Vino senza alcol. Approfondiamo

Qualche tempo fa avevo fatto un post in cui parlava di vino senza alcol. A commentarlo, era intervenuto Ivan Cinti, che tratta da tempo questi argomenti. Ho chiesto a Ivano di scriverci qualcosa in proposito per approfondire il tema, che ritengo sia un’attualità interessante per tutti. Che siamo d’accordo o no. Ecco qui quanto ci scrive Ivan.

Il vino dealcolato? Un punto di vista!

di Ivan Cinti

Da circa una decina d’anni si pratica nel mondo la de-alcolizzazione del vino. Processo che permette l’estrazione parziale o totale dell’etanolo dal vino. Esistono vari metodi per dealcolizzare tra cui uno dei più utilizzati è quello chiamato “vacuum”. Si tratta di un processo di estrazione dell’alcool che prevede pressoché 4 fasi principali: il riscaldamento del vino a 28 gradi Celsius a bassa pressione, la raccolta degli aromi naturalmente contenuti nell’uva, l’evaporazione del’alcool e la consecutiva restituzione degli aromi al vino ora senza alcool. E’ un processo molto delicato che dura solamente qualche minuto. Una buona dealcolizzazione è il risultato di anni di esperienza perché la maggiore difficoltà sta nel non danneggiare, per così dire, gli aromi propri del vino. In altre parole, non ci si improvvisa mastri dealcolizzatori da un giorno all’altro.

E se in Europa, America e Australia si producono e commercializzano milioni di litri di vino dealcolato ogni anno in un mercato, quello dell’analcolico, in forte crescita, di contro in Italia la dealcolizzazione è assolutamente vietata. L’unica cosa che non può essere vietata è la commercializzazione del vino dealcolato unicamente grazie al trattato di Maastricht che sancisce la libera circolazione delle merci nell’UE.

A questo punto una domanda mi pare lecita: perché l’Italia e solo l’Italia è così ostile nei confronti di un prodotto come il vino senza alcool?

Proviamo a rispondere a questa domanda sintetizzando alcune considerazioni con cui ho avuto modo di confrontarmi in questi ultimi due anni:

Obiezione economico/politica: “il vino dealcolato andrebbe a disturbare gli equilibri commerciali della nostra penisola con la sola conseguenza di ottenere un decremento nelle vendite nazionali del vino, quello vero”.

Risposta: l’80% delle aziende produttrici di vino dealcolato nel mondo produce anche vino “vero” e grazie al nuovo prodotto non solo hanno incrementato le vendite nazionali andando a soddisfare la richiesta di nuovi consumatori, ma hanno anche incrementato le esportazioni verso i paesi arabi e asiatici. Purtroppo l’Italia da questo business è esclusa.

Obiezione tradizionalista: “il vino è un prodotto che appartiene alla nostra tradizione da migliaia di anni, estrarne l’alcol è un procedimento innaturale”.

Risposta: mi rendo conto di aver terminato gli studi da ormai diversi anni ma non ricordo che il mio docente di fisiologia vegetale mi abbia mai parlato del vino come di una sostanza spontaneamente prodotta in natura, come lo è ad esempio il miele. Il vino è e resta un’invenzione dell’uomo né più né meno come il pane. La dealcolizzazione del vino è un processo artificiale esattamente come lo è la vinificazione dell’uva.

Obiezione purista: “il vino è per definizione alcolico. Se tolgo l’alcool meglio bere acqua o succo d’uva”.

Risposta: opinione rispettabile ma in genere è il commento di chi il vino lo può bere senza problemi. Infatti si dimenticano tutte quelle persone che, non potendo bere alcool per motivi di salute, cercano una valida alternativa ad acqua e bibite. Posso testimoniare di situazioni famigliari dalla ritrovata armonia grazie a questo prodotto. Mi riferisco, ad esempio, a famiglie con casi di malati di alzheimer, divenuti ingestibili a causa dell’alcool presente nel vino, di anziani con problemi al fegato o di persone con problemi di alcolismo. Molto spesso sono gli stessi parenti di queste persone a contattarmi per avere informazioni sul vino dealcolato e su come poterlo reperire.

Apro qui una necessaria parentesi sulle controindicazioni del vino dealcolato. Il vino dealcolato può essere assunto da chiunque a qualsiasi età ad esclusione dei pazienti diabetici. E’ importante ricordare infatti che se è vero che un vino senza alcol ha un tenore di zuccheri molto più ridotto rispetto al vino alcolico è pur vero che gli zuccheri naturalmente presenti nell’uva persistono anche dopo il processo della dealcolizzazione. Le analisi indicano che 100 ml di vino dealcolizzato restituiscono dalle 15 alle 18 Kcal.

Dopo questa panoramica, ahimè, assolutamente incompleta sul vino dealcolato emerge una verità non trascurabile: in Italia la conoscenza del fenomeno vino dealcolato è pressoché nulla. E’ pertanto indispensabile migliorare nei prossimi mesi la comunicazione circa questo prodotto, mettendo in evidenza tutte quelle informazioni che possano essere utili al cittadino per un acquisto più consapevole.

