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I consumi alimentari nel 2013? Una debacle, ma…

by mercoledì, ottobre 9, 2013

single cucina

Secondo l’ultima rilevazione Ismea/Gfk-Eurisko, flettono i consumi di pasta, latte, frutta e ortaggi, ma anche pesce, olio, vino e bibite. Una raffica di segni meno che ha investito i consumi alimentari della famiglie italiane da inizio anno a tutto il mese di agosto. Un calo complessivo dell’1,8% in quantità e del 3,7% nella spesa rispetto ai primi otto mesi del 2012. Contestualmente Ismea rileva nel terzo trimestre dell’anno il miglioramento di fiducia dell’industria alimentare italiana.

I consumi di pasta si riducono di circa l’1% con una contrazione della spesa che sfiora il 9% per effetto dell’elevata incidenza delle promozioni e dello spostamento degli acquirenti verso format distributivi più convenienti, come i discount. In calo anche le carni fresche sia in termini di volumi (-2,4%) che di spesa (-1,4%). La flessione è principalmente dovuta alla diminuzione dei consumi di bovino (-4% circa in volume e in valore), conseguente a uno spostamento degli acquisti sia verso altre tipologie di carni di prezzo inferiore (suina e avicola in particolare), sia verso le uova.

Nel complesso si riducono anche gli acquisti di lattiero-caseari nel loro insieme (-2,2% in volume, -3,8% in valore), sui quali pesa la significativa flessione del latte fresco che cede il 4% dei quantitativi acquistati e il 7,5% degli incassi. Variazioni positive – spiega l’Ismea – emergono solo per i prodotti del reparto pasticceria e biscotteria (+2,3% in volume), per le uova (+1,7%) e per i formaggi (+0,9%), mentre i vini crescono solo in termini di spesa (+3,6%) a causa dei rincari registrati in tutte le fasi di scambio.

Per quanto riguarda il comparto delle bevande i consumi del vino segnano un calo del 6,9% a quantità e un aumento della spesa del 3,6%. I consumi delle acque sembrano mantenere i volumi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno ma è in forte calo (-6%) il valore della spesa. Crollano invece i consumi delle bibite (gasate e lisce) sia a quantità (-5%) che a valore (-9%). I succhi e le bevande frutta , infine sono crollati del 5,6% a quantià e addirittura dell’11% a valore.

Dopo il tonfo di inizio anno, l’umore dell’industria alimentare sembra gradualmente migliorare, grazie soprattutto al buon andamento delle esportazioni. È quanto emerge, in estrema sintesi, dai risultati dell’ultima indagine Ismea sul clima di fiducia dell’industria alimentare italiana condotta a settembre su un panel di 1.200 operatori.L’indicatore, che sintetizza il ‘sentiment’ delle aziende attraverso valutazioni su ordini, attese di produzione e livello delle scorte, pur restando negativo, ha fatto segnare nel terzo trimestre 2013 un miglioramento di 2,6 punti rispetto al trimestre precedente e di 2,5 punti su base annua, portandosi a -4,2 (in un campo di variazione che oscilla tra -100 e +100).

Determinante per il recupero dell’indice, iniziato a partire dal secondo trimestre dell’anno e confermato dall’ultima rilevazione, la componente degli ordini, trainata dalla domanda estera (+7% circa l’export agroalimentare nei primi sette mesi del 2013). Dai risultati di dettaglio, si evince per la maggior parte dei comparti produttivi un miglioramento della fiducia rispetto al secondo trimestre dell’anno. Bene soprattutto i prodotti da forno, l’industria dolciaria, il riso, la pasta, la mangimistica, la lavorazione del pesce e i salumi. Al contrario, i comparti del beverage (vino, acque naturali e bevande analcoliche), quello molitorio e della lavorazione del pane si caratterizzano per un livello particolarmente basso della fiducia.

 

+INFO: http://www.ismea.it

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