I Sauvignon Blac alla Ryan Reynolds

by sabato, novembre 5, 2011

Ryan Reynolds

Prima degli Champagne e dei Pas Dosè, e molto prima degli Amarone e dei Chianti, c’è stato un tempo acerbo della mia adolescenza enologica, vissuta a Sauvignon e Tocai friulani (il Tocai, oggi, si chiama Friulano), vini bianchi delle Colline Moreniche, un po’ di Verdicchio e qualche tentativo – mai ben riuscito – di Prosecco di Valdobbiadene. Nel vino, come nella vita e con gli uomini, bisogna procedere a piccoli passi.

Questa sera però mi ritrovo con un bicchiere in mano di Sauvignon Blanc Sliding Hill della Nuova Zelanda e mi vengono da fare meditazioni che un tempo, certamente, non avrei fatto. Assaporando la giovinezza di questo vino che sa di frutta esotica, pesca e forse anche un po’ di lime, riesco a riconoscere la gioventù di un ragazzo e tutta la bellezza di una semplicità e una spensieratezza che, forse, io in fondo non ho mai vissuto. Lo bevo divertita e  inizio a capire un po’ di più cosa ci trovano tutte quelle mie amiche che preferiscono avere fidanzati più giovani e ventenni: mi immagino lì, con un bel volto dal ciuffo spettinato, che mi guarda pensando sicuramente a quante ne so più di lui (per via di quegli anni in più) ma anche a quanto potrebbe stupirmi con la sua profonda leggerezza. E sorride scanzonato, certo che prima o poi riuscirà a sorprendermi o forse lo sta già facendo in quel momento.

Ma i Sauvignon Blanc della Nuova Zelanda o del Sudafrica, per GeisheGourmet come me, vanno bene solo di tanto in tanto. Per tutti i giorni preferiamo dei bei rossi carichi, un po’ invecchiati. Danno più sicurezza, e se sono veramente buoni, fanno sorridere tanto e a lungo e ti portano nelle braccia di Morfeo con dolcezza, dopo averti baciata dove vuoi.

Certo, Ryan Reynolds potrebbe farmi cambiare idea… 😉

 

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