimia diventa dirompente, perchè la Bellussera trasforma in un enorme ricamo la sua terra ed è, a tutti gli effetti, uno dei più alti esempi di architettura del paesaggio.

Il suo valore è molto chiaro a Ca’ di Rajo, l’azienda vinicola che custodisce ben 15 ettari di vigneti a Bellussera, decine di vigne centenarie a piede franco, vitigni rarissimi come il Manzoni Rosa (3 ettari circa in totale in Italia, incrocio tra Traminer e Trebbiano) e la Marzemina Bianca (10 ettari totali in Italia), da cui nascono due sorprendenti spumanti, capaci di attirare l’attenzione anche del più radicale champagnista.

Il fondatore di questa cantina distesa a due passi dalle colline di Conegliano, è Marino Cecchetto, 87 anni: la prossima, per lui, sarà la sua 80esima vendemmia, 80 volte il primo bacio, perchè ogni raccolto è così, sempre la stessa emozione, come se fosse la prima volta. Nel 2005 il nipote Simone, enologo oggi 33enne, ha creato il brand Ca’di Rajo e oggi la cantina è guidata da lui e dai fratelli (di 28 e 22 anni) Fabio e Alessio Cecchetto. Grazie alla loro passione e tenacia, la cantina non ha subito, come spesso accade, il passaggio generazione, bensì lo ha vissuto come un’occasione di crescita condita con caparbietà, il saper fare tipico veneto e un’educazione ben fatta, che ha portato l’azienda a quota 90nettari e 2 milioni di bottiglie prodotte ogni anno ed esportate in circa 50 Paesi.

Le referenze di Ca’ di Rajo sono tantissime, perchè, come spiega Simone, «abbiamo voluto proseguire la tradizione contadina di mantenere una grande varietà di vitigni, e fare in modo che anche i più rari non vengano perduti. Il “miracolo” del Prosecco ci consente di fare tutto questo: il suo business per noi è un viatico per poter avere le risorse per tutelare varietà minori e valorizzarle al meglio».

A partire dal Raboso, straordinario rosso dall’animo ruvido e inquieto. Compagno di viaggio di Marco Polo, “più nero della pece”, come lo descriveva Plinio il Vecchio,  il Raboso è il vino per eccellenza delle terre del Piave e sicuramente una delle perle enologiche più sconosciute d’Italia. Ca’ di Rajo ne fa due versioni: il Notti di luna piena e il Sangue di Diavolo, due etichette che raccontano la leggenda di Rai ma anche la forza e il mistero di questi due vini affascinanti. Notti di luna piena è una declinazione più integrale, Sangue di Diavolo forse più morbida.

Nel bicchiere, Angeli e Demoni danzano assieme, la luna si spoglia e finisce nelle braccia della notte.

PS. Il prossimo autunno Ca’ di Rajo lancerà una limited edition che porta con sé circa 100 anni di storia (le vedete qui sotto, in foto con me e Simone): si tratta di un vino Tai ottenuto da uve di un vigneto Tocai, coltivato a Bellussera, che risale ai primi anni del Novecento. #staytuned .

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