Alcune indicazioni per l’acquisto

Ecco ora alcune indicazioni di carattere pratico/degustativo circa questa “bevanda analcolica a base di mosto d’uva vinificato e successivamente dealcolizzzato” ovvero vino dealcolato. E’ questa lunga perifrasi in corsivo che normalmente troverete scritta sul retro di una bottiglia di vino senza alcol, nel rispetto della normativa vigente. Vietato dalla legge italiana è infatti l’utilizzo di aggettivi o sostantivi prima o dopo  la parola vino, come ad esempio “senza alcol”, “dealcolizzato” o “dealcolato”. Tutto il resto del mondo lo chiama “vino senza alcol” (Alcohol Free Wine in inglese, Vin Sans Alcool in francese, Vino Sin Alcool in spagnolo, Alkoholfreier Wein in tedesco). Questa lacuna normativa viene volutamente mantenuta tale da ormai diversi anni e direi che il fatto si commenta da solo.

In Italia troviamo in vendita vini dealcolati rossi, bianchi, rosé, Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e molti altri. Troviamo anche i frizzanti de alcolati, molto richiesti durante le feste. Trattasi di vini dealcolati a cui segue il processo di gassificazione, al pari di una qualunque altra bibita gassata.

 

A tal proposito vale la pena soffermarsi un attimo sui frizzanti analcolici made in Italy a base d’uva . Si tratta di bevande non già dealcolizzate quanto, al contrario, mai state alcoliche. In pratica si fa fermentare l’uva per un tempo sufficiente a bassa temperatura, così da evitare la trasformazione degli zuccheri in alcol, si gasifica il tutto ed ecco quello che impropriamente potremmo definire uno “spumante analcolico”. Ad oggi in Italia produciamo 4 prodotti di questo tipo di cui solamente 2 venduti in Italia. Questi produttori di vino hanno capito che una delle strade per aumentare le vendite è quella di rivolgersi ad un nuovo mercato.

Quale vino dealcolato scegliere

I vini dealcolati hanno un sapore tendenzialmente più amabile rispetto ai corrispettivi vini con alcol. Questa è un’indicazione di massima e qualsiasi altro tentativo da parte mia di descrivere il sapore del vino dealcolato sarebbe sforzo vano dal momento che la nostra mente tenderebbe a rapportare qualunque spiegazione all’esperienza ben consolidata del vino.

Il consiglio che posso dare per tutti è quello di assaggiarne più varietà possibili e poi scegliere quello che piace di più. Dico questo anche perché i vini dealcolati possono variare molto per sapore rispetto al corrispettivo vino alcolico.

Un altro consiglio è quello di servire il vino dealcolato freddo anche il rosso.  Questo perché il freddo compensa l’assenza dell’alcool esaltando l’aroma dell’uva.

Il vino dealcolato ha una scadenza media di circa 2/3 anni. Si conserva in luogo buio senza sbalzi termici. La classica cantina è perfetta.

Dove trovare il vino de alcolato

Per ora non lo troverete nei supermercati. Raramente nei bar, nei ristoranti e nelle enoteche. Dico raramente perché qua e la qualche pioniere lo si trova sempre. Il modo più rapido per acquistare vino dealcolato in Italia è, per ora, usare la rete internet. E’ sufficiente scrivere vino senza alcol, vino analcolico o vino dealcolato in qualunque motore di ricerca che subito compariranno i 3 rivenditori in Italia di questo prodotto. Se permettete la pubblicità questo è il negozio on line di vino de alcolato con il più vasto assortimento in Italia: www.negoziobit.it

 

Vorrei terminare questa breve introduzione al vasto tema del vino senza alcol con un pensiero di speranza che un prodotto così necessario come il vino dealcolato possa presto trovare la sua giusta collocazione anche in Italia e che forse sarebbe meglio scandalizzarsi per tutti quei prodotti alimentari dichiaratamente dannosi per la salute, ma che sono legalmente autorizzati dalle autorità sanitarie, uno su tutti l’aspartame.

 

Un saluto analcolico a tutti

Ivan Cinti

3 thoughts on “Vino senza alcol. Approfondiamo

  1. Riccardo scrive:

    Per legge il vino è una bevanda alcolica fermentata ottenuta esclusivamente dalla fermentazione (totale o parziale) di uva o mosto d’uva.
    Si tratterebbe di creare una nuova bevanda, trovandogli un nome “nuovo”, altrimenti si violerebbe la legge.
    Poi, ovviamente, non dovrebbero essere fatti confronti tra i due prodotti.

  2. Ivan Cinti scrive:

    Sono perfettamente d’accordo con lei, Riccardo. E’ necessario un nome che non violi la legge sul vino ma neppure quella sulla trasparenza verso il cliente (D.lgs 181). Qualcuno propone bevanda spiritosa, ma mi chiedo quale cliente potrebbe mai complendere chiaramente il contenuto di una bottiglia con tale nome? Certo è che con “vino dealcolato” o “vino senza alcol” nessun consumatore è mai stato tratto in inganno, legge a parte si intende. Ritengo, a mio avviso, che quando una legge non risponde più alle regole del buon senso debba essere migliorata….

  3. paul scrive:

    Ringrazio Ivan per l’esauriente articolo. Aggiungo una riflessione per Riccardo: se il vino viene prodotto in modo tradizionale e in seguito viene dealcoolato il presunto nome nuovo potrebbe essere proprio “vino senza alcool”; non ci sono forse la birra senza alcool, il caffè senza caffeina, il thè senza teina… eppure non mi sembra che siano stati necessari nomi di fantasia. Se invece la bevanda fosse ottenuta dalla miscelazione diretta di ingredienti (acqua, tannini, polifenoli, zuccheri ecc) in questo caso sarebbe proprio necessario un nome. Ma in Italia…

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