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Piano Pedron Bis (o Piano Schelfi): eccolo

by giovedì, ottobre 14, 2010

Intanto il comunicato della Cooperazione… A più tardi per i commenti.

Le proposte della cooperazione per il futuro del settore vitivinicolo

Le cantine sociali del Trentino, insieme al consorzio Cavit e alla Federazione, hanno dato il via libera al documento sul rilancio della cooperazione vitivinicola e le strategie per il futuro, che sarà ora presentato alla Provincia autonoma

Trento, 14 ottobre 2010 – Stamani, al termine di un incontro convocato dalla Federazione alla presenza del consulente Emilio Pedron, le cantine sociali insieme al consorzio Cavit hanno licenziato il documento che contiene le proposte della cooperazione per rispondere al momento di difficoltà del settore ed indicare alcune linee strategiche in prospettiva.

All’incontro è stato invitato anche il direttore della Fondazione Mach Alessandro Carlo Dini, il quale ha giudicato assolutamente condivisibile per grandi linee il documento presentato oggi.

Lo studio, aggiornato agli ultimi avvenimenti, è stato preparato con la consulenza di Emilio Pedron,  manager di grande prestigio nazionale ed internazionale, e l’analisi finanziaria e patrimoniale a cura di Alessandro Berti, docente di economia aziendale all’università di Urbino e Cino Ripani,e esperto della società R&A Consulting di Rimini.

Il documento vuole offrire  un contributo propositivo richiesto dalla Provincia autonoma di Trento per la definizione della propria politica di intervento nel mondo vitivinicolo locale.

 

L’agricoltura di montagna valorizza l’ambiente e il turismo

Innanzitutto una considerazione di premessa: il Trentino è terra di montagna, in cui l’agricoltura gioca un ruolo fondamentale per la tutela dell’ambiente e la valorizzazione del paesaggio anche in chiave turistica. Ma il costo della coltivazione delle uve è generalmente più elevato rispetto ad altri territori meno difficili.

Secondo Pedron, i prodotti trentini si sono imposti in maniera efficace nella fascia media a livello nazionale ed internazionale. Occorre rafforzare questo posizionamento e nello stesso tempo valorizzare alcune produzioni di alta qualità strettamente legate al territorio (Trento doc, muller thürgau, teroldego, marzemino, vino santo), anche attraverso un progetto di zonazione  e la specializzazione delle singole cantine.

In altre parole, si ritiene che il rilancio del settore vitivinicolo possa essere affidato allo spunto di alcune “locomotive” dotate di grande potenziale, purché forniscano energia necessaria anche al traino di “vagoni dotati di slancio minore, ma pur sempre in grado di veicolare un prodotto dotato di un buon rapporto qualità/prezzo.

Ridurre i costi di produzione

Se non è possibile ridurre i costi in campagna, occorre lavorare su altri elementi della filiera, sviluppando forme di cooperazione di servizio per abbattere costi di acquisto e gestione dei macchinari e attrezzature, e puntare con decisione a razionalizzare l’utilizzo delle strutture cooperative a vantaggio di tutto il sistema (ad esempio nella fase di imbottigliamento).

Ruolo dei produttori e collaborazioni tra cooperative

Nell’ottica della valorizzazione delle produzioni legate al territorio, i produttori soci delle cantine sociali assumono il ruolo centrale nella filiera, valorizzando la qualità e la tipicità dei vini.

In questo ambito il consorzio Cavit, senza rinunciare ad una dimensione industriale ormai affermata, potrà ricercare soluzioni organizzative che consentano da un lato di potenziare la funzione consortile e cooperativa a sostegno delle cantine socie e della promozione dei vini del territorio, e dall’altro acquistare e commercializzare altre produzioni puntando sulla creazione di valore per i soci.

Sul fronte della collaborazioni, è opportuno sviluppare concrete forme di sinergia tra i due poli maggiori, Consorzio Cavit e Gruppo Mezzacorona, per affrontare senza pregiudizi i mercati in modo unitario e quindi maggiormente remunerativo.

Anche LaVis, una volta risanata, dovrà tornare a giocare la propria parte all’interno del sistema, puntando ad essere una eccellente cantina di primo grado, dedita a produzioni di grande qualità

Una unica cabina di regia per il vino trentino

Infine il documento  suggerisce di pensare alla costituzione di un organismo unico in cui siano rappresentate, secondo criteri adeguati, tutte le realtà che producono, che imbottigliano e che commercializzano, cooperative e non, comprendendo quindi anche vignaioli e soggetti industriali privati.

Tale organismo, che potrebbe configurarsi come una sorta di “cabina di regia”, avrà il compito di armonizzare e valorizzare al meglio ogni singola componente dell’offerta di vino trentino, tendendo, accanto alla salvaguardia dei marchi, ad una maggiore identificazione tra prodotto e Trentino.

 

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1 Response
  • Angelo
    ottobre 16, 2010

    “Poche idee e ben confuse. Va a posto, va, somaro e studia!” Così si esprimeva il mio prof. di viticoltura, quando uno si arabattava in risposte su argomenti non studiati. E’ il pensiero che mi è venuto leggendo che a quella riunione della Federazione fra direttori, amministratori e consulenti molti potrebbero testimoniare di averla sentita pure loro, visto che sono stati studenti a san Michele. Escluso che non abbiano studiato, resta una sola spiegazione per questo … topolino partorito dalla monagna: il pensiero delegato! Eh sì, buoni stipendi e laute parcelle in cambio di accondiscendenza e tranquillità, tanto ci pensano i boss, in cabina di regia.
    No, no. Credo che anche Dellai debba dichiararsi deluso se dopo tanti incontri non si è andati più in là di generiche dichiarazioni suffragate da troppi verbi al condizionale, senza minimamente mettere il dito nelle piaghe.
    Ripeto: speriamo che ce lo metta presto san Michele, ultima ratio, per stigmatizzare da un lato il bisogno inderogabile della cooperazione vitivinicola trentina di guardarsi dentro e tornare ai valori “alti” (non tanto a quelli delle remunerazioni che sono conseguenze) e dall’altro rifondare un Istituto trentino del vino realmente interprofessionale e paritetico cui affidare un progetto condiviso di rilancio del sistema, nettamente separando le attività industriali dalle politiche di territorio. La cabina di regia, poi, potrà contenere PAT, CCIAA, san Michele ed ITV per il coordinamento necessario.
    Chiedo scusa per la supponenza, ma quel “somaro” di cui sopra mi stava stretto allora come oggi.

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