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Premio Francesco Arrigoni a Don Ciotti e Libera Terra

by venerdì, maggio 3, 2013

Francesco-Arrigoni

Sarà Don Luigi Ciotti a ritirare a nome di Libera Terra, il premio in memoria del giornalista bergamasco Francesco Arrigoni, scomparso a cinquantuno anni il 2 agosto del 2011. La consegna è prevista sabato 4 maggio, giorno del compleanno di Francesco, in Franciacorta, nel monastero di San Pietro in Lamosa a Provaglio d’Iseo. Il riconoscimento si prefigge ogni anno di valorizzare un’iniziativa contraddistinta da una forte valenza etica nell’ambito dell’enogastronomia. Per la prima edizione la giuria, presieduta da Antonella Colleoni, moglie di Francesco, e composta dal suo primogenito Dante e da alcuni amici di Arrigoni, tra i quali il giornalista Gianni Mura, ha scelto un’impresa che rappresenta precisamente quella che fu la sua visione etica di giornalista strenuamente legato alla terra. L’intento è di premiare l’attività di Libera Terra, associazione nata con l’obiettivo di valorizzare territori stupendi, ma difficili, partendo dal recupero sociale e produttivo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, con lo scopo di ottenere prodotti di alta qualità rispettando dell’ambiente e della dignità della persona (www.liberaterra.it)

Il premio consiste in 5mila euro e in un oggetto artistico realizzato dalla Scuola d’Arti e Mestieri F. Ricchino di Rovato, ogni anno diverso ma con tre caratteristiche fisse: un pezzo di roccia, a ricordare la passione di Francesco per la montagna e le arrampicate, un cuore a ricordare la sua generosità (fino all’espianto degli organi) e la sua passione civile. E qualcosa che spunta dalla roccia, forse una vite, perché gli uomini possono morire, le idee no, sono come semi, portati dal vento o dagli uomini di buona volontà. Il Premio 2013 è opera della giovane artista Carolina Garoffoli, 17enne rovatese, allieva della Ricchino, vincitrice del concorso regionale aperto agli allievi dei principali istituti artistici lombardi.

Francesco Arrigoni, giornalista bergamasco di schiena dritta, ha avuto una vita breve ma ha saputo riempirla di cose buone e giuste. Allievo di Luigi Veronelli, fondatore e direttore del Seminario Veronelli, è passato alle pagine del Gambero rosso e poi, negli ultimi dieci anni, a quelle del Corriere della Sera. Ha scritto di vini e cibi non per hobby, ma per profonda passione e competenza: è stato cuoco, ha lavorato le vigne. Come molti di quelli che amano la terra ha coltivato una visione etica. Lo accompagnava la fama di avere un brutto carattere, condivisa con quelli che hanno un carattere che brutto non è, ma forte, serio, allergico a lusinghe e tentazioni, contrario a mode, sguaiataggini e violazioni assai frequenti nel mondo del mangiare e bere. Non gli piaceva stare in prima fila sotto i riflettori, piuttosto in un angolo, ma illuminato dalla sua competenza e coerenza, oltre che dalla stima degli addetti ai lavori.

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