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A Ghemme la vendemmia produce energia

by venerdì, ottobre 1, 2010

Proprio così: nei vigneti di Ghemme e Gattinara dell’azienda Torraccia del Piantavigna la vendemmia fa bene all’ambiente. La raccolta appena iniziata quest’anno saluta importanti novità nel rispetto dell’ambiente. La prima e più importante è che dell’uva non si butterà proprio nulla. I grappoli raccolti, infatti, dopo la pressatura daranno la vinaccia, destinata alla produzione di grappa tramite la distillazione. Una volta conclusa, i vinaccioli daranno l’olio di vinacciolo, uno dei condimenti più sani e ricchi di vitamine, mentre le vinacce esauste saranno essiccate per produrre poi pellet da utilizzare per il riscaldamento delle case. I raspi sono invece usati nella pacciamatura dei filari in previsione dell’inverno. Ci sono poi i pannelli fotovoltaici che permettono la produzione di energia solare usata poi nelle attività aziendali. Grazie a tutte queste buone pratiche Torraccia del Piantavigna risparmia circa il 75% dell’energia che spenderebbe nella produzione.

Per diventare sempre più eco l’azienda ha adottato una superficie di foresta in Costarica capace, attraverso l’accrescimento del legno, di azzerare le emissioni di CO2 dovute alle attività agricole meccanizzate e alla commercializzazione del vino.

Altro aspetto su cui ha deciso di investire è la riduzione del peso medio del vetro delle bottiglie. Questo permette un risparmio energetico nel momento della produzione perché serve meno vetro ma anche una riduzione della CO2 nel trasporto delle bottiglie.

E che la viticoltura dell’azienda faccia bene all’ambiente è dimostrato anche da una curiosità.

I vigneti di Torraccia del Piantavigna ospitano una vera e propria comunità di api che, grazie alla passione dell’apicoltore Giorgio Preda, ha prodotto un miele di  alta qualità.

E’ la dimostrazione, dunque, che l’ambiente tra questi filari è sano e i trattamenti ridotti al minimo nel rispetto della natura. Per Torraccia del Piantavigna l’eccellenza si ricerca sin dalla vite, è da li che nasce il vino dei 3 Bicchieri Gambero Rosso e il miele premiato con le 3 Gocce D’Oro al concorso nazionale di Castel San Pietro Terme.

Ma quale sarà la qualità della vendemmia 2010? L’Erbaluce, già completamente vendemmiato, ha presentato qualità in linea con lo scorso anno e quantitativi leggermente superiori. Per le varietà a bacca rossa, Vespolina e Nebbiolo, bisognerà attendere ancora qualche giorno a causa del ritardo dovuto all’andamento climatico della stagione.  In cantina l’azienda si prepara a delle novità.

In particolare, Tre Confini, Nebbiolo in purezza, e Mostella, prodotto con uve Vespolina, saranno vinificati con l’obiettivo di ottenere vini freschi e fruttati, in linea con l’evoluzione dello stile di bere, che richiede vini con gradazione alcolica più ridotta e abbinabilità a una cucina più leggera. Per il Ghemme e il Gattinara, invece, sarà avviata una sperimentazione per iniziare a produrre selezioni di vigneto. Si tratterà di un ulteriore passo avanti nel percorso qualitativo dell’azienda che proprio in questi giorni ha visto riconfermati gli ambiti Tre Bicchieri della guida Gambero Rosso al Gattinara 2006.

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8 Responses
  • Giuseppe
    ottobre 1, 2010

    Carissima G&G spero di non essere fuori argomento, ma le chiedo questi tre bicchieri sono proprio così importanti?
    Sul fatto poi che i vini altoatesini vincono tanti premi a me che vivo sul confine fra le due province di TN e BZ fa poca presa.
    Parlando con quei pochi viticoltori che non portano la loro uva nelle nostre cantine trentine non è che cantano di gioia per i pagamenti delle loro uve. Anzi.
    Si lamentano molto del fatto che quando si presentano in cantina con i loro carri tremano per la paura di essere penalizzati ecc.. ecc..
    Quindi le chiedo: vale proprio la pena stracciarsi le vesti per due medaglie se queste le devi far sudare ai tuoi poveri viticoltori?
    O è meglio la nostra, seppur criticata, cooperazione che ritira ogni anno il prodotto, garantisce un reddito tutt’altro che da fame (caso Lavis naturalmente escluso) e sopratutto non fa tremare di paura i propri viticoltori al momento della consegna?
    Grazie per lo spazio.

    • geishagourmet
      ottobre 1, 2010

      a me dei tre bicchieri non interessa proprio niente, così come delle stelle o delle forchette per i ristoranti… ma per le cantine e i ristoranti questi riconoscimenti sono ancora importanti… prima o poi qualco’altro ruberà il posto alle guide, penso, nel cuore di chi ambisce ai loro premi. ma non ora. detto questo, penso anche che la cosa importante è fare qualità, che ci insegnano i colleghi altoatesini, viene premiata con prezzi sul venduto molto più alti degli altri, cooperazione o non cooperazione.

