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Tra una lagna e un Nerello mascalese

by domenica, marzo 24, 2013

In questa domenica di pioggia, un bel vino rosso era quello che ci voleva. Andare sul sicuro oppure optare per una novità? Visto che la giornata non si prospettava estremamente stimolante, ho optato per un’etichetta sconosciuta, regalata da amici: il Passopisciaro, annata 2005, 100% Nerello mascalese, vitigno autoctono delle pendici dell’Etna, la sua nascita si perde nella notte dei tempi. Viene coltivato fra i 350 e i 1000 s.l.m. nella forma ad alberello. Il suo nome è dovuto al fatto che da secoli viene coltivato nella zona della Contea di Mascali su dei terreni costituiti, per gran parte, da sabbie vulcaniche. Un’altra zona di coltivazione, ricca inoltre di strutture che ne producono vino nostrano è quella di Passopisciaro. La sua uva ha una caratteristica forma oblunga e di colore rosso chiaro. Matura molto tardi e la sua vendemmia viene effettuata fra la seconda e la terza settimana di ottobre. I vini prodotti con questo vitigno sono ad elevata gradazione alcolica (13-14°) e destinati ad un lungo invecchiamento. I vini prodotti ottenuti dalla vinificazione di questo vitigno hanno una grande variabilità a seconda della zona di coltivazione. Il Nerello mascalese, infatti, come altri vitigni nobili (nebbiolo, pinot nero), ha una notevole sensibilità all’annata ed al territorio di provenienza.

Non conoscevo questo vitigno e ne sono rimasta affascinata. Alla ruvidità accennata abbina un’interessante austerità che si percepisce fin dal colore scuro con riflessi castagna. Mentre lo gusto davanti al caminetto accesso e ai tetti fradici di pioggia, penso che questo vino mi ricorda un po’ Vincent Cassel. E penso anche che a noi donne ogni tanto capita di non essere contente di niente…

Non siamo contente se siamo fidanzate o sposate, non lo siamo se invece siamo single. Se usciamo con un uomo romantico lo vorremmo invece più rude, se lo è, preferiremmo uno più dolce e delicato. Se è un padre amorevole, accidenti però non organizza più niente per stare da soli io è lui, se non ne vuole sapere di portare i bimbi al parco, è un terribile fancazzista che non aiuta a fare niente in casa… Se è sportivo, che palle che tre volte a settimana va in palestra. Se di pesi e footing non ne vuol sapere, certo che non ha neanche l’ombra di un Addominale… Se ama la cucina, che stress dover gli sempre cucinare cose particolari, se il cibo per lui è invece solo nutrimento, cavolo però, non ti da mai soddisfazione nemmeno quando gli fai i suoi piatti preferiti…

Insomma, può darsi che abbiamo spesso anche ragione, ma è anche vero che altrettanto spesso i trovano molte donne per le quali la lamentela è una condizione, uno stato latente, un passatempo, tanto quanto guardare una soap. Non c’è niente altro di cui parlare, e allora si riempiono i discorsi e le relazioni di lagne e recriminazioni, giusto per non diventare invisibili agli occhi dell’altro… Forse, però, prima bisognerebbe guardarsi dentro e capire cosa non va. E magari cambiare vino, se quello che beviamo da anni tutti i giorni ci ha stufato.

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