  • Giuseppe
    ottobre 2, 2010

    Ok, lei, tutti, dicono di fare più qualità, ma cosa vuol dire fare più qualità?
    Può sopravvivere l’agricoltura trentina di sola qualità?
    Nel senso che: hanno poi tutti i clienti il potere d’acquisto della qualità?
    O la grande massa preferisce un prodotto buono ed economico?
    E poi, che ci fanno ancora sulle tavole dei nostri rinomati ristoranti quelle brocche che contengono vino sfuso che però non si sa quale sia la sua provenienza?
    Perchè non eliminarle a tutto vantaggio delle bottiglie?
    Forse perchè permettono di fare cassa?
    Queste sono domande di un viticoltore che cerca di essere ogni anno sempre più attento alla qualità
    tenendosi costantemente aggiornato, ma che però deve anche misurarsi con i soldi che guadagna dal suo lavoro che qualità o non qualità sono sempre meno.
    Grazie del tempo che le chiedo.

    • geishagourmet
      ottobre 3, 2010

      Caro Giuseppe, questo è proprio un lavoro da analisti esperti del mercato e sono loro che mancano a mio avviso nel sistema trentino. manca una visione generale di dove vuole o deve andare la nostra viticoltura per avere buona redditività. io non sono sul mercato, lo è lei. chi sta fuori come me può solo guardare esempi come quello altoatesino che, mi pare, funzioni.

  • Angelo
    ottobre 5, 2010

    Cari GG e Giuseppe, in questi giorni si stanno succedendo molti incontri attorno al capezzale della vitivinicoltura trentina ammalata. Dopo le fasi gridate sulla stampa, chi di dovere è al lavoro e prossimamente usciranno i piani d’azione. Se penso che negli ultimi 10 anni era “vietato parlare al conducente”, oggi siamo già a buon punto. Speriamo che il piano di San Michele sia sufficientemente chiaro e coraggioso. Sì, perchè ci vorrà chiarezza nell’analisi della situazione e coraggio nel proporre la nuova linea strategica perchè i potentati da “toccare” sono tosti.

  • Giuseppe
    ottobre 6, 2010

    Sono contento Angelo delle tue notizie, ma io sono scettico e ti chiedo: “può un ammalato guarire un altro ammalato?
    Io penso di no ed è per questo che insisto e chiedo scusa se mi ripeto, ma se vogliamo veramente rilanciare la viticoltura trentina c’è bisogno di una collaborazione di tutti nel senso che vanno coinvolti e ascoltati anche i veri protagonisti: i viticoltori, perché i servizi erogati da S.Michele andrebbero rivisti e corretti a 360 gradi, (assistenza tecnica, formazione, Europe Direct) ecc…ecc…
    A proposito poi di potentati, vorrei ricordarvi che i potentati più “pericolosi” sono proprio all’interno del consiglio di amministrazione dell’Istituto, mi riferisco alle rappresentanze sindacali agricole che da quei scranni regoleranno sicuramente il piano a loro piacimento in modo che le loro organizzazioni possano essere continuamente coinvolte e non quelli che loro rappresentano, quelli devono solo star zitti e subire …
    Mi fermo qui.
    Chiedo scusa per lo sfogo,e ringrazio per lo spazio.
    Saluti.

  • Angelo
    ottobre 11, 2010

    Ti avevo risposto subito, Giuseppe, ma il post dev’essere sparito non so dove…; sostenevo di vedere il bicchiere mezzo pieno, nonostante tutto, perchè dopo 10 anni, siamo forse alla vigilia della presentazione di un piano che dovrebbe indicare un’inversione di tendenza. Per la PAT che dovrebbe riprendersi il ruolo di indirizzo, coordinamento e controllo e per la Federazione coop. che dovrebbe tornare ai valori originari separando le attività agricole da quelle industriali (non sarà facile). A cascata seguirebbe una necessaria “rifondazione” degli atteggiamenti di tutti per il rilancio del settore: di San Michele per i servizi (superando l’evidente crisi di credibilità dei sindacati e mettendo un tiket per i servizi erogati), del Consorzio di Tutela Vini Trentini (che va rifondato come interprofessionale e paritetico fra categorie per il co-fonanziamento della tutela e della valorizzazione delle produzioni, altrimenti – è dimostrato – non funziona), della Camera di Commercio (meno autoreferenzialità e più compartecipazione), ecc. ecc. Ogni passaggio meriterebbe un convegno chiarificatore, ma lo spazio è tiranno. Aspetto anch’io fiducioso l’evolversi delle cose. Ci sarà modo di tornarci sù…

  • Giuseppe
    ottobre 13, 2010

    Messa così è proprio il caso di buttare il pessimismo e attendere fiduciosi.

    Grazie mille.